Stress
Dott.ssa Francesca Tucci

Step Back

Delle volte il corpo ci chiede di fermarci nei modi più imprevedibili: attacchi di panico, ansia, psoriasi, dolori diffusi, emicranie, ecc. Quest'anno le Olimpiadi Tokio 2020 ci hanno insegn ...

14 Agosto 2021

Stress
Dott.ssa Elisa Danza

Psicologia e Pandemia

Sono Elisa, sono una dottoressa, una psicoterapeuta. Lavoro a Muggiò presso la Cooperativa Ippogrifo, della quale sono fondatrice insieme a colleghi (che non sono solo ...

07 Aprile 2021

Domande e risposte

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Ho sbagliato lavoro ma ormai è tardi

Buongiorno, sono figlia unica e fin dai primi anni i miei genitori hanno preteso che io dessi sempre il più possibile, mettendomi addosso tutta una serie di aspettative che alla fine mi stanno schiacciando e mi hanno portato a fare un lavoro che non amo. Mia madre ha lasciato un lavoro che amava tantissimo per prendersi cura di me dato che non aveva modo di lasciarmi ai nonni e non voleva che stessi con baby sitter.Alle medie sono stata oggetto di bullismo, i ragazzini mi dicevano che ero brutta e mi facevano scherzi pesanti, ho trascorso 3 anni orribili, alla fine dei quali ho deciso di isolarmi del tutto e quindi dai 13 anni ai 18 sostanzialmente non sono quasi mai uscita di casa se non per andare a scuola, perchè anche nella località dove andavo in vacanza succedeva la stessa cosa, mi prendevano in giro nonostante io non capissi il perchè dato che non mi vedevo così orribile, mi sembrava di essere come le altre ragazzine. Iniziata la scuola superiore la situazione è migliorata ma ad ogni modo non sono riuscita a farmi delle amicizie, i miei mi pressavano per avere sempre voti belli, mi chiedevano sempre i voti che avevano preso gli altri per fare paragoni, io venivo sempre isolata e nessuno mi invitava ad andare a casa sua per fare compiti o voleva che io stessi in stanza con loro in gita, con il senno di poi probabilmente non ero molto simpatica, perchè per me la cosa più importante era ottenere l'approvazione dei miei dato che sentivo che al di fuori nessuno mi voleva bene non volevo perdere la loro stima. Peraltro il loro atteggiamento è stato sempre quello di pretendere da me che fossi tra gli studenti migliori ma sempre mettendo in dubbio che io fossi in grado (brava hai preso 8, non credevo ce l'avresti fatta invece ce l'hai fatta). Anche di fronte a parenti e amici i miei mi hanno sempre sottovalutato. Devo precisare che comunque i miei genitori mi vogliono bene e mi hanno sempre aiutato e lo fanno tuttora.A 19 anni con l'inizio dell'università (pendolare fuori provincia) ricomincio ad uscire e scopro che là fuori il mondo non è così male come lo avevo lasciato inoltre inizio ad avere parecchi pretendenti (tanti di quelli che mi prendevano in giro improvvisamente mi corteggiano addirittura chiedendomi come ho fatto a diventare così carina). Mi fidanzo subito con il mio attuale marito.L'università che scelgo, la scelgo principalmente perchè non c'è matematica e escludendo facoltà che mi piacerebbero di più (tra le quali psicologia), e altre che secondo i miei genitori non mi porterebbero ad un lavoro stabile e "ben remunerato". I miei appena vedono che gli esami vanno bene, iniziano già a pensare in grande, mi vedono a capo di un grande studio. Mi laureo in 4 anni e da lì inizia il calvario. I primi mesi di pratica che faccio presso uno studio di un noto professionista sono un incubo, perchè si rivela essere un uomo sadico che continua a chiedermi perchè io abbia deciso di fare questo lavoro e mi umilia in continuazione non insegnandomi nulla; questo atteggiamento lo tiene con tutte le altre persone dello studio, tanto che ad un certo punto me ne vado con l'autostima che avevo faticamente raggiunto ridotta a zero. Inizio a pensare di avere sbagliato tutto, provo l'esame di abilitazione convinta di non riuscire mai a passarlo, invece lo passo a pieni voti. Mi rialzo per l'ennesima volta e inizio a lavorare presso uno studio dove vengo sottopagata per due anni, il titolare cerca di minare l'autostima delle persone che lavorano li per poterli pagare di meno, è avaro e umanamente affatto empatico. Vado in depressione anche se tengo tutto per me. Finalmente trovo un'occasione di ripartire e quindi inizio una nuova esperienza lavorativa che ad oggi sto portando avanti, e che sento però essere una sorta di ripiego. Economicamente ho raggiunto una buona situazione anche se credo che avrei dovuto avere più forza e ad oggi mi dispiace di non essere diventata quello che avrei potuto diventare con le mie capacità se solo avessi seguito i miei desideri. Sto accettando una situazione che va molto bene dal lato economico ma che non mi rende felice ma non voglio cambiare per trovarmi a stare peggio, questo è il punto. Ultimamente sono anche diventata ipocondriaca ed ho continuamente paura che mi possa succedere qualcosa, una brutta malattia che mi porti via dalle uniche cose che ho di bello cioè dai miei figli e mio marito.

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È solo stress o c’è di più?

Sono una donna di 32 anni, felicemente sposata da cinque anni, purtroppo non ho ancora figli. Mio marito ha 35 anni, è un uomo meraviglioso, mi ama molto e si prende cura di me. Il nostro matrimonio è sereno, siamo felici insieme e spesso mi soffermo a pensare a quanto sono fortunata ad avere accanto mio marito, nonostante da subito abbiamo avuto difficoltà a concepire e questo è sempre stato per me motivo di frustrazione, rabbia e tristezza. Attualmente stiamo intraprendendo un percorso di fecondazione assistita. Abbiamo fatto il primo colloquio e la ginecologa ci ha paventato una fecondazione in vitro. Io sono disposta a tutto per diventare mamma, ma spesso questa infertilità per me è motivo di tristezza. Tutte le volte che vengo a sapere che una mia conoscente è incinta, sento un tuffo al cuore. Mi sembra che il tempo mi sfugga dalle mani, mi chiedo cosa manchi a me, che cosa ho fatto io di male per non riuscire a realizzare il mio sogno, perché per altre coppie è così facile? Mia sorella minore due anni fa ha avuto una bellissima bambina senza averla mai cercata, anzi inizialmente voleva anche abortire. Anche la nascita di mia nipote l’ho vissuta male, ammetto con vergogna di essere stata gelosa e invidiosa, anche se con mia sorella non ho mai fatto trasparire nessun sentimento negativo, anzi mi sono dimostrata da subito gioiosa. Ho finto con me stessa, e questo non mi fa stare bene, ho soffocato i miei veri sentimenti che mi facevano sentire cattiva e sbagliata, per paura di perdere mia sorella. Oltre a questo, sono insoddisfatta del mio lavoro: lavoro come magazziniera in una farmacia da tre anni, con un contratto di apprendistato. A Febbraio mi scade il contratto e spero di essere lasciata a casa. Sono una persona seria e molto educata, che sta sempre al suo posto anche al lavoro, ma con questo atteggiamento purtroppo vengo sottomessa. Non dico mai o quasi quello che pensò veramente degli altri, dico sì a tutti, e in cambio ottengo menefreghismo e pettegolezzi. Purtroppo vedo falsità e invidia in tutte le persone, e spesso mi chiedo se il problema in realtà sono solo io. Sono sicuramente molto arrabbiata in questo periodo della mia vita, tendo a vedere un po’ il male in tutto, poi ci sono giorni migliori ma in generale sono disillusa e ho perso la leggerezza di qualche anno fa. Vorrei ritrovare la gioia, essere entusiasta e combattiva anche per il percorso di fecondazione, fregarmene molto di più del giudizio degli altri (cosa per me difficilissima) e giudicare meno anche me stessa. Vorrei smetterla di guardare sempre cosa hanno gli altri più di me ed essere più presente e affettuosa con mio marito, che spesso poverino mi parla senza ricevere risposta, sono assente e questo non va bene. Non so se può servire come informazione ma i miei genitori si sono separati e rimessi insieme due volte, la prima avevo sei anni, la seconda sedici, entrambe le volte ho sofferto molto anche perché mio padre ha sempre avuto il vizio di alzare le mani. Sono sempre stata un po’ insicura di me e ho avuto sempre un po’ paura degli uomini. Con mio padre ho un rapporto neutro, non ci sentiamo spesso e abitiamo in due regioni diverse. Mia mamma è più affettuosa anche se non ci sentiamo spesso nemmeno con lei. Non guardo al loro matrimonio come fonte di ispirazione o esempio, infatti ho sposato un ragazzo mite e tranquillo, non ha mai mosso un dito verso di me, insomma il contrario di mio padre. Siamo una famiglia un po’ fredda, anche mia sorella non mi scrive e non mi chiama mai, guardo la bambina (mia nipote) su Instagram. Sento di aver bisogno di tanto affetto e calore, cosa che forse mi farebbe stare meglio. Mio marito fa il possibile ma mi rendo conto che a livello affettivo non mi basta. Ho tanta rabbia dentro. Piango spesso e mi sento stanca.

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Non ho più voglia di fare nulla

Convivo da un anno con il mio attuale compagno. E' stata una decisione molto veloce, dettata dall'entusiasmo del momento. Un decisione, di per se, che non rimpiango di aver preso, ma che ha intaccato molto il mio equilibrio psico-fisico. La nostra relazione è iniziata pochi mesi dopo essermi trasferita nella mia prima abitazione. Un progetto che mi aveva impegnato risorse materiali e mentali per 4 anni e che ho condotto a termine, come sempre faccio, con grande soddisfazione. Un risultato che mai avrei pensato di raggiungere da sola. Solo con le mie forze. Praticamente il sogno di una vita. Fino a quel momento ho avuto una relazione molto importante, a distanza, con una persona che però non aveva deciso di venire a vivere con me. Così, terminata la relazione con questa persona, ho incontrato il mio attuale compagno, che però, dopo pochi mesi, non ha voluto, per diverse motivazioni venire a vivere da me. Ho lasciato quindi la mia nuova casa e dentro i ricordi di una vita di tutta la mia famiglia (mobili, libri accuratamente recuperati) e mi sono trasferita da lui. Nei primi tempi facevo la spola, da casa mia a casa sua, fino a quando ho dovuto per ovvie ragioni logistiche, trasferirmi completamente. Ho portato con me solo i miei vestiti e poche altre cose. Foto principalmente. Alcuni mesi dopo ho affittato l'abitazione per sopperire alle spese che si erano di fatto raddoppiate, quelle per la mia casa e quelle nella vita in due nella nuova casa. Ho dovuto affrontare un periodo economicamente disastroso che mi ha portato a chiedere la sospensione del mutuo. Scelte e problemi che ho affrontato senza dire niente a lui, per non dargli pensieri e per non condizionare il nostro percorso insieme. Tutto questo per me è un grande dolore, che ho cercato di gestire, reprimere a volte, vedendo i lati positivi, cercando di non creare tensione nella nostra relazione. Lui mi ha fatto stravolgere la sua casa per farmi sentire di più a casa mia, per renderla un posto che potesse piacermi come casa mia, ma, nonostante sia riempita di dimostrazioni d'amore e nonostante la nostra relazione vada molto bene, non riesco a non sentirmi come se mi mancasse qualcosa. Spesso mi sveglio triste. Senza energie, ho iniziato a rimandare le cose a non affrontare i problemi come ho sempre fatto. Ho iniziato ad avere problemi con il lavoro. Non mi interessa più nulla. Vivo una quotidianità che mi spaventa perchè appunto molto vicina a quella routine che nella mia solitudine mai avvertivo. Mi manca la mia casa. Mi mancano le mie cose, i miei tempi, mi manca molto la mia vita da single, nella quale era tutto in un ordine perfetto come nella mia casa. Sto vivendo un momento mai vissuto prima. Ho 42 anni, sono sempre stata molto libera, non ho figli e adesso mi occupo del mio compagno di 51 anni, anche lui senza figli e senza un matrimonio alle spalle, con tutte le mie energie. E' un uomo che si aggrappa molto a me. Io mi devo armare spesso della forza che non neppure per me pur di sostenerlo. Non so se sia questa cosa che mi toglie quella vitalità e determinazione che avevo. So solo che fino ad un anno fa riuscivo a darmi un obiettivo e raggiungerlo, sempre. Ora riesco a malapena a fare il mio lavoro.

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Come accettare una malattia e ricreare un rapporto con mia madre?

Buonasera a tutti, Sono una ragazza di 26 anni, italiana, di famiglia benestante. Nella vita non mi è mai mancato niente, nemmeno una famiglia felice. Figlia unica, ho sempre vissuto felicemente con i miei genitori senza nessun tipo di problema, fino a pochi mesi fa. Un anno fa io e mio padre ci siamo resi conto di alcune problematiche legate alla personalità di mia mamma. Notavamo atteggiamenti strani, pensavamo quasi avesse iniziato a bere di nascosto tanto ci pareva allucinante la situazione: mia mamma non era più mia mamma. In sostanza, per non rendere troppo lungo il mio racconto, dopo mesi e mesi di esami, sedute psicologiche ed esami neurologici, i medici hanno proposto ai miei genitori di effettuare un test genetico. Dentro di me imploravo non lo facesse, ma si sa che noi figli faremmo sempre il contrario di ciò che effettivamente i genitori fanno… Risultato: CADASIL. Ebbene sì, una Malattia genetica rara, di cui nemmeno avevo mai sentito parlare, si è lanciata sulla mia famiglia distruggendo il nostro castello di felicità. Da quel momento qualcosa è cambiato, dentro di me ma anche dentro alla nostra famiglia. Inizialmente ero molto scossa, quasi incapace di comprendere e di respirare, visto che io ed il mio ragazzo (con cui andrò a convivere tra un mese) sognamo una famiglia, un figlio, e l’idea di poter avere io stessa questa malattia e di poterla quindi trasmettere a mia volta a mio figlio mi distruggeva. Poi, però, ho deciso di non dovermi dare per vinta e di affrontare a testa alta le mie battaglie, questo anche grazie al mio meraviglioso fidanzato, che non mi ha mai lasciata sola nemmeno un minuto, ed al mio fortissimo papà, la vera roccia della mia famiglia, è lui che rimette insieme i pezzi dei nostri sorrisi. Mia mamma, invece, sicuramente a causa della malattia ma anche un po’ per il suo carattere, sembra essersi ancora più incattivita. È diventata una persona acida, pigra, viziata e molto scortese: sembra odiarci tutti. Io e mio papà non sappiamo davvero più cosa fare per lei, proviamo ad aiutarla in ogni modo, mentre lei si butta sempre più giù assumendo questo atteggiamento da vittima e bambina viziata che io non riesco proprio più ad accettare. La mia vita sta diventando un incubo, passo le giornate, oltre che a lavorare, a lavare, cucinare, stirare e dare una mano in casa per aiutare mia mamma che sembra essere improvvisamente diventata totalmente svogliata, nonostante lavori ora part time. Fino a qualche anno fa Avevo un bellissimo rapporto con mia mamma, era anche per me una confidente…ci piaceva fare shopping insieme, guardare qualche serie tv e chiacchierare per ore, mentre ora sembra essere svanito tutto, ed io mi sento così arrabbiata, così immagonata, così in colpa. Mi sento in colpa per tutto, anche quando esco di casa. Mi sento terribilmente in colpa se lei rimane da sola in casa, e lei non fa niente per non farmi sentire così. Proprio domani mio padre avrà una cena di lavoro, ed io avevo da tempo organizzato un weekend via con il mio ragazzo ed i nostri amici. Lei, non essendo riuscita ad organizzarsi con le sue amiche per andare fuori a cena, poiché tutte impegnate, ha iniziato a far sentire in colpa me e mio padre chiedendoci di non lasciarla sola una sera, di annullare i nostri impegni. Ho anche il terrore che possa compiere qualche gesto estremo, poiché una sera ha addirittura minacciato di farsi del male! La mia vita non può continuare così. Mi sento la mamma di mia mamma, ed io non ce la faccio più. Se in più, oltre a tutto questo, ci aggiungiamo l’ansia per il mio test genetico, che non ho ancora avuto il coraggio di fare, capiamo tutti che non riesco più a respirare. I miei unici momenti di felicità sono quelli in cui sono con il mio ragazzo, ovvero quando sono fuori da questa casa. Sono contentissima di andare a vivere insieme a lui, ma allo stesso tempo mi sento in colpa anche per questo visto che mia mamma mi chiede in continuazione di posticipare il trasloco perché tutto ciò la rende più triste ancora. Io capisco tutto. Capisco la malattia, capisco la difficoltà, capisco perché ci sono dentro fino al collo, ma non capisco questo suo atteggiamento, non capisco questa sua cattiveria, questa sua antipatia, questa sua non voglia di affrontare le cose. Ho anche pensato di iniziare io stessa un percorso psicologico ma non ho ancora trovato il coraggio di chiamare per prendere un appuntamento, forse scrivere mi sembra più facile che parlare. Aiutatemi, vi prego.

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Come faccio a ripristinare un equilibrio

Salve, vorrei poter raccontare il mio problema e avere un parere competente su come riuscire a vivere meglio. Ho 27 anni, lavoro ormai da un bel po', e riesco a rendermi indipendente economicamente. Sono fidanzato da 3 anni con una ragazza più grande di me, insieme a lei sono riuscito a raggiungere degli obbiettivi importanti. Ora vi descrivo il problema.. Ho una famiglia speciale, siamo tutto molto uniti e ho sempre avuto un gran bel rapporto con mia madre. Purtroppo si è andato ad instaurare un brutto meccanismo tra noi.. Mia madre vorrebbe che passassi più tempo con lei..e la mia ragazza dall' altra parte invece, vorrebbe che fossi sempre con lei.. Mia madre sembra non accettare molto la mia crescita..il fatto che cominci a parlare di convivenza.. Un esempio classico di questo problema è: La mia ragazza vorrebbe che io dormissi con lei tutte le sere..mentre mia madre questa cosa non la tollera e vorrebbe che io stessi a casa più volte. Continuo a litigare di brutto con entrambi sia da.un lato che dall altro...facendo finta di nulla. Ma dentro sto scoppiando.. Amo entrambi, ma secondo il mio parere hanno delle posizioni diverse nella mia vita... Ho necessità di ripristinare un equilibrio. Mi sto trovando veramente in difficoltà...mai così in vita mia Grazie a chiunque vorrà aiutarmi

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Ho necessità di avere la vostra opinione professionale

Dicono che quando si è in difficoltà, bisogna scrivere. quindi ho deciso di scrivere il mio stato d'animo, anzi il mio stato mentale in particolare. è un periodo strano ormai, che va avanti da un po'. non c'è una data precisa, ma da circa un paio d'anni la mia vita è cambiata, e soprattutto è cambiato il mio approccio sia nei confronti della stessa sia nei confronti di me stessa. forse è solo crescita..forse maturazione... devo capirlo. bhe l'incipit è che vivo da sola da 7 anni,ne ho 24. comunque.. sono stata 5 anni in convivenza (dal 2014 al 2018) con P. , in cui mi ricordo che la vita era un'esplosione di gioia continua e felicità, dovuta forse anche alla leggerezza dell'età, poi avevo deciso di lasciarlo perché le cose verso la fine andavano male, non c'era attrazione, non c'era più quella sintonia che ha da sempre contraddistinto la nostra coppia dalle altre. in più mi sentivo oppressa, sentivo di aver le ali tappate per il mio futuro. mi sono poi pentita poco dopo, ma lui non ha più voluto tornare indietro. quindi da lí la mia persona e la mia forte identità hanno subito un crollo, una destabilizzazione. però presa dalla palestra, dalla gara, dagli studi e dalle amicizie, presa da me stessa, mi sono sollevata e sono andata avanti! (anche se non ho mai superato del tutto questo trauma). successivamente dopo un anno e mezzo la panoramica della mia vita si è modificata: nel frattempo avevo fatto una gara di bodybuilding raggiungendo la forma corporea perfetta (nel mentre tante avventure e periodi piacevoli),sempre molto serena e leggera come da sempre, poi mi sono laureata, ho cambiato casa e mi sono fidanzata con A..all'inizio mi sono accorta lucidamente dei problemi (etnia, traduzioni, carattere......) e avevo ben chiaro ciò che si sarebbe potuto trasformare in difficoltà nel lungo termine, ma ho scelto comunque di proseguire perché c'era semplicitá, passione, valori che mi mancava vedere nelle persone a me intorno, e mi sono lasciata andare. andando avanti la mia vita prosegue ancora, entro nelle Assicurazioni Generali subito dopo la laurea, passando da uno stile di vita sbarazzino e adolescenziale ad uno più serio e professionale sempre molto fiera e consapevole delle mie capacitá e convinta del mio valore. dopodiché con A. prosegue, ma si scopre essere un po' vessatorio e ipercritico nei miei confronti, tanto da sminuirmi spesso (a volte inconsapevole del disagio che mi creasse, altre volte consapevole) (forse ha inciso nel mio stato d'animo 
Dicono che quando si è in difficoltà, bisogna scrivere. Quindi ho deciso di scrivere il mio stato d'animo, anzi il mio stato mentale in particolare. è un periodo strano ormai, che va avanti da un po'.Non c'è una data precisa, ma da circa un paio d'anni la mia vita è cambiata, e soprattutto è cambiato il mio approccio sia nei confronti della stessa sia nei confronti di me stessa. Forse è solo crescita..forse maturazione... devo capirlo.bhe l'incipit è che vivo da sola da 7 anni, ne ho 24.
Comunque.. sono stata 5 anni in convivenza (dal 2014 al 2018) con P. , in cui mi ricordo che la vita era un'esplosione di gioia continua e felicità, dovuta forse anche alla leggerezza dell'età, poi avevo deciso di lasciarlo perché le cose verso la fine andavano male, non c'era attrazione, non c'era più quella sintonia che ha da sempre contraddistinto la nostra coppia dalle altre. in più mi sentivo oppressa, sentivo di aver le ali tappate per il mio futuro. Mi sono poi pentita poco dopo, ma lui non ha più voluto tornare indietro. Quindi da lí la mia persona e la mia forte identità hanno subito un crollo, una destabilizzazione. però presa dalla palestra, dalla gara, dagli studi e dalle amicizie, presa da me stessa, mi sono sollevata e sono andata avanti! (anche se non ho mai superato del tutto questo trauma). Successivamente dopo un anno e mezzo la panoramica della mia vita si è modificata: nel frattempo avevo fatto una gara di bodybuilding raggiungendo la forma corporea perfetta (nel mentre tante avventure e periodi piacevoli), sempre molto serena e leggera come da sempre, poi mi sono laureata, ho cambiato casa e mi sono fidanzata con A..all'inizio mi sono accorta lucidamente dei problemi (etnia, traduzioni, carattere......) e avevo ben chiaro ciò che si sarebbe potuto trasformare in difficoltà nel lungo termine, ma ho scelto comunque di proseguire perché c'era semplicitá, passione, valori che mi mancava vedere nelle persone a me intorno, e mi sono lasciata andare. Andando avanti la mia vita prosegue ancora, entro nelle Assicurazioni Generali subito dopo la laurea, passando da uno stile di vita sbarazzino e adolescenziale ad uno più serio e professionale sempre molto fiera e consapevole delle mie capacitá e convinta del mio valore. dopodiché con A. prosegue, ma si scopre essere un po' vessatorio e ipercritico nei miei confronti, tanto da sminuirmi spesso (a volte inconsapevole del disagio che mi creasse, altre volte consapevole) (forse ha inciso nel mio stato d'animoattuale) vabbè, cambiando argomento, io, nata entusiasta, energica e gioiosa, ambisco alle risorse umane da anni, dalla terza liceo, forse solo per il nome, per l'importanza del ruolo e del settore, ma ho tralasciato gli aspetti più importanti (mi rispecchia? fa per me? io faccio per lui a livello di carattere?) ma presa come sempre dall'energia del momento e dall'impulso mi sono buttata, arrivando!!!!! arrivando nel vero senso, perché oggi mi trovo a essere quasi la responsabile della filiale gestendo il personale delle aziende dopo averlo selezionato. chi lo avrebbe mai detto!!!!!!!!poi..dalla prima guida da sola di sera il giorno dopo che ho preso la patente, al buio, in galleria... mi è preso il primo attacco ansia della vita!!!! da lí quasi ogni giorno 2 o 3 volte al giorno, principalmente a lavoro mentre tengo i colloqui con i candidati, mi veniva una sensazione simile a quella in macchina... di non controllo....di esplosione.. nella mia testa scatta un pensiero che mi dice "e se perdo controllo? se sbando? se impazzisco? e da lí attacco di ansia!!!!!!! ogni giorno con più o meno intensità mi vengono questi" blocchi", ma tutti scatenati da un pensiero!!!!!! fuori lavoro poche volte, ma è più il pensiero legato al "perché mi sono successi"? che mi ci fa costantemente pensare.. pensieri assurdi tra l'altro....è difficile. è davvero tanto difficile, a lavoro nonostante ciò i numeri vanno benissimo, anzi ottengo complimenti, nessuno se ne accorge, ma mentalmente mi è accaduta una cosa non piacevole da febbraio ad oggi. stress? non lo so... so solo che ho perso il mio entusiasmo a causa di ciò.. io amo la relazione con gli altri, il dire la mia, ora ho il terrore (per modo di dire) o meglio..ho l'entusiasmo, ma non è più proveniente dal cuore profondo, è un entusiasmo più frivolo, più di circostanza, ho raggiunto grandi risultati con ottimi riscontri da parte di tutti, colleghi, capi, sede, continuamente. ma dentro di me non va bene qualcosa... mi sento assente. e mi spavento. più mi sento assente e più spavento. all'inizio ero motivata, carica, super orientata. ora mi sento scarica, quasi nemmeno competente, vado avanti per inerzia ma mi sento come se fossi quasi vuota. sará che ho dato il massimo... non avrei mai pensato di arrivare a dubitare di me, di quello che dico, di quello che penso.. addirittura di quello che sono. mi sono tipo persa... non so dove sto andando, cosa voglio, chi voglio essere, improvvisamente.e da qui mi faccio tante domande.. io da buona autocritica. mi sembra di vivere la vita di qualcun'altro.oggi sono arrivata a scrivere tutto perché sono preoccupata per una cosa che è successa stamattina: è arrivato l'amministratore delegato che mi valuterà al test day, che ho già visto, mi aveva già fatto un precedente test day e di persona era già passato a trovarci, ovviamente sapevo del suo arrivo. eppure, in totale annebbiamento mentale, come mai mi è successo, mi avvicino sentendo la mia collega che ha detto "piacere" (per lei la prima volta) e dico anch'io totalmente sconnessa "piacere Carolina".. chiaramente qualcosa mi ha fatto tornare in me e l'ho fatto passare per uno scherzo.. ma sono seriamente preoccupata. non mi riconosco più. a volte mi guardo, mi guardo intorno e non sento consistenza... non sto bene. non so perché, non riesco a capire il motivo.sto impazzendo dal nulla? eppure mi rendo perfettamente conto di tutto, è come se fosse ormai quindi un pensiero ossessivo che non mi lascia, in testa ho costantemente una me che dice : ma quello che sto per dire (o che ho appena detto) aveva senso? c'entra? cosa pensa ora l'altro? io???? che sono sempre stata la persona più rilassata e svincolata dal pregiudizio più di chiunque altro? a volte penso, e in testa non ho nulla, e sembro stupida perché mi spavento da sola!!!!! ecco!!!!!! questo è come mi sento da ormai 5 mesi. ho subito tanti traumi....... ho vissuto un terremoto (magnitudo 7.9, viva per miracolo) ho vissuto un incidente in macchina molto brutto, ho vissuto una separazione dei genitori molto cruda, ho vissuto un lutto del padre di A. ma che sentivo vicino poiché in convivenza, ma non credo questo mio stato mentale derivi da ciò, perché sono sicura che gli eventi, se visti in maniera dissociata, e non negativa, non creino un trauma, dipende tutto da come si vogliono guardare. quindi non capisco come mai mi sia successo questo, mi sia successo che IO, che ho sempre avuto il massimo del controllo, mio e dell'esterno (per quanto sia possibile) ora sia così terrorizzata di perderlo da un momento all'altro a causa della mia instabilità mentale!!!!! non mi riesco più a lasciar andare nemmeno qualche minuto della giornata perché a causa di questa mia sensazione mi iper controllo e analizzo costantemente!!!! insomma...... non posso andare avanti così, rivoglio e ri esigo la mia serenità che da sempre mi contraddistingue!!!!!!!!!!! da dove comincio? dal cambiare lavoro? magari dovrei rinunciare alla carriera (dato che lo stress mi sovrasta) e trovarne uno creativo, che mi appaghi, o la relazione? che mi sta proiettando verso una me che non è propriamente naturale, ma forzata forse? o da dove parto??? ho paura che la mia vita sia cambiata e che per tutta la vita io non riesca più a essere la me spensierata, leggera, sicura di sé.non penso di aver trasmesso chiaramente il mio disagio perché non è facile, però ce l'ho e voglio a tutti i costi la soluzione. Voglio tornare in possesso di me al 300%. (mi basterebbe il 100).

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Distrazione continua

Salve, Ultimamente mi rendo sempre più conto di essere distratta. Quando qualcuno mi parla riesco a portare attenzione un po' poi qualcosa uno stimolo o non so cosa mi fa fare click e mi disconetto da chi mi sta parlando, anche se il discorso che si affronta mi interessa. Fino a qualche anno fa non era così, ponevo attenzione, agli altri anche se gli altri non la ponevano a me... ma da un anno e più a questa parte sembra quasi che la mia testa vada in blocco e no mi permetta di ascoltare.. Aggiungo che sono una studentessa universitaria, che lavora, ed è molto impegnata in tutto.. ho sempre qualcosa da fare.. So che non è molto esaustivo ma volevo sapere se c'è qualcosa per migliorare questa situazione

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Stress e difficoltà relazionali

Buongiorno, Sono un padre di 29 anni. Dalla nascita di mio figlio, nel 2017, ho lasciato la mia professione per aiutare la mia compagna nella gestione dell’attività che la madre le ha affidato, chiedendole però di occuparsi di tutti gli oneri, incluso il capitale da investire. Ho riversato tutto me stesso nel lavoro per raggiungere dei traguardi importanti, che hanno permesso all’attività di crescere e conseguentemente di migliorare molto la nostra situazione economica. Questa scelta però mi ha portato ad avere problemi nel relazionarmi con le persone e a perdere diversi affetti per non aver dedicato loro il tempo necessario per coltivare il rapporto. Nel novembre 2020 la famiglia della mia compagna ha imposto di avere un aiuto per rilanciare la struttura ricettiva legata alla stessa p. Iva (intestata alla madre) dell’attività da noi portata avanti. In un primo momento, dopo vari discorsi, la mia compagna avrebbe voluto lasciare tutto, per via dei contrasti che si erano creati, poi, grazie ad un mio intervento, basato su quello che credevo essere buon senso, si è convinta a portare avanti questo nuovo progetto. Ora però mi trovo nella situazione in cui il progetto che portavamo avanti come coppia mi è stato sostanzialmente sottratto e la mia mansione si è ridotta a quella operativa, senza alcuno diritto decisionale e, per non creare contrasti, non riesco ad impormi. Ho deciso così di ridurre le ore lavorative per potermi occupare maggiormente del bambino, considerato che la madre si trova impegnata su più fronti, mia suocera non è in grado di contenerlo ed educarlo ed i miei genitori vivono a 150km di distanza da noi. Ora mi trovo in una situazione di forte stress, la mia autostima è calata drasticamente anche perché vedo la mia compagna raggiungere il successo senza di me. Ho deciso di provare a rivolgermi a qualcuno dopo che questa mattina, guidando verso il lavoro, ho avuto una crisi di pianto che non vivevo da minimo 15 anni.

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