Stress
Dott.ssa Laura Foschi

Psoriasi e benessere

La psoriasi è una patologia infiammatoria cronica autoimmune, a base genetica, non infettiva. E’ un patologia a carattere multifattoriale, i fattori genetici, infatti, interagis ...

11 Novembre 2019

Domande e risposte

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Rapporto madre-figlia

Salve a tutti, sono una ragazza di 22 anni e sono qui perché la convivenza con mia madre mi sta consumando. Sogno ogni giorno di più di andarmene di casa, di mettere da parte quei pochi soldi che guadagno parallelamente agli studi e andare a vivere da sola. Siamo sempre state io e lei contro tutto e tutti, dalla separazione con mio padre alla tossicodipendenza di mio fratello maggiore. Ne abbiamo passate tante, ma sento che è arrivato il momento di distaccarci, proprio per non mandare in malora questo nostro rapporto. Non so cosa sia cambiato onestamente negli ultimi anni, ma è obiettivo dire che se la prende con me per ogni cosa. Come scritto sopra, al contrario di mio fratello, io sono interamente cresciuta sotto l'ala di mia madre, e direttamente o indirettamente ad oggi le somiglio molto. Ogni mattina l'aiuto nelle faccende domestiche, le rifaccio il letto, passo l'aspirapolvere, apparecchio e sparecchio la tavola, stiro... insomma tutte cose che non sto qui ad elencare, ma che cito giusto per rendere un po' più chiara la situazione. Non sono una figlia che fa tutto questo troppo volentieri, lo ammetto, a volte non ho affatto voglia di alzarmi dal letto, ma ogni giorno mi sforzo e mi dico che è il mio dovere, e che chiunque altro al mio posto lo farebbe. Il problema però non è la mia svogliatezza, nè il fare tutto nei tempi da lei prestabiliti. Il problema è che qualsiasi cosa io faccia o dica, lei se la prende con me. Spesso per stupidaggini, mi insulta nel vero senso della parola, così, gratuitamente, anche quando non serve. Mi dà della stronza, dell'egoista o addirittura mi accusa di essere gelosa quando mi capita di farle notare la differenza di trattamento che riserva a me rispetto a quello che riceve mio fratello. E più tento di farle intendere che è un mero paragone per farle capire che si accanisce troppo su di me, tanto più mi incalza accusandomi, addirittura facendomi pure il verso, facendomi ribollire come un' adolescente frustrata e incompresa. Nella maggior parte dei casi finisce con me che sbatto la porta della mia camera, e con lei che continua a parlare tra sè e sè. Il tutto passa dopo un giorno o due, ma senza mai un vero chiarimento. Ho provato a parlarle di questo suo "puntare il dito" senza ascoltare, anche davanti a mio fratello (unico testimone di queste dinamiche, che peraltro appoggia le mie osservazioni), ma tutt'oggi non ne vengo ancora a capo. Sono qui, in bilico tra il senso di giustizia e il senso del dovere. Penso che è mia madre, che ne ha passate tante e che probabilmente ancora qualcosa dentro di sè sta guarendo lentamente, ma altre volte penso che anche io ne ho passate tante e continuo a passarle ora, proprio a causa sua. Ogni sera esco, ed è una vera liberazione sapere di poter passare un paio d'ore senza dover adempiere ad ogni sua richiesta. Ma quando torno a casa per dormire, e penso alla giornata successiva che mi aspetta, ecco che cresce in me poco alla volta una voglia pazza di andarmene. Spesso è stata capace di rinfacciarmi il fatto che io esca la sera, facendomi presente che lei al contrario resta a casa, a pulire tutti i giorni. Lei ha un compagno, ha più di un'amica, esce e si svaga proprio come faccio io, ma spesso ha sostenuto il contrario, puntandomi anche qui il dito contro, dandomi la colpa di chissà cosa. Guai a ricordarle che anche lei ha una vita, che non ha solo una casa da pulire, ma che può uscire in più occasioni per liberarsi un po' la mente, perché ti salta subito alla conclusione che se così fosse, allora io e mio fratello vivremmo in una topaia (il che può valere sicuramente per mio fratello, che è un vero disastro, ma non con me). Come ho specificato all'inizio, io le cose le so fare, e davvero. Sono stata più volte settimane in casa da sola, quando lei era via, e non mi sono mai sentita più libera in casa mia. Mi sono occupata davvero di tutto in quei giorni, cucinavo, lavavo, stiravo, pulivo. Il tutto mentre mio fratello poltriva sul divano. Anche qua, non serve che io elenchi le mie doti da casalinga disperata lo so, e mi sento anche piuttosto stupida nello scriverle, ma lo faccio perché penso che possa farmi stare meglio esternare con qualcuno o anche solo mettere per iscritto quello che ho dentro. E quello che ho dentro è tanta, tanta frustrazione, che inevitabilmente riverso anche nella relazione con il mio fidanzato talvolta. Sento proprio che il suo malessere alimenta il mio. Non vorrei dilungarmi troppo, ma ho il presentimento di essere stato troppo generica finora, quindi riporto un classico esempio di un nostro litigio, successo proprio ieri. Ero in salotto a leggere un libro, quando suonano alla porta. Era la vicina di casa che voleva parlare con mia madre, vado io ad aprirle e la lascio entrare in salotto dove arriva mia madre e le lascio così conversare, riandandomi a sedere per continuare a leggere. La conversazione si sposta appena fuori la porta, che mia madre lascia aperta facendo entrare del freddo. Io allora le dico senza un briciolo di presunzione, maleducazione, o qualsiasi altro accento malsano, di accostare la porta. Beh, la accosta, ma quanto rientra mi riempie di accuse. Sono una maleducata, avrei dovuto alzarmi e andare a chiudere io la porta, agli occhi della nostra vicina sono sicuramente sembrata chissà cosa, avrei dovuto alzare il culo e fare da me. Mi fa il verso del tono con cui le ho detto di accostare la porta di casa, mi dice che sono sempre sgarbata. Faccio per ricordarle che qualche giorno prima è successa la stessa identica cosa con mio fratello, che per sbaglio aveva lasciato la porta semiaperta e che lei gli ha detto di chiuderla, ed ecco che si fionda dicendomi di smetterla di essere gelosa di mio fratello. Il resto non serve raccontarlo, in questi casi continuo sempre un po' a ribattere, ma a vuoto, me ne vado e basta. Lo dico perchè nessuno qui mi conosce, ma non sono assolutamente gelosa di mio fratello. Mi reputo una ragazza onesta con gli altri e con me stessa, non lo sono affatto. Ma spesso mi ritrovo a portare certi esempi per avvalorare la mia tesi secondo cui mia madre mi tratta come se fossi una sua estensione, dà per scontato ciò che ogni giorno faccio per lei. Comunque, prima di trovare "la mia dimensione" credo proprio che passeranno ancora un paio di anni, finchè almeno non finirò l'università e non troverò un lavoro ben retribuito. Non ho intenzione di scappare come appunto un adolescente, vorrei farlo con criterio e quando davvero potrò. Ma fino ad allora, come posso trovare un minimo equilibrio in questo scenario?

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Non voglio più fare questa vita ma non so come fare?

Forse questo è più uno sfogo ma ne sento il bisogno di parlarne qui perché provo un profondo disagio psicologico.In questi giorni ho capito che tutto quello che ho guadagnato nella mia carriera lavorativa (appena iniziata da 4 anni - ne ho 25) non mi interessa più. Sono esausto di sentirmi cosi stressato, messo sotto pressione senza ricavarne mai un gran beneficio io in prima persona se non lo stipendio a fine mese. Lavoro come dipendente commerciale (ovvero vendo ai clienti e devo raggiungere budget "PER ESSERE RISPETTATO"). Ho avuto un anno molto pesante e solo dopo il lockdown e dopo un lungo mese di ferie (dove sono stato benissimo ritrovando in me tantissime emozioni belle) ho capito che questo lavoro non fa per me. A lavoro vi sono persone che mi disturbano, a volte mi umiliano pure ridicolizzando i miei insuccessi o i miei periodi in cui non riesco a fare i numeri che servono per i budget. Eppure ora ne sono schiavo di questo lavoro, a 25 anni ho un tempo indeterminato, una macchina aziendale, un discreto stipendio. Insomma e' una certezza che di questi tempi non si (dovrebbe) può buttare. Non sono depresso, amo la vita e ho una miriade di progetti ambiziosi per il mio futuro, ma tutto questo stress mi impedisce di concentrarmi nel cambiare la mia vita raggiungendo ciò che vorrei: La testa dopo poche ore di concentrazione non connette più, faccio fatica a concentrarmi, divento nervoso, irrequieto e mi stanco chiudendomi magari davanti a un film o a un videogioco per ritrovare la calma.Sono frustrato, quello si. Frustrato perché ho 25 anni e non riesco a godermeli, perché il mio stile di vita è molto ambizioso e ora mi sento incastrato in qualcosa che non mi permette di raggiungerlo, ma che non posso eliminare perché solo un pazzo lo farebbe.

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E' possibile ricevere aiuto dallo Stato per poter andare via di casa?

Salve. Ho 24 anni e sto vivendo gli anni più brutti della mia vita. Dato che ho sempre avuto difficoltà, al punto che ho attraversato un periodo di profonda depressione, che non credo nemmeno sia finito, mi sono ritrovata a dover affrontare cose più grandi di me, senza avere la possibilità di redimermi da quel periodo nero. Mia madre si è risposata e mi ha "costretta" a vivere sotto il tetto della persona stessa, 5 anni fa. Avendo finito il liceo classico e non avendo creato un'esperienza, non ho mai potuto essere indipendente già da dopo la scuola. Inoltre, dopo essere caduta in depressione ed averla affrontata da sola, ho dovuto cercare lavoro, per finire di pagare l'ultimo anno di università. Con scarso successo. Sono stata minacciata di essere lasciata in mezzo alla strada molte volte e siccome questa quarantena non ha fatto altro che peggiorare la mia già drastica situazione, perchè le chance di trovare un lavoro erano ridotte al minimo quasi, perchè l'anno che ho fatto come cameriera non era proprio abbastanza per trovare qualcosa di redditizio. Siccome, dopo tanto tempo, oggi ho avuto l'ennesima minaccia, con minacce di morte annesse e come ultimatum il "31 ottobre", mi chiedevo se ci fosse un modo per ricevere aiuto e potermene andare da questa casa, perchè non sta facendo altro che distruggermi.

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Come superare lo stress?

Buongiorno, vi scrivo perché ho bisogno di eliminare questa sensazione di forte stress che pervade da quasi un anno e che mi rovina le giornate e la mia performance professionale. Quali sono i rimedi? Psicoterapia? Sinceramente sono molto restio ad assumere farmaci e prediligo un approccio più psicologico. So che non esistono chiari farmaci contro lo stress, ne tanto meno prossiamo eliminarlo totalmente, piuttosto possiamo imparare a gestirlo. Credo di aver fatto passi in avanti, insieme a un po di psicoterapia che però ora ho interrotto per motivi economici. Mesi fa avevo sensazioni di forte ansia, non capivo cosa mi stesse accadendo e avevo paura di perdere il mio controllo emotivo e fisico. Oggi so che posso controllare le mie azioni, le lunghe vacanze mi hanno aiutato a recuperare lucidità. Però ora che sto provando a fare tante cose, tra cui cambiare lavoro e migliorare la mia vita, inevitabilmente mi faccio carico di stress e sento che la mia mente fa davvero molta fatica. Fatica a restare concentrato e essere performante e rimanere saldo sugli obbiettivi. Per intenderci, se studio 1 ora mi sento come (non so bene descriverlo) irrequieto, nervoso, mal di testa leggero.. il mio istinto è quello di fare pause ricorrenti. E' strano..

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Sono stressato, non so come tornare ad essere me stesso.

Buonasera ho 25 anni e fino a 10/11 mesi fa ero un ragazzo super energico, solare, forte e determinato. Oggi invece lo sono ancora ma ho passato mesi duri che hanno in parte minato queste mie caratteristiche. Tutto iniziò quando per ansia da prestazione a letto decisi di rivolgermi a un aiuto medico, di carattere psicologico. Per mia sfortuna mi recai da uno psicologo psichiatra, il quale venendo a sapere che mio padre era depresso mi ha prescritto un farmaco per l umore come il gabapentin.. so essere obbiettivo e credetemi, io cali di umore non lo avevo mai avuti. Penso me lo abbia dato come protettivo perché mio padre era depresso che si voleva suicidare ( ho letto che ci può essere una ereditarietà padre figlio su queste cose o comunque può influire). Comunque sia da qui nascono i problemi. Ah...Qualche mese prima vabbè scopro che mio padre tradisce mia madre e io mi rivolgo a lui per evitare il danno e per farlo ragionare. RIMUGINIO Nr 1: avrò fatto bene o male a non dirlo a mia mamma? La sto tradendo anche io? Ma torniamo al momento del gabapentin. Dopo qualche giorno di assunzione avverto una forte ansia serale, qualcosa strozzato tra gola e stomaco è una sensazione assurda, quasi come se volessi prendere la testa e sbatterla al muro, o buttarmi dalla finestra... mi sono sentito pazzo! Da lì RIMUGINIO nr2: sono pazzo? Il farmaco mi sta facendo male? Sono depresso? Ho davvero pensato al suicidio? Che mi succede? Dov’è il Claudio forte e sorridente di sempre? ( queste domande per diversi mesi). Siamo a gennaio. Alcuni mesi prima incontro una ragazza, mi piace mi ci trovo.. a dicembre mi ci fidanzo. Faccio i conti sull unico vero tarlo mentale che avevo prima del “periodo gabapentin”: ansia da prestazione a letto. Sfanculato il primo dottore col suo farmaco decido di riprovarci; visita specialistica e mi rivolgo al miglior psicoterapeuta sessuologo in città. Da lì a qualche settimana mi sblocca e riesco ad avere di nuovo rapporti soddisfacenti MA dopo un po’ inizio a notare un difetto fisico sulla mia ragazza è da lì mi fissò. Un sacco. E questo diventa il RIMUGINIO nr 3! Ragazza fantastica ma alcune caratteristiche fisiche non mi vanno giù. Ma lei è davvero una ragazza d’oro. Mi sta affianco, tolto il difetto fisico (gambe un po’ grossine) le voglio davvero bene, stiamo bene insieme, le sono fedele, amo condividere le cose con lei, chiederle come sta.. insomma dopo tanti anni torno a essere felice con una ragazza. Ma il suo fisico inizia a piacermi meno. Fino ad oggi, che ancora mi crea questi dubbi.. mi capitano periodi in cui provo anche attrazioni per altre, e questo mi crea confusione. Insomma io vorrei davvero essere felice e spensierato con lei e invece mi accorgo di essere un giudice severo e so che questo a lei potrebbe dare fastidio, ferirla e non mi va di fare lo “stronzo” con lei. Insomma non riesco a provare un totale abbandono d amore come avevo provato nella prima relazione ma allo stesso tempo non voglio allontanarmi perché mi interessa lei, e vorrei il meglio per noi! Infine RIMUGINIO nr 4: il lavoro che faccio non mi va più, odio il mio superiore e nonostante abbia un contratto indeterminato ma voglio guadagnare di più e dedicarmi alle mie passioni che sto studiando. Tutto questo per dirvi che consciamente ho analizzato i miei pensieri, ma spesso, nelle giornate più stressanti mi lascio ancora travolgere e arrivò la sera stressatissimo. Oggi ancora non riesco più a gestire situazioni di stress, sento la testa annebbiata, stanca..e non so se sto bene o meno!! Sono paranoico? Stressato? Che devo fare? Rivedrò il psicoterapeuta a breve ma è davvero un costo altissimo 80€ a seduta a 25 anni.. Vorrei solo tornare quello di prima, o superare questa stanchezza mentale che non mi consente di superare gli ostacoli ma che mi ci fa rimanere impantanato dentro. Sono sempre stato molto ambizioso, ora invece sogno solo di essere tranquillo e sereno. Ma so che è solo una fase e realizzerò i miei sogni.. uno per uno!

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Una serie di ansie, no spoiler.

Ciao mi chiamo Davide, ho 16 anni e ultimamente mi vedo afflitto da diversi problemi, aggiungerei che non sono mai stato capacissimo a fare i temi perciò li elencherò senza proseguire con un discorso continuo, spero che abbiate le risposte che cerco perché Google non è stato efficace e mi rendo conto di fare richieste singolari. 1) cronologicamente parlando il primo dei miei difetti (o almeno sia io che il mondo li riteniamo tali) ad essersi manifestato è sicuramente il sadismo, almeno dalla prima liceo mi sono convinto di essere un sadico. So bene che le persone davvero sadiche vengono identificate come quelle che generalmente provano piacere nel vedere gli altri soffrire ma per me è diverso, anzi non diverso - limitato, perché io provo piacere nel vedere animali o uomini soffrire fisicamente, non psicologicamente. Ciò che mette in conflitto la mia personalità con sé stessa è che sono empatico e se vedo qualcuno piangere o fingere di non soffrire mi si strozza il cuore. Ma se mi girano o sono triste per qualcosa tutto sfocia in rabbia che non riesco a sfogare se non guardando video di persone che denunciano maltrattamenti sugli animali. Video fatti per difendere questi ultimi ma a me piace guardarli per vederli soffrire 2) derivante dal punto 1* c'è che sono costretto a fingermi una persona che sono solo in parte con i miei amici, la mia famiglia praticamente non mi conosce quindi non mi preoccupo di questo però ho troppa paura di perdere le persone a cui tengo e so fin troppo bene quanto non accetterebbero il mio lato sadico tra loro (sono tutti fantastici ma mi fa paura sapere di potergli fare paura, cosa gia accaduta) 3) la mia situazione familiare è abbastanza fragile, cioè non ci sono litigi o cose e so che rispetto a molte persone la mia famiglia è oro però mia mamma è sottomessa da mio padre, lui non si rende proprio conto di trattarla male e lei è inutile che si difenda perche lui non cambia, spero che muoia solo, sarebbe la mia unica rivincita dopo tutto questo per doverla avere appoggiata sulla mia spalla a piangere senza nessuno disposto a difenderla. Nemmeno mio fratello che codardo come è lascia che tutto succeda senza reagire attaccato al telefono (non concentriamoci su di lui) 4) il mio comportamento si basa sulla manipolazione delle persone che ritengo letteralmente inferiori a me, in termini di intelligenza. Non mi faccio scrupoli a fare del male psicologicamente a qualcuno che conosco a meno che non sia mio amico/a, sono abbastanza bravo e so come "distorcere la realtà" facendo sentire la mia vittima... Ho smesso di scrivere per un po perché mia mamma mi ha chiesto di fare un caffe a lei e a babbo solo perche così sarei stato costretto a parlarci o vederci insomma, ora lo stanno degustando e sono tranquilli, di norma quando va così smetto di maledire entrambi e mi odierò presto per non essere nemmeno capace a odiarli del tutto... Facendo sentire la mia vittima in colpa per il più piccolo errore che abbia fatto, sono capace di rigirare la frittata anche con persone più grandi di me, solitamente mi girano attorno idioti cavernicoli grossi per niente, sicuri di essere intelligenti e proprio per questo mi diverte vederli cadere dal loro podio quando qualcuno più intelligente di loro li spezza. 5) non sono stato del tutto sincero ma me lo sono ricordato solo ora, in prima liceo ho anche scoperto di soffrire di un complesso di inferiorità quando per caso, tornavo a casa con una mia compagna, molto più acuta di me, ancora non sapevo di basare la mia vita sulla manipolazione degli altri quindi quando ho scoperto che lei cercava di scoprire il profilo psicologico dei nostri compagni non ho resistito e colmo d'orgoglio l'ho sfidata, la sua diagnosi mi ha eliminato. A quanto pare la mia autostima dipendeva da un complesso di inferiorità, non avevo le risorse per rispondere, lei probabilmente ha capito e ci abbiamo riso su insieme, lei preoccupata, io sofferente (o così mi piace pensare), credo che per questo traggo piacere dalla distruzione dell'autostima degli altri. 6) categorizzo le persone in base alla loro intelligenza ma questa la categorizzo a sua volta in base alle mie esperienze, in pratica se vedo qualcuno comportarsi in modo infantile, ma in un modo che io ho attraversato durante un periodo infantile anni prima, lo riconosco e lo aggiungo ad una lista, come un computer le uniche persone che non categorizzo sono quelle che ritengo superiori a me, tipo G, il mio migliore amico, e la persona più intelligente sia dal punto di vista scolastico sia relazioni e esperienze, Che conosca. Semplicemente non posso prevederlo e non riesco ad aprirmi con lui perché ho paura che faccia con me ciò che faccio con gli altri, sono sicuro che terminerò la mia vita ottenendo indietro tutto ciò che faccio (non mento lo penso davvero) 7) spero che sia il sette ho dimenticato la lista, ho paura che voi stessi nonostante siate persone che hanno studiato e sono pagate per offrire un servizio e non giudicarci ma aiutarci, siate capaci di giudicarmi senza farmelo capire dopo tutto quello che ho detto sulla manipolazione, il sadismo ecc.. In più ho 16 anni non credo abbiate molti clienti della mia età e sono convinto che in qualche modo questo mi tolga punti ai vostri occhi, terminerei giurando che non ho mentito su niente, anche se pensaste che questa stessa frase serva a farvi credere il contrario, dopotutto più che giurare non posso fare altro perché non potete vedere la mia espressione, mi scuso anche per il modo in cui mi atteggio se qualcuno lo ha trovato irritante semplicemente non sono nel 'mood' adatto ad un discorso serio quindi ho elencato tutto con una certa apatia Ah si 8) mi piacerebbe diventare apatico. Così non soffrirò più per nessuno e le mie manipolazioni mi riusciranno senza rimorsi, so che non mi direte come possa ottenere un pizzico di apatia e so che è pericolosa ma sono convinto che mi aiuterebbe per quanto mi renda una persona peggiore di quanto gia sia. Eccovi le domande ambigue che ho citato all'ormai così lontano, inizio: 1) come posso diventare più apatico? 2) faccio schifo come persona e me ne rendo conto ma devo davvero cambiare? Perché le persone non sono capaci di accettare il mio lato sadico se semplicemente io sono fatto così? 3) mi servirebbe anche qualche consiglio per superare il complesso di inferiorità e le mie insicurezze in generale, credevo che iscrivermi in palestra mi avrebbe restituito un pugno di quella autostima che C mi ha sottratto ma non funziona anzi, praticamente vivo insultandomi 4) la prof con cui non so fare temi non sa che la sua presenza mi mette a disagio, praticamente è sicura che in me ci sia del potenziale solo perché una volta ho ricordato che Petrarca ha scritto il canzoniere come viaggio introspettivo, ora è in fissa e più che altro sbaglio perché mi faccio paranoie dovute alla paura di deluderla. Scusate anche eventuali errori Scusate (pt2) per il monologo, mi sono impegnato sperando che qualcuno di voi lo abbia trovato interessante.

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Non trovo il mio senso

Salve , sono una ragazza di quasi 20 anni. Tutti mi vogliono bene e ho dei buoni amici , ma io non capisco perché. Sento di essere una persona che non ha nulla da dire, vacillo anche sull'essere sicura di cosa mi piace, sull'avere delle passioni. Sento di aver sempre avuto paura di commettere degli errori con gli altri, quindi sono sempre stata attenta a far si che tutto andasse liscio, talvolta anche eclissando me stessa. Mia sorella maggiore è sempre stata una un po' turbolenta, e nell'adolescenza una vera ribelle, così io sono cresciuta a pane acqua e "non diventare come tua sorella", temo che la paura di non commettere errori ora mi abbia reso una persona senza un senso. In casa mia come anche con gli altri tutti si sfogano con me, mia madre se ha bisogno di sfogarsi parla con me , mia sorella di 27 idem, e mio padre sgancia problemi e poi fa direttamente finta che i problemi non esistono. Con tutte le persone che conosco io sono un po' un posto sicuro con cui possono analizzare e parlare all'infinito dei loro problemi , di cosa pensano e di cosa provano. Io però non ci riesco, mi sento stupida quando si tratta di me, non capisco perché gli altri credano che io abbia delle qualità, non capisco se le ho davvero , ogni giorno mi dico di buttarmi e andare per tentativi, capire cosa fa per me e cosa no, ma io ho il terrore di restare segnata da una scelta sbagliata. Così sto sempre in un'infinita via di mezzo che mi fa sentire un completo nessuno. So che a 20 anni è normale non sapere chi siamo, so che domani non mi sveglierò sapendo cosa voglio fare della mia vita, ma non so davvero dove mettere le mani e vivo in un continuo stato di stress, sono molto insicura e mi sento sempre inferiore a chiunque. Reputo i miei problemi sempre meno importanti , e se magari una cosa non mi fa stare bene tendo a banalizzarla. Questo scritto è tanto confuso quanto me e mi dispiace. Mi piacerebbe ottenere qualche consiglio, spunto di riflessione

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Soffro di qualcosa, ma nessuno riesce a rispondermi...

Questo... Sarà un post, commento o come viene chiamato, molto, tanto, troppo lungo. Volevo solo avvertire (anche perché sono parecchio imbarazzata e a disagio a scrivere queste cose, dato che è facile dirmi "eh, non fare la vittima". Davvero, per favore basta.) Allora, ho un problema che mi attanaglia da ormai diversi anni... Ogni volta che entro in un stato di profondo stress, finisco per svenire. Ho consultato dottori, psicologi, psichiatri... I risultati cambiano sempre. In continuazione. Una volta soffro di sincope, un'altra di depressione, un'altra volta ancora di ansia a livello patologico. Altre volte mi è semplicemente stato detto "sei in adolescenza, è normale" e altre volte che soffrivo di PTSD. Ho a malapena 18 anni e gli ultimi 7/8 anni li ho vissuti male. Troppo male e attualmente, sono in uno di quei momenti orribili, dove ho delle crisi di pianto che mi fanno venir voglia di spaccarmi la testa al muro. Sono davvero molto giovane e io, il mio corpo e tutte le persone a me care stanno patendo tutto questo, e vorrebbero davvero tentare di aiutarmi, ma le sedute costano. Non siamo messi bene economicamente e già adesso, con la pandemia di mezzo se mangiamo è già un miracolo. Ho problemi a gestirmi. Me, le mie emozioni, le mie azioni... Non me ne rendo conto e ho già fatto una stupidaggine. Altre volte invece, non riesco proprio a sentire nulla, come se non avessi nessuna percezione di me o della mia esistenza. Sto distruggendo la mia vita e la mia famiglia e la cosa che mi fa stare peggio è che in qualche modo ne sono consapevole. Che sbaglio, intendo. Purtroppo, tutti questi brutti attacchi stanno peggiorando con il tempo, ed adesso che sono in pandemia sono a dir poco aumentati. Qualche mese fa ho anche tentato di uccidermi... Non ne vado fiera, ma non ce la facevo più. È stato il terzo tentativo, e a impedirmi di farla finita è sempre stata questa cosa dello svenire. Il ricordo peggiore di quello che accadde quel giorno, è di quando mi ritrovai a terra e c'era mia madre che mi guardava come uno scarafaggio... Da allora sto facendo di tutto per trattenermi dal fare cose del genere, ho sempre questa immobilizzante paura di essere abbandonata dalle persone che amo. Ma è difficile. Troppo difficile e non posso ricevere aiuto da nessuno. Mi sento un po' idiota a scrivere queste cose, dato che faccio fatica ad ammetterle io stessa... Non so cosa dovrei fare, sono totalmente persa. Ho tentato di parlarne con i miei: ma mio padre non è mai importato nulla della mia vita e a mia madre dispiace, ma non può fare nulla. Chi può diagnosticarmi qualcosa se non si hanno soldi? Nessuno fa niente per gratis. Nessuno. Lei mi chiede sempre da quando ho iniziato a stare così, o perché. Ogni volta non so come risponderle, mi sono capitate tante cose che mi hanno segnata in questi ultimi anni. Tra le prime, la perdita di una persona a me importantissima. Ai tempi avevo 9 anni, e questa persona era una mia parente. Lei aveva solo 16 anni, era una ragazzina e al giorno del suo compleanno, in un auto da cinque persone, lei fu l'unica a morire tra chissà quali sofferenze. Quando mi diedero la notizia ricordo di non aver pianto, anzi, non provavo niente di niente. Solo un profondo vuoto. Le parole, i pianti delle persone attorno a me erano come se fossi sott'acqua, una sensazione di irrealismo. Non so davvero come spiegarlo, ma dopo questo, questa sensazione di irrealismo ha sempre iniziato a perseguitarmi. Da quello, è stato un susseguirsi di eventi orrendi. Bullismo a scuola, che inizialmente erano solo parole. Poi persi persone care, una dietro l'altra. Chi per morte, chi perché non voleva starmi più accanto. In più, non ho mai avuto un buon rapporto con mio padre. Mai. Ho sempre diviso i miei genitori come: genitore buono e genitore cattivo. Mia madre mi è sempre rimasta accanto e forse anche per questo, quando ha torto le do ragione. Non riesco a contraddirla. Dall'altro lato c'è mio padre. È il classico uomo bigotto e ignorante, al quale non interessa della tua opinione. Ebbene, questo ha sempre incluso anche la mia. Dal temerlo, ho iniziato a odiarlo. Già quando ero piccola quando non c'era mia madre, mi faceva scherzi di pessimo gusto, ad esempio, una volta, ero davvero tanto piccola, eravamo in macchina solo noi due. Lui ha iniziato a dirmi che mi avrebbe lasciata in un orfanotrofio e che non voleva vedermi mai più. Poi, in un'altra m'inseguiva con una di quelle spade che si vincono tranquillamente alle fiere ed altre, per le minime cavolate si arrabbiava con me e se proprio gli girava, finiva per picchiarmi. Per fortuna mai con oggetti, se non con scarpe. Mia madre ha sempre giustificato il suo "non capirmi" con "è stanco per via del lavoro" e cose simili. Perché sì, lo vedevo solo due volte a settimana, per via del suo lavoro e sul fatto che sia sempre rotto la schiena per la mia famiglia non ho mai osato mettere parola. Ho anche una sorellina minore, e il mio unico rimpianto è il non essere riuscita a essere una brava sorella maggiore. È dovuta crescere troppo in fretta... E tutto questo per colpa mia. Cosa puoi dire a tua sorella di 15 anni, mentre piangi con il braccio sinistro bendato per nascondere la cosa al padre, che ti avrebbe massacrato di botte se avesse capito cosa avevi combinato? Nonostante la rabbia di mia madre, è riuscita a nasconderglielo a lui. Mia sorella, quella fredda che non piange mai, quella che mi tratta sempre con indifferenza, ha pianto come una bambina. E solo al raccontarlo, mi sento solo peggio. E poi, quasi due anni fa, capitò il primo atto di bullismo pesante nei miei confronti. Questo dopo che qualcuno capì del mio... Essere gay. Già, questa grandissima sfigata è pure gay. Mi attesero in cortile e... Il resto è intuibile. Smisi di andare a scuola per un anno, avevo troppa paura delle persone attorno a me. Tutte. A scuola non mi sono mai trovata bene, ho sempre avuto la pesante sensazione che tutti mi odiassero a morte. E a volte me lo facevano anche capire. E tutto questo è solo una parte di tutte le cose che mi sono capitate, e se mi mettessi a scriverle tutte questo messaggio sarebbe più immenso dell'Odissea e compagnia e sembrerei una di quelle persone, quelle che si contano precisamente tutte le loro tragedie sulle dita delle mani. Ho raccontato le cose precedenti, per far capire che forse, per essere diventata così problematica c'è un motivo. In realtà, non so neanche io da cosa sia partito tutto questo, so solo che ogni giorno sto male. Ogni singolo giorno e non ce la faccio più. Sono al mio limite. Ho deciso di provare a scrivere qui perché voglio capire cosa devo fare ed è la prima volta che provo a sfogarmi su internet, e per questo ho un po' paura. Purtroppo come già detto non sono messa affatto bene economicamente. Non posso davvero più continuare così. Tutto questo mi sta uccidendo e per via dei miei recenti comportamenti anche la mia migliore amica si sta allontanando. Se perdessi anche lei, che per me è come una sorella... So che molte persone preferirebbero non avere a che fare con i problematici come me, me lo ha detto anche una mia precedente psicologa... Ma io voglio solo una vita normale. Voglio potermi svegliare il mattino e poter vivere al momento. Ma non ci riesco più, è tutto cento volte più pesante. Sto scrivendo tutto quanto in totale sincerità, forse spinta dalla disperazione del momento... So che rimpiangerò tutto tra qualche minuto. È sempre così. Ho paura di quello che le persone pensano, sono sempre stata soggetta a disapprovazione altrui. Le parole degli altri mi feriscono così facilmente e lo detesto. Ho sempre quest'impressione di sentire tutto con un'intensità differente dagli altri. Forse penso troppo, forse esagero... Non ne ho più idea. Non so davvero cosa ho o perché provo tutte queste cose. Mi sento come se fossi travolta da qualcosa, ben peggiore di un "semplice" attacco di panico. Non ho controllo della mia vita e questo mi devasta. Ho provato di tutto ma... Da come avrete letto, non sono riuscita a ottenere una diagnosi accurata e peggio di tutto, faccio schifo ad esprimermi. Mi dispiace sprecare così il vostro tempo e grazie di cuore a chi ha avuto la pazienza di leggere... Questo. So che è un papiro pieno di cose inutili, ma avevo bisogno di liberarmi da questo peso enorme che mi sta sempre attaccato. E mi scuso, se ci saranno errori di battitura o di ortografia, ma ho scritto velocemente perché voglio essere sicura che questo arrivi a qualcuno senza che io mi me me penta. Non posso sempre tornare indietro a rimpiangere tutti i miei mali, ho bisogno di accettarlo.

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