Stress
Dott.ssa Elisa Danza

Psicologia e Pandemia

Sono Elisa, sono una dottoressa, una psicoterapeuta. Lavoro a Muggiò presso la Cooperativa Ippogrifo, della quale sono fondatrice insieme a colleghi (che non sono solo ...

07 Aprile 2021

Domande e risposte

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Stress e difficoltà relazionali

Buongiorno, Sono un padre di 29 anni. Dalla nascita di mio figlio, nel 2017, ho lasciato la mia professione per aiutare la mia compagna nella gestione dell’attività che la madre le ha affidato, chiedendole però di occuparsi di tutti gli oneri, incluso il capitale da investire. Ho riversato tutto me stesso nel lavoro per raggiungere dei traguardi importanti, che hanno permesso all’attività di crescere e conseguentemente di migliorare molto la nostra situazione economica. Questa scelta però mi ha portato ad avere problemi nel relazionarmi con le persone e a perdere diversi affetti per non aver dedicato loro il tempo necessario per coltivare il rapporto. Nel novembre 2020 la famiglia della mia compagna ha imposto di avere un aiuto per rilanciare la struttura ricettiva legata alla stessa p. Iva (intestata alla madre) dell’attività da noi portata avanti. In un primo momento, dopo vari discorsi, la mia compagna avrebbe voluto lasciare tutto, per via dei contrasti che si erano creati, poi, grazie ad un mio intervento, basato su quello che credevo essere buon senso, si è convinta a portare avanti questo nuovo progetto. Ora però mi trovo nella situazione in cui il progetto che portavamo avanti come coppia mi è stato sostanzialmente sottratto e la mia mansione si è ridotta a quella operativa, senza alcuno diritto decisionale e, per non creare contrasti, non riesco ad impormi. Ho deciso così di ridurre le ore lavorative per potermi occupare maggiormente del bambino, considerato che la madre si trova impegnata su più fronti, mia suocera non è in grado di contenerlo ed educarlo ed i miei genitori vivono a 150km di distanza da noi. Ora mi trovo in una situazione di forte stress, la mia autostima è calata drasticamente anche perché vedo la mia compagna raggiungere il successo senza di me. Ho deciso di provare a rivolgermi a qualcuno dopo che questa mattina, guidando verso il lavoro, ho avuto una crisi di pianto che non vivevo da minimo 15 anni.

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Sono stressata e ogni tanto penso al suicidio

Salve, sono una ragazza di 18 anni in questo ultimo periodo sono molto stressata e non reggo per niente. Partendo dal principio il fatto del covid e della quarantena che mi hanno resa una persona molto fragile, ansiosa e molto stressata, la scuola ancora di più, mi sono sentita esclusa da parte dei professori che non mi ritenevano un’ alunna con delle doti ma un’ alunna dove dovevano trovare sempre dei difetti ovvero scema, più davo e più era fatica sprecata. In passato hanno anche detto pure che non so esprimermi e ora ogni volta che parlo o scrivo ho la paura di farlo, magari sbaglio anche apposta a causa del problema psicologico che mi hanno causato. Sono stata bocciata e mi è caduto il mondo addosso, ho cercato di metabolizzare il più possibile la situazione ma i miei familiari me la fanno sempre ricordare facendomi sentire come se fossi una nullità, che non porto i miei progetti avanti, che sono scema, che non so fare nulla. Oltre a loro in quel periodo così fragile pure il mio fidanzato ha fatto la sua parte facendomi sentire ancora più inutile. Sempre per il fatto della scuola ho voluto lasciarla, non voglio continuare più perché non mi sento all’altezza e so che è tempo perso, mio padre ancora non sa nulla e quando lo saprà succederà un casino (quindi altro stress). Le uniche persone che ci sono state sono state sono le mie amiche che mi hanno sostenuta, dicendo che loro ci saranno sempre, più avanti ne ho parlato con il mio fidanzato ma ben poco ha capito, è un bravissimo ragazzo fa di tutto per noi, però in sto periodo litighiamo sempre anche per cavolate, per me lui non mi considera neanche come prima scelta ma come ultima perché arrivano sempre gli altri prima di me (anche se lui dice che non è vero). Quando litigo con lui non sembro neanche più me stessa, inizio ad offenderlo e lui mi offende a sua volta, a volte vorrei anche lasciarlo per concedermi un po’ di tempo per me stessa. Tutte queste persone mi hanno provocato problemi psicologici, io oramai sono convinta che non servo a nulla, che ogni cosa che faccio è sbagliata, magari la sbagliata sono proprio io. Anche fisicamente mi faccio schifo, l’anno scorso sono dimagrita 10 kg, tutti pensavano per il fatto che fossi andata in palestra, per migliorarmi, ma invece sono dimagrita dopo un insulto di mio fratello che mi ha fatto perdere l’autostima e ancora ad oggi pur pesando 50 kg non mi piaccio, trovo sempre difetti. Mi sento legata in una vita che non mi appartiene che non dovrei vivere, io a 19 anni devo vivere così, piangendo ogni sera per tutte le critiche che mi sento dire, per le persone che non mi capiscono e mi proibiscono tutto, perché c’è anche questo fatto che io con l’età che ho non posso concedermi neanche un attimo di tranquillità , di spensieratezza, fare un viaggio, passare del tempo con il mio fidanzato da sola perché i miei genitori mi assillano, mi dicono sempre no. Vorrei soltanto vivere lontano da tutti, da sola, non vedo l’ora di andarmene per sempre. La parola vivere però è una confusione per me, perché non so più se voglio continuare a vivere sta vita, a volte quando sono in bagno inizio a pensare e fissare qualsiasi cosa che possa farmi del male, qualcosa che possa togliermi tutto questo dolore che porto addosso, l’avrei fatto da tempo ma è la paura che mi blocca. Ho voluto scrivere qui perché non ne posso parlare con nessuno dato che nessuno mi capisce o che quando dico qualcosa vengo criticata soltanto. Cosa devo fare? Avrei bisogno di un sostegno emotivo.. (Scusate se magari ho scritto sbagliato però sono stanca e prima di scrivere questo ho pianto)

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Vorrei piangere ma non ci riesco sempre

Salve, sono Giulia e ho 18 anni, è da molto tempo che provo una sensazione di confusione dentro di me, sono molto stressata, non riesco a capire quello che provo e sento il bisogno di piangere, alterno periodi in cui piango 3 volte al giorno e periodi in cui voglio piangere ma non ci riesco, è come se non avessi le forze per farlo. Piangere è molto importante per me, quando lo faccio provo un senso di felicità profonda e mi trovo bene anche se il motivo per cui piango mi fa stare male. Vorrei capire come riuscire a piangere quando ne ho bisogno e anche quando non ne ho le forze, grazie mille in anticipo.

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Non c'è luce in fondo al tunnel

Sono una ragazza di 21 anni, da sempre faccio i conti con una vita che non vorrei mi appartenesse. Tra le mura di casa mia non è mai regnata la serenità, anzi, il caos più totale, motivo per cui è stato per me molto difficile concentrarmi sugli studi, dopo aver perso parecchi anni già alle scuole medie e non avendo qualcuno che si preoccupasse per me ho potuto da sempre scegliere di non fare, ritrovandomi a lasciarli a 16 anni, in prima superiore. Mi sono ritrovata poi troppo piccola per lavorare e troppo grande per riprovarci. Dopo un po di tempo passato a far nulla, a sentirmi fallire, a 17 anni riesco a fare i miei primi lavoretti ed a 18 mi iscrivo a scuola guida ed in pochi mesi riesco a fare la patente. Da un anno ho un buon posto di lavoro (1k mese) mi prende parecchio tempo ma in quello libero cerco di continuare a coltivare i rapporti, esco e mi svago, mantengo la macchina e sto affrontando delle salate spese odontoiatriche sempre perché chi di dovere mi ha trascurato in passato. Casa mia si fa sempre più stretta, ed io ho dei terribili sensi di colpa perché riesco a mettere da parte davvero troppo poco (4k in un anno e mezzo). Mi sembra di annegare nella negatività, mi sento sommersa dai problemi. Non riesco a costruire perché ho troppe cose da risolvere e spesso crollo perche è da troppo tempo tutto nero. Mia madre non fa più parte della mia vita, mio padre mi vuole bene ma è un uomo stanco di vivere e troppo spesso mi è mancato il suo supporto.. già da piccola dovevo badare a me stessa e proteggermi da una famiglia tossica che non ha mai creduto nelle mie capacità e dunque nemmeno io. Ad oggi mi ritrovo a combattere con i trauma subiti, a convivere con una vita che detesto, spaventata da un futuro sereno in cui credo sempre meno, non sono presente, la mia mente è sempre presa dai problemi che ho e me la prendo di continuo con me stessa se faccio meno di quanto mi aspettassi.. oltre a tutti i comuni disagi sociali che si affrontano a quest età. Non mi sento indietro rispetto agli altri ragazzi, maggior parte dei miei amici pur lavorando bene da anni e anni non hanno un euro da parte, non hanno la macchina, la patente. Ma il mio problema è sentirmi indietro rispetto all'urgenza che ho di poter dire: questo spazio in cui mi trovo è ordinato, c'è calma, sto vivendo tranquillamente, sto bene. Ma come si fa quando hai bisogno di troppe cose assieme e non riesci... Ovviamente ho provato ad iniziare un percorso dallo psicologo ma era troppo per le mie tasche..

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Ormai tutto ciò che faccio mi rende triste, niente più mi entusiasma, non sono cosa fare di me.

Mi chiamo Daniele e ho 18 anni. In passato ero un ragazzo che si amalgamava sempre alla massa, tutto ciò che facevo lo facevo per ottenere l'approvazione degli altri. Ora però sono cambiato, e dico ciò che penso anche se gli altri potrebbero pensarla completamente diversamente. Inoltre sono anche riuscito a diventare meno timido, ho iniziato a fare palestra: fino ad un mesetto fa, tra alti e bassi di settimana in settimana, tutto sommato la mia vita procedeva discretamente: ero iper motivato, credevo di essere diventato ciò che volevo, più sicuro di me e più simpatico, spontaneo e libero. Però c'è sempre stato un problema che mi ha accompagnato dall'inizio del cambiamento e continua ancora oggi: i pensieri intrusivi. Per me qualsiasi cosa può causarli: quando pensavo a qualcosa che ritengo minacciosa, comincio a pensare che questo pensiero mi torturerà e non riesco a levarmelo dalla testa. Per superare questo ostacolo ho preso un libro di meditazione, e le prime settimane andava a meraviglia, solo che ora dopo che la faccio mi sento peggio di prima: non capisco cosa sbaglio, seguo le istruzioni come facevo prima ma sento fastidi alla schiena(non so perché dato che sono uno sportivo e pratico calcio). Inoltre, specie nelle ultime settimane, ogni cosa che faccio mi da la nausea: se gioco alla PlayStation per più di mezz'ora mi fanno male gli occhi e mi deprimo, perché penso che non dovrei sprecare il mio tempo così: stessa cosa con il cellulare, la TV ma anche altre semplici azioni: ad esempio, quando parlo spesso mi autogiudico dicendomi che parlo con un tono di voce troppo depresso e basso, il che mi da fastidio dato che vorrei parlare in modo più sicuro per sentirmi rispettato(non che in casa non lo sia, ma punto ad essere un leader anche fuori). Però vedo che ultimamente i miei sforzi non stanno dando risultati, a volte penso di mollare ma per fortuna ormai il mio cervello si rifiuta di farlo, il problema è che più passa il tempo e più la situazione peggiora. Mi sento stressato, da un lato voglio sforzarmi per cambiare questa situazione ma dall'altro ogni mio tentativo peggiora le cose. L'unica cosa che mi fa stare bene è il calcio o uscire con la mia famiglia. Ringrazio in anticipo chi mi risponderà.

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Sono fissata dai voti e sto malissimo per la scuola

Ciao, sono Sara e ho 18 anni. Frequento il 4 anno di un istituto tecnico, ho voti molto alti (media 8.4) e ne sono completamente ossessionata. Li fisso spesso e poi ho il terrore di prendere un voto più basso di 8. In questi giorni ho avuto alcuni problemi di salute e non sono andata a scuola. Nel frattempo ho provato a studiare per le ultime interrogazioni (che saranno domani) e ci sono riuscita, ma non come speravo... Quindi sono nella disperazione più totale, non riesco a calmarmi né a studiare... Il problema non è che penso di prendere un'insufficienza, ma di prendere un voto più basso di 8, perciò sto pensando di avere dei problemi... Non so cosa fare né cosa pensare, ormai sono gli ultimi giorni e gli ultimi 2/3 voti perciò non so cosa mi prende

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Problemi con la mia famiglia e il mio ragazzo

Mi presento, mi chiamo Francesca e ho 22 anni. Sono fidanzata da tre anni e nell’ultimo anno sto passando un periodo davvero difficile della mia vita. I miei genitori non accettano più il mio ragazzo, lo chiamano fallito, e altri termini molto forti. Tutto questo è successo da un litigio nel quale i miei genitori mi cacciarono di casa e io chiamai il mio ragazzo per farmi venire a prendere. Lui venne. I miei genitori si pentirono della scelta fatta e così mi chiesero di tornare. Io tornai per fiducia e perché ero convinta che la situazione sarebbe migliorata. Invece no. Ho scoperto tante cose che hanno fatto contro di me, alle mie spalle. Se io mi vedo con lui, loro fanno continue battute e frasi, ritengono il mio ragazzo come uno che non vuole lavorare. Il mio ragazzo mi ha sempre trattato come una principessa, lavora da quando ha 13 anni e vuole fare di tutto per andare a convivere e creare una famiglia insieme. I miei odiano inoltre i suoi genitori perché io ho un bellissimo rapporto con loro, sostenendo che io li metto al primo posto rispetto a loro. Noi abitiamo molto lontano e quando ci vediamo, io sto un intero weekend da lui e poi torno a casa. E questo i miei genitori non lo accettano. Sostengono che lui non mi regalerà una bella vita, che mi farà soffrire e che presto si rivelerà per la persona che è, e che non fa abbastanza per me. Io ho provato più di una volta a parlarci ma loro non mi rispondono, sostengono solo di non volerlo. Sono tre anni e questa cosa non è mai successa prima ma solo adesso sopratutto perché manca poco alla mia laurea e noi avevamo deciso che dopo la mia laurea avremmo preso casa per vivere insieme data la lontananza.Noi li abbiamo sempre rispettati, abbiamo rispettato ogni festività e ogni occasione. Non abbiamo mai trascorso più tempo dalla sua famiglia. Infatti ogni anno le feste le passavamo ognuno a casa proprio come è giusto che sia. Io a causa loro ho passato un periodo davvero difficile con il mio ragazzo e abbiamo rischiato di lasciarci. Questa situazione peggiora e io non ne posso più. Soffro, non dormo la notte, ho problemi psicologici e mi sento soffocare qui dentro. Io finché non finisco l’università non posso andare via di casa e purtroppo dopo questo periodo di COVID il mio ragazzo è rimasto senza lavoro quindi non abbiamo molte possibilità economiche per prendere casa ma io così non c'è la faccio perché per me risulta difficile anche vederci a causa di questa situazione.

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Stress e disagio in casa propria per colpa di altri

Buongiorno, Sono una donna di 30 anni, da qualche anno mi occupo di mio nonno di 85 anni diabetico e con problemi causati da ictus (fisicamente è autonomo). Premetto che ha 3 figli ma ce ne occupiamo solo io e mia madre perchè gli altri non hanno interesse. Abitiamo tutti nella stessa casa familiare ma ognuno ha il proprio appartamento. In pausa pranzo esco dal lavoro e vado da lui per cucinare/pulire e la sera e nei week end è con noi a pranzo o cena. I miei zii si fanno vivi solo per chiedere soldi o favori, sono egoisti, ed estremamente maleducati(la sera tengono la TV talmente alta da sentirla anche noi al piano di sopra o giocano alla playstation urlando fino anche alle 2 del mattino nonostante la richiesta di fare meno baccano). La situazione per me è diventata insostenibile a tal punto da voler andare via e acquistare quindi casa nel più breve tempo possibile. Prendo gocce e pastiglie contro l'ansia e la notte non dormo, questo da settimane. Mio nonno non vuole un aiuto in casa perché pensa di essere autonomo ma non lo è. Non so più come andare avanti, ho un forte disagio anche in casa mia. In questo periodo di covid non ho modo di sfogarmi in nessun modo, non vedo più gli amici e non posso andare in palestra, cosa che mi permetteva di scaricare tutta la rabbia. Vivo per lavorare e accudire mio nonno perchè gli altri fanno finta che non esista. Sono arrivata al limite e nonostante tutto me la prendo con me stessa perché permetto alle persone di fare come vogliono e non riesco a godermi la vita per colpa degli impegni che ho e che non è giusto che abbia. Mio nonno da solo non lo posso lasciare e non me la sentirei per come sono stata educata. Mi fa tanta tristezza vedere i miei parenti vivere tranquillamente la loro vita mentre io faccio sacrifici che potrebbero benissimo evitarmi se ci fosse collaborazione. Ho provato a parlare con loro più volte ma la soluzione per loro è lasciarlo da solo e si sa che con l'ignoranza c'è poco da fare... Grazie per l'attenzione e i consigli

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