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Le olimpiadi volgono al termine e, a parte vittorie, sconfitte e qualche curiosità sugli atleti, c’è un aspetto che mi ha particolarmente colpita. Conosciamo bene i fattori stressanti a cui sono sottoposti gli sportivi di altissimi livelli, derivanti non solo dalla preparazione atletica vera e propria, ma anche dalle aspettative di chi li sostiene e allena, dal desiderio di ottenere performance da podio e dalla responsabilità che nasce dalla rappresentanza di un’intera nazione. Accade facilmente che l’aspirazione al successo e al record, faccia perdere di vista l’ascolto del proprio corpo così duramente sottoposto a richieste e pretese che non sempre riesce ad accontentare. Non si tratta più di sport ma di una sfida con se stessi, dettata dalla voglia di oltrepassare i propri limiti a costo di rimetterci la salute psico-fisica. Il fatto è che per quanto si possa spingere il corpo a comportarsi come una macchina da guerra, esso non sempre accetta di stare al gioco e può decidere di smettere di rispondere ai comandi per urlare “MO BASTA VERAMENTE PERÒ” (cit.)!

Di cosa parlo?
Mi riferisco alle vicende che hanno interessato la campionessa Simone Biles, la quale ha deciso di fare un passo indietro e rinunciare a gareggiare. Per chi non lo sapesse, sto parlando di una giovanissima ginnasta ben 4 volte medaglia d’oro alle olimpiadi di Rio, che a Tokio 2020 ha scelto di ritirarsi per problematiche psico-fisiche.
Cosa è successo?
Pare che dall’inizio delle olimpiadi, Simone abbia cominciato ad accumulare una serie di punteggi bassi, esibendo il peggior volteggio di sempre. Dopo un’iniziale ipotesi legata ad un infortunio alla gamba, lei stessa ha dichiarato di volersi prender cura della sua salute mentale e di soffrire dei cosiddetti twisties, di cui hanno sofferto diversi atleti come lei.
Cosa sono?

Twistie significa torsione e consiste in un improvviso senso di vuoto che colpisce i ginnasti prima di una performance. Più comunemente sono chiamati yips e inducono la perdita del controllo mentale e fisico prima e durante l’esibizione. È come se la mente smettesse di poter controllare i movimenti del corpo e lo lasciasse roteare e cadere in autonomia. Si verifica una sorta di sconnessione tra l’una e l’altro al punto che la persona perde cognizione di tempo e spazio, rischiando di cadere pericolosamente a terra. Gli atleti che ne hanno sofferto riportano sintomi quali tremori, spasmi, sensazione di freddo e contrazione involontaria dei muscoli.
Ci si sente persi e in balia di un corpo che non risponde più ai comandi. Immaginate il disorientamento e la paura che si possono provare in una situazione del genere. Ed è proprio in quel momento di mancata presenza che si entra in contatto con un’impotenza che mette alle strette e che questa volta nessun allenamento può sopperire.
Simone, in questo caso, ha scelto di tutelarsi, fermandosi, facendo un passo indietro e sbattendo la testa contro il proprio senso di insoddisfazione e fallimento, rischiando di deludere tutti quelli che hanno creduto in lei. Ma questo è spirito sportivo, quando l’amor proprio supera qualunque tipo di obiettivo, ambizione e riconoscimento.

Esiste un momento nel quale è necessario fermare la corsa e lasciare spazio a se stessi. Tante volte nella vita, pur non essendo atleti, ci ostiniamo a combattere battaglie strazianti e faticose per sentirci vincenti. Ma il corpo lo sa. Sa cosa è meglio per noi, sa quando è giusto spingere e quando è saggio mollare. Il corpo sa dove siamo, lo sa sempre. E se si accorge che stiamo viaggiando in un tempo che non è il presente, prima ci prende a schiaffi, poi per capelli, solo per riportarci dove ha senso essere, nel qui e ora.

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