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L’E.M.D.R. si basa su un’osservazione casuale che la psicologa statunitense Francine Shapiro fece nel maggio del 1987.

Racconta che un giorno,  passeggiando in un parco, notò che alcuni pensieri inquietanti che aveva erano improvvisamente spariti e che quando li riportava alla mente non erano più così disturbanti e presenti. Fu sorpresa del fatto che questo le  stava avvenendo senza nessuno sforzo cosciente e, colpita da questo, portò l’attenzione a quello che le stava accadendo. Notò che quando questi pensieri negativi le si affacciavano alla mente i suoi occhi cominciavano a muoversi spontaneamente in avanti e indietro in una linea diagonale, incuriosita cominciò a fare questi movimenti oculari deliberatamente mentre si concentrava su pensieri disturbanti e vide che questi sparivano così come si attenuava la carica emotiva.

Da questa scoperta e intuizione condusse varie ricerche e studi che la portarono ad una descrizione dettagliata della procedura che pubblicò nel 1989 e che venne prima chiamata E.M.D. e poi successivamente E.M.D.R. (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), o desensibilizzazione e rielaborazione  attraverso movimenti oculari.

Principio essenziale dell’ E.M.D.R. è che esiste una configurazione innata nel nostro sistema nervoso in grado di elaborare le informazioni fino al raggiungimento di uno stato di salute mentale;  traumi  o esperienze forti negative possono bloccare tale sistema congelando il ricordo  traumatico nel cervello con le stesse emozioni, sensazioni e autovalutazioni negative nel loro stato disturbante; questo può essere riattivato da momenti di vita nel presente rievocando tutti gli stati d’animo ad esso connessi. L’ipotesi è che  attraverso la stimolazione alternata degli emisferi che si ottiene ad esempio attraverso i  movimenti oculari o altre stimolazioni alternate tattili e uditive, si possa riattivare il sistema ed andare verso una  desensibilizzazione e elaborazione del trauma, il ricordo traumatico può essere compreso, elaborato, digerito e non associarsi più ad eventi similari nel presente.

Durante la seduta E.M.D.R. viene chiesto al paziente di riportare la mente al ricordo traumatico mentre viene stimolato con i movimenti alternati per creare un legame tra la coscienza e l’area del cervello in cui è  immagazzinata l’informazione in modo da riattivare il processo cognitivo di elaborazione.

Ad esempio il ricordo di una molestia subita non elaborata può trascinare con sè, anche a distanza di tanto tempo, pensieri non funzionali come e’ colpa mia,  sono impotente, non so difendermi; emozioni di rabbia, tristezza, insicurezza e sensazioni fisiche quali ansia, agitazione, insonnia. Inoltre situazioni particolari o difficili nel presente possono riattivare questi traumi antichi facendoci sentire in uno stato di allerta e pericolo anche se oggettivamente queste minacce non sono più reali.  La riattivazione del processo di elaborazione fa in modo che  queste autovalutazioni  negative vengano sostituite da valutazioni più obiettive e funzionali al presente quali non è stata colpa mia ero solo una bambina, ora posso difendermi, sono forte, ce  la faccio ecc.

Per usare la metafora del treno possiamo vedere la seduta E.M.D.R. come un viaggio con varie fermate che corrispondono al termine  dei set di stimolazione oculare dove ad ogni fermata scendono alcuni passeggeri che rappresentano le cognizioni negative e ne salgono altri che sono le cognizioni  positive e adattive. L’obiettivo è di arrivare all’ultima stazione con il ricordo distante e sbiadito, compreso nella dinamica e  nel contesto in cui si è verificato,  libero da cariche emotive e sensazioni negative che non condizionano  più il presente, come è scritto nel titolo di un libro della Shapiro Lasciare il passato nel passato”.

Questa metodica, nata per il superamento di esperienze traumatiche può essere inserita all’interno di un protocollo terapeutico e utilizzata anche per il superamento di tanti  traumi con la t minuscola che possono essersi verificati nell’età infantile quali: trascuratezze emotive e fisiche, presenza di maltrattamenti alle figure di attaccamento, dipendenze, depressioni, morte o separazioni dei genitori, e che spesso sono fattori che concorrono allo strutturarsi di disturbi quali attacchi di panico, fobie, ossessioni, disturbi alimentari ed altro.

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