Domande e risposte

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Da tempo chiedo il secondo figlio ma lui non vuole

Salve ho 44 anni il mio compagno 46 abbiamo una bimba di 5 anni e 1/2 da tempo chiedo il secondo figlio ma lui oppone un no categorico e non si può discuterne non accetta ragioni mi aggredisce e ribadisce il suo no.Per me è una rinuncia troppo grossa soprattutto per il fatto che la nostra bimba non ha nè cugini nè nessuno senza noi genitori sarebbe sola al mondo e non ci dormo la notte e continuo a piangere.Vorrei lasciarlo ma per amore della bambina non l'ho ancora fatto mi sento in un vicolo cieco, a volte mi ripeto che quando la bimba sarà più grande lo lascerò ma ormai per me sarà tardi biologicamente per rifarmi una famiglia, ma so che non riuscirò mai a perdonargli questa imposizione che devo subire.Aiutatemi sono sfinita. Grazie

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Vorrei andare via di casa, ho bisogno di consigli?

Inizio col dire che ho avuto un'infanzia difficile, in famiglia siamo in 6, anche se sono l'unico figlio rimasto in casa. Io e i miei fratelli siamo cresciuti con offese e violenze, offese come (miserabile, pezzo di merda, fallito, mi vergogno di avere n figlio come te ecc.), questo da parte di mio padre, tutte questo senza ragioni valide, e soprattutto immeritevolmente, mia madre che anche se di buon cuore per paura non ha mai fatto niente (e questo lo reputo peggio)... Io per colpa di tutto ciò non sto bene, sono insicuro e ho tanti deficit anche se ho creato una falsa personalità forte sicura e serena, per riuscire ad essere apprezzato dalla società, infatti su quel punto di vista non ho problemi, anche se non posso confidarmi con nessuno perchè non mi fido a farlo.
Purtroppo sono molto infelice, vorrei serenità e soprattutto autostima vera, e penso che l'unico modo per poter riuscirci sia andarmene di casa e vivere indipendente visto che dalla mia famiglia ho avuto solo odio e invece di esser cresciuto con incoraggiamenti, sono cresciuto col sentrmi dire con collera da mio padre le ose peggiori al mondo e visto scene orribili, Cosa dovrei fare?

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Come ci si salva?

Salve, sono una ragazza di 18 anni. O forse dovrei. Ho sempre amato la libertà, l’ho sempre ammirata. E... guardata da lontano. Molte volte mi sono sentita dire da amiche e conoscenti che in realtà sono la ragazza più libera di questo mondo. Vado dove voglio, con chi voglio, viaggio, prendo decisioni autonomamente e tante altre cose. Ma per me, quello non significa essere liberi. Non sanno. Nessuno sa. Dentro di me sono imprigionata. Ho una prigione che mi porto da 12 anni dentro. Ho costruito questa prigione quando avevo sei anni. O forse c’è sempre stata. Forse, non lo ricordo. Forse, non voglio ricordarlo. Avevo sei anni, e già ero morta. Dentro, intendo. Tra le sbarre di questa prigione ci sono anni e anni di sofferenza, anni e anni di abusi, anni e anni di dolori e lividi mai raccontati. Mai scoperti. C’è stato un periodo nel quale credevo davvero che mi stavo smaterializzando. Mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo più. Agli altri apparivo sempre uguale: “smettila con la dieta ora sei dimagrita, ti fai i complessi inutilmente stai dimagrendo troppo, riposati la scuola ti sta stressando, per studiare non dormi neanche più hai delle occhiaie enormi...”. Perché la gente è così tanto cieca? Muta relazionale? Non seguivo diete, non studiavo tanto, non ero stressata. Solamente, mi ricapitó di incontrare il mio più grande fantasma. Quello che doveva essere mio padre, ma che è diventato dopo sei anni il mio “uomo nero”. Iniziai a riprendermi, iniziai a pensare al mio futuro, all’esame. Rassegnata che da quella prigione non poteva farmi uscire nessuno. Oggi, si è presentata la stessa situazione. Con la differenza, che avendo terminato la scuola, non ho più nessun posto sicuro. Non so più dove proteggermi. Non so più con quale corazza difendermi. Mi sento ancor di più persa e smarrita, in un mondo troppo grande e pericoloso. Casa mia anche mi fa paura. Li non ci sono mai stata bene. Ne io, ne i miei due fratelli. Ma so che devo farmi forza, nascondere ancora una volta questo dolore, perché mio fratello di soli 15 anni, ha bisogno di me. Perché ha solo me. E lui, non posso perderlo. A gennaio, cercó di andarsene, di “prendersi la sua rivincita, contro il mondo” così dice lui. E li, sentivo di aver perso tutto. Mio fratello, oggi, non sogna più, non lotta più per i suoi sogni, non sente più, non ama più, non esce, non ride, non vive. Ed io non faccio che sentirmi sempre più impotente contro una fragilità e un dolore che ci sta massacrando. Mia madre non fa altro che scaricarci tutta la frustrazione di una vita che non aveva immaginato così. Non fa altro che allontanarci ogni giorno, usando frasi e parole che una mamma non dovrebbe mai usare. Ho cercato di nascondere il mio dolore per far spazio al suo, ho cercato di essere tante e diverse persone per lei, per farmi andare bene a lei. Ma ho capito che non posso cambiare il mio essere per chi non fa neanche un passo verso di me, di noi, verso i suoi figli. Mio fratello più grande tiene tutto dentro, conserva, accumula e poi scoppia. Ma ci protegge, cerca di farci stare sempre bene. Ma io ho 18 anni, mio fratello 22 e l’altro 15, e di lottare siamo stanchi. Troppo stanchi. Allora dov’è quella libertà di cui parlavo all’inizio? Non esiste. Non c’è. Perché la prigione che ho dentro diventa sempre più piccola e soffocante. Ed io.. non so più come proteggere e difendere mio fratello, non so più come cercare di farlo rialzare, come farlo rinascere. Perché forse, devo rinascere prima io. Ma... Sono stanca

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Tornata a vivere in un ambiente familiare dannoso

Buongiorno, sono una ragazza di 26 anni e, dopo il liceo, ho passato 7 anni in un'altra città, per studio e lavoro. Due mesi fa ho dovuto prendere la decisione di tornare a stare dai miei per un po', perché ho ripreso a studiare per intraprendere un nuovo percorso lavorativo purtroppo molto lungo, ma che ho sempre desiderato. Nei 7 anni fuori, mi sono costruita un modo di vivere fondato sulla costante ricerca del mio Io, di ciò che mi fa stare bene, dell'organizzazione dei miei ritmi e dei miei spazi, che prima di trasferirmi mi mancava totalmente, essendo sempre assoggettata al modo di vivere/pensare dei miei genitori, che sono sempre stati piuttosto oppressivi durante la mia crescita, sostituendosi spesso a me nelle scelte, e che non riescono a concepire un modo di pensare diverso dal loro.
Tornando a casa mi sento costretta a riadattarmi al mio status di adolescente. Ho rinunciato a tutte le piccole abitudini che mi facevano felice e devo dare costantemente spiegazioni per quello che dico/faccio (premetto che non faccio davvero niente di strano, sto anche uscendo pochissimo e cerco di concentrarmi solo sui miei impegni) e non vengo mai considerata anche una donna ma solo una figlia. Il rapporto peggiore è quello con mia madre, che è sempre in casa perché non lavora più.
Mi sento i suoi occhi puntati addosso come riflettori qualunque cosa io faccia, mi tratta proprio come se avessi 12 anni, risponde al posto mio a domande di altri e spesso discutiamo per le cose più inutili. La cosa peggiore è che ho davvero ripreso a comportarmi come facevo prima: mi prende un pianto incontrollabile ogni volta che devo dirle qualcosa che non mi sta bene, perdendo ovviamente tutta la mia credibilità, che è un comportamento che per anni ho cercato di controllare e debellare. Io capisco benissimo la sua condizione, sono anche l'unica figlia, sono stata lontana per tanto tempo e ora sono di nuovo con lei e paradossalmente mi sentirei anche in grado di farle da sostegno nell'affrontare psicologicamente quello che lei sta passando tra disoccupazione, demenza senile della nonna e continui battibecchi con papà (che sembra sia capace di contagiare tutti con la sua positività tranne la mamma), ma ogni volta che provo a parlarle lei non mi ascolta, si comporta come se non volesse aprirsi con me, come se volesse lei stessa convincersi che io sono solo una figlia, che c'è una gerarchia tra noi e tenta spesso di sminuirmi o fa finta di non ascoltarmi, quindi io poi mi innervosisco e spesso vado via sbattendo la porta (per poi pentirmene dopo 1 minuto). Ho bisogno di un consiglio reale per riuscire a rendere questa convivenza temporanea meno pesante e meno tossica per me.
Non voglio rinunciare a tutto quello che mi sono costruita in questi anni, alla forza che mi sono riscoperta affrontando le mie sfide, alle scelte che ho fatto. Questo tempo doveva servire per continuare a costruire e perseguire i miei obiettivi e ora più che mai ho bisogno di tutta me stessa per affrontarlo, ma tornando a vivere dei miei STA CROLLANDO TUTTO, ho paura di perdere tutte le mie conquiste, mi sento incapace di qualsiasi cosa ormai, ho ricominciato a mettere in dubbio le mie capacità, le mie aspirazioni, sono sempre stanca e costantemente in ansia per tutto.
Ho una grande voglia di scappare, ma non posso permetterlo ora e in più ho paura che lasciando aperta questa situazione, mi si potrà ripresentare una volta ricostruita finalmente una stabilità.

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Come difendersi da una sorella perfida?

Buonasera, è difficile riassumere in poche righe la mia vita, ma cercherò di essere concisa parlando dell'ultimo episodio accaduto proprio due giorni fa. Dico subito che è una storia vista e rivista, ma l'altro giorno mia sorella (33 anni lei, 30 io) ha proprio superato ogni limite. Son venuta a sapere che ha sparlato di me con mia nonna e due mie zie, dicendo che io non ho amici (non vero), che non esco mai (non è vero, esattamente non esco tutti i giorni), che non guido, che all'università non mi do le materie e sto perdendo solo tempo, che sono una monaca di clausura, che io posso confidare solo su mia madre e su mio padre, che sono grassa perché depressa e che mi devono AIUTARE.
In poche parole mia SORELLA mi ha esplicitamente fatto passare per una malata depressa. Adesso, letto così sembra niente, ma lei racconta tutto ciò con una cattiveria inaudita, mi sputtana giornalmente con i suoi amici, con i nostri parenti, con gli sconosciuti. Fa così da quando ha 16 anni e mi ha sempre messo in cattivissima luce con chiunque davanti, ma anche dietro le mie spalle.
Io sono stata sempre presente per lei, cosa che non posso dire di lei tranne se le serve un favore. È un mostro. Cosa devo fare? Come mi devo presentare la prossima volta davanti ai miei parenti dopo quelle cattiverie? Io dalla vergogna scapperei. La odio con tutta me stessa.
Aiutatemi.

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Enuresi giornaliera

Buongiorno, sono una mamma di una bimba di 6 anni e mezzo. Mia figlia fino a marzo di quest'anno non si è mai fatta pipì addosso al giorno e rarissime volte di notte, da quando le tolsi il pannolino intorno ai 3 anni d'età.
Poi questa primavera prese una cistite per un colpo di freddo. Dopo aver preso un primo antibiotico che le portò diarrea senza guarirla, prese il Monuril yunior che la guarí subito. Ma purtroppo per parecchio tempo ebbe brufoli sui genitali.
Adesso non riesco a capire se c'è un collegamento tra la malattia di quest'inverno o se è un problema psicologico. Grazie mille per l'attenzione.

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Paure di un bimbo di 9 anni

Sono una mamma lavoratrice che lavora anche durante la notte in quanto sono infermiera. Anche il mio compagno fa lo stesso lavoro e per questo abbiamo sempre fatto turni diversi per essere presenti con i bimbi e ci avvaliamo dell'aiuto dei nonni per il restante tempo.
Abbiamo 2 bambini: uno di 9 anni, tra pochi giorni, e uno di quasi 4 anni.
Mi rivolgo a voi per un consiglio per il bambino di 9 anni. È sempre stato un bambino sereno ed equilibrato, solare fino all'età di 5 anni. Da sempre molto legato a me, mentre col padre ha sempre avuto un rapporto conflittuale per caratteri opposti.
Ha iniziato a manifestare segni di gelosia quando è arrivato il fratellino..gelosia che manifestava con regressione. Ad esempio voleva stare sempre con me, dormire con me...tutt'ora è geloso del fratello e, se anche gli vuole, bene litigano spesso.. Da alcuni mesi manifesta paure specialmente nel momento della messa a letto anche se ancora dorme con me ed il fratellino nel lettone.
Non riesce a prendere sonno, piange e dice di aver paura della morte, dei ladri, di non svegliarsi più, del buio, ecc. Interrogandolo mi ha detto che è rimasto impressionato dalle notizie sentite al telegiornale e per questo da tempo non lo guardiamo più. Le paure però non passano ed anzi, ultimamente, sembrano essere peggiorate. Preciso che è un bambino studioso, che ha ottimi risultati scolastici, inserito bene anche nello sport coi compagni... Vorrei un consiglio su come comportarmi..vi ringrazio..

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Paura di non essere normale, bassa autostima

Buongiorno a tutti. Mi chiamo Elisa e sono una ragazza di 22 anni. Frequento l'università, ho degli amici, un fidanzato (che purtroppo non riesco a vedere come tale) e una famiglia che mi vuole bene, seppur i miei genitori si siano separati quando avevo 18 anni. La mia paura giornaliera è quella di non essere normale..mi ritrovo tutti i giorni ad avere pensieri ossessivi sul mio modo di essere, sui miei comportamenti, sul mio modo di relazionarmi. Cerco ogni giorno online risposte alle mille domande che nascono su di me nella mia testa, arrivando anche a pensare di avere disturbi psicologici, riconoscendomi nei sintomi descritti. Questi pensieri mi stremano e sono estenuanti e non riesco a fermali finchè non trovo una risposta che però non trovo mai, convincendomi sempre più di avere qualcosa che non va. Proprio per questo durante il giorno mi sento perennemente distratta e distaccata dalla realta e dalle persone che mi circondano..non mi sento effettivamente "presente" nella vita reale. A volte ho l'impressione di non essere amata, di valere poco e niente, di essere poco considerata dalle persone della mia vita.. spesso ho difficoltà a stare in mezzo alla gente. Quando sono con gli altri apparentemente sembro tranquilla e serena ma in realtà ho continuamente paura di sembrare diversa ai loro occhi, di sembrare poco divertente, di sembrare una persona che parla poco, poco interessante, e che gli altri siano più interessanti e divertenti di me..e mi basta un niente per ferirmi e farmi dubitare di me..uno sguardo strano o una frase che fanno si che quando torni a casa io mi chiuda in me stessa e cominci a entrare in quel vortice di pensieri e ricerche online per capire cosa c'è che non va in me. Tutto questo mi porta anche difficoltà nello studio perchè non mi permette di concentrarmi. Mi siedo davanti ai libri e anzichè studiare comincio a pensare, pensare,pensare, cercare su intenet per dare risposta ai miei pensieri..fino a che la giornata finisce e mi rendo conto di non aver combinato niente e mi sento delusa da me stessa per il fatto di essermi concentrata sui miei pensieri e non su ciò che devo fare di concreto per il mio futuro, cioè studiare. Spesso sento la necessità di isolarmi e di stare sola, sia per pensare, sia perchè non ho voglia di parlare con nessuno..perchè ho sempre paura di non saper cosa dire agli altri oppure di dire cose poco interessanti e risultare noiosa.
Mi è capitato di dire frasi sconnesse, balbettare, esitare, perdere il filo del discorso e inoltre da un po di tempo ho difficoltà a guardare negli occhi le persone mentre parlo, ma non mentre le ascolto. A volte invece mi sembra che tutto questo sia solo una costruzione della mia testa e che in realtà io non abbia niente che non vada..e allora cerco di andare avanti e di riprendere in mano la mia vita,lo studio e le relazioni, normalmente, come se niente fosse..riuscendo ad essere serena, spigliata e più sicura di me. Fino a che non accade nuovamente qualcosa (una critica, un litigio, una frase, un'uscita con gli amici andata male) e allora ricado nuovamente nel mio vortice di pensieri. So che la mia lettera può sembrare confusa, perchè sono molto confusa anche io sui miei sentimenti e sulle mie emozioni..fondamentalmente perchè non sono più sicura di ciò che provo e che sento. Non so se ciò che provo e che penso sia reale o se sia sempre alterato da questo stato di confusione mentale. Non ho più fiducia nella mia "mente", non ho più fiducia in me. Non so neanche più chi sono io, cosa pensa Elisa, cosa vuole Elisa e chi è Elisa. Vorrei sapere come uscire da questa situazione e quale è il primo passo per tornare "normale" e per ricominciare a vivere serenamente e con piena consapevolezza la mia vita. Voglio riprendere in mano la mia vita e non vivere più cosi "passivamente" in balia dei miei pensieri ossessivi e del giudizio altrui. Ringrazio in anticipo per le vostre risposte. Saluti Ps: credo che possa essere rilevante dire che ho sofferto di Ipocondria e attacchi di panico, subito dopo la separazione dei miei genitori e appena iniziata l'università. Ma posso dire di aver risolto a pieno questo problema attraverso delle sedute psicologiche che mi hanno aiutata molto.

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