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Una madre che mi tiene prigioniera

Gentili dottori, è la prima volta che scrivo sul vostro portale. E lo sto facendo in preda quasi alla disperazione.. Ho 36 anni, sono sempre stata molto introversa e poco socievole, quindi il comportamento di mia madre non è mai stato troppo problematico. Finora.. Mi scuso se mi dilungherò ma non saprei come riassumere la cosa.
Premetto che ha avuto un infanzia non facile e un paio di volte, esaurimento nervoso. Inoltre deve spesso far ricorso a psicofarmaci e la nostra situazione economica nonché il posto dove viviamo, non aiutano.
Sin da bambina ricordo che ha alternato periodi in cui mi lasciava più o meno libertà ad altri, nei quali anche parlare con una mia amica, con la quale avevamo il terrazzo diviso solo da una rete, era un problema. Non voleva che le parlassi fuori, non la voleva in casa e non voleva che andassi io da lei, o che uscissi con lei sotto casa nostra.. Avevo circa 13 anni. Verso i 21 anni, mi recai presso una psicologa, per un periodo. Avevo avuto un problema agli occhi che mi aveva molto segnata.. L'unica volta che la dottoressa vide mia madre, disse che era come un marito verso di me e che era una persona a cui piaceva comandare.
Nonostante questo, vista la mia propensione a stare in casa e i pochissimi amici, le cose filarono abbastanza lisce.. Finché quasi 4 anni fa ci trasferimmo in una casa che con i tantissimi problemi che ci ha portato, penso abbia minato ancora di più la salute di mia madre.
Premetto che io non sono praticamente più uscita di casa se non per strettissime necessità e non si dire se questo abbia contribuito.
Per esempio, ho discusso con lei più volte per via.. Della doccia! Mi fa spesso problemi come se non volesse che la facessi, per poi dirmi che ha paura che io muoia in bagno.
Se vado in camera mia, quando lei non ha nulla da fare, mi viene a cercare di continuo con scuse abbastanza insensate. Se faccio qualcosa, non mi permette di concentrarmi.
Ad ogni modo, conosco da più di 3 anni, solo virtualmente, un ragazzo, c'è stata subito una grande amicizia e siamo andati subito d'accordo. Tanto che, mia madre mi incoraggiava spesso a conoscerlo di persona.
E nonostante la distanza, è diventato il mio migliore amico. Solo che da poco anche altro e abbiamo deciso di fidanzarci. Dopo un mese senza problemi, mia madre ha iniziato prima con piccole scuse.. A non volere che uscissi. Poi, sempre peggio. Prima, per esempio, perché non voleva lasciassi i cani a casa, ho iniziato a portarli con me per non darle disturbo.Ho fatto fare il tampone a questo ragazzo per farla starà più tranquilla.
Faccio prima tutto quello che c'è da fare in casa la aiuto e solo dopo aver finito, mi permetto di uscire 2 o 3 ore. Non sempre, ma saltuariamente.
Non vado lontano da casa, non le ho più portato in casa questa persona come lei ha chiesto, in breve la ho assecondata su tutto. Ma ho peggiorato le cose perché non potendo più usare queste scuse, ha tirato fuori molto peggio.
Iniziando una volta a dire che lui potrebbe stuprarmi o uccidermi
Un altra,usa la paura del coronavirus..
Un altra ancora che fa freddo e se esco deve tenere la porta aperta (non so il motivo), oppure ancora, che questa persona vorrebbe farsi mantenere. Ma noi non siamo assolutamente ricchi.. Anzi!
Ad ogni modo, ogni tentativo di ribellarmi peggiora le cose. E già difficile per me dato che le sono sempre stata molto legata, vedere in lei un cambiamento simile.
E diventata quasi perfida Persino se sto male, non chiede nemmeno più informazioni. Mi fa dispetti e mi cerca solo se si annoia o non ha altro da fare..
E arrivata al punto di rinfacciarmi il fatto di avermi dato una mano nella procedura di stiratura dei capelli, e a dirmi che se non smetto di uscire con il mio ragazzo, devo andarmene di casa. Quando fino a pochi giorni fa, diceva che se me ne fossi andata sarai stata una str....
Purtroppo nega o afferma di non ricordare, le cose che non gradisce le siano fatte notare.
Simula malori durante le liti. E questo lo ho scoperto quando una amica mi suggerì di fingere una telefonata al 118..e lei stranamente non si sentì più male...
In tutto questo io sto soffrendo in modo indicibile. Non voglio fare una scelta ma nemmeno essere trattata così. Ho 36 anni e questo genere di problemi non dovrebbero esistere. Non peso sul bilancio familiare poiché riesci a comprare da sola ciò che mi occorre e anzi saltuariamente a dare una mano.
Ma non ho possibilità di prendere una casa, oltre a non voler davvero andarmene. Perché vorrei che potessimo andare d'accordo come prima. Ma senza dover rinunciare alla mia libertà e al diritto più che legittimo di avere un fidanzato.
E inutile dire che non intende vedere uno psicologo, anzi, spesso allude che io sia pazza e mi inventi le cose.
Certamente sono provata dalla situazione.. Ma se lei non si comportasse così, accusandomi di essermi messa contro di lei, che a suo dire mi lascia fare ciò che voglio e mi tratta come una principessa, per colpa di un uomo, tutto andrebbe meglio.
Perché è lei che si è messa a farmi la guerra. Non io..
Spero davvero che pubblichiate la mia domanda, e in qualche consiglio poiché la situazione è insostenibile.
Vi ringrazio anticipatamente.
Saluti.

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Poca concentrazione

Buongiorno,Vorrei avere un parere in merito a mio figlio di 5 anni. È un bambino molto vispo e dolce. Fino ai 3 anni abbiamo vissuto praticamente in simbiosi perché io ero a casa. Poi all'asilo c è andato poco e mal volentieri. Ha qualche problema a stare in gruppo, non riesce a socializzare. Spesso capita che all' asilo se ne stia da solo, da parte, non giochi con gli altri. Quando conosce un bambino ci mette parecchio a dare confidenza. Ma quando i bambini sono tanti, non riesce a fare gruppo e si isola. Mio figlio è un bambino allegro, parla benissimo, comincia a scrivere il suo nome. Manca un po' di concentrazione. Dopo poco che facciamo un attività un po' più complicata si stufa e si distrae. Spesso non ascolta cosa uno gli spiega. E alle prime difficoltà rinuncia quasi subito. Io sono molto preoccupata. Sia per la questione della socializzazione, perché ho paura che sarà un bambino solo o che gli altri isoleranno e che l anno prossimo a scuola non starà con gli altri. (è capitato che qualche bambino lo spingesse, gli tirasse i capelli o gli desse fastidio e lui non si difende). Sia per la questione della poca concentrazione. Sembra non esser interessato a nulla. Solo ai suoi soliti giochi, allora ci gioca per ore da solo. Non sa disegnare, fa solo righe e scarabocchi. Non so cosa pensare... Sono cose normali oppure c è qualche problema? Io vorrei aiutarlo soprattutto a superare l insicurezza, ad aver fiducia in sé stesso. Vorrei che non avesse timore a buttarsi in gruppo con gli altri. È anche vero che di bambini ne frequentiamo pochi e sempre uno per volta. Non so come comportarmi. Cosa posso fare per aiutarlo? E per la concentrazione? Grazie molte.

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Staccarmi emotivamente da mia madre

Gentilissimi, ho trentotto anni, da oltre tredici anni abito e lavoro all'estero. Ho studiato lingue ma devo ammettere che sono espatriata per sfuggire a mia madre, da sempre simbiotica, controllante, ansiosa e manipolatrice. Mi dispiace doverla definire così, perché ha anche molti lati positivi e davvero piacevoli (è divertente, ironica, generosa, pragmatica), ma questi pregi emergono solo se e quando faccio esattamente tutto ciò che stabilisce lei, quando lo dice lei, ai suoi ritmi e secondo le sue modalità, oppure quando un evento esterno imprevisto non la fa cadere in una delle sue crisi. Lei ha avuto un trauma da piccola, ha perso una sorellina e credo che di questo abbia incolpato suo padre, cioè mio nonno, un uomo molto dedito al lavoro e autoritario (ma che io ho adorato, è stato il mio unico modello maschile positivo in famiglia). Lei si è attaccata molto alla madre, cioè mia nonna, che ha curato per tutta la vita fino alla sua scomparsa, qualche anno fa. Al contrario, ha sviluppato un odio per mio nonno tanto da sposarsi con il suo primo fidanzato proprio per uscire di casa. Però, non essendosi mai davvero emancipata, ha riversato tutte le sue frustrazioni sul marito, e io fin da piccola ho dovuto assistere a litigi violenti e infiniti, con minacce irripetibili e abusi fisici e verbali. Lei piangeva e urlava anche se io imploravo di smettere e lui reagiva con altrettanta foga, ora penso in parte perché pungolato e provocato fino all'esaurimento. All'epoca non capivo. Per me la vittima era mia madre e mio padre un mostro ci faceva soffrire. Lei non mi ha mai permesso di passare tempo da sola con lui. Sosteneva in sua assenza che gli davo fastidio e che dovevo stare solo con lei. Mio padre, purtroppo, era spesso all'estero per lavoro, quindi la sua assenza non giocava a suo favore. È riuscita nell'intento perché, in effetti, l’ho odiato fortemente. Quando sentivo la sua macchina arrivare, cadevo nell’angoscia che litigassero di nuovo, non uscivo con gli amici o non andavo a dormire dalla paura che succedesse una tragedia mentre io non ero lì a guardarli, per esempio che lui la uccidesse. Poi mio padre si è ammalato gravemente ed è morto quando avevo quindici anni. È stato uno shock. Da un lato non poteva più farci del male, dall’altro mi è dispiaciuto tantissimo averlo odiato e non avere approfittato del poco tempo insieme per conoscerlo meglio. Non c’era dialogo, lui non sapeva come parlarmi della malattia e io covavo troppo rancore nei suoi confronti. In ogni caso, rimasta sola con me (sono figlia unica), mia mamma ha iniziato non soltanto a vivere in funzione della mia esistenza, controllandomi, soffocandomi e seguendomi ovunque, ma anche a riversare le sue frustrazioni precedenti su di me, esattamente come aveva fatto con mio padre. All’improvviso non ero solo sua figlia, ma anche suo marito. È stato in quegli anni, tra i quindici e i ventuno, che ho capito che quando lei vuole dare sfogo alle sue esplosioni di rabbia, non c’è assolutamente nulla che io possa fare. Mi colpevolizza di tutte le sue infelicità, minaccia di fare gesti estremi per farmi vivere per sempre col senso di colpa (cosa che in effetti già faccio) e mi riempie di ricatti morali. È capace di togliermi la parola per settimane, sbattere porte e telefoni in faccia solo perché una volta posso stare al telefono solo dieci minuti invece di un’ora. Quando ero in Italia mi rovinava ogni relazione sentimentale (faceva scenate di gelosia e s’intrometteva su tutto) e anche la vita lavorativa (si presentava sul posto di lavoro e rispondeva ai miei clienti, oppure mi denigrava nelle fasi in cui ero disoccupata). Se le spiegavo, a volte con calma, a volte arrabbiata, che mi stava tarpando le ali e mi opprimeva, lei mi dava della meschina egoista. La lontananza mi ha fatto benissimo, ho scoperto di essere una persona di indole pacifica, empatica e tranquilla (con lei ero sempre ansiosa, rabbiosa e triste senza nemmeno rendermene conto) anche se c’è sempre questo velo di malinconia e depressione che fa parte di me e ho imparato ad accettare. Scrivo al presente perché, tutt’oggi, non riesco a uscire dai suoi meccanismi malati e, per non farla infuriare, continuo a comportarmi allo stesso modo: cerco di essere accomodante e arrendevole finché resisto, poi pian piano mi sento annullare e spegnere come una candela, e così un bel giorno non reggo più e me la dò a gambe levate. Non riesco a staccarmi emotivamente da lei perché mi fa compassione, è sola, i nonni non ci sono più, non ha amici (si offende per ogni piccola cosa e non è mai propositiva). Dal suo punto di vista, o esce con sua figlia o sta in casa (mia nonna faceva uguale con lei). Non sono riuscita a crearmi una nuova famiglia all’estero perché sento sempre che un giorno lei avrà bisogno di me e io dovrò rimpatriare. Forse una parte di me vorrebbe anche rimpatriare ma temo che poi lei mi fagociti di nuovo se le abito a troppi pochi chilometri di distanza. Inoltre ho paura di fare figli perché so che avrò sempre lei che mi gira intorno e rivendica i suoi diritti di nonna. Il suo sogno più grande, infatti, è sempre stato quello di vedermi ragazza madre, senza una figura maschile accanto, in modo da crescere mio figlio noi due sole (che poi tradotto nella sua mente significa che me lo crescerebbe lei, perché si è sempre imposta su tutto, non posso nemmeno accendere un fornello senza ritrovarmela sul collo). A causa del Coronavirus, mia madre ha iniziato a soffrire di attacchi di panico, ed essendo da sola, mi ha esplicitamente chiesto di tornare da lei ad aiutarla. Era marzo 2020, tutto era nuovo e sconosciuto, ho deciso di assecondarla, continuando a pagare l’affitto del mio appartamento all’estero. Da allora faccio un po’ avanti e indietro ma con i mesi sta diventando dura. Quando entro in quella casa, nonostante la mia età, ritorno la bambina spaventata e impotente in balia degli umori della madre e questo è davvero uno schiaffo a me stessa, agli anni d’indipendenza che mi sono costruita da sola, con tanti sacrifici ma anche tante soddisfazioni. So che mi devo staccare emotivamente, ma come si fa? Ho bisogno di imparare tecniche e strategie. Due anni fa sono già stata in terapia per lo stesso motivo, ma l’ho sospesa perché la psicologa insisteva che io interrompessi qualsiasi contatto con mia madre e a me sembrava un po’ estremo. È davvero questa l’unica soluzione? Non c’è una via di mezzo? Vorrei solo starle vicina senza morire dentro. E poi vorrei un marito, forse un figlio, sicuramente un cane, senza il terrore di diventare un giorno come lei. C'è qualche speranza? Grazie infinite per l'ascolto e per qualsiasi suggerimento.

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Mio figlio di 3 anni vuole essere una femmina

Sono la mamma di un bambino di 3 anni e mezzo che, fin da quando ha iniziato a camminare e relazionarsi, mostra comportamenti tipicamente femminili e sceglie giochi propriamente femminili. Già a due anni diceva che voleva avere i genitali femminili come la sorella (più grande di due anni) e fa spesso i capricci perché vuole vestirsi con gonne, vestiti.. Come mamma non sono mai stata così attenta ai dettagli come smalti o tacchi, li uso raramente ma ultimamente evito proprio di metterli perché sennò è una tragedia con il piccolo che li vuole anche lui. Come famiglia cerchiamo di non farci vedere preoccupati e di assecondarlo in ogni situazione come a casa o dai nonni.. si traveste ogni giorno da principesse e in qualsiasi cartone lui si identifica con una femmina.Poi gioca molto con le bambole e le barbie, pure il suo papà gioca con lui perché ha capito che quello lo rende felice (alla sorellina non piacciono tanto) All'asilo le maestre ci dicono che è un bambino molto tranquillo, gioca più con le femmine perché i maschi della sua classe sono molto “aggressivi” e non è nella sua indole seguirli nei giochi; lo vedono equilibrato e molto “avanti” per la sua età (ha iniziato a parlare prestissimo e ora ha un linguaggio molto articolato) Sono preoccupata che, crescendo e mantenendo questo atteggiamento, sia bullizzato; oltre al fatto che per il mio compagno non è accettabile che il bimbo da grande “voglia cambiare sesso”. Come possiamo comportarci? Grazie

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Esclusione dai compagni

Salve sono la mamma di un ragazzo di 13 anni. Il problema è che all'età di 8 anni ci siamo trasferiti dalla Sicilia a Milano e da lì è iniziato il nostro incubo. Premetto che mio figlio giù in Sicilia era un bambino solare, sorridente e cercato e stimato dai compagni della sua classe. Da quando siamo arrivati a Milano mio figlio era partito molto fiducioso in questa nuova avventura ma purtroppo si è trovato a combattere con atti di bullismo fatti dai componenti di classe che gli rubavano le cose e le buttavano dalla finestra, lo prendevano in giro escludendolo, ma cmq lui ha sempre cercato di trovare una via di uscita e cercare di entrare in questo gruppo. Sembrava avesse trovato un po' di pace iniziando le scuole medie che tra alti e bassi stavano passando piscine, ma più volte mi sono trovata a vederlo arrabbiato, isolato, mi dice che non lo vuole nessuno, che se c'è da scegliere un compagno per un gioco lui è sempre l'ultimo non lo chiamano per uscire e mi sono accorta che spesso questi atteggiamenti si verificano anche quelle poche volte che lo invitano a giocare alla play e poco dopo sono lì a prenderlo in giro, a dirgli che è un incapace e offese di vario genere. Ho provato a mettere al corrente le prof ma dicono che loro non notano nulla di strano. Io così non posso continuare anche perché credetemi è molto deprimente vedere il proprio figlio essere sempre triste e arrabbiato e soprattutto solo, cerco di incoraggiarlo dicendo che prima o poi si renderanno conto e lo cercheranno ma ho paura di illuderlo. Se qualcuno mi può consigliare cosa potrei fare per aiutarlo lo ringrazio in anticipo

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I miei genitori da anni non accettano la mia relazione, io mi sento soffocare.

Ho 24 anni e ho una relazione da 8 anni, premetto che in questi anni ci sono stati molti periodi bui, dove ci siamo lasciati per poi ritornare.Nel 2018 abbiamo deciso, cosi', di trasferirci in Francia per un periodo di 6 mesi e iniziare una convivenza, il tutto all'insaputa dei miei genitori (sapevano che ero partita da sola), perche' non avrebbero mai permesso una scelta tale.Quel periodo sono stata davvero bene sia con me stessa che con lui, ci siamo riscoperti, e abbiamo ritrovato quella serenita' perduta da tempo, la convivenza (stranamente) andava a gonfie vele.Il problema e' che da sempre la mia famiglia non accetta la mia relazione, i miei momenti bui, i miei ripensamenti, sono sempre stati influenzati dal loro continuo rifiuto nell'accettare il mio partner.Il motivo mi e' anche ben chiaro, i miei non accettano la nostra relazione per la famiglia del mio partner, con un passato familiare non affatto roseo. Si sono sempre intromessi nelle mie scelte, e hanno sempre discreditato un ragazzo che non ha colpe in questo caso di non essere nato nella classica famiglia del "Mulino Bianco", ma che a suo tempo si impegna, lavora e soprattutto mi ama. Non ho un bel rapporto con i miei, non solo per questo, in generale c'e' poco dialogo, e in molti casi mi sento non altro che la loro bambola. Non discreditano solo il mio ragazzo, soprattutto mio padre, con il quale si puo' dire che quasi non ci abbia un rapporto, ma questo capita spesso anche con me.Mi sono laureata alla triennale in 3 anni, ho deciso di proseguire con un Master dopodiche' mi sono immessa senza perdere tempo nel mondo del lavoro, sempre con dedizione, e una volta a tavola mi sono sentita dire "Infine una triennale hai" , quasi a dire "ma a cosa vuoi aspirare". Con lui c'e' zero e vi dico zero dialogo, non c'e' uno scambio di opinioni, perche' esiste solo la sua e non sia mai a sforare il suo pensiero. In quel caso ti discredita, ti offende, e alza la voce.Ho una relazione da 8 anni, ma forse e' piu' il tempo che l'ho tenuta nascosta, che quello in cui ho potuto viverla invece serenamente, com'e' giusto che sia per una ragazza di 24 anni.Sono esausta, in casa mi sento soffocare, e forse penso sia giunto il momento di vivere la vita a modo mio, di fare i miei sbagli. Sono stanca delle loro continue etichette, perche' se non hai una laurea (che sia magistrale) allora non vali, se non vieni dalla famiglia più felice del mondo, allora il tuo ragazzo non merita una famiglia che lo accolga per il ragazzo che e', e non per gli errori commessi dalla sua famiglia in passato.I miei mi ripetono sempre "te la fai sempre con la spazzatura" , " in casa mia non entrera' mai". Ed e' vero, non entra in casa mia, sono io che vado a casa sua, che passo le domeniche con la sua famiglia, che vado a vedere un film, o a dare gli auguri di Natale. E penso che una persona che non ti ami veramente, non arriverebbe ad accettare tante cose come l'umiliazione di essere denigrato dalla famiglia della tua ragazza. A 24 anni, nonostante i miei sforzi di costruire un rapporto con i miei genitori, nonostante il carattere forte di affrontare tante parole, tante situazioni e nel credere sempre nei miei sogni (anche quando mi si viene detto che ho una semplice laurea triennale), sono arrivata al punto di volerli cancellare dalla mia vita.

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Paura e ansia

Buongiorno, mia figlia a quasi 12 anni ed è una ragazzina molto introversa ha tanta paura di tutto addirittura inizia a tremare e ad agitarsi quando deve andare a scuola perché ha paura di essere interrogata e ha paura di sbagliare, e poi si mette a piangere in classe, così sono andata a parlare con la professoressa di italiano e mi ha spiegato le problematiche che mia figlia ha in classe, poi è successo un altro episodio con la professoressa di storia e geografia pure lì si è messa a piangere perché aveva paura di essere interrogata e aveva paura del modo di fare di questa professoressa così ho scritto un email dell'insegnante e lei mi ha dato il suo numero di telefono e ci siamo sentite le ho spiegato la situazione di mia figlia ed è stata molto comprensiva, che addirittura ora sa come fare con mia figlia. Poi mia figlia ha avuto un episodio strano mi diceva che vedeva una ragazzina in casa che parlava con lei, non so se è una sua immaginazione. Poi mia figlia non va più volentieri a scuola e mi dice che lei è sempre sola durante la ricreazione, ma IO le ho detto di stare insieme alle sue compagne di classe e lei mi ha detto che è sempre la prima a cercarle, premetto che ha un amica con cui ogni tanto esce il pomeriggio in paese e con questa ragazzina che è la sua compagna di classe si trova bene. Io e mio marito facciamo di tutto per tranquillizzarla, per farla stare felice. Premetto che io passo più tempo con mia figlia che mio marito perché lavora sempre ed io essendo una casalinga e con tanti problemi di salute non posso andare a lavorare quindi mia figlia è sempre stata con me da quando è nata ed io ci parlo tanto con lei, e faccio di tutto per non farle mancare il mio aiuto, però ora come ora non so come fare e non so che dire. Anche questa mattina si è messa a piangere e lungo il tragitto per andare a scuola. Mi potete aiutare per piacere perché sono molto preoccupata per mia figlia Saluti Mery.

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Autolesionismo infantile

Buongiorno, sono una mamma di due femminucce, un'adolescente e una bimba di 5 anni la piccolina è molto affettuosa e sensibile e tanto tanto legata a me infatti mi chiede di continuo chi è la preferita tra le miei figlie cosa a cui io rispondo sempre dicendole che non ho una preferenza e lei di conseguenza si arrabbia, oltre al fatto che è tremendamente gelosa del papa' sempre nei miei confronti , è da un po' che mi preoccupa dato che se rimproverata si arrabbia con se stessa e dice che si vuole uccidere gia' questo mi ha spaventato perchè lo dice spesso ma ieri è tornata dalla materna e mi ha raccontato che la maestra l'ha rimproverata e lei essendo una bambina cattiva si è messa 2 volte le dita negli occhi per autopunirsi e che di nuovo si voleva uccidere. Io non capisco queste reazioni anche perchè siamo una famiglia serena nonostante tutte le ansie che sta portando il covid sopratutto per i piu' piccoli ma mi chiedo in questo caso cosa rispondere, cosa fare.. grazie in anticipo per una risposta. Giusy

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