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Come devo comportarmi se mia figlia si rifiuta di fare qualsiasi attività

Salve, non so più come comportarmi con mia figlia, ha 8 anni.
Il mese scorso ha iniziato a piangere per entrare a scuola, pianti disperati, le maestre dovevano tenerla con forza mentre io cercavo di staccarmi le sue mani di dosso per poter andare via, tutto questo per 3 settimane. Ha lasciato la danza che frequentava con passione. Dopo queste 3 settimane ha iniziato ad entrare a scuola con la tranquillità di prima, ma nonostante tutto si rifiuta di riprendere lo sport, io non l'ho forzata, si rifiuta anche di andare a casa delle amiche che ha sempre frequentato ma vuole che siano loro a venire a casa nostra.
Oggi col catechismo doveva fare la sua prima confessione insieme a tutti i compagni, ecco che si ripete il tutto. Piangeva e si aggrappa al mio braccio senza sentire ragioni, tutto questo per 30 min, inizia la processione e io, non vedendo progressi decido di portarla a casa. Non ha quindi partecipato, e così anche per le gite scolastiche, non vuole andare, la prima volta mi diceva di avere paura, adesso mi dice che non vuole andare, la prossima è tra 2 settimane e mi dice che non sa se vuole andare, alternandosi ad un no definitivo.
Dice che va a scuola perché è obbligatorio, tutto il resto No! Come devo comportarmi? Aiutatemi vi prego! Non so più se faccio la cosa giusta o sbagliata, non so come comportarmi, non so se devo imporre le cose o devo assecondarla. Grazie

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Vorrei il secondo figlio ma mio marito no.

Salve, mio marito ed io stiamo insieme da quando avevamo 16 anni e non ci siamo più lasciati. Siamo sposati da 5 anni ed abbiamo una bambina di 2 anni. Lui fin da adolescente si è trovato ad affrontare varie situazioni molto difficili che lo hanno provato molto. In primis a 18 anni la morte del padre per un tumore, ha cambiato la sua vita per sempre. Ha dovuto cominciare ad occuparsi della madre in termini economici, perchè lei non ne era in grado, facendo delle grosse rinunce personali. Negli anni successivi ha perso anche tutti i suoi parenti più prossimi, lo zio paterno, la nonna ed il prozio. Tutte persone che hanno sempre vissuto a stretto contatto con lui. Il resto della sua famiglia, zii materni e cugini vivono molto lontano, addirittura all'estero e ovviamente i contatti sono molto sporadici. A seguito di questi lutti importanti ed alle responsabilità che ne sono derivate, mio marito, all'epoca, il mio ragazzo, ha cominciato a soffrire di fame compulsiva ed è ingrassato fino a pesare 120 kg. Dopo svariati anni, è entrato in terapia con una brava psicologa cognitivo-comportamentale e ha cominciato una dieta con un medico perdendo più di 50 kg. Ci siamo sposati e dopo un pò abbiamo avuto la nostra bambina, cercata e molto desiderata. La gravidanza è stata perfetta. Tutto bellissimo. Nessun malore da parte mia e tutto nella norma. Una grande felicità nell'attesa. Poi sono venuti i giorni del parto: mi si sono rotte le acque, ma non avevo alcuna contrazione. Sono stata ricoverata e mi è stato indotto il parto con tentativi vari aumentando i dosaggi di ossitocina per 3 lunghi giorni....nessuno voleva praticare il cesareo, perchè dai tracciati non c'èra sofferenza fetale. Il quarto giorno ero stremata, non mangiavo e non bevevo da non sò quanto (in vista di un cesareo di urgenza) sono riuscita a partorire. Il problema era che la bambina si era incanalata con una spalla in avanti e non riusciva a procedere. Mi hanno praticato una grossa episiotomia e la manovra di Kristeller. Subito dopo l'espulsione, si sono accorti che la bambina era sofferente, aveva la faccia grigia ed è stata messa in incubatrice per qualche ora. Io invece ho avuto una grossa emorragia nell'espellere la placenta...non riuscivano a fermarla in sala parto e mi hanno portata in sala operatoria dove dopo qualche ora sono uscita. Grazie a Dio. Mio marito è sempre stato vicino a me ed ha assistito a tutto. Dopo 5 ore ho potuto incontrare la mia bambina ed ho provato ad allattarla. Lei si attaccava bene, ma io ero molto provata. Ho dovuto fare delle trasfusioni di sangue tutto il giorno successivo perchè il mio ottimo emocromo era più che dimezzato. Ero frastornata e non capivo dove ero..sentivo solo la mia bimba piangere e non potevo allattarla. La sera stessa ho iniziato ad avere febbre alta, 39.5. I medici hanno detto a mio marito che ero in serio pericolo di vita perchè il mio corpo era davvero molto debiltato e non sapevano se ce l'avrei fatta a passare la notte. Dopo 1000 visite e 1000 prelievi ed esami, mi è stata diagnosticata una bronchite. Con le cure, la febbre man mano si è abbassata, e sono uscita dopo 10 gg di ricovero. A casa la ripresa è stata molto lenta e graduale. Mio marito ha preso un mese di ferie per potermi stare accanto, perchè ero così debole da non poter stare sola con la bambina. Avevo anche poco latte a causa delle trasfusioni e non potevo provvedere da sola al fabbisogno di mia figlia. Ho aggiunto il latte consigliato dalla pediatra, ma poi ho dovuto cambiarlo per una intolleranza alla caseina, che provocava alla bimba numerose e fastidiose reazioni sulla pelle del corpo, tipo dermatite. Io ero piena di punti, non sò nemmeno quanti di preciso, ma ricordo che non potevo stare a sedere...dopo un mese mi sono finalmente caduti...ma lo schock è rimasto. I mesi successivi ho cominciato a soffrire di qualcosa tipo disturbo post traumatico da stress...incubi la notte, insonnia, continui flash dell'esperienza vissuta. Poi sono passati...un pò parlandone con mio marito e sfogandomi.... Ho giurato di non volere mai più altri figli. Dopo un anno però, parlandone con mio marito, mi è tornato il desiderio. Noi siamo entrambi figli unici e sarebbe stato bello donare un affetto per la vita alla nostra piccola. Lui non era convintissimo, ma si è convinto pensando all'amore ed all'appoggio in più che avrebbe potuto avere nostra figlia. Sono rimasta incinta quasi subito ed ero super felice, al settimo cielo. Lui sì, era felice, ma non del tutto....ha cominciato ad essere ansioso per tutto e dopo due mesi la gravidanza si è interrotta spontaneamente. Abbiamo affrontato anche questo insieme e col cuore a pezzi abbiamo continuato le nostre vite. Parlandone adesso...quando il nostro secondo/a sarebbe dovuto nascere, mi sento triste e non sò come comportarmi...io ci riproverei anche. Ne sento il forte desiderio...ancora.....ma lui....sò che lo vorrebbe...ma ha paura ancora una volta per me. Mi ha vista soffrire troppo. Non sò cosa fare. Il problema è che abbiamo entrambi 39 anni e quindi, se il tempo poteva essere un alleato nel lenire le ferite, in questo caso non può esserlo. Da 6 mesi stò prendendo la pillola perchè a seguito della prima gravidanza, mi è cresciuto un mioma uterino e la mia ginecologa mi ha detto che potrei risolvere così. A Giugno ho il controllo. Sono felice della mia famiglia e della mia bimba e ho paura a chiedere di più, ma nonostante questo ho ancora il desiderio di una gravidanza....

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Comportamenti Infantili bambino di 6 anni

Salve a tutti. Espongo la situazione. Nostro figlio, di 6 anni, tende, in maniera molto accentuata, a perseverare in attegiamenti molto infantili soprattutto con gli altri bambini, e occasionalmente con gli adulti. Intendo dire saltelli, versi, cantilene senza senso, risate a sproposito, contatto fisico esagerato (salta addosso, sempre in maniera benevola ma molto esuberante). Ho notato, in prima persona, che questo avviene soprattutto quando è in una situazione di tensione emotiva, soprattutto quella positiva. Quando in effetti subisce una tensione negativa, tende a 'rallentare' il ritmo, ed è come se effettivamente fosse in grado di capire come muoversi (in maniera corrispondente alla sua età, ovviamente). Diversamente una tensione troppo negativa spesso sfocia in rabbia e frustrazione non facilmente gestibile (ma su questo ci si sta già lavorando, vd oltre). Gli piace molto stare in mezzo alla gente e ai bambini, ma spesso (non sempre) tende ad avvicinarsi più ai bambini piccoli  che a quelli della sua età (quelli che parlano una lingua più 'facile' per lui). Tende a non stare seduto composto o cmq fermo in una posizione per molto tempo (a scuola, a casa, etc..), tranne quando qualcosa non gli interessa davvero. A fronte di questo, ha buona capacità di concentrazione che però perde velocemente se c'è un minimo di tensione emotiva. Cronistoria: E' figlio unico e in sostanza ci han già segnalato che certi comportamenti possano essere riconducibili alla nota posizione di 'privilegio' da cui provengono certi suoi attegiamenti. Su questo per conto nostro, stiamo lavorando cercando di responsabilizzarlo, soprattutto facendogli 'pagare di tasca sua' (sbagliare in maniera controllata e pagarne le conseguenze), introducendo regole (come quelle di casa, di buona educazione, etc..) e in effetti stiamo vedendo buoni risultati. Come genitori crediamo di essere molto presenti, imparando anche noi ad allenarci con lui a gestire situazioni in cui si richiede un allenamento emotivo opportuno (ci stiamo documentando il più possibile a riguardo...). Ha avuto un problema di udito non serio, ma rilevante nei primi anni di vita, ora completamente risolto, con tutte le conseguenze su integrazione, apprendimento etc.. Infine, ci siam trasferiti da Roma a Milano un annetto fa, in pieno anno scolastico (scuola materna), interrompendo quindi molte amicizie e percorsi formativi. Dal punto di vista del rendimento scolastico non ci han segnalato problemi, anzi risulta essere di un'intelligenza molto viva ed attiva. Le sue difficoltà espressive sono state gestite adeguatamente (logopedia etc..), parla a volte un po' troppo lentamente e fatica in rendere concetti complessi (la cosa sembra non destare molta preoccupazione da parte di insegnanti e specialisti) Ha buone occasioni di socializzazione con altri bambini (parco giochi, feste, doposcuola, etc..) anche in attività extrascolastiche (stavamo pensando di farligi seguire qualche palestra in cui si praticano soprattutto sport di squadra). Ad ogni modo, tutti questi eventi sono stati analizzati dal supporto ASL prima di Roma, ora del comune in cui viviamo, ma riteniamo in maniera non completa, essendo la terapia mirata più che altro alla gestione di frustrazioni, su cui devo dire in effetti sta avendo bei risultati. L'intenzione è ovviamente approfondire un dialogo prima di tutto con gli specialisti dell'ASL, ma chiedo gentilemnte qualche consiglio su linee guide adeguate da seguire in primis in famiglia. Grazie.

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Bambina che ha paura degli estranei

Salve,
ho una bambina di 18 mesi che piange tanto se dobbiamo fare una visita (tipo dagli amici, parenti, pediatra) , che piange se qualcuno le tocca una manina (qui mi riferisco anche ai bambini), se qualcuno viene a casa nostra e lei non conosce ... è sempre stata così, ma speravo che con il tempo cambiasse, invece mi sa che le cose peggiorano. E quando dico che piange vuol dire che piange fino a quando vomita e per secondi resta senza l'aria. Per fare qualcosa, ho bisogno di un consiglio che questa cosa mi preocuppa tanto. Devo dire che noi siamo stranieri, quindi nn abbiamo parenti qui, e lei nn va al nido. Grazie

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Genitori eccessivamente presenti

Ciao, mi chiamo Federica ed ho 33 anni.
Scrivo per esporre un problema o più precisamente disagio che vivo da anni e che non riesco a superare. Come nel titolo sopra menzionato, il disagio è proprio quello che vivo all'interno della mia famiglia.
Convivo da 4 anni con il mio fidanzato, con il quale mi sposerò tra qualche mese, ho un fratello più grande che vive e lavora fuori e vediamo pochissimo, sia io che i miei genitori. Il disagio di cui parlo è legato alla presenza costante e a volte invischiante dei miei genitori che, cercano di controllare e 'gestire'la mia vita senza riuscire a darsi un limite.
Mi dispiace parlare così, perché sono cresciuta in una famiglia molto unita, presente, non mi è mai mancato nulla, né nel periodo della scuola, nè in quello universitario, ma sento addosso eccessivamente la loro continua presenza, come se cercassero di vivere della mia vita, delle mie scelte, senza avere un altro impegno quotidiano. Sono continuamente a casa mia e del mio fidanzato (che, peraltro ci hanno aiutato a comprare, generando in me quasi senso di obbligo nel doverli ospitare continuamente) ( abitiamo a circa 100 km di distanza) La cosa non mi dispiacerenne se si trattasse di una volta tanto ma così non è.
La loro continua presenza, li porta a dover invischiati in qualsiasi discorso, scelta, sfogo quotidiano.. Quando ripartono la domenica sera già mia madre mi domanda se il venerdì successivo vado io a casa o deve tornare lei a casa mia .... anche nel momento in cui pensavo alla ristrutturazione dell'appartamento il suo unico pensiero era capire se avrei riservato una camera tutta per lei per quando deve venire a dormire ( e pensare che io volevo farci la cameretta di un bambino) .... a volte quasi per farmi sentire in colpa mi dice vabbe non ti preoccupare vado in hotel.
Non so davvero come affrontare questa cosa, non vorrei che lei ci resti male ma allo stesso tempo vorrei che mi lasciassero libera di vivere con la mia nuova famiglia senza dovermi sentire continuamente in colpa.
Inutile dire che mio fratello è completamente assente, scende un paio di volte l'anno per un paio di giorni... mi ha fatto piacere scrivervi, mi serve anche per capire dove sbaglio e come posso affrontare questa cosa.
Grazie

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Gestione emozioni bambina 4 anni

Buon pomeriggio, mia figlia di 4 anni, al secondo anno di scuola dell’infanzia, è una bambina solare, timida e dal carattere forte. Ha frequentato l’asilo nido da quando aveva 7 mesi con estrema serenità, dove ha mostrato una precoce autonomia legata ad una difficoltà nel gestire le emozioni forti (dinieghi e rabbia).
L’inserimento al primo anno della materna è avvenuto senza grosse difficoltà, unico punto segnalato era il fatto che preferiva stare in disparte e giocare da sola. Durante il primo anno ha stretto amicizia con alcuni bambini vivaci e si è fatta trascinare da loro.
Sembrava andare tutto abbastanza bene fino a tre mesi dall’inizio dell’anno scolastico, quando ha iniziato a lamentarsi di non voler più andare a scuola. Dopo essermi confrontata con le insegnanti, che mi hanno assicurato che a scuola non succedeva nulla e che si trattava di una normale reazione all’inserimento, mia figlia ha iniziato a manifestare una paura insensata per tutto (paura degli insetti, dei rumori forti, dell’erba...) e ha iniziato a farsi la pipì addosso (nonostante avesse tolto il pannolino da più di un anno.
Con calma ho parlato con lei e finalmente mi ha raccontato che a scuola alcuni bambini la picchiavano, ma che lei non diceva nulla alle insegnanti per paura di essere sgridata. Ho quindi richiesto con colloquio con le insegnanti, che mi hanno detto che era avvenuto qualche episodio, ma nulla di così grave è che secondo loro era un suo modo per attirare l’attenzione. Dopo nostra forte insistenza di alcuni mesi, una delle insegnanti mi ha detto che effettivamente erano accaduti alcuni episodi in cui era stata picchiata (una volta era stata buttata a terra da due bambini che avevano iniziato a prenderla a pugni e una volta è stata spinta dentro il water), ma poiché lei non piangeva nè andava a dirglielo non sempre potevano intervenire. Inoltre mi hanno fatto presente che aveva degli scatti di rabbia dove lanciava oggetti, urlava e si dimenava. A fatica abbiamo terminato l’anno facendo un grande lavoro a casa sul fatto che non doveva subire nè reagire a questi episodi, ma doveva dirlo subito ad un adulto. Per aiutarla a capire che la situazione vissuta non era la normalità l’abbiamo iscritta a un corso di nuoto. Già frequentava un corso d’inglese esterno alla scuola da inizio anno. Non abbiamo cambiato scuola perché mia figlia non voleva e non volevamo crearle un ulteriore stress.
Quest’anno sembrava tutto risolto sia perché i bambini coinvolti non frequentavono più quella scuola sia perché lei aveva imparato a calmarsi e soprattutto a parlare con le insegnanti. Sia l’istruttore di nuoto sia l’insegnante d’inglese hanno iniziato un percorso per aumentare fiducia in se stessa e gestire le emozioni forti che le causavano o un blocco (smetteva di parlare o si fermava) o un pianto interrotto.
Le insegnanti della scuola mi hanno detto che per loro non era necessario in quanto era tranquilla, solare, parlava e giocava con tutti. L’unica cosa che avevano notato era che, rispetto all’anno prima, era molto più serena e le “crisi” erano pressoché scomparse (solo in due episodi) o comunque meno evidenti rispetto a prima. Quindi sembrava tutto risolto fino alla scorsa settimana, quando le insegnanti mi hanno comunicato che mia figlia a causa di uno scatto di rabbia aveva picchiato la maestra che stava tentando di contenerla e nei giorni successivi, per ripicca nei confronti della maestra, ha alzato le mani anche sul alcuni bambini. Ho chiesto alle insegnanti se fosse successo qualcosa che avesse potuto causare un simile atteggiamento, ma mi hanno risposto che non è successo nulla di particolare. Mi hanno detto che hanno provato a ignorarla, ma lei continuava ad urlare e che non possono tollerare un atteggiamento simile e che sono necessari provvedimenti da parte nostra. Anche perché se si sparge la voce tra i genitori rischiamo che venga isolata. Gli ho detto che a casa non aveva l’abitudine di picchiare e che quando si arrabbiava usavamo delle tecniche di respirazione per aiutarla a calmarsi e che magari avrebbero potuto usarle anche loro; mi hanno risposto che non hanno il tempo di fare ciò.
Tornate a casa con calma ho chiesto a mia figlia se era successo qualcosa di particolare e mi ha raccontato che un suo compagno l’aveva picchiata diverse volte la scorsa settimana e che mentre un’insegnante era intervenuta per dividerli mentre litigavano lei si stava agitando e senza volere le ha tirato un calcio. Mi ha detto che non vuole tornare più a scuola perché le insegnanti la sgridano sempre e una in particolare le dice sempre di stare zitta perché le fa venire mal di testa. Ho spiegato a mia figlia che anche se la picchiano o si arrabbia non deve picchiare nessuno. Che per far passare la rabbia deve fare dei respiri profondi. Visto che questi atteggiamenti li ha solo a scuola come possiamo aiutarla a gestire queste situazioni? Stiamo valutando di cambiarle scuola, anche perché questi atteggiamenti non avvengono negli altri ambienti che frequenta.

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Problemi relazionali infantili

Gentili signori, è da un po' che volevo porre un quesito. Sto vivendo in prima persona una situazione che non so ben identificare nè scrivere e non so se sono io ad avere dei problemi o gli altri. Premetto che ho vissuto molti anni all'estero, sono partita da qui ventenne con la cosiddetta valigia di cartone e sono diventata una manager, ho viaggiato il mondo, mi sono fatta da zero ed ho una mentalità internazionale.
Quando sono tornata in Italia, seguendo il lavoro e anche un desiderio di una vita piu' vera e semplice, ho portato con me dei valori molto vari, ma quelli che ho trattenuto in maniera particolare (all'inizio inconsapevolmente) sono legati all'educazione dei bambini. Ho sposato un dolcissimo professionista e abbiamo una figlia meravigliosa di sei anni, siamo felici e non ci manca nulla (mia figlia ha avuto gravissimi problemi di salute alla nascita, cosa che per noi è stato uno shock, ma grazie al cielo sta benissimo ora). Il nostro lavoro va a gonfie vele e come riusciamo a guadagnare qualcosa di corposo tendiamo ad investire, un pochino come le formichine della fiaba, ma non ci facciamo mancare nessun divertimento.
Siamo andati a vivere in un palazzo dove ci son molte coppie giovani della nostra età con figli e abbiamo legato con tutti. Solo che abbiamo stretto amicizia con qualche coppia in particolare. Viviamo nel palazzo da quando i nostri figli non avevano neanche un anno. Io e mio marito abbiamo amicizie molto varie e diverse, conosciamo molte persone che non si conoscono tra loro, anche per via della nostra professione, e abbiamo frequentazioni molto varie e piacevoli, divertenti ed intelligenti ma siamo ben attenti a modulare la confidenza.
Alcuni dei nostri "amici" che vivono nel palazzo, pero', ci tocca vederli piu' spesso anche perchè abitiamo porta a porta. Spesso ci chiamano nel fine settimana per guardare un film insieme, i bambini vogliono giocare e noi li accontentiamo. Questi due giovani in particolare frequentano fin dalle elementari lo stesso gruppo di quattro coppie (coppia piu' coppia meno dato che hanno litigato con molti dei loro vecchi amici, e per colpa di questi ultimi, a sentir loro), e due di loro hanno a loro volta figli della stessa età di mia figlia.
Non si vedono molto spesso e i nostri vicini non escono molto, in verità, quindi le loro bambine, di 9 e 6 anni cercano sempre la compagnia di mia figlia. Poi, pero', quando si ritrovano tutti insieme con i loro amici di sempre e i loro bambini, e invitano anche noi, mia figlia viene puntualmente esclusa e in maniera anche molto crudele (una volta ho sentito la figlia della mia vicina dire alla sua amica figlia dell'amica di sua mamma "Corriamo in camera e chiudiamo la porta cosi' Ludovica (mia figlia) non puo' raggiungerci". IO le sentii e magari sbagliando intervenni dicendo "Federica, guarda che Ludo non è tua amica solo quando non hai nessuno con cui giocare".
In realtà ero ferita, perchè quando le compagne di scuola di mia figlia sono venute a casa nostra a giocare (ben 5 bambine) e le figlie della mia vicina vennero a bussare per cercare la compagnia di mia figlia, lei le fece entrare e letteralmente, come una signorina, le presentò a tutte le sue compagne e spiegò che gioco stavano facendo e le inseri' immediatamente nel gioco, assicurandosi che partecipassero. E' una cosa che mi rende molto orgogliosa di lei, che è una bambina socievole, generosa e gentile, ma vedo che spesso questa cosa non gioca a suo favore. Ovviamente questo è solo un episodio, ma ne posso raccontare un milione. A volte, queste bambine, partono già predisposte contro mia figlia, come se quando giocano con i figli degli amici dei genitori non ci possa essere spazio anche per lei, come se fosse una scocciatura...conosciamo queste persone tutte da quando i bambini erano piccolissimi, quindi non vedo come fanno i bambini a fare questa differenza tra lei e loro. Io sospetto che siano loro a mettere in testa alle bambine che devono giocare di piu' con i figli dei loro amici di vecchia data, anche perchè viviamo in una provincetta e se ho studiato bene il mondo nelle province funziona un pochino cosi'.
La mia vicina è in continua competizione con tutti (anche con le sue amiche d'infanzia) sulle figlie...se ha solo il sospetto che qualche figlio di qualche sua amica faccia qualcosa un pelino meglio delle sue, parte con le critiche, (su cose che a me francamente spesso sembrano totalmente inventate..), ha pure spiato la pagella di mia figlia ( e anche quelle dei figli di quelli che lei considera amici d'infanzia), quando siamo andate a ritirarle, per vedere se avesse avuto voti migliori della sua, ma sta ben attenta a non mostrare la pagella di sua figlia o a parlarne..per carità...la pagella di prima elementare per me non ha senso, dato che sono contraria ai voti e non credo che un bambino si possa giudicare con un numero, quindi non ci ho prestato attenzione, sebbene fosse un'ottima pagella!
Quando mia figlia viene esclusa, la mia vicina trova il modo di farmi sentire che è mia figlia che non sa inserirsi, le sue iniziano a piangere e ad urlare e a dire che non è vero che la escludono e chiamandomi bugiarda (quando io magari le ho viste con i miei occhi) e lei dice a mia figlia che deve imparare a gestirsela da sola e si vanta che le sue figlie "non hanno dipendenze affettive, che non dipendono dall'affetto degli altri"...io ora non so se mia figlia dipenda dall'affetto degli altri . E' una bambina molto serena, ma è anche molto gaudente!
Le piace la compagnia, le piace uscire, le piace divertirsi ed è generosamente compagnona, fa usare tutti i suoi giochi, aiuta a rimettere a posto quando gioca a casa loro (lei non riceve alcun aiuto quando è la sua cameretta ad essere messa sottosopra a meno che non intervenga io ), non ha problemi con nessuno dei figli degli altri nostri amici anzi!
A scuola la adorano maestre e compagni (è capitata in una classe dove ci sono tutte brave bambine come lei e si vogliono molto bene) quindi mi domando se sia mia figlia ad avere un problema o siano loro...Il mio problema principale è che mentre io educo mia figlia con certi valori, queste bambine dei miei vicini sembrano essere allo sbando e stradifese dai genitori, anche quando sono indifendibili. Ho chiesto a lei di non chiedermi piu' di giocare con loro, ma di accontentarsi di vedere gli altri amici quando usciamo, come se vivessimo in una casa indipendente, ma la vedo dura...Il padre di queste bambine una volta è arrivato anche a dire che mia figlia doveva spostarsi dal suo posto a tavola perchè sua figlia voleva stare vicino alla figlia del suo amico di vecchia data, ma lei si è rifiutata e le due bambine per tutta risposta hanno iniziato a parlarsi in codice per escludere mia figlia e nessuno gli ha detto nulla...insomma è una situazione strana...sono venuta anche a sapere che queste persone parlano male di noi...mio marito è un professionista conosciuto e benvoluto e la città non è molto grande, quindi ci è stato riferito da alcuni amici che veniamo criticati perchè anche se "abbiamo i soldi" saremmo "due cafoni" dato che mio marito viene da un rione popolare e io sono originaria della campagna, che amo...beh...non voglio dilungarmi oltre...potrei raccontarvene un milione cosi'.
Mio marito non reagisce perchè in realtà è un gran signore, io sono piu' fumantina, ma sto zitta, dato che abitiamo vicino e non è bello non salutarsi con la gente. Non so davvero come regolarmi!
Stiamo comprando una casa in campagna, ma il motivo per cui vi ho scritto è per sapere come dovrei, secondo voi, gestire la situazione con mia figlia, finchè viviamo vicino a queste persone, di modo che non sia piu' costretta a frequentarle, solo perchè lei vuole giocare con le loro figlie che la accettano o la cercano solo quando non hanno "di meglio" da fare...non so se quello che ho scritto è illustrato bene, dato che sono molto confusa...ma aspetto le vostre risposte!
Grazie mille

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A 5 anni sembra avere paura di relazionarsi e di interagire

Buongiorno,
mio figlio ha 5 anni, non ha fatto il nido ed è all'ultimo anno di scuola materna "privata". Non è mai andato alla scuola in piena felicità.
I primi 6 mesi ha tanto pianto prima di andare a scuola e mentre lo lasciavamo alla maestra. Poi nei mesi successivi sembrava assestarsi, ma dopo che una bambina gli ha detto che la mamma non sarebbe venuta a prenderlo, è ricaduto nell'oblio e solo all'ultimo mese si è un po' assestato. Il secondo e terzo anno ha pianto poco, ma sempre con questa tristrazza che lo pervade da quando si sveglia a quando lo lasciamo alla porta della classe; vuole tante coccole, ti bacia in continuazione, come se avesse paura di perderti e vuole mille rassicurazioni, che andremo a prenderlo alle 15.30 precise e non ci dobbiamo far sorpassare dalle altre mamme. Il suo asilo è molto bello e raramente vedo bambini tristi o piangere. Le insegnanti dicono che una volta in classe si comporta sempre benissimo, è attivo, partecipa, ma a volte ha dei momenti di sconforto o di crollo in pianto. La scorsa domenica andiamo al museo dei bambini di Milano per un'attività ludica. Appena entra vede gli altri bambini della sua età e si mette a piangere e dice che vuole andare via. Con calma lo facciamo ragionare e cerchiamo di farlo partecipare. L'animatrice a terra con intorno gli altri bimbi felici e contenti che interagivano, lui in un angolo al limite del cerchio con una parte del corpo che doveva stare attaccata a noi. E noi li a spiegargli che non doveva stare appiccicato a noi, ma divertirsi come gli altri bambini "era un laboratorio con esperimenti sui colori"; un'attività che a lui piace molto a casa, nel senso che gli piace molto sperimentare cose nuove soprattutto "scientifiche". Questa situazione si è presentata in altre situazioni simili es. scuola di calcio che ha voluto lasciare dopo un mese, all'inizio di ottobre, e non lo abbiamo forzato a continuare (all'inizio diceva che non gli piaceva, ma poi dopo due mesi sembrava uscita una frustrazione perché non gli riusciva segnare), poi il miniclub al mare perchè voleva stare solo con noi.... Con noi è praticamente sempre felice e giocoso, ha molta voglia di imparare anche se a volte quando da per assodato che un gioco l'ha imparato è ora di farne uno nuovo e lo abbandona. Insomma non so se siamo i classici genitori che si preoccupano per poco, ma vedere gli altri bambini felici di stare tra di loro e lui sempre diffidente, che si lascia andare con moltissima fatica, ci dà da pensare. Forse lo teniamo troppo addosso a noi, forse dovremmo essere più genitori distaccati, o forse perché è figlio unico. A noi comunque dà molta tristezza vederlo affrontare la sua giovinezza con questa "angoscia". Ringrazio chiunque avrà il piacere e la cortesia di rispondere.

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