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ADHD e DSA
Dott. Flaviano Canfora

ADHD

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Esso include difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del ...

17 Febbraio 2021

ADHD e DSA
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ADHD: cosa fare?

ADHD Trattandosi di un disturbo evolutivo dell’autocontrollo le principali richieste della famiglia sono: come evitare che i figli perdano la concentrazione, come possano contro ...

17 Febbraio 2021

ADHD e DSA
Dott. Flaviano Canfora

ADHD e Dipendenze

Diversi studi hanno dimostrato che ragazzi con diagnosi di ADHD sembrano essere più a rischio nell’uso di sostanze stupefacenti o nello sviluppo di dipendenze comportamentali, come ...

17 Febbraio 2021

Domande e risposte

Dopo la separazione mio figlio manifesta sensi di colpa

Ieri sera, dopo il fine settimana passato con il padre, mio figlio di 8 anni mi ha detto di sentirsi in colpa per la nostra separazione e mi ha specificato che solo io ho tratto benessere dalla separazione usando l’espressione “solo tu te ne sei liberata” riferendosi al padre e “preferisco che tu sia felice anziché io”. Io e il papà stiamo collaborando nel massimo delle nostre capacità al fine di garantirgli un clima sereno, nonostante le difficoltà e gli alti e bassi del padre che avrebbe preferito continuare il nostro rapporto. Ho spiegato a nostro figlio che la separazione non dipende da lui, ma che talvolta gli adulti sbagliano ed è importante rimediare agli errori e tentare di stare bene. Che ciò non cambia l’amore che proviamo per lui, che per fare bene i genitori non possiamo essere innamorati, ma buoni amici. Sebbene inizialmente avesse accettato l’idea, ogni tanto manifesta il suo interesse a saperci insieme. Ma l’aspetto più rilevante è che mi abbia manifestato il suo senso di colpa, che vorrei estirpare. È sensibile e più maturo rispetto ai suoi coetanei, ma forse proprio per questo non trova uno spazio infantile in cui potersi rifugiare o fare capricci ad esempio? Mi vuole un gran bene, ma sento che in parte attribuisce anche a me la colpa della separazione. Cosa posso fare/dire affinché non lo pensi più?

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Mia figlia ha bisogno della mia presenza per dormire

Mia figlia di dodici anni ha ancora bisogno della mia presenza per dormire. La sera andiamo tutti a letto; lei nella sua camera e io, mio marito e l'altra mia figlia piccola in quella accanto. Appena addormento la piccola vado da Alessia per vedere se sta dormendo perché é lei che me lo chiede e: durante l'inverno la trovavo sempre appisolata mentre dalla fine della scuola a questa parte Alessia é sempre sveglia e vuole che io stia lí con lei ad aspettare che dorma. La cosa che mi fa un po' pensare é che durante il giorno sembra grande e matura ma di notte ha bisogno di me e io mi sto preoccupando anche perché Alessia si impegna per dormire ma non riesce e spesso si mette pure a piangere perché dice che le viene il nervoso quando vede che io devo stare lí in piedi vicino alla porta a guardarla e non posso andare a letto. Io attendo una vostra risposta. Cordiali Saluti.

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Come recuperare la fiducia di mio figlio in se stesso e in me

Mio figlio di 6 anni in questo periodo è molto nervoso, strafottente, disubbidiente e fa muro anche come me (cosa che non era mai successa prima), si isola e tende a vivere in un mondo tutto suo, capita anche che dica di essere un buono a niente e che lo amo della sorella di 3 anni. Ma facciamo un passo indietro... L'anno scorso mio marito (dopo anni di non detti, un lavoro molto "invadente" e un mio "isolamento/depressione") ha deciso di trasferirsi dai suoi. A questo punto è cominciata una fase di eterno tira e molla, che ancora non ha portato a nulla di definitivo. Io a causa dello stress dovuto dalla gestione esclusiva dei bambini (lui li vede giusto un paio di ore al giorno a causa dei suoi orari lavorativi), il lavoro, cambio casa, e la situazione in generale ho spesso avuto i nervi a fior di pelle il che mi ha portata a scatti di ira e incoerenza sul metodo educativo (a volte troppo morbida perché mi spiaceva per la situazione, a volte troppo rigida perché nervosa e con le sensazione di solitudine e impotenza). Inizialmente mio figlio ha avuto un'importante fase regressiva in cui si succhiava il pollice, voleva dormire nel lettone, mangiava le unghie, ciucciava la maglia (fatto che perdura tutt'ora). Poi è passato alla rabbia, all'evidente frustrazione e ora alla disubbidienza. Dice di essere arrabbiato con tutti (anche se tendenzialmente è ed è sempre stato un bambino solare e affettuoso) è come se sotto la superficie abbia un mare di emozioni negative inespresse, come se si sentisse incompreso e abbia "rinunciato". Io sto facendo un percorso di crescita e consapevolezza personale molto profondo e sto cercando di coinvolgere anche loro, vorrei che i e i miei figli facessimo un "salto di qualità" verso un futuro equilibrato e più sereno. So che ci vorrà molto tempo e vorrei capire come cominciare a "riprendere il controllo" su mio figlio per accompagnarlo poi in questo percorso. Insomma come faccio a fare sì che lui si apra e mi permetta di aiutarlo? Come argino la sua rabbia durante il percorso? Come gli dimostro che ci sono? So che parte della risposta sta nella coerenza e nel tempo. Ma a volte è difficile. Quando provo a sedermi e parlargli e lui inizia a canticchiare, giocare ecc non è facile restare calmi e ottimisti. Grazie

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I miei genitori mi trattano come se avessi 15 anni

Ciao, sono Aurora, ho 20 anni e non riesco a vivermi la vita come i miei coetanei, sono sempre quella che o si fa riaccompagnare a casa a orari in cui la gente si siede al pub oppure semplicemente non esce, sennò sono urla e strilli, però se dico ai miei genitori che dormo fuori non si accertano nemmeno che io torni a casa, e questo è ingiusto perché non posso occupare sempre casa delle mie amiche ogni singolo venerdì o sabato sera solo per fare un po’ più tardi. Mi fanno un sacco di storie se gli chiedo di fare mezz’ora più tardi, come se cambiasse nella realtà una differenza di mezz’ora… che poi l’anno scorso che uscivo tutte le sere e tornavo a casa anche alle 4, senza litigare con loro dopo, quest anno invece devo tornare alle 2:30, non ha il minimo senso, e guai a fare storie… proprio ieri sera mia madre mi ha detto “fatti un fidanzato almeno ti riporta lui a casa e noi stiamo più tranquilli” perché non vogliono che io prenda la macchina (ho la patente da 7 mesi, ma se mai guido mai imparerò). La cosa che mi ha ferito di quella frase è che mia madre sa benissimo i miei trascorsi con i ragazzi, vorrei davvero trovare l’amore, o anche semplicemente vorrei star bene con qualcuno e iniziare un qualcosa di più “vero”…ma dopo che mi sono lasciata con il mio primo amore ormai nel 2018, ho provato un altra relazione che è finita per fortuna dopo poco con minacce da parte sua, tutta la scuola contro di me per cose che non ho mai fatto e tanta tanta paura, allora mi sono chiusa a riccio e da la ho paura ad aprirmi a qualcuno. Mi piacerebbe tanto una relazione e la cerco, ma non trovo nessuno perché appena mi rendo conto di provare qualcosa per qualcuno (ameno che la persona non è lontanissima e quindi non si pone il “pericolo” di una relazione) inizio a notare tutti i suoi difetti finché non mi inizia a “schifare” e smetti di frequentarlo. Mia madre sa benissimo tutto questo, eppure ha detto quella frase che a me ha ferito tantissimo. Non so come parlare con i miei genitori, come chiedergli di farmi vivere la mia vita, come dirgli che a volte ho bisogno di prendere un treno e partire e che non capisco perché i miei coetanei lo possono fare ma io no, mai, io non posso mai fare niente di niente. Non so come dire a mia madre che odio quando mi parla di ragazzi vari, o quando dice queste frasi che per me sono tanto infelici, non so come dirgli che mi feriscono terribilmente… sia chiaro io gliele dico sempre queste cose, gli dico tutto, glielo dico gentilmente, e finisce sempre a litigare perché si impuntano e mi fanno arrabbiare, io faccio arrabbiare loro e iniziano le urla, mi insultano, mi imprigionano nella mia bolla, anzi in una bolla che mi creano loro perché se non fosse per questo ostacolo gigante che sono i miei genitori io potrei vivere, ma loro hanno paura di tutto. E io più gli parlo meno loro capiscono, mi danno la colpa di essere una figlia egoista, che non pensa a loro e alle loro preoccupazioni, che io chiedo tutto e non do mai niente (li ho sempre resi partecipi di ogni mia azione e spostamento, sono maggiorenne e potrei legalmente fare tutto quello che voglio, come il nuovo tatuaggio, come il piercing all’ombelico, ma io da brava ho sempre chiesto, non è mai capitato che da egoista tornassi a casa con addosso cose che loro disapprovassero, per esempio), non ho mai mentito su cose enormi. Io mi considero una brava figlia, perché studio per una facoltà complicata, integro lavorando (quindi non chiedo manco soldi), chiedo sempre il permesso anche per uscire il pomeriggio e li rendo partecipi di tutto quel che mi succede nella vita, ma quando si parla di uscire la sera e di quel po di libertà che penso di meritarmi dopo una giornata sui libri, non se ne parla perché domani mattina ti sveglio alle 8 perché devi studiare, “non studi abbastanza, sbagli i metodi” e sicuramente è vero perché invece di studiare per l’esame di dopodomani sono qui a scrivere la mia vita da un bel po di tempo, ma ho la media del 27 e a me sta bene così. Mi sento giudicata, soffocata, mai abbastanza e mai valorizzata, io per quella che sono sento di meritare di più, come, per esempio, di tornare insieme a tutti gli altri, senza dover far fare le corse a nessuno. Cosa posso fare per chiedergli maggiore libertà?

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Mi perdonerà un ricatto morale come il tentato suicidio?

Ho pensato veramente di voler morire senza mio marito, perchè quando mi ha detto che voleva la separazione ho visto solamente il nulla davanti a me. La sua freddezza mi ha paralizzata, non potevo credere che stessimo cercando casa due settimane prima e parlassimo di figli e poi la doccia fredda. Dopo ore e ore di discussione in cui di fronte a me avevo un muro, ho provato a tagliarmi le vene senza il coraggio di farlo veramente. Lui però ha visto ed è scattato il panico, e in lacrime mi ha promesso di darci un altra possibilità. Dicendo però che era un ricatto morale. Mi ha detto che non riusciva a gestire me e le mie reazioni, mi ha portata dalla mia famiglia e da allora è sparito.. Sono passate due settimane e io muoio di sensi di colpa, per aver cercato di tenerlo a me in modo sbagliato e averlo sicuramente traumatizzato; gli ho servito su un piatto d'argento la certezza che io sia la persona sbagliata? Riuscirà a perdonarmi e darmi un altra possibilità? In passato abbiamo avuto altre crisi in cui lui era incerto su di noi ma non siamo mai andati in terapia di coppia perchè lui non voleva. Io vorrei solo un ultima chance, con il supporto di un professionista, e non buttare via tanti anni passati insieme.

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È sano decidere di allontanarsi dai genitori?

Salve a tutti; ho deciso di scrivere su questo forum per mettere la mia esperienza a confronto con quelle degli Esperti e capire se la decisione che sto maturando abbia un senso o meno. Ho 44 anni, sono sposato da 3 anni e padre di una figlia di 2 anni. Sono arrivato alla convinzione che il rapporto coi miei genitori non sia più fonte di benessere. In particolare, sento il peso del loro continuo lamentarsi di tutto, della capacità innata di trovare sempre il negativo di ogni situazione. A questo si aggiunge che percepisco oramai da anni una netta differenza di trattamento fra me e mia sorella. Io sono paziente e portato all'ascolto e questo forse mi rende prevedibile, "debole" ai loro occhi e in qualche modo succube dei miei genitori; mia sorella è invece apparentemente forte, brillante ma anche istintiva e irascibile. Per questo, da sempre i miei adorano mia sorella; qualunque lei cosa faccia o dica, per loro è ben fatta. Al contrario, nei miei confronti, non lesinano critiche di ogni tipo, non ultima quella di "trovarmi meglio nella famiglia di mia moglie". Cosa assolutamente falsa, perchè faccio di tutto a stare bene attento a non creare squilibri nelle visite ai rispettivi genitori, miei e di mia moglie. Non sopporto più questo stato di cose e più vado avanti, più percepisco questo disagio. Mi guardo indietro e vedo che, in fondo, è sempre stato così. Io, lo studioso di casa, il figlio bravo e pronto a dire sempre sì a mamma e papà, cui ad esempio è stata negata la possibilità di studiare alla LUISS (nonostante le tante promesse negli anni del Liceo) perchè troppo costosa; quello che si accontentava di andare in giro senza vestiti firmati. Mia sorella invece quella che ha sempre preteso vestiti firmati ed ottenuto ciò che voleva; quella che a 18 anni, è andata a studiare fuori perchè per lei o quello o niente. Le stesse differenze che vedo fra me e mia sorella, le vedo anche nel trattamento dei nipoti. Mia figlia non gode delle stesse attenzioni che i miei genitori riservano agli altri nipoti. Ho provato negli anni ad avere un rapporto sereno, equilibrato, ad affrontare le cose con calma, discutendone. Ma in compenso, vengo chiamato da mia sorella e a volte anche dai miei genitori, il "mezzo prete". Forse perchè dovrei urlare e "sbattere i piedi come fa lei"? Ma sono felice del mio modo di essere pacato e non voglio nè credo di avere le forze psicologiche per cambiare e scimmiottare mia sorella o la persona che non sono. In questo momento, avverto anche dei sensi di colpa perchè i miei accusano dei problemi di salute e io faccio di tutto per essere loro vicino e di supporto (mia sorella vive a 400 km di distanza) ma anche questo viene dato per scontato e sembra non basti mai per guadagnarmi l'affetto o quantomeno il rispetto dei miei genitori. A vostro parere, allontanarsi del tutto dai miei famigliari, fermo restando le necessità pratiche della vita quotidiana, può essere il modo per stare meglio? Non vorrei peraltro privare mia figlia dell'affetto (per quanto non assiduo e costante) dei suoi nonni. Ringrazio chi mi vorrà rispondere.

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Cosa posso fare?

Io provengo da una famiglia marocchina molto rigida. Mi sono sempre sentita un uccello in gabbia. Io e la mia famiglia siamo islamici e da quanto sono bambina ho dovuto seguire delle regole ferree. Ad esempio: non uscire da sola, non devo fare amicizia con i maschi e nemmeno parlarci, non posso uscire con le mie amiche, se voglio uscire ci devono essere per forza mamma e papà, non mi è permesso truccarmi, non mi posso mettere vestiti che lasciano la pelle scoperta (di nessun tipo), a casa devo aiutare a fare i servizi perchè mia madre mi ripete sempre che se mi dovrò sposare, dovrò saper cucinare e fare i servizi di casa. E in più in questi giorni mio padre mi sta spingendo a mettermi il velo. I miei fratellini invece hanno la piena libertà...tutte e cose che io non posso fare, loro possono solo perchè sono "maschi". Quindi ho pensato di iscrivermi un una scuola lontana 30 minuti in bus per sentirmi un pò più libera ma anche lì i miei genitori mi perseguitano. Io vorrei tanto avere una vita normale come tutte le ragazze della mia età. E per questo ci sto molto male. Non c'è più nemmeno una notte dove non piango. Vi sembra normale che una 16enne abbia molta voglia di morire...Non so più che fare sinceramente...Invidio tutte quelle ragazze che nonostante abbiano la loro libertà, si lamentano. Una volta ho provato a buttarmi da un burrone ma non ci sono riuscita per la paura...buffo no? All'inizio credevo che questa mancanza di libertà dipendesse dalla mia religione e invece ho visto su internet che molte ragazze islamiche hanno la stessa libertà delle ragazze italiane. Allora mi sorge una domanda...Perchè io no? Perchè non posso fare cose che ho sempre voluto invece che stare rinchiusa a casa...? Non fraintendete...i miei hanno usato le mani solo quando ero piccola e adesso non più.

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i miei genitori non dovevano fare figli.

Buongiorno, mi chiamo Maria e volevo parlarvi di come mi sento, fin da quando ero piccola mio padre mi picchiava, finchè un giorno scoprì che andavo dalla psicologa della mia scuola, da lì non mi picchiò più ma io non so per quale motivo non ci andai più dalla psicologa, adesso mio padre mi offende ma anche davanti a parenti, ad esempio qualche giorno fa mio padre mi mise in imbarazzo di fronte a zii e cugini dicendo che non esco mai dalla mia stanza, poi dicono offese sul mio peso, sul fatto che non ho finito la scuola e di come sono un fallimento per loro, non mi hanno mai detto di essere fieri di me ma alla fine non avrebbero motivo di esserlo, mio padre è sempre assente, lavora da mattina a sera solo che da quando sta in malattia sta a casa tutto il giorno e quindi ha potuto vedere con i suoi occhi che non esco mai dalla mia stanza. Mia madre un giorno mi disse che sono brutta (giustificandosi poi dicendo che stesse scherzando nonostante lei sappia che non ho autostima per me stessa) e che quando mi trucco a volte sembro una trans come se fosse un'offesa, oppure che sono grassa e che faccio schifo, un giorno mi diede anche della put*ana perchè si era arrabbiata con me per non ricordo quale motivo, so che per qualcuno magari questo non è niente ma io sono una persona veramente tanto sensibile e ci sto male perchè comunque ste cose non te le aspetti che te le dica tua madre. Mia madre mi tira dei pugni ogni tanto e dice che se mi faccio male è colpa mia perchè sono debole, non ho amici, ho solo il mio ragazzo ma abbiamo una relazione a distanza e parliamo ogni giorno quasi tutto il giorno per questo non esco mai da camera mia, e questo mi va bene perchè lui è l'unico che riesce a farmi stare bene, alcune delle poche volte in cui esco dalla mia stanza è per mangiare a tavola con i miei ma ovviamente anche lì la maggior parte delle volte vengo offesa dai miei genitori, la mia camera è disordinata ma non riesco a fare nulla, non mi lavo regolarmente e non mi pulisco mai camera, non riesco a fare niente, non riesco nemmeno a prendermi cura di me stessa, sono stanca davvero stanca, mi sento uno schifo che non riesce a concludere mai nulla nella sua vita, non ce la faccio più ma non voglio andare via da questa casa, non voglio trovarmi in un posto peggiore, quindi aspetterò il momento giusto per andare molto lontano da qui. Avevo bisogno di dirlo a qualcuno.

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