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Articoli

ADHD e DSA
Dott. Flaviano Canfora

ADHD

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Esso include difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del ...

17 Febbraio 2021

ADHD e DSA
Dott. Flaviano Canfora

ADHD: cosa fare?

ADHD Trattandosi di un disturbo evolutivo dell’autocontrollo le principali richieste della famiglia sono: come evitare che i figli perdano la concentrazione, come possano contro ...

17 Febbraio 2021

ADHD e DSA
Dott. Flaviano Canfora

ADHD e Dipendenze

Diversi studi hanno dimostrato che ragazzi con diagnosi di ADHD sembrano essere più a rischio nell’uso di sostanze stupefacenti o nello sviluppo di dipendenze comportamentali, come ...

17 Febbraio 2021

Domande e risposte

Come gestire una bambina di tre anni che non vuole uscire con suo padre senza motivi apparenti?

Buongiorno, Sono "separato" (non ero sposato) da circa due anni e ho una bambina di tre anni. Ho deciso io di andare via poiché ero arrivato alla conclusione che la mia ex compagna stesse con me solo per il lato economico e mi sono innamorato di un'altra donna che percepisco stia con me per amore (anche perché la situazione patrimoniale a causa del Covid e della separazione è decisamente peggiorata). La separazione ha comportato tre processi (famiglia, civile e penale) che ha profondamente logorato me e il rapporto con la mia compagna, creandomi depressione e crisi di panico. Nonostante questo e l'abitare in città diverse, ho avuto frequentazioni regolari e felici con mia figlia ogni settimana, ha sempre pernottato da me, instaurando anche un legame solido di affetto con la mia nuova compagna. Terminati i processi con l'intimazione alla mia ex del rilascio di casa mia entro tre anni, mia figlia ha iniziato a manifestare strani comportamenti, che si concretizzavano nel non volere entrate nella mia nuova casa prima vissuta senza problemi. In giardino tutto ok, ma non vuole entrare in casa se non per andare in bagno. Ho provato di tutto per capire il motivo, senza successo. Al che ho dovuto interrompere i pernotti, organizzandomi per andarla a prendere solo nelle giornate di bel tempo, confidando che il problema poi si risolvesse da solo con la crescita. L'altro ieri mi presento per prenderla, ma la bambina nel vedermi inizia a piangere disperatamente (cosa mai fatta), si attacca alla mamma e non c'è modo di convincerla dicendole che andremo insieme con la bici, in giardino, con la palla a correre ecc. a venire. Non forzo la bambina e rammaricato torno a casa. Dopo un'ora la mia ex mi fa una videochiamata dicendomi che Vanessa mi vuole parlare. La mia ex le fa dire "volevi che babbo rimanesse a casa con noi?" E la risposta è ovviamente sì da parte della bambina. Dico che non si deve preoccupare e che la prossima volta andrà meglio. La mia ex mi dice di venire il giorno dopo (mi aveva detto invece che aveva impegni). Mi presento il giorno successivo e succede la stessa cosa. Chiedo perché non vuole uscire con babbo, ma vengo respinto. La ex stranamente è già vestita per uscire e al pianto a dirotto della bambina, le dice "non devi piangere andiamo all'altalena tutti e tre". La bambina imboccata smette immediatamente di piangere, mi abbraccia e ride. Quindi passo il pomeriggio anche con la ex, la quale addirittura al ritorno dal parco mi dice che deve fare la doccia, se voglio salire e giocare con la bambina mentre lei è in bagno. Declino l'invito e torno a casa mia. Ad aspettarmi la mia compagna, visibilmente indispettita. Dati i processi tengo sempre il registratore del telefono acceso e le faccio ascoltare le 2 ore di registrazione e dimostro che non ho fatto cose strane. Mi dice però che lei vuole bene alla bambina, che non vuole essere esclusa (giustamente) e che se ricapita una cosa del genere mi lascia. Non credo che mi lascerebbe, anche perché è incinta di 8 mesi, ma dal suo punto di vista la capisco. Le domande sono e ringrazio chi risponderà: 1) mia figlia subisce condizionamenti dalla madre? 2) come posso riportare mia figlia a casa mia senza forzarla? Non voglio che mi associ a momenti poco piacevoli. 3) come gestisco il rapporto con la mia compagna? Sono stanco e provato dai litigi.

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Mio figlio di 7 anni ha difficoltà a socializzare

Buongiorno, vi scrivo perché io e mia moglie non sappiamo come aiutare nostro figlio a socializzare con gli altri bambini, sia a casa che a scuola. Fin da quando era più piccolo non ha mai cercato molto la compagnia di altri bambini, preferisce per esempio stare con me o i suoi nonni a fare l'orto, catturare insetti, ragni, formiche ecc.. e rinchiuderli nei barattoli di vetro.Come ho già detto avevamo notato questa sua difficoltà nel socializzare spronandolo a giocare con gli altri senza ottenere grandi risultati, si rifiuta e addirittura se insistiamo si arrabbia. Ieri abbiamo avuto i colloqui con le maestre e ci ha fatto molto male sentire anche da loro che nostro figlio viene escluso dal gioco, viene preso in giro anche per la la sua altezza perché è un po' bassino, lui oltretutto è permaloso e si arrabbia facilmente, così preferisce stare con i grandi.Le maestre in questo caso come possono aiutare mio figlio a inserirsi nei gruppi che creano i bambini nel gioco?io e mia moglie cosa dobbiamo e possiamo fare per aiutare nostro figlio?

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Bambino nella separazione dei genitori

Buongiorno, sono separata da circa un anno, ho due figli di 8 e 5 anni che fino ad oggi sono rimasti fissi nella casa coniugale vedendo l'alternanza dei genitori. Il motivo per cui vi scrivo è il figlio più piccolo: ha, fin dall'inizio della separazione, mostrato una certa predilezione per il padre con il quale si diverte di più, mi dice che il papà gioca e scherza molto più di quanto faccia io, ma a parte questo, da un paio di giorni mi dice che il papà è divertente perché è come un "fratellone" e da quel momento ha iniziato ad avere un atteggiamento che definirei protettivo verso il padre, come se volesse "coprirlo" rispetto alle sue mancanze di cura e gestione. Lui è un padre molto presente in tutta la sfera ludica ma sicuramente con carenze organizzative e di cura evidenti. Il bambino ha iniziato ad inventare una realtà parallela fatta di piccole cose tipo se gli taglio le unghie lui mi dice che anche il papà gliele ha tagliate la sera prima ma che nella notte sono cresciute moltissimo, oppure se cucio un buco nei pantaloni, cucino qualcosa, lui mi dice che anche il padre lo fa e che poi però per un qualche motivo "magico" non ne sono rimaste tracce. Non so come devo comportarmi rispetto a questa cosa. Per ora sto a quello che dice senza contraddirlo, non voglio dare un'idea negativa del padre, ma non so davvero come gestire questa cosa, mi dispiace vedere un bambino di 5 anni che si costruisce una realtà parallela in cui lui è diventato il fratello maggiore del papà.

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Mio figlio di 13 anni inizia a dare problemi

Sono madre di un ragazzino di 13 anni che sta iniziando a dare problemi. Non mi ascolta mai quando gli impongo di non fare qualcosa e pensa sempre ad uscire, a divertirsi e se ne frega di ciò che io e mio marito gli diciamo. L'altra sera mi ha chiesto se potesse uscire per andare a mangiare una pizza con un suo amico, ovviamente rispettando la distanza e all'aperto. Io gli ho risposto di sì dopo vari tentennamenti. Mi sono fidata di lui, insomma. Ero anche stanca perché avevo appena finito di correggere i compiti scolastici e non volevo starlo a sentire. È tornato a MEZZANOTTE e puzzava letteralmente di FUMO. Non solo sui vestiti, anche l'alito sapeva di fumo e prima che uscisse si era pulito anche i denti. Io sono diventata furibonda e gli ho dato uno schiaffo, e lui ha reagito in malo modo dicendomi che sono una rompi... e per difendersi mi ha anche spinto. Non voglio più farlo uscire e sono estremamente arrabbiata con lui. Riassumendo tutto, mi dice che sbaglio a comportarmi così con lui e che devo capire che sta crescendo e bla bla bla... Invece io dico che deve capire lui che è ancora un bimbetto e deve ascoltarmi. Ultimamente sta iniziando ad alzare le mani per difendersi, a dire le parolacce... MA CHE ORA SI È MESSO PURE A FUMARE NON LO TOLLERO! Ho provato a parlarne con mio marito ma la situazione non è migliorata granché. La prima sera gli ha parlato e la seconda sembravano avere la stessa età : si mettevano a giocare alla Playstation, si prendevano in giro a vicenda scherzando ecc. Non so come fare. Ho paura che fumi di nascosto. Come posso fargli capire che il fumo è compromettente per la sua salute e che deve rispondere educatamente? Ma non dovrebbe essere ancora un bambino o mi sbaglio? Tutto è iniziato qualche mese fa... Fino a poco tempo fa era molto tranquillo e non dava nessun problema. Aveva buoni voti a scuola, la media dell'otto e nessuna insufficienza. Ora sta un po' peggiorando e ha qualche insufficienza. Poi tra l'altro ha anche gli esami... Per favore, aiutatemi. Come posso fare?

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Cosa fare se so che mia mamma tradisce mio papà?

Buongiorno, sono ormai anni che so che mia mamma tradisce mio papà, lo so perché un giorno, anni fa, avevo il suo telefono per chiamare i miei nonni ed è arrivato un messaggio strano. Lei si è giustificata dicendo che la sua collega aveva sbagliato ed era per il marito ma da quel giorno ho fatto più attenzione alle chiamate che riceveva e purtroppo posso dire per certo che tradisce mio papà. Non ho mai detto nulla a nessuno perché non volevo rovinare nulla, non volevo essere causa di separazioni ecc... I miei in questi anni hanno avuto problemi di coppia mai hanno sempre risolti, sono andati anche dal terapeuta e non credo che se lei non avesse tenuto un minino a mio papà l’avrebbe fatto. Non ne ho mai parlato a mia mamma perché inizialmente mi sono detta che non dovevo farci caso e lasciarla fare quello che voleva della sua vita ma ora sono esausta, non riesco più a sopportare le chiamate, il pensiero è tutto ciò. Onestamente credo di non aver mai detto nulla perché non voglio che i miei divorzino, ho troppa paura di ciò. Vorrei solo dire a mia mamma che per me va bene se lei è felice con un altro uomo, è una sua scelta io non mi intrometto, ma le vorrei chiederle solo portare rispetto Anche a noi non parlandoci al telefono quando è in casa. Può vederlo fuori, sentirlo e tutto ma in casa vorrei che fossimo noi il motivo della sua felicità e non che fosse concentrata a parlare con lui quando ci siamo io e mio papà nella l’altra stanza perché siamo noi la sua famiglia, dovrebbe stare bene anche con noi. Non so cosa fare, vorrei un consiglio Ho troppa paura di parlare e che possa distruggere la famiglia ma allo stesso tempo sono stanca di tutto, triste, arrabbiata e distrutta di dover tenermi dentro ciò. Grazie in anticipo.

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Scarso legame con i genitori

Ciao a tutti! Ho ventiquattro anni, mi considero da sempre una persona molto caparbia, indipendente, paziente e comprensiva. Ma sono anche molto insicura di me stessa, permalosa q.b. (anche se sto cercando di lavorare su questo aspetto) e soprattutto molto impulsiva e ribelle.Con i miei genitori, sebbene negli ultimi anni riesca ad avere un rapporto più sereno, non mi sento legata a loro. E per di più finiamo col discutere sempre per le stesse cose: loro che non accettano delle mie scelte, dicendo che non ascolto i loro consigli. O loro che non comprendono quali siano le mie insicurezze o i miei problemi, probabilmente perché non hanno mai avuto modo di viverli. È come se mi volessero sempre dentro una campana di vetro, non vorrebbero mai farmi commettere degli errori e sento come se mi volessero sempre forte, pronta ad affrontare ogni difficoltà senza crollare. Quando provo a spiegargli il mio punto di vista, dopo aver parlato loro, mi dicono che non vogliono ascoltarmi perché "non capisco nulla" o "sono solo una povera deficiente che non capisce nulla". E li inizio ad arrabbiarmi e ad urlare, perché trovo che sia ingiusto. Da bambina o nei primi anni dell'adolescenza, non potevo vestirmi come le altre altrimenti sarei stata una poco di buono. Non potevo uscire con certe persone, non potevo truccarmi e dovevo fare solo ciò che loro ritenevano giusto. Senza scendere a compromessi. Ciò mi ha portato a fare le cose di nascosto e di conseguenza con gli anni a perdere la fiducia in loro. Nella seconda fase della mia adolescenza, loro sono stati meno presenti per la malattia di mia nonna. Da lì, mi hanno lasciata libera di fare tutto ciò che volevo, ma rinfacciandomi all'occorrenza tutta questa libertà. Mi hanno permesso di iscrivermi all'università, senza mai interessarsi a come stesse andando la mia situazione e per due esami che ho lasciato indietro e poi recuperati brillantemente, mi hanno accusata di perdere tempo e una volta recuperati, legare a loro il merito del mio recupero. Quando invece sapevo perfettamente da sola che li avrei dovuti recuperare. È un continuo paragonarmi agli altri che sono più bravi di me, un continuo svalutarmi dicendo che non concluderò mai nulla, che noi figlie (ho anche una sorella più piccola) siamo un'emerita delusione. Loro, mi dicono che tutte queste cose le dicono per non farmi adagiare sugli allori. Senza sapere però che invece è il contrario, che in realtà mi buttano giù, perché ho il supporto da parte di tutti, ma non la loro e questa cosa non riesco ad accettarla. Loro si ricordano dei miei successi solo quando c'è da parlare con le persone del paesello, per fare vedere che anche loro hanno una figlia che vale. Oppure quando oramai già sono riuscita ad affrontare le mie difficoltà. Mi sento spesso dire che devo essere grata a loro per averli avuti, che mi permettono di studiare e di avere un tetto. Anche se io, almeno lavorativamente, mi arrangio come posso per non gravare sulle spese, pur studiando. Ma personalmente sono stanca di accettare certe cose. Vorrei sentirmi davvero più libera, meno vincolata dalle loro ansie e paure che possa sempre succedere qualcosa. Loro vorrebbero che tutto fosse perfetto, quando in realtà non lo è. Io vorrei esserlo, anche per ricevere magari un loro consenso, ma non sono perfetta e ciò delle volte non riesco ad accettarlo!!! È un poema ciò che ho scritto, ma di queste cose ne ho parlato pochissimo con gli altri, soprattutto con un esperto. Ad oggi sono una ragazza molto confusa, mi sento sola e poco appoggiata. Vorrei dei genitori che mi guidassero e che mi appoggiassero nelle mie scelte anche se loro non le ritengono giuste. Che mi sgridassero se davvero faccio qualcosa di sbagliato e non per un punto di vista diverso. Vorrei che a casa mia ci sia più apertura e più ascolto verso gli uni e gli altri...loro ultimamente hanno dei problemi e cerco sempre di aiutarli come posso, li ascolto e comprendo le loro idee. Ma loro con me non fanno la stessa cosa. Ed io vorrei solo fuggire, non so più come affrontare la cosa. Grazie in anticipo a chi risponderà!!!!

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Alienazione parentale

Buonasera, mio figlio Lorenzo (15 anni) da tempo manifesta reazioni aggressive nei miei confronti sia verbali con insulti e bestemmie che, sporadicamente, fisiche. Ho sempre messo al corrente il padre della situazione (ci siamo lasciati poco dopo la nascita di nostro figlio) ma non solo non ha mai rimproverato Lorenzo per i suoi comportamenti ma anzi, lo premiava e gli raccontava cose non veritiere su quanto accaduto tra noi in passato. Inoltre incolpava me ed il mio compagno delle sue reazioni.Nel 2017 ero riuscita a convincere il padre ad iniziare, insieme a nostro figlio, un percorso con una terapeuta che ci aiutasse nella genitorialità ma dopo poche sedute ha detto a Lorenzo che gli incontri erano solo una perdita di tempo oltre che di denaro e ha messo in discussione la professionalità della psicologa stessa.Lorenzo di conseguenza si è rifiutato di continuare le sedute. Nel frattempo (2018-2019) le sue reazioni ( sia verso di me che verso il mio compagno) si facevano sempre più violente al punto che è arrivato addirittura a tirarmi dei calci al basso ventre. Ciò che scatenava questi comportamenti erano sempre episodi banali (compiti non fatti, il disordine in camera sua, chiedere di portare fuori il cane, etc...). Una volta per aver scoperto un compito sbagliato è addirittura arrivato a lanciare il suo cellulare rompendolo dopo aver continuato a negare l’evidenza. Anche in questo caso ho informato il padre di Lorenzo di quanto stava accadendo (tramite registrazioni audio e video) ma ancora una volta ha accusato me ed il mio compagno di provocare nostro figlio, cosa non vera. Ho quindi deciso di intraprendere un percorso psicologico individuale per avere un aiuto e un sostegno (oltre ai problemi con Lorenzo, ho dovuto affrontare una battaglia contro la leucemia e un aborto). Gli scoppi di Lorenzo non accennavano a diminuire ma anzi, nell'estate del 2019, dopo una reazione fisica nei miei confronti ho detto a Lorenzo che doveva calmarsi e seguire le regole diversamente avrebbe dovuto andare per un po' dal padre perchè in questo modo non era possibile continuare. Ha deciso così di andare dal padre e di venire da me a week end alternati. In realtà veniva da me molto spesso anche durante la settimana e i rapporti erano diventati molto più sereni. A maggio 2020 Lorenzo, in seguito ad una fortissima discussione con il padre e la sua compagna (sono volati insulti e minacce da parte di quest’ultima nei confronti miei e di Lorenzo stesso), decide di tornare a casa e di limitare le visite dal papà. Tutto prosegue molto tranquillamente fino ad ottobre quando riprende i rapporti con il padre il quale lo mette al corrente delle questioni legali che nel frattempo erano intercorse tra noi (avevo richiesto gli arretrati del mantenimento che non mi stava corrispondendo). Lorenzo da allora è diventato sempre più ostile e aggressivo nei miei confronti arrivando addirittura a minacciare di farmi fuori e di mettermi le mani al collo. Dopo una forte discussione dovuta a queste gravissime minacce mio figlio decide di stare inizialmente per un periodo dai nonni materni ed infine di andare definitivamente dal padre. Da allora (fine dicembre 2020) mio figlio mi ha minacciato telefonicamente (di sfondare la porta e di farmi male) qualora non gli avessi fatto avere tutte le sue cose. Allarmata da queste minacce ho fatto ciò che mi ha richiesto. A gennaio, in piena pandemia e senza il mio consenso, il padre ha portato Lorenzo in Puglia per 4 giorni. Sono esattamente 4 mesi che non vedo mio figlio, ricevo qualche messaggio da lui solo per questioni pratiche e mai nessuna risposta a chiamate e messaggi di interessamento, il padre non facilita in alcun modo il recupero di un rapporto tra noi ma anzi, informa “a suo modo” nostro figlio delle questioni legali che ci riguardano e utilizza parole sminuenti nei miei confronti. Ho provato a cercare una soluzione bonaria attraverso un incontro conciliativo tra noi e i rispettivi legali e suggerendo un percorso di mediazione familiare (proposta accolta da lui volutamente molto tardivamente) ma non è servito a nulla. Così sono arrivata al punto di querelarlo per sottrazione di minore consenziente per l’episodio della Puglia e per alienazione parentale. E’ l’unica strada ancora percorribile per vedere mio figlio e aiutarlo. Sono disperata..chiedo consiglio e conforto per questa situazione. Grazie.Francesca

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Ho paura che mia madre tradisca mio padre

Buonasera, Sono Federica una ragazza di 23 anni, qualche tempo fa guardando il cellulare di mia madre ho notato, nelle foto eliminate di recente, alcune sue foto nuda. Ho provato a tenere controllato il suo cellulare e la cosa mi è ricapitata per 2 volte nei mesi successivi. Inizialmente non ho dato molto peso al fatto dato che pensavo ad un suo narcisismo, ma dopo averne trovato altre nei mesi successivi mi stanno sorgendo parecchie domande. La situazione tra i miei durante questo periodo non è delle migliori, si parlano e vedono poco. Il mio sospetto è che mia madre abbia delle avventure con qualcun altro nei periodi in cui non va d’accordo con mio padre. Vi chiedo un aiuto, di certezze di tradimento non ne ho, però il sospetto è forte e mi logora dentro. Qualche consiglio? Grazie, Federica

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