Famiglia e bambini

Aiuto, mio figlio non mangia!

13 Gennaio 2016

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L’ansia che il proprio figlio non si nutra a sufficienza, appartiene a tutte la mamme. Il fatto che il proprio bimbo faccia fatica a mangiare, è in grado di generare ansia nella neo-mamma e pensieri negativi circa la propria capacità di accudire, nutrire e prendersi cura di lui. Ciò può provocare vissuti di natura depressiva, sentimenti di colpa ed irrequietezza, che inevitabilmente vengono trasmessi al piccolo che inizierà a vivere un momento fondamentale della sua esistenza psico-fisica, come occasione di tensione e disagio. Spesso però ci dimentichiamo che ogni bimbo ha un proprio stile alimentare, ha i propri gusti e un proprio senso di sazietà. La differenza, è che deve ancora conoscerlo e sperimentarlo e che troppo volte viene “deviato” dalle ansie e da comportamenti “protettivi” da parte degli stessi genitori che si allarmano enormemente se non mangia quanto secondo loro dovrebbe fare.

Se ci pensiamo, il cibo, è stato il primo canale di comunicazione con il mondo esterno e con la figura di accudimento, tanto che la relazione madre-bambino, per molto tempo ruota esclusivamente intorno a questo momento così delicato. Ma è proprio fin dalle prime interazioni di questo tipo, che nel bambino si cominciano a formare psicologicamente gli schemi del significato del cibo stesso.

Attraverso il cibo, infatti, passano tante emozioni e idee su come funziona il mondo, che spesso hanno a che fare con quest’ultimo aspetto. Se spostiamo l’attenzione dal problema “concreto” e approfondiamo i pensieri che si nascondono dietro all’ansia e preoccupazione genitoriale, scopriamo parecchie sfaccettature del fenomeno, e le “reali” preoccupazioni in merito. Proviamo a metterci nei panni di quello che prova un bambino, e’ naturale che cerchi di sottrarsi ad una esperienza diventata poco piacevole e gratificante, iniziando a rifiutare l’alimentazione in generale. Questa reazione innesca un circolo vizioso nel quale il cibo diventa ossessivamente il pensiero dominante della giornata e unico canale di comunicazione affettiva tra il bambino e i genitori. Va da sè che intorno al tema “cibo” si intrecciano punizioni, minacce, preghiere, strategie ludiche di distrazione, messe in atto da genitori disperati nell’unico, ingenuo, tentativo di far mangiare il figlio. Naturalmente l’obiettivo sperato e atteso di far mangiare il bambino non si realizza anzi, l’effetto di tanta attenzione e preoccupazione intorno al piccolo non fa altro che rinforzare il suo comportamento di rifiuto del cibo e di sfida nei confronti dei genitori. Quale bambino rinuncerebbe a tutte quelle attenzioni e al “piacere” di tenere in pugno mamma e papà? 

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