Famiglia e bambini

Enuresi: l'espressione infantile del proprio mondo interno

03 Novembre 2011

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La maggior parte delle volte ciò è involontario ma, occasionalmente può essere intenzionale. Perché sia autorizzata una diagnosi di Enuresi, l’emissione di urine deve avvenire almeno due volte alla settimana per almeno 3 mesi, o altrimenti deve causare disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, scolastica (lavorativa), o di altre aree importanti del funzionamento.

L’incontinenza urinaria non è dovuta esclusivamente agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es. diuretici) o di una condizione medica generale (per es. diabete, spina bifida, un disturbo convulsivo)”.

L’enuresi può manifestarsi secondo due forme:

Primaria: il bambino non ha ancora raggiunto il controllo sfinterico urinario.

Secondaria: il disturbo sopraggiunge dopo che il bambino ha raggiunto, per almeno 5-6 mesi il controllo della continenza urinaria.

La situazione in cui si manifesta l’Enuresi può essere annotata con uno dei seguenti sottotipi:

Solo Notturna

Solo Diurna

Notturna e Diurna

Nell’affrontare questa problematica risulta necessario, nel corso del colloquio clinico, porre attenzione ad eventuali momenti ed eventi, nella storia familiare e sociale del bambino, vissuti con ansia e particolare difficoltà. Cambiamenti talvolta letti con disinvoltura a cui viene rivolta scarsa attenzione possono rappresentare per il bambino motivo di stress: la nascita di un fratello, il cambiamento di scuola o di casa, l’allontanamento anche temporaneo di un adulto a cui era molto legato, etc. Qualsiasi evento che interrompa il flusso armonico della vita familiare e ne influenzi il ritmo può avere ripercussioni sul bisogno di sicurezza e di confini sufficientemente contenutivi del bambino.

La conseguenza di questo disturbo è spesso un ritiro sociale, causato dal senso di vergogna, con una evidente limitazione nella vita relazionale. L’intervento psicologico dovrebbe assumere due modalità parallele altrettanto importanti:

"Psicoeducativo": attraverso l’individuazione dei comportamenti più adeguati, da parte dei soggetti adulti, in risposta a questa particolare espressione del disagio.

"Psicoemozionale": attraverso attività ludico-immaginative in cui il bambino possa esprimere liberamente le proprie emozioni, in forma spesso catartica. Risultano fondamentali i momenti di rielaborazione, sempre attraverso il gioco e la creatività, in modo da restituire al bambino contenuti che interiorizzerà e che lo aiuteranno a gestire le situazioni che lo circondano per mezzo di strumenti più adeguati ed evoluti, e, soprattutto, più chiari per lui e per le persone con cui si relaziona.

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