Famiglia e bambini

Mio figlio non mi ubbidisce

Valeria

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Buongiorno,
mio figlio di 7 anni, disubbidisce su tutto. Non vuole fare i compiti, non vuole lavarsi i denti, non vuole andare a letto....qualsiasi cosa io (sopratutto io) gli dica, lui non la fa, e sembra quasi che lo faccia per dispetto.
Tutte le cose sono gravi, ma in particolar modo, con il rientro a scuola ha peggiorato il suo approccio con i compiti. Le stiamo provando tutte e dopo aver provato con urla (che so benissimo non servano a nulla) punizioni (in bagno a riflettere) non farlo uscire a giocare con gli amici, da ieri siamo in versione "ZEN" per così dire e con calma abbiamo cercato di farglieli fare, ma trascorsa l'ora e oltre (erano le 9 e mezza di sera) abbiamo deciso di mandarlo senza i compiti svolti, per vedere cosa succede.
Preciso che anche a scuola perde tempo di continuo, nonostante non abbia difficoltà nè a scrivere nè a leggere nè a fare calcoli, ma se decide che una cosa non la vuole fare non la fa.
Non sappiamo più che carta giocare

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Innanzitutto è bene capire se il bambino è sempre stato cosi oppositivo oppure è un comportamento che è nato successivamente con la crescita o con l’entrata a scuola. Secondo me c’è bisogno di ridimensionare il sistema familiare perché il piccolo ha preso il sopravvento ed essendo minorenne non è accettabile. Voi genitori dovreste prendere in mano la situazione e essere guidati a riprendere il vostro ruolo e la vostra autorità nel sistema familiare. Solo in questo modo si può ridimensionare il bambino e riportarlo a rispettare i ruoli e le regole familiari.

Buongiorno Valeria,


Io credo che possiate far fare a vostro figlio una valutazione psicodiagnostica per escludere qualsiasi disturbo( dell'attenzione, ECC). Dovreste inoltre rivolgervi ad uno psicoterapeuta per un po' di sostegno genitoriale che vi aiuti a capire come affrontarlo e gestirlo. Purtroppo essere genitori è difficile e nessuno sa bene come farlo. Comunque credo che un buon genitore, e non perfetto, sia quello che accetta di avere dei limiti umani e si mette in discussione per crescere strada facendo insieme ai figli.


Cara Valeria in bocca al lupo

Buongiorno Sig.ra Valeria,


sono la Dott.ssa Anna Maria Rita Masin. Prima di rispondere sarebbe opportuno sapere alcune cose: 1- suo figlio è sempre stato oppositivo?; 2- questa oppositività è solo e sempre con Lei oppure anche con suo marito; 3- è successo qualcosa di importante (secondo il punto di vista di suo figlio) in casa (separazione dei genitori, morte di qualcuno di significativo...nonni o anche un gatto/cane, nascita di un fratellino, cambio casa, ecc...)o a scuola (cambio classe, cambio insegnanti, cambio scuola, relazioni particolari tra i suoi amici, ecc...)? Queste notizie sono importanti...provi a pensare come se fosse suo figlio. Dopo questo, è importante con i figli che hanno uno o più comportamenti oppositivi, prescrivere i comportamenti: "Mi raccomando NON TI LAVARE I DENTI", "a scuola sicuramente ti hanno dato dei compiti MA TU NON LI FARE" e le parole scritte in maiuscolo dirle con auotorevolezza e guardandolo negli occhi. Poi passare al senso di responsabilità, non usare il senso di colpa: "sei tu che vai a scuola non io" oppure concordare con lui dei premi "se fai un compito avrai questo premio, se fai due compiti avrai due premi...ecc..se non ne fai neanche uno nessun premio/regalo...la scelta è la tua non la mia...sei libero di scegliere"(tutto da ricalibrare a seconda dei risultati). In questo modo il ragazzo è costretto a riflettere e a scegliere...ma la scelta sarà del ragazzo, non dei genitori a cui si oppone con tutte le sue forze. 


Mi faccia sapere

Gentile Signora, da queste poche righe in cui racconta la sua esperienza emerge la sua preoccupazione da mamma attenta e responsabile per la salute di suo figlio. Non è necessario affrontare situazioni "gravi" per porsi domande e se il comportamento di suo figlio le fa venire dubbi è bene che si confronti con specialisti così come ha scelto di fare qui.


Il "no" è una parola che i bambini imparano presto, pensi a quando durante lo svezzamento il bambino rifiuta il cibo girando la testa a destra e a sinistra: questo già rappresenta un comportamento che ha a che fare con il significato del "no". Poi, crescendo diventa una parola che per il bambino acquista un significato di autonomia cioè la possibilità di poter scegliere se fare o no una cosa!


Effettivamente l'adulto la usa spesso con i figli è dunque da loro un esempio nel bene e nel male. E' comprensibile che a 7 anni voi genitori pretendiate determinati comportamenti e che alcune opposizioni del bambino non siano accettabili.


A mio parere, sarebbe utile capire con l'aiuto di un esperto quale possa essere il disagio e/o la spinta evolutiva che il bambino sta vivendo in quanto il "no" oltre a rappresentare l'autonomia dagli adulti può significare anche un distacco relazionale da questi.


Tuttavia, nella quotidianità capisco quanto possa essere faticoso e frustrante gestire tale situazione; probabilmente per fare ciò sarebbe necessario riportare l'attenzione di tutta la famiglia sull'aspetto concreto delle cose affinchè con poco sforzo suo figlio possa valutare la conseguenza delle sue azioni.


Il confronto pratico con le sue azioni nella realtà può essere efficace perchè immediatamente riscontrabile: "qui ed ora succede questa cosa se deciderai di fare questo, evitando di proiettare le cose nel futuro che rappresenta un tempo difficile da capire per i bambini. Nessuna punizione o soluzione "zen" ma la condivisione delle conseguenze delle azioni.


In conclusione, rimango disponibile per ulteriori confronti.


Grazie.

Buongiorno Valeria,


Anche se ritengo sia possibile, mi sembra abbastanza banale dirLe che a 7 anni un bambino è normale faccia i capricci o si opponga ad un’autorità, ad una figura adulta, iniziando così a fare i primi esperimenti con la propria identità.  Questioni che avrà sicuramente sentito e risentito.


Ritengo più interessante soffermarmi su quella che sembra essere una Sua richiesta di aiuto relativamente ad un problema di rapporto che Le crea evidentemente disagio e che difficilmente riesce a gestire.


Ricoprire il ruolo del genitore è molto difficile perchè ci porta ad assumerne inconsapevolmente tutte le dimensioni emotive, facendoci calare pienamente nella parte. Il controllo, ad esempio, è una delle dimensioni emotive che sentiamo molto forte ma che a volte, quando viene meno per qualche motivo, ci causa problemi e stati di ansia. Sembra proprio la dimensione di cui ci sta parlando Lei.


Non esiste il “manuale del buon genitore” nè regole comportamentali che valgano sempre a prescindere dal contesto e dalla situazione. Esiste invece il genitore che si pone dei problemi e che vuole affrontarli come lei ha dimostrato con questa lettera.


Le consiglio un percorso che La possa aiutare ad individuare margini di sviluppo nel rapporto con Suo figlio.

Buongiorno Valeria,


mi è sembrato di comprendere che suo figlio mette in atto comportamente oppositivi. Con questo atteggiamento è probabile che stia esprimendo un disagio che non riesce ad esprimere diversamente.


C è stato qualche cambiamento a scuola, in famiglia, con gli amici e nelle relazioni?


Sicuramente l' approccio punitivo da parte dei genitori aumenta la sfida tra genitori e figli e rafforza l' atteggiamento di "vediamo chi è piu forte e chi vince", quindi non aiuta a raggiungere l' obiettivo.


Comprendo la sua difficoltà nel gestire questa situazione, dovrebbe provare ad essere positiva e propositiva con suo figlio, comunicandogli con serenità, fiducia e rassicurazione.


E' importante anche chidersi come lei vive questo momento, come  reagisce e come questa situazione la fa sentire.


A seconda del significato che diamo agli eventi inneschiamo delle emozioni negative con annessi dei pensieri disfunsionali o poco aderenti con la realtà che aumentano le nostre preoccupazioni, il nostro stato di impotenza nel gestire la situazione e non ci aiutano a dare giusta lettura al disagio che diventa un problema piuttosto che un'opportunità per rivedere se stessi e in questo caso anche il nucleo familiare 


Probabilmente, dalla sua descrizione, si potrebbe rivedere il tipo di comunicazione utilizzata sin ora ed eventualmente apporre delle modifiche.


E' importante che lo stile comunicativo tra genitore e figli segua un modello chiaro dove non ci sono sovrapposizioni di ruoli e la comunicazione è chiara e precisa. Tale modello potrebbe essere quello dell' analisi transazionale GAB.


Il modello afferma che ci sono diversi stili comunicativi: Genitori Normativi/ Genitori Affettivi - Adulto - Bambino Adattato/Libero.


Avrei comunque bisogno di alcuni informazioni per poter avere un quadro più completo. 


Spero che le abbia dato comunque degli spunti riflessione.


Buona giornata


 

Salve Valeria, l'unica "carta da giocare" che mi sento di consigliarle é il rifiuto affettivo, niente punizioni o, ancora peggio, premi se fa le cose per bene, ma solo l'indifferenza accompagnata da frasi di sdegno del tipo "quando fai così io non ti voglio neanche vedere, vai da un'altra parte a fare i capricci", ma sempre in tono pacato, e non insistere né considerarlo finché non sarà lui a tornare da lei pentendosi. La cosa fondamentale è mantenere sempre lo stesso atteggiamento, non andare per tentativi. Resto a disposizione, le faccio i miei migliori auguri

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