Rassicurazioni nella coppia: perché chiedere conferme non basta mai

Rassicurazioni nella coppia: perché chiedere conferme non basta mai

“Mi ami?”

“Certo che ti amo.”

Per qualche minuto la risposta funziona. La tensione diminuisce e la serata riparte.

Poi il partner risponde a un messaggio con meno entusiasmo del solito.

“Ma sei sicuro? Ti sento distante.”

Arriva una seconda rassicurazione, magari più dettagliata. Vengono ricordati i progetti insieme, il weekend precedente, tutto quello che dimostra che la relazione continua.

La risposta sembra convincente.

Poi arriva un altro pensiero: “Forse lo dice soltanto per non ferirmi”.

La domanda torna.

Il problema non è necessariamente non aver ascoltato. Può essere che stiamo chiedendo alle parole dell’altro di svolgere un compito impossibile: garantire una volta per tutte il futuro della relazione e il nostro valore.

Cercare rassicurazioni è normale?

Chiedere conforto, vicinanza o conferme non rappresenta di per sé un problema.

Le relazioni hanno anche una funzione di regolazione emotiva: cerchiamo una persona importante quando siamo spaventati, vogliamo sapere se un conflitto può essere riparato e abbiamo bisogno di capire che cosa sta succedendo quando qualcosa cambia.

Il punto non è quindi eliminare le rassicurazioni dalla coppia.

Il punto è osservare che cosa accade dopo.

La risposta ricevuta viene utilizzata come un’informazione che permette di andare avanti?

Oppure riduce l’ansia soltanto per pochi minuti, prima che emerga la necessità di una nuova conferma?

Posso tollerare che il partner sia stanco o distratto senza interpretarlo immediatamente come un segnale che la relazione è in pericolo?

La rassicurazione crea vicinanza oppure il partner sta diventando uno sportello al quale chiedere continuamente certificazioni sul rapporto?

Che cos’è la ricerca eccessiva di rassicurazione

La letteratura psicologica parla di ricerca eccessiva di rassicurazione quando una persona chiede ripetutamente agli altri conferme sul proprio valore, sull’amore ricevuto o sulla stabilità di una relazione ma continua a dubitare delle risposte ottenute.

Questo processo è stato studiato in relazione alla depressione, all’ansia di attaccamento e ai disturbi d’ansia.

Non rappresenta però una diagnosi.

Una richiesta di conferma deve sempre essere compresa all’interno della storia concreta della relazione.

Una coppia realmente instabile o imprevedibile può generare dubbi che non dipendono soltanto dall’ansia individuale.

Perché le rassicurazioni funzionano solo per poco?

Il circuito può essere descritto in quattro passaggi.

Compare un segnale ambiguo: un messaggio breve, un programma modificato, una minore disponibilità a parlare.

Quel segnale viene interpretato come possibile abbandono:

“Si sta stancando di me.”

L’ansia aumenta.

Arriva quindi la domanda:

“Va tutto bene tra noi?”

La risposta del partner riduce il disagio.

Ed è proprio questo sollievo a poter mantenere il meccanismo.

Il nostro sistema impara che la rassicurazione è stata necessaria per stare meglio. Quando compare una nuova incertezza, sarà quindi più facile chiedere nuovamente conferma.

Ma nessuna risposta può eliminare ogni possibile cambiamento futuro.

Il dubbio trova così una nuova eccezione.

La rassicurazione diventa una sorta di certificato con una scadenza molto breve.

Ansia nella coppia: quando la rassicurazione diventa un circuito

Uno degli aspetti più importanti consiste nel distinguere una domanda che cerca informazioni da una domanda che cerca una sensazione di certezza.

“Quando dici che hai bisogno di più spazio, che cosa intendi concretamente?” cerca un’informazione utilizzabile.

“Sei sicuro? Davvero sicuro? E tra un mese? E se incontrassi qualcuno migliore?” cerca qualcosa di diverso.

Cerca la sicurezza assoluta.

La differenza non riguarda semplicemente quante volte viene posta la domanda.

Riguarda la possibilità di accettare una risposta sufficientemente chiara e utilizzarla.

Se emergono contraddizioni reali, possono essere affrontate e possono essere stabiliti confini.

Se invece la risposta rimane coerente ma l’ansia continua a chiedere una nuova verifica, probabilmente non manca un’altra informazione.

Manca una garanzia che nessuna relazione può fornire.

Che cosa accade al partner che continua a rassicurare?

Il partner può inizialmente rispondere per affetto.

Vede la paura e cerca di ridurla.

Ripete le proprie intenzioni, spiega ciò che è successo, ricostruisce la giornata e offre nuove prove.

Quando il dubbio ritorna, può aumentare la quantità di spiegazioni.

Col tempo, però, può comparire frustrazione.

Chi rassicura continuamente può avere la sensazione che la propria parola non sia mai sufficiente e che ogni gesto debba essere spiegato o difeso.

Può quindi diventare più brusco oppure ritirarsi.

Quel ritiro può essere interpretato proprio come la conferma della paura iniziale:

“Ecco, si è stancato davvero.”

In questo modo una strategia nata per ridurre il rischio può contribuire a produrre nuovi segnali di distanza.

Questo non significa attribuire a chi cerca rassicurazioni la responsabilità di qualsiasi problema nella coppia.

Una relazione può essere realmente imprevedibile. Un partner può alternare promesse e ritiri, utilizzare il silenzio come punizione oppure comportarsi in modo incoerente.

Prima di interpretare tutto come ansia è quindi necessario valutare l’affidabilità concreta della relazione.

Non chiedere mai rassicurazioni non è la soluzione

Anche l’estremo opposto può essere problematico.

Pretendere che ciascuno gestisca completamente da solo le proprie emozioni non rappresenta necessariamente una forma superiore di autonomia.

La regolazione emotiva è anche interpersonale.

Essere confortati, ricevere vicinanza e sentire che qualcuno risponde ai nostri bisogni fanno parte delle relazioni.

L’obiettivo non è quindi diventare impermeabili al bisogno dell’altro.

È costruire una vicinanza che sostenga senza trasformarsi in una procedura infinita di verifica.

Come chiedere vicinanza in modo più preciso

Una possibilità consiste nel trasformare richieste molto generali in domande o bisogni più specifici.

“Dimmi che non mi lascerai mai” chiede al partner una previsione sul futuro.

“Oggi mi sono sentito insicuro quando hai annullato il nostro appuntamento. Possiamo chiarire che cosa è successo?” chiede una conversazione sul presente.

“Dimostrami che mi ami” non stabilisce quando la dimostrazione potrà essere considerata sufficiente.

“Avrei bisogno di trascorrere mezz’ora insieme senza telefoni” identifica invece un comportamento concreto.

Esprimere una paura in modo preciso può sembrare più vulnerabile.

Permette però all’altro di rispondere a ciò che sta realmente accadendo senza dover dimostrare contemporaneamente l’amore, l’autostima del partner e la stabilità futura dell’intera relazione.

Anche chi rassicura può cambiare risposta

Quando una rassicurazione è già stata fornita numerose volte, continuare a produrre nuove prove non è sempre la strategia più utile.

Il partner può riconoscere l’emozione senza partecipare indefinitamente al circuito.

Per esempio:

“Capisco che questa situazione ti abbia fatto paura e ti confermo ciò che ti ho già detto. Non credo che ripeterlo ancora ti farà stare meglio a lungo. Possiamo capire insieme che cosa ha riacceso il dubbio?”

Non si tratta di rifiutare il conforto.

Si tratta di distinguere il sostegno emotivo dalla ripetizione rituale della stessa verifica.

Valutare la relazione attraverso i pattern

Una relazione non può essere valutata sulla base di ogni variazione momentanea del tono dell’altro.

Elementi come la coerenza tra parole e comportamenti, il rispetto degli accordi, la capacità di riparare i conflitti, la reciprocità e la libertà forniscono informazioni più solide.

Un messaggio più breve del solito può essere ambiguo.

Un pattern ripetuto di promesse disattese è un dato diverso.

La domanda utile diventa quindi non soltanto “come mi sento in questo momento?”, ma anche “che cosa mostra questa relazione nel tempo?”.

Come riconoscere il bisogno di una nuova rassicurazione

Quando compare per la seconda o terza volta la stessa domanda, può essere utile chiedersi:

È comparsa un’informazione nuova oppure sto cercando di recuperare il sollievo prodotto dalla risposta precedente?

Se manca realmente un dato, può essere utile chiederlo in modo diretto.

Se invece ciò che manca è una certezza assoluta, può essere utile riconoscere il dubbio senza delegarne completamente la soluzione al partner.

Una frase possibile potrebbe essere:

“So che mi hai già risposto. L’ansia è tornata e faccio fatica a tenere la risposta che mi hai dato.”

Descrive il problema senza trasformarlo automaticamente in una nuova accusa.

Quando chiedere un aiuto psicologico

Quando la ricerca di rassicurazioni occupa molto spazio, alimenta conflitti oppure è associata ad ansia intensa o umore depresso, un colloquio psicologico può aiutare a comprendere meglio il circuito.

Il lavoro può riguardare credenze di abbandono, difficoltà nel tollerare l’incertezza, interpretazioni dei segnali relazionali e modalità più dirette di chiedere vicinanza.

Nei disturbi d’ansia, la ricerca di rassicurazione viene studiata come processo trasversale e la sua riduzione nel corso di trattamenti cognitivo-comportamentali è stata associata a miglioramenti clinici.

Questo non significa eliminare improvvisamente qualsiasi richiesta di conforto.

L’obiettivo non è smettere di avere bisogno degli altri.

È evitare di chiedere a un’altra persona un certificato che nessun essere umano può firmare per sempre.

Domande frequenti sulle rassicurazioni nella coppia

Perché ho bisogno di continue rassicurazioni dal partner?
Può accadere quando segnali ambigui vengono interpretati rapidamente come possibili segnali di rifiuto o abbandono. La rassicurazione riduce temporaneamente l’ansia, ma proprio questo sollievo può rendere più probabile una nuova richiesta.

Chiedere rassicurazioni fa male alla coppia?
Non necessariamente. Chiedere conforto è normale. Il problema può emergere quando nessuna risposta sembra sufficiente e il partner deve fornire continuamente nuove prove.

Come distinguere una richiesta normale da una ricerca eccessiva di rassicurazione?
Una domanda normale tende a cercare un’informazione che può essere utilizzata. Nella rassicurazione ripetuta, invece, la risposta riduce l’ansia soltanto temporaneamente e viene presto richiesta una nuova conferma.

Bisogna smettere completamente di chiedere conferme al partner?
No. L’obiettivo non è eliminare conforto e vicinanza, ma imparare a distinguere ciò che richiede una conversazione concreta da ciò che nasce dal tentativo di ottenere una certezza assoluta.

Fonti essenziali

Shaver P.R. et al. (2005), Attachment style, excessive reassurance seeking, relationship processes, and depression, Personality and Social Psychology Bulletin, 31(3), 343–359.

Evraire L.E. et al. (2022), The contribution of attachment styles and reassurance seeking to trust in romantic couples, Europe’s Journal of Psychology, 18(1), 19–39.

Stewart J.G., Harkness K.L. (2017), Testing a revised interpersonal theory of depression using excessive reassurance seeking, Journal of Clinical Psychology, 73(5), 492–503.

Rector N.A. et al. (2019), Reassurance seeking in the anxiety disorders and OCD: construct validation, clinical correlates and CBT treatment response, Journal of Anxiety Disorders, 67, 102109.

Dott. Francesco Giampaolo — Psicologo, specializzando in psicoterapia

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