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Perchè mi sono innamorata di un' altro uomo?

Sono una Donna di 43 anni sposata da 16 anni con due figli di 14 e 7 anni, con un matrimonio apparentemente tranquillo. Da qualche mese ho intrapreso una sorta di "relazione" con un uomo più grande di me di 8 anni a sua volta sposato con figli. E' una persona che già conoscevo ma che fino a quel momento a parte aver pensato che fosse un bell'uomo non mi ero mai spinta oltre. Poi non so cosa si è innescato in me, una sera gli ho scritto e da li abbiamo iniziato a scriverci diversi messaggi sulle ns fantasie e io gli ho detto che ero attratta da lui, lui ricambiava ma, mi ha sempre detto che non si poteva perchè eravamo già impegnati. Dopo qualche gg ha voluto vedermi per un pranzo, per capire se era una passione vera e da li, la cosa è andata ad incrementarsi fino a quando un giorno ci siamo visti da soli nel suo studio per chiacchierare e invece è successo che la passione ha preso il sopravvento. Da quel giorno è passato un mese e mezzo e lui che era partito in quarta con " mi manchi, ti penso e ti voglio vedere" ha avuto un altalenarsi di emozioni, da giorni che mi diceva che bisognava chiudere ogni rapporto, a giorni che mi scriveva che mi pensava e gli mancavo. Lui è stato molto chiaro dicendomi che per lui sono una persona speciale ma oltre l'amicizia non si può andare oltre per non rovinare le ns famiglie ma nel frattempo ci scriviamo diversi messaggi al giorno e ogni tanto ci vediamo da soli per chiacchierare, ma se gli chiedo se gli manco o mi pensa dice che non vuole parlarne. Io so che sono veramente molto presa e sono sempre li ad aspettare un suo messaggio, passo giornate serene e giornate in piena crisi, penso in continuazione a lui. Io da lui vorrei qualcosa che lui non si sente di darmi, e allora mi chiedo perchè vuole continuare con questo rapporto? Perchè non riesco a chiudere io? Ma soprattutto perchè non mi sento in colpa verso mio marito? Grazie a chi mi da un consiglio.....

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Matrimonio

Buongiorno, allora io e mio marito siamo sposati dal 2006 e non abbiamo mai avuto una lite vera e propria fino al 2019 che con l’arrivo della seconda gravidanza abbiamo dovuto assumere una nuova dipendente, e fin qui tutto ok fino che ho iniziato a vedere atteggiamenti che non mi piacevano, ho parlato con lui e spiegato il problema, la sua risposta malinterpreto le cose! Nel 2021 gli chiedo di cercare un’altra persona per il lavoro, che non mi piasce quella che c’è.. la sua risposta, non si può fare perché quella persona va bene e solo lavoro sei tu che vedi cose che non ci sono! Io non ce la faccio più al che gli ho detto di separarci e lui non vuole ma vuole comunque tenere quella dipendente! Che tra l’altro abbiamo anche avuto dei confronti! L’ultima cosa che mia detto e ok tieni duro quest’anno e poi fine stagione a male in cuore ti do il divorzio se è quello che vuoi! Per una parte so che sarebbe la cosa migliore visto che l’unica cosa che doveva fare era cercare un’altra persona x il lavoro!! Per l’altra parte mi dispiasce per i bambini ma non sono disposta a continuare con una persona che non mi mette al primo posto .. grazie

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Dopo due anni da un tradimento, limiti affettivi e di attaccamento

Buonasera.Penso che la mia situazione sia abbastanza complessa e stratificata, quindi cercherò di essere quanto più sintetico possibile. Ho 36 anni, sono un uomo omosessuale e ho avuto per 1 anno e 2 mesi una relazione molto intesa e vissuta con un uomo migrante di origine cubana. La relazione è iniziata proprio nel momento in cui mi sono trasferito e sono andato a vivere da solo, quindi in un fase di stravolgimento e trasformazione. Venivo da 8 anni in cui non provavo un innamoramento puramente irrazionale. Ho investito molto in quella relazione: idee romaniche; voglia di investire totalmente me stesso (parto dalla tendenza di personalità ad essere un assoluto per l'altro, pronto a sacrifici e a dare totalmente, come se il valore del rapporto si fondasse esclusivamente su ciò che ho da offrire, senza considerare l'altra parte); voglia di "salvare" la persona amata dalla situazione di migrante clandestino; ho spinto e sovradeterminato situazioni che solitamente non avrei mai manipolato perché di indole non azzardo molto; mi sono rintanato in casa, ho visto poco gli amici (benché lontani per via del mio trasferimento); ho messo da parte molto di me per dare all'altro. Ho avuto nello stesso periodo della mia relazione anche problemi lavorativi, il mio datore non mi pagava, il mio partner non guadagnava molto, abbiamo vissuto di stenti, siamo dimagriti insieme. In tutto ciò io gli avevo promesso che mi sarei unito civilmente a lui, per dargli una garanzia, per renderlo sicuro ma per rassicurare anche me. Il rapporto è finito quando negli ultimi mesi io ero stanco di tutta la pressione che vivevo e questa stanchezza era ben manifesta, tanto da non rendere più sicuro nemmeno lui circa quell'idea che lo avrei potuto salvare o che gli avrei garantito una relazione nel benessere e nel supporto continuo. E' finita quando ho saputo che lui era stato sedotto da un ragazzo che gli aveva promesso che lo avrebbe trattato come "un principe". La relazione finì. Poco dopo ho scoperto che con quel ragazzo aveva già cominciato una relazione parallela, tanto che quando è andato via da casa mia è andato da lui. Dopo altri mesi a fasi alterne ho scoperto anche che durante la relazione mi aveva tradito altre 3 volte, sessualmente e in una, addirittura, lo aveva fatto per soldi.Ho cercato di elaborare il tradimento, la relazione avuta e in maniera più complessa anche tutto il contesto di vita che avevo vissuto simultaneamente per comprendere fino in fondo la mia ferita e lo sconquasso creatomi. Sono passati circa 2 anni e mezzo e traggo le somme di ciò che sono diventati i miei limiti. Sento che è stata un'esperienza che mi ha traumatizzato moltissimo al punto da rivoluzionare molto il mio essere, a partire dai miei ideali: credevo che l'amore chiamasse amore; credevo che i cliché non esistono e per questo li ho voluti combattere fino ad accecarmi rispetto ad alcune evidenze, le quali durante il rapporto potevano darmi indizi su quanto la relazione fosse tossica o in bilico. Seguendo, conseguenze ci sono state anche nelle mie relazioni affettive: dico molti più no; sono più evitante; le problematiche altrui mi stressano quasi da subito (eppure io faccio un lavoro nell'abito della cura alla persona); ho un senso dell'attaccamento più debole; resisto alle sane illusioni di rapporti significativi e potezionali con nuove persone; sfiducia molto forte nelle potenzialità umane, disincanto; appena azzardo una nuova conoscenza, vederne subito dei limiti mi fa fuggire; ho iniziato una vita sessuale completamente differente rispetto a prima - prima di questa relazione di cui parlo. Rispetto alla sessualità, avevo un rapporto di dipendenza dal mio ex ragazzo (quello di cui parlo sopra) legato anche molto alla pratica sessuale, spesso quotidiana e ricercata come un piacere unico e raro. Dopo di lui ho iniziato a praticare del sesso occasionale privo di vero piacere: ho sofferto, ma oggi di meno, di un'ossessione verso le persone migranti, di origine africana o sudamericana, cioè con caratteristiche che rimandavano a lui. Ho pagato ben tre volte escort che mi ricordassero lui, ogni volta come se in loro ricercassi quel piacere. Ovviamente smentito ogni volta. In altre occasioni il sesso occasionale è stato più complicato ancora, diverse volte non provavo eccitazione sessuale, in altre pura vacuità. Solo in 3 casi (con tre persone differenti) sono riuscito a provare un piacere raro, ma caduco, precario, legato a quell'atto e a quella volta che è stato consumato. Ho provato a frequentare un ragazzo più piccolo di me, c'era molta tenerezza e molto sintonia affettiva, ma non riuscivo ad eccitarmi, non c'era alcun eros in lui, ho più e più volte per darmi chance, ma ho dovuto abbandonarlo. nel corso di questi due anni e mezzo l'autoerotismo è diventato per me l'unica garanzia di piacere, tanto da praticarlo quasi quotidianamente. In concomitanza con tutto questo, per finire questa lunga carrellata di elementi del mio vissuto di questi ultimi 2 anni, c'è una persona che si è insinuata nella mia vita: un mio collega di lavoro. Circa un anno dopo la fine del mio rapporto con il mio ex, ho scoperto di essermi infatuato del mio collega, che tra l'altro ho conosciuto 2 mesi dopo la fine del mio rapporto precedente. Solo che egli è fidanzato con un ragazzo (ad oggi da 3 anni circa) e soprattutto è un mio collega. Ho cercato di ridimensionare il mio rapporto con lui in più fasi, è stata dura, non volevo compromettere assolutamente il mio rapporto con lui dal punto di vista lavorativo, ma soprattutto perché ho paura delle conseguenze affettive ed emotive che potrei vivere, non potrei sopportarle ad oggi. C'è molta sintonia tra noi, a tratti ambiguità c'è stata, avrei potuto azzardare diverse volte, ma ho preferito non farlo. Ho vissuto un'anno e mezzo di repressione, elaborazione continua, aggiustamenti di tiro, correzione di comportamento per evitare che il mio interesse speciale contaminasse o portasse guai a me, a lui, al mio contesto lavorativo. Credo che tutt'oggi quest'operazione di "repressione" e "limitazione" nei suoi confronti sia diventata una dinamica normativa dentro di me che coinvolge molti ambiti relazionali della mia vita. Mi sento super controllante, freddo, rigido...eppure questo ultimo Natale ho deciso di scrivergli una lettera in cui gli spiegavo che ho dovuto limitare il rapporto con lui per un bene speciale che provo e che semplicemente dovevo dirglielo solo per liberarmi da un peso. Mi scrisse che mi avrebbe risposto con una lettera. Quella lettera non è mai arrivata. Io non me la aspetto e non l'aspetterò. Qual è la mia richiesta? Sto cercando in tutti i modi da tempo di autocentrarmi, di guardare alle mie esigenze, di guardare ai miei progetti da solo e basta. Lo faccio, vado lento, ma guardo a me, il tempo che ho è mio e solo mio...ma mi sento rotto, monco, come se avessi sviluppato ormai una deficienza verso i rapporti emotivi e affettivi, come se fossi slegato da tutto e tutti. Questa consapevolezza e questo sentimento di deficit mi reca a volte sì e a volte no sofferenza, disistima, tendenza all'arrendevolezza e all'abbandono di me stesso, perdendo alcune volte la voglia e il desiderio di investire su me, altre volte la recupero. Questi alti e bassi spesso mi rendono scisso e frammentato e non so ora su quale mia prerogativa, aspetto di vita o strada poter investire totalmente per vivere questo senso di "mancanza universale" senza che essa mi sovradetermini così tanto.Mi scuso se mi sono dilungato, forse non è un quadro da poter pubblicare per la troppa complessità, ma voglio essere fiducioso e sperare in un vostro riscontro, qualsiasi esso sia. Vi ringrazio molto preventivamente.

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Accettazione di un evento successo

Buonasera, Mi trovo qui a parlare di una situazione in cui mi trovo a causa di un’azione che ho fatto che non avrei mai voluto fare. Ero felicemente fidanzata con il mio ragazzo da un anno e sembrava essere tutto perfetto. Ad una serata ho bevuto molto tanto da non ricordare nulla di tutta la notte. Ho scoperto successivamente, grazie ai racconti di amici e ad alcuni flash che la mia mente ha ricordato o creato, di essere stata infedele con due ragazzi. Io non riesco a capacitarmi di questa azioni perché sono tuttora realmente innamorata del mio ex fidanzato nonostante siano ormai passati 3 mesi dall’accaduto. Io sono sicura di non aver provato e di non provare nulla per quelle persone con cui sono stata infedele. È realmente possibile che un abuso di alcol porti ad annebbiare il cervello e permettere al corpo di fare qualcosa che non si vorrebbe? In questi mesi stavo affrontando un periodo molto difficile per problemi non riguardarti la mia relazione, può essere vista come una sorta di sfogo per la prigione di problemi in cui mi sentivo di vivere? Purtroppo non riesco a superare questo avvenimento perché, non avendo ricordi, non so perché l’abbia fatto e cosa sentissi in quel momento. Continuo giornalmente a farmi domande per cercare di trovare una ragione che mi possa far accettare il perché sia accaduto. La verità è che io non riesco a capire cosa mi sia passato per la testa quel giorno e ciò mi spaventa, non ho potuto avere il controllo di me stessa e delle mie azioni. Ho realizzato come nella mia vita mancasse una componente fondamentale, il parlare con le persone ed esporre i miei problemi. Anche nella relazione che avevo, per quanto fosse perfetta e mi trovassi bene, purtroppo non riuscivo a condividere i miei problemi e cercare aiuto nel mio partner. Può essere stato tutto ciò la causa di “aver distrutto” tutto in quella notte? Può essere stato un gesto che mi abbia portato ad aprire gli occhi per capire come affrontare la vita? Ora sto molto meglio per quanto riguarda i miei problemi che avevo inizialmente perché finalmente ho avuto il coraggio di affrontarli e di conviverci. Questo gesto che è stato positivo da un lato, ha però distrutto tutta l’idea che avevo di me stessa e tutti i miei principi in cui credevo. La cosa che più mi fa male è aver distrutto ciò che la persona che amo credeva di me. Mi dispiace che ora io venga vista solo in veste di quella notte quando io sono tutt’altro che questo. Ho sbagliato quella notte come ho sbagliato a vivere la mia vita precedentemente ma ora so come sono fatta. A questo punto mi chiedo, è meglio lasciar che sia una parte della mia vita passata e sbagliata o cercare da questo errore di ricostruire un rapporto sano con quello che è il mio attuale ex fidanzato?

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Relazione tossica?

Salve a tutti! Espongo un mio problema che ultimamente mi turba parecchio. Sono quasi 5 mesi che sono in "relazione" con un ragazzo conosciuto sul posto di lavoro. Lui non è italiano, ma è europeo, comunichiamo in inglese e da questo punto di vista non abbiamo problemi, essendo entrambi abbastanza fluenti con la lingua. Lui è in Italia mediamente solo per 1 o 2 settimane ogni mese/2 mesi, per cui ci vediamo non proprio spesso ma quando siamo insieme va tutto abbastanza bene, anche se ci conosciamo ancora molto poco. Il problema sta nel fatto che quando lui è via non ci sentiamo quasi mai, con quasi mai intendo che non mi chiama MAI, ed inizialmente ci sentivamo tramite messaggio con frequenza ogni tot. ore, da quando ho messo in discussione questo problema, non solo continuiamo a non sentirci telefonicamente ma per messaggio ci stiam sentendo sempre meno. Passano anche dalle 8 alle 10 ore che non ho sue notizie, dopo aver cominciato una conversazione, facendola poi morire... Gli ho fatto presente che manca effettivamente comunicazione fra noi e che avevo bisogno di sentirlo un po' più spesso... non ho mai preteso che ci sentissimo tutto il tempo anche perchè avendo una mia vita privata, rendo partecipe tutte le mie attività, lavorative e non ed ovviamente gli chiedo di ritagliarci dei piccoli momenti della giornata anche per noi, sporadicamente (da dedicarci)Inoltre, gli ho fatto presente che ho bisogno di sentirlo per chiamata (anche una o due volte a settimana, o al momento del bisogno), vivendo una relazione a distanza e sapendo che non gradisce molto le conversazioni per telefono e non pensa minimamente che possano essere utili! Essendo stata una richiesta fatta a lui poco più di un paio di volte, abbiamo anche litigato tramite messaggio, avendogli ri-esposto il problema su questa mancanza di comunicazione e quindi di impossibilità di crescita della coppia e del fatto che fosse sempre più assente, non capendone il motivo. Mi è stata rinfacciata questa mia richiesta, urlandomi contro per telefono e dicendomi che era stanco di questo problema che si è creato fra noi e mi chiede inoltre di specificare in quanti momenti della giornata io lo volessi sentire. Questa sua richiesta è sembrata a mio parere alquanto superficiale, non ho ritenuto utile questa sua domanda e abbiamo sollevato un polverone per una faccenda che a mio parere sembra assurda, dovendo essere per quel che si può fare, spontanea almeno la "presenza virtuale". Ci tengo a precisare che entrambi avevamo accettato una conoscenza che ci avrebbe portato si o no ad una relazione seria, e lui nonostante tutto afferma di tenere a me, anche senza il bisogno di sentirmi. Questo suo comportamento mi blocca e mi provoca malessere in alcuni momenti, forte insicurezza e ho paura di essere io in prima persona il problema, o, di averlo appesantito ma poi mi rendo conto di avergli fatto una semplice richiesta che dovrebbe esistere nella quotidianità. Perché si sarà creato tutto questo? Perchè non riusciamo a venirci incontro? E soprattutto lui terrà (a modo suo) a me? Grazie a tutti per l'attenzione

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sono esagerata io?

Buonasera,dopo 15 anni ho ripreso in mano la mia vita.Sono sposata da 15 anni, ho due figli bellissimi che sono il mio senso di vita ma ovviamente tra il bello ci deve essere qualcosa di brutto e c'è: il rapporto con mio marito.È stato fin dall inizio un marito geloso possessivo e diciamo egoista. In molte situazioni durante questi anni ho avuto modo di capire che il suo egoismo prevale su tutto e la considerazione e il rispetto verso me e' pari a zero. L'ho constatato in varie situazioni in cui io stavo male e me la sono dovuta cavare da sola...da premettere che io sono l'unica che porta avanti casa e famiglia e gestisco tutto ...il suo unico compito era quello di andare a lavoro e di garantire una tranquillità economica ma neanche quella è stato in grado di darmi visto che faceva delle scelte di lavoro non idonee alla famiglia lavorando a volte saltuariamente ecc...Negli ultimi anni era diventato nervoso, non presente, arrabbiato con il mondo intero, non sosteneva economicamente le esigenze dei miei figli, ogni acquisto era una polemica, non si dedicava ai propri figli ma solo al lavoro o alla campagna trascurando del tutto noi fino a quando non ho resistito piu' e quest estate mi sono rivolta ad un avvocato perche' con lui non c'era verso di parlare...mi ha supplicata di non procedere ed ho voluto riprovarci...ma gia' ad ottobre le cose non andavano bene e sono andata via di casa tramite legale per capire cosa fosse giusto fare.Sono stata un mese via di casa insieme ai bambini.....all inizio era in guerra poi ha iniziato a capire e in effetti ha migliorato il rapporto con i bambini, l atteggiamento nervoso era sparito, era piu' disponibile e piu' presente. Tutto idillico ma per poche settimane. Poi ha iniziato ad essere leggermente meno presente e mi son detta vabbe' avra' da fare non allarmiamoci.Fino a quando un giorno mio cognato che risiede all estero e' risultato positivo al covid e noi eravamo stati a pranzo insieme a casa dei miei suoceri...abbiamo fatto subito tutti i tamponi tutti positivi tranne lui e cosa ha deciso di fare? rimanere nella casa con i suoi con 4 positivi e lasciare me in condizioni pietose perche' sono stata malissimo con i bambini a casa nostra. Si è rifiutato di starci vicino dicendo che era meglio che stesse li'. Io l ho vista come l'ennesima mancanza di considerazione rispetto e bene nei miei confronti (in passato ce ne erano state delle altre) invece lui dice che io sono esagerata e pazza. Vorrei capire se davvero sono io quella che sta esagerando?

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Come devo agire in una relazione ormai diventata tossica?

Gentili esperti, ho una seria e profonda relazione con un ragazzo da un bel po’ di tempo, siamo due persone difficili e lo stare insieme ci ha sempre risollevati dalle nostre difficoltà. Lui mi ha sempre dato tanto, così come io ho sempre dato tanto a lui, non ci sono mai stati problemi di fiducia o di altro tipo; è sempre stato il classico amore inimitabile, puro e fiabesco. È da un po’ di tempo a questa parte che le sue problematiche emotive si sono aggravate, i suoi problemi ci portano a litigare costantemente a causa delle mie reazioni brusche dovute al dolore e alla paura della situazione, non passa giorno che io pianga o che sia in preda alla paura ed è diventato un insieme di sensazioni insostenibile. Ciò mi porta a trattare male gli altri e a distrarmi dallo studio, nonché a sperare costantemente in un cambiamento da parte sua che puntualmente non avviene, poiché sta molto male per attuarlo. Mi faccio in quattro per aiutarlo ma sembra essere divenuto apatico a quasi tutto, temo sempre di più che possa farsi del male. Sono arrivata ad un punto in cui vorrei essere felice e godermi la vita, ma se lo lasciassi soffrirei a lungo tremendamente amandolo io ancora tanto e non mi sento pronta a tale passo; in più temo ciò che lui potrebbe fare nel caso di una separazione, perché io resto il suo unico punto fermo. Noi parliamo molto, ma purtroppo tutte le spiegazioni non bastano mai. È molto urgente, sto provando un dolore insostenibile e ho bisogno di aiuto.

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Il mio ragazzo non vuole avere rapporti

Siamo trentenni, ci frequentiamo da 1 anno e fino ad ora abbiamo fatto solo petting. I primi tempi lui mi aveva chiesto se volessi avere un rapporto completo, ma gli avevo detto che non ne ero sicura. Dopo qualche mese gli ho detto che volevo e lui mi aveva detto che non aveva i preservativi. Li ho comprati io e la volta seguente mi ha detto che non se la sentiva perché aveva troppa paura di potermi mettere incinta. Un'altra volta ha aggiunto che anche se gli passasse questa paura comunque a lui non piacerebbe perché con il preservativo non ha mai sentito nulla in passato e in caso lo farebbe solo per farmi contenta. Gli ho detto che potrei prendere la pillola e mi ha detto che non si fiderebbe della pillola e che potrei avere degli effetti collaterali e non se la sente di farmela prendere. Io non so come reagire, non gli sto più chiedendo nulla perché non voglio che lo faccia controvoglia, penso che dovrebbe essere una volontà di entrambi. E il fatto che mi abbia dato già quattro motivazioni diverse mi fa pensare che siano scuse. Ho provato a parlargliene, gli ho chiesto se ci sono altri motivi, ma mi ripete quello che mi ha già detto e mi chiede scusa se ha queste paure, dice che se ne vergogna ma che è fatto così. La situazione è davvero frustrante e a questo si aggiunge il fatto che non trovo più piacere nemmeno nel petting, un po' perché so che non vorrà mai niente di più, un po' perché comincio a pensare di non essere abbastanza. Non so come uscire da questa situazione.

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