Problemi di coppia

Da quando viviamo insieme sento un forte distacco emotivo

vale

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Salve, sono una donna e mamma di ventinove anni, convivo col mio compagno da quasi un anno, cioè da quando è nato nostro figlio. Prima di avere il bimbo c'era qualche incomprensione tra me e il mio compagno, ma piccoli litigi che si risolvevano in un giorno, niente a cui dare davvero peso, adesso da quando viviamo insieme sento un forte distacco emotivo, facciamo ancora l'amore, ma emotivamente sento che inizia a mancarmi qualcosa, non ritrovo più quell'uomo con cui avevo tanta complicità e con cui ridevo tantissimo, tutto a seguito di una lite pesante avuta qualche mese fa per la presenza pesante e invadente di sua madre, che non lascia spazio alla nostra famiglia nemmeno nelle decisioni importanti, dicendo sempre la sua, anche quando non gli si chiede un consiglio. Io da quel momento me la sono un po presa con lui, so che è sbagliato ma mi è venuto naturale mettere le distanze. Ho provato a non parlare e non cambia nulla, ho provato ad avere un chiarimento ma non riusciamo proprio a capirci.. non so come comportarmi. Mi sento infelice e sola.

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Valentina (immagino Vale stia per Valentina)

la coppia attraversa varie fasi e non sempre tutto fila liscio come lo si vorrebbe. la vita a due è abbastanza recente, da subito con un figlio. E' naturale che si abbiano idee diverse sulle cose, saperle argomentare all'altro senza gettare la spugna e senza pretendere che l'altro sposi la nostra visione è un arte relazionale che si affina col tempo. Sicuramente lei avrà avuto i suoi buoni motivi per lamentarsi di eventuali ingerenze di sua suocera che per quanto invadente resta comunque la madre del suo compagno e pertanto lui ne difende la presenza. Non sia risentita di ciò, lo veda come una parte inscritta nei ruoli che entrambi dovete imparare a gestire. Lei come compagna nel suo ruolo sta difendendo l'intimità e la riservatezza delle vostre decisioni, lui su questo deve certamente trovare un accordo con lei. Lui d'altra parte è diviso tra lei e sua madre, due affetti certamente importanti. La posizione scomoda si presta ad equivoci, primo tra tutti qual'è la vera fonte del problema? Per come lei ce lo presenta sembra essere la mancanza di un accordo comune su come prendere le decisioni inerenti la vostra famiglia (voi tre), una sorta di linee guida di come volete funzionare come coppia. E così finite per spostare il problema su: è più importante sua mamma o sono più importante io? E questo non vi può portare lontano, di fatti lei ci dice che ha messo le distanze e si sente sola e infelice.

C'è da esercitarsi a spiegare all'altro le proprie ragioni. Se dovesse essere molto difficile farlo da soli ricordatevi che esiste sempre la possibilità di effettuare una consulenza con un consulente familiare o un terapeuta per la coppia.

Intanto provi a lavorare sulle distanze che ha messo, potrebbero essere loro stesse le dirette responsabili del suo senso di solitudine e di infelicità.

Saluti

Buonasera Vale, molti dei colleghi che mi hanno preceduta hanno già individuato dei punti fondamentali all'origine della sua crisi di coppia...La nascita del vostro bimbo ha "accelerato" la scelta coniugale, la fondazione della coppia coniugale che sembra essere stata soppiantata dal dover essere genitori. Presumo che proprio su temi riguardanti la genitorialità la madre del suo partner si intrometta... Siete una coppia giovane, avete la responsabilità di stare sereni e vivere in armonia per crescere al meglio il vostro piccolo...è necessario fermarsi, confrontarsi e fondare la coppia recuperando gli spazi di leggerezza che vi hanno fatto incontrare. Si ponga come alleata e non come antagonista della madre, altro "femminile" importante nella vita del suo compagno. 

Se ritiene utile uno spazio di consulenza di coppia o individuale mi contatti per un  incontro

Saluti

Dott.ssa Laura Termini Palermo (PA)

Buongiorno,

i temi sensibili individuati dai colleghi mi trovano d'accordo.

  1. La mancanza di una pregressa vita di coppia indipendente dai nuclei familiari prima di costituire famiglia ha comportato che la coppia-genitoriale si sia impiantata prima della coppia-coniugale, saltando di pari passo una tappa evolutiva della storia di coppia che riguarda oltre alla conoscenza reciproca nella quotidianità, la negoziazione di regole di convivenza e relazionali adatte a ciascuno di voi.

  2. La separazione-individuazione di ciascuno di voi rispetto alle proprie famiglie di origine, che riguardano quanto siate capaci di fare famiglia indipendente pur non rinunciando ove necessario al loro sostegno, materiale ed emotivo.

  3. La rabbia che allontana. Spesso dietro questa forte emozione se ne cela un'altra ben più intensa, la paura. La paura rimanda ai nostri sentimenti, è pertanto auto-diretta, la rabbia che lei sembra percepire è etero-diretta (il suo compagno) e quindi la “solleva”,per questo spesso la paura dietro la rabbia non è evidente, perchè conviene più sentire la rabbia che è rivolta ad altri. Di cosa ha paura lei,  parlava di solitudine, teme forse che la vs coppia non sia sufficientemente forte da superare le inevitabili difficoltà che la vita ci presenta? Di dover crescere il vs bambino da sola? O si tratta di una paura più personale?

    Occorrerebbe far luce su quello che è il vs. patto coniugale, quello dichiarato, quanto vi siete promessi l'un l'altro pubblicamente, quello segreto che rimanda più alle aspettative che ognuno ha rispetto all'altro e alla vs vita insieme.

In una situazione che sembra prendere la piega del circolo vizioso, riuscire a porsi con dovuto distacco diventa complicato per entrambi voi, un occhio esterno, neutrale, che faccia da mediatore potrebbe ritornarvi utile. 

La gestione della “suocera pesante”, fatta chiarezza sui vs sentimenti, aspettative, paure, dovrebbe riguardare il come trovare il modo più funzionale per tutti, per lei, per il suo compagno ed anche per il vs piccolo, di consentirle uno spazio (non solo fisico ma anche emotivo) nelle vs vite, tollerandola ove possibile o arginandola quando la sua presenza diventasse intrusiva e lesiva dei vs confini familiari (fisici ed emozionali). Il trovarsi davanti ad un comportamento coerente e costante da parte di tutti e due la costringerà ad adeguarsi per non rischiare lei l'esclusione. Questo chiaramente sarebbe un compito affrontabile dopo aver recuperato l'intesa con il suo compagno, di cui beneficerebbe di rimando la vs vita sessuale e il suo potersi concedere le emozioni di un tempo.

La situazione generale non mi sembra assolutamente irrecuperabile, sono intoppi che nel corso del ciclo di vita sono naturali e pertanto superabilissimi. Quindi sia positiva.

Rimango a disposizione anche telefonicamente se servisse.

Saluti

Buongiorno Vale,

comprendo la sua difficoltà nel gestire il rapporto con sua suocera. Questa difficoltà ha portato a delle incomprensioni con il suo compagno e a far sviluppare dentro di sé tristezza e un senso di solitudine.

Succede spesso che i rapporti con i genitori del proprio partner vadano a complicare il rapporto poi tra i coniugi. È quello che è successo a voi.  Non si abbatta per questo però!

Guardi alla situazione in modo diverso, e per farlo sarà necessario che lei utilizzi la sua frustrazione per mettere in atto dei comportamenti che non portino ad aumentare il  conflitto con la suocera, tantomeno  con il suo compagno.

È importante mettere a fuoco i problemi alla base dell’invadenza  della suocera: ad esempio  la madre del suo compagno “si sente messa da parte”  dal figlio, oppure  lo ritiene ancora un bambino e per questo non si mette da parte nelle decisioni che riguardano la vostra coppia?

Analizzi nel modo più lucido la situazione.

Le suggerisco di essere comprensiva nei confronti del suo compagno. Questo al fine di creare con lui un’alleanza e non un conflitto. Se ancora il suo compagno non riesce a prendere posizione, può darsi che lui sia sotto il “ricatto affettivo” della madre e, quindi, lui stesso ne soffra. Cerchi  Vale di guardare la situazione anche dal punto di vista di lui, per comprendere le sue difficoltà.

È importante per questo aprire un dialogo empatico, complice (le accuse sono inutili, danneggiano solo la comunicazione ed è più facile che si ricordino le cose sgradevoli che quelle piacevoli).

Il suo compagno è bene che sappia che ci sono dei comportamenti della madre che a lei infastidiscono, nello stesso tempo è bene che tale manifestazione venga fatta con toni che non siano accusatori e sminuenti. È interessante chiedergli come vive lui quelle intromissioni da parte della madre (accetti le sue risposte per quelle che sono).

Se lui sentirà che siete dalla sua parte e non nemica (che lo ascoltate senza giudicarlo), sarà più facile che comprenda a sua volta i bisogni che lei gli esprime.

Le ho scritto queste cose, perché da quanto ha scritto il suo senso di solitudine sembra essere la conseguenza di queste incomprensioni con il marito.

Le suggerisco di lavorare su questo. Alleandosi con suo marito, potrete passare al secondo step: trovare insieme le vostre regole che regolino il rapporto con la suocera.

La saluto, con l’augurio che quanto scritto possa essere utile per lei.

Gentile sig."vale", in genere dopo un certo periodo di assestamento...dovuto alla lieta nascita di vostro figlio e dopo la vostra convivenza iniziata da poco, gli eventi, dovrebbero prendere la strada della migliore consuetudine!

Tuttavia capisco che le cose non stanno andando in questa direzione, quindi le consiglio di affrontare al piu' presto questi "nodi"primariamente con il suo partner, in seguito, se la situazione necessita di un parere più specifico, non esiti a ricontattarmi privatamente.

Grazie di avermi contattato, aspetto una sua eventuale telefonata.

Gentilissima,

la rabbia che non si può esprimere può creare distacco col partner e mi pare che sia esattamente ciò che sta accadendo. Tutto ciò potrebbe inficiare ulteriormente la relazione di coppia. Quindi sarebbe opportuno che in un momento di maggiore tranquillità lei cercasse di parlare di ciò che non la fa star bene della presenza della suocera, esprimendo il suo sentire ma senza attaccare (è pur sempre la madre di suo marito). Potrebbe spiegare al suo compagno come questo la faccia sentire distante da lui ma non è ciò che desidera.

Se non dovesse riuscire da sola potrebbe richiedere una consulenza di coppia.

Cordiali saluti

Salve. La maggior parte dei conflitti di coppia derivano da una mancata separazione (di entrambi o di uno dei due partners) dalle proprie famiglie di origine. Da quello che mi racconta sembra che il suo compagno non abbia mai elaborato questa separazione (nello specifico dalla madre) e pertanto non sia in grado di far rispettare i giusti confini e proteggere il proprio, nuovo nucleo familiare. La lite a cui lei fa risalire l’origine della crisi mi sembra l’evento che le ha mostrato un aspetto del suo compagno, fino ad allora a lei ignoto. Infatti, da ciò che racconta, la vostra convivenza coincide con la nascita di vostro figlio e quindi a quanto pare lei non aveva avuto modo di conoscere nella quotidianità quell’uomo con il quale già aveva ogni tanto delle “incomprensioni”.  Il progetto genitoriale implica responsabilità da condividere nella coppia, ma quando non c’è un rapporto consolidato, maturo e alla pari può rappresentare una sfida sfibrante per l’equilibrio relazionale dei partners. Il vissuto di solitudine probabilmente deriva dalla mancanza di uno spazio intimo in cui lei e il suo compagno possiate confrontarvi e sentirvi famiglia e dal sentire questo spazio continuamente invaso dalla madre di lui. E' come se fosse lei l' "esclusa" da quella intesa e relazione privilegiata tra il suo compagno e la madre. Credo lei abbia bisogno di essere sostenuta per uscire dall’isolamento, confrontarsi e fare chiarezza dentro di sé.

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