Psicologia umanistica

Che differenza c'è tra Psicologia Clinica, Psichiatria e Psicopatologia? Qual è la loro relazione?

Dott.ssa Corrada Di Rosa contattami

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Da sempre Psicologia Clinica e Psichiatria sono considerati modelli teorici diversi che conducono a modalità differenti di affrontare la psicopatologia. La diatriba fra modello psicologico e modello medico-somatico costituisce la base di un conflitto generale sul modo più adeguato e funzionale di approcciarsi alla sofferenza psichica.

- Psicologia clinica e Psichiatria
La psicologia clinica rappresenta una delle principali branche teorico-pratiche della psicologia. Essa comprende lo studio scientifico e le applicazioni della psicologia in merito a comprensione, prevenzione ed intervento nelle problematiche psicologiche e relazionali individuali, familiari e gruppali. La cornice epistemologica psicologico-clinica sottolinea:

 

  • la stretta interrelazione individuo-contesto, che vede l'oggetto d'analisi come incomprensibile senza considerare la rete relazionale ed ambientale nel quale è inserito;
  • la centralità della relazione tra clinico e consultante;
  • l'importanza di un setting adeguato, co-costruito, che dia la possibilità di attribuire un senso alla relazione;
  • il cambiamento, non più visto esclusivamente come "cura", ma come sviluppo dell'individuo verso modalità simbolico-rappresentazionali, e quindi comportamentali-relazionali, che possano essere più funzionali al suo contesto di vita.

 

La psicologia clinica si caratterizza, oltre che per i suoi possibili ambiti di applicazione, anche per l'assunzione di un particolare vertice esplorativo e di una specifica metodologia conoscitiva d'intervento. In particolare, essa può essere connotata come scienza idiografica, quindi volta allo studio di ogni singolo caso nella sua unicità.


La Psichiatria, d’altro canto, è la branca specialistica della medicina che si occupa della prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi mentali, dal punto di vista teorico e pratico; è definibile come una "disciplina di sintesi" in quanto il mantenimento e il perseguimento della salute mentale, che è lo scopo fondamentale della psichiatria, viene ottenuto prendendo in considerazione diversi ambiti: medico-farmacologici, psicologici, sociologici, politici, giuridici.


Uno degli elementi che maggiormente distingue psicologia clinica e psichiatria è rappresentato dal tipo di rapporto instaurato col paziente. Al contrario di quanto avviene nella pratica psicologica clinica, la psichiatria sembra tendere verso una progressiva disumanizzazione. La causa di questo può essere rintracciata nella differenziazione tra la diagnosi descrittiva e la diagnosi esplicativa.


Servendosi di una diagnosi di tipo descrittivo, la psichiatria rischia di cadere in una sorta di ascientificità, poiché una scienza che si limita a descrivere un fenomeno senza spiegarlo non può essere una scienza; ciò è dimostrato, per esempio, nelle perizie psichiatriche, nelle quali psichiatri diversi possono giungere a descrizioni diverse di uno stesso paziente. La responsabilità di un tale riduzionismo descrittivo spetterebbe all’uso nosografico e classificatorio del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali).


La diagnosi esplicativa, alla base dell’inquadramento psicologico clinico, invece, cerca di comprendere il motivo principale dello scompenso psicologico. Si tratta però di comprensione e non di interpretazione: lo psicologo deve limitarsi ad ascoltare il paziente e a capire le sue motivazioni aiutandolo a comprendere la sua sofferenza.
Psicologia clinica e psichiatria rappresentano, dunque, modelli differenti nell’ambito dell’intervento sulla sofferenza psicopatologica.

- Psicopatologie
Il termine psicopatologia descrive la disciplina scientifica che studia l'origine e la natura dei disturbi e delle malattie mentali.
E’ possibile distinguere tra psicopatologie interpretative e psicopatologie descrittive. Le prime privilegiano l’approccio psicodinamico, l’approccio comportamentale o esistenziale, le seconde il modello clinico strutturale e quello fenomenologico. In particolare, il modello descrittivo enfatizza la sintomatologia osservabile o descrivibile, la cui diagnosi viene effettuata confrontando i sintomi dell’individuo con criteri specifici che rappresentano diagnosi specifiche (modello tipicamente psichiatrico). Il modello interpretativo enfatizza, invece, le ragioni psicologiche e i meccanismi che sono considerati alla base dei comportamenti o dei sintomi patologici (modello tipico della psicologia clinica)


Una interessante declinazione della psicopatologia è rappresentata dalla cosiddetta psicopatologia evolutiva, indirizzo psicopatologico tra psicodinamica e fenomenologia. La psicopatologia evolutiva ha il compito di capire quale processo di sviluppo ha permesso l’evoluzione di strutture predisposte agli scompensi che si verificano ad un certo punto della vita di un individuo. In questa prospettiva, l’attenzione va posta sul periodo in cui l’intero organismo, incluso il sistema nervoso, è ancora in fase di sviluppo, ovvero dal concepimento alla fine dell’adolescenza. E’ importante considerare, non tanto il tipo di accudimento ricevuto dal bambino, ma come il bambino stesso ha vissuto l’atteggiamento dei genitori. La questione principale diventa, dunque, capire cosa succede all’interno di un sistema complesso individuale in via di sviluppo di fronte all’incontro con situazioni che influenzano sensazioni, attivazioni o modificazioni sensomotorie.
A differenza della psicologia clinica, la psichiatria attribuisce maggiore importanza all’aspetto fisico, somatico della patologia e non al vissuto personale del paziente.


Altro elemento di differenziazione tra psichiatria e psicologia clinica riguarda il riferimento a teorie del cervello e teorie della mente. E’ ovvio che né le une, né le altre possono bastare da sole a comprendere la psicopatologia. Un eccessivo riduzionismo a semplici spiegazioni su base anatomica, proprio delle teorie del cervello, tralascia importanti fattori inerenti alla soggettività di un paziente dimenticando la presenza di una funzionale vita psichica all’interno del corpo. Allo stesso modo, però, pensare di poter spiegare avvenimenti psichici senza tener conto della struttura fisica del cervello è altrettanto ingiusto. E’, dunque, dall’interazione dei due modelli che può scaturire una comprensione più adeguata e funzionale della sofferenza psicopatologica.

- Il ruolo delle emozioni.
Il modello psicologico clinico, rispetto a quello più strettamente psichiatrico, si caratterizza, inoltre, per l’importanza attribuita alle emozioni. L’emozione del paziente è portatrice di un messaggio che permette, con la giusta interpretazione, di comprendere il perché di tale emozione. La partecipazione emotiva è una delle caratteristiche principali nella relazione che viene ad instaurarsi fra paziente e psicologo clinico.

Questa, mediata dall’empatia, permette al professionista l’identificazione col paziente, l’adozione delle sue prospettive permettendo la condivisione dei significati e di ciò che il paziente stesso prova.

Lo psichiatra, invece attribuisce ridotta importanza alle emozioni, considerandole solo nel caso in cui esse superano il livello normale, costituendo quelle che vengono definite “sfumature patologiche delle persone normali”. Diversi sono, dunque, il valore e, di conseguenza, la chiave di lettura attribuiti alle emozioni dalle due cornici teoriche di riferimento.

- Conclusioni
Se si considerano solo gli elementi di differenziazione dei due modelli teorici descritti, si potrebbe concludere che è assolutamente impossibile la collaborazione fra psicologia clinica e psichiatria, perché troppo diverse dal punto di vista sia teorico che pratico. Tuttavia, se si considera una psichiatria che non si ferma alla sola analisi anatomica del cervello, ma che si spinge nel territorio delle sensazioni, delle emozioni e delle motivazioni, dando “ascolto” alla storia personale del paziente che può essere causa della comparsa dei sintomi, essa si avvicina alla psicologia clinica e non di poco.

In questo senso, non si tratterebbe più di due discipline profondamente diverse tra loro, ma di due modi, si diversi, di osservare la psicopatologia ma che si aiutano e si arricchiscono l’un l’altro con i loro aspetti più peculiari e rappresentativi.

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