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Ho paura! Le reazioni del corpo e della mente in età evolutiva.

19 Marzo 2019

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La paura è la base di tutte le risposte dell’ansia.

L’ansia quale espressione pericolosa della paura si costituisce come un’apprensione e spiacevole tensione causate dal presagio di un pericolo imminente, razionalmente sconosciuto.

Questi stati emozionali  si riscontrano negli attacchi di panico, nelle fobie specifiche e sociali, nelle manifestazioni del disturbo ossessivo-compulsivo e post-traumatico da stress nonché nell’ansia generalizzata.

L’ansia è una delle reazioni umane più diffuse in risposta ad un pericolo esterno e/o interno dove la paura prende il sopravvento con reazioni e comportamenti che destabilizzano  il quotidiano in quanto lo stress che ne deriva si mantiene nel tempo.

Nella vita dell’uomo,  lo stress è una realtà necessaria della vita quotidiana  quando è una reazione che favorisce l'adattamento alle sfide che si presentano: lo “stress buono “ o “eu-stress”, causato da eventi da noi percepiti come piacevoli ma tuttavia molto impegnativi dal punto di vista psicofisico quali la nascita di un figlio, la partecipazione ad un evento sportivo molto impegnativo sono tipici esempi di  EU-STRESS.

Gli studi scientifici in tal senso dimostrano che l'eu-stress causa il rilascio di particolari sostanze nel cervello dette ENDORFINE le quali hanno un effetto positivo sul nostro corpo necessarie per affrontare le  sfide della vita.

Invece, quando l’ansia si trasforma  in stress negativo o “DIS-TRESS”, gli stimoli provenienti dall’esterno rappresentano per il soggetto  un PERICOLO DI VITA per  la perdita della sicurezza personale ed esistenziale.

Le situazioni di stress o pericolo vengono elaborate nel cervello dall’ IPOTALAMO, una regione cerebrale situata nella parte limbica.

L'ipotalamo è un' antica regione, primitiva,  del cervello che predispone le reazioni necessarie per reagire alle aggressione o al pericolo.

Tuttavia, a distanza di migliaia di anni il nostro cervello non riesce a distinguere tra un pericolo fisico reale ed un pericolo mentale: l'ipotalamo scatena le stesse reazioni atte a garantire la sopravvivenza  attraverso l’aumento della resistenza fisica alla fatica, l’innalzamento della pressione del sangue per irrorare i muscoli durante un eventuale combattimento, l’aumento della frequenza di battiti del cuore per garantire la portata di sangue, l’aumento della frequenza respiratoria, la diminuzione ella fame e del sonno.

Tutte queste modificazioni avvengono lungo un asse che collega il sistema nervoso centrale al sistema immunitario, studiato oggi da una scienza definita  PNEI  ( Psico-Neuro Endocrino- Immunologica):  il livello emotivo (psichico), la paura, ad esempio, agisce sull'ipotalamo.

Il sistema immunitario controlla,  tramite alcune sostanze,  l'ipofisi, importantissima ghiandola a produzione ormonale (endocrino) la quale, a sua volta, controlla il surrene che produce una sostanza, il cortisolo.

Con la sua azione, il cortisolo, inibisce le funzioni corporee non indispensabili per la sopravvivenza, garantendo il massimo sostegno agli organi vitali ma, periodi prolungati di dis-stress causano una costante stimolazione del surrene e  dei tassi di cortisolo il quale, dopo un'iniziale innalzamento delle difese immunitarie, ne comporta un calo.

Il centro responsabile della risposta allo stress e alla paura è l’amigdala, una piccola ghiandola endocrina posta alla base del cervello.

Normalmente, in situazione di paura, l’amigdala si attiva producendo molecole di oppiacei naturali che riducono la sensazione di dolore temporaneamente.

È un dato ormai definitivamente accertato che l'amigdala, è essenziale per acquisire ed esprimere le associazioni di paura condizionata in quanto riceve  informazioni da tutte le vie sensoriali della corteccia temporale, frontale, cingolata,  insulare e dalla formazione ippocampale.

Seguendo le indicazioni del “ cervello tripartitico” di P. MacLean insieme alle  attuali ricerche   nel campo nella Neurobiologia Interpersonale, si può ritenere  che  nell’essere umano coesista  la strada corticale  della “paura alta”  e la strada della “paura bassa”.

La strada della “paura alta”, corticale,  parte dal talamo sensoriale per giungere all’amigdla: è la parte  “lenta” della consapevolezza della natura dell’evento; la strada della “paura bassa”, sotto corticale, primitiva, porta direttamente le informazioni dal talamo sensoriale all’amigdla: è la parte “veloce” nel comprendere in modo inconsapevole la natura dell’evento.

La “strada bassa” essendo più veloce prevale su quella alta e questo implica che la paura e la conseguente ansia causate dalle situazioni può non passare per la corteccia prefrontale ed impedire la consapevolezza e l’elaborazione dell’evento.

All’interno di tale contesto, le emozioni dei  bambini sono vissute ed elaborate ancora in modo primitivo attraverso principalmente  la “parte bassa”, quella più primitiva, naturale  istintiva nella percezione del “pericolo”.

Solamente nell’ adolescenza la corteccia cerebrale del minore  completa la propria crescita nella zona corticale della “parte alta” , quella cognitiva, permettendo di dare nome e consapevolezza ai vissuti emotivi degli eventi.

In questo contesto significativi sono i disagi  psicosomatici inizialmente espressi attraverso il corpo  e più tardi nell’area cognitiva da parte dei minori, a seguito della separazione dei genitori.

Da 0 a 3 anni i neonati  possono reagire con disturbi del comportamento legati al sonno, all’alimentazione, i più grandi con la perdita del controllo degli sfinteri precedentemente acquisito, suzione del pollice e/o dei capelli,  condotte auto-consolatorie. La separazione suscita in loro diverse emozioni tra le quali la collera, la frustrazione e l’abbandono.

Dai 3 ai 6 anni i bambini appaiono molto confusi e insicuri per quanto riguarda i cambiamenti nella loro vita familiare; alcuni si aggrappano alla speranza che i genitori possano tornare insieme e si creano delle fantasie per trovare conforto in esse.  Altri provano rabbia/aggressività legata al rifiuto della perdita che possono reprimere o manifestare nei confronti delle persone e dell’ambiente (mordere i compagni di scuola, distruggere gli oggetti, andando alla ricerca di animaletti da “uccidere”. I bambini possono esprimere la propria ansia e insicurezza anche attraverso comportamenti regressivi sul piano delle autonomie personali e/o mostrare comportamenti  dipendenti, essere facili al pianto, stati d’irritabilità, alterazione del ciclo sonno-veglia e dell’alimentazione.

Dai 6 ai 10 anni, i bambini  acquistano maggiore coscienza delle cause e delle conseguenze della separazione ed è più facile che si schierino dalla parte di uno dei genitori. Possono manifestare diverse reazioni quali il profondo senso di perdita, di rifiuto, vulnerabilità e solitudine, sentimenti di vergogna, risentimento per il comportamento dei genitori, forte rabbia e scatti d’ira, dolore e tristezza intensa, sintomi somatici quali mal di testa, dolori allo stomaco, frequenti difficoltà di apprendimento e di concentrazione, il rifiuto di andare a scuola, il silenzio persistente, comportamenti trasgressivi, blocco delle reazioni con l’esterno.

Dagli 11 ai 17 anni si possono verificare negli adolescenti cadute improvvise delle performance scolastiche, relazioni instabili con i coetanei oppure paura di creare legami a lungo termine, sfiducia nelle persone, chiusura in stessi ed isolamento, comportamenti devianti o/e azioni auto lesive quali suicidi dimostrativi, assunzione di droghe e/o dipendenza da alcool.

Comunque i disagi psicosomatici e i disturbi di comportamento aumentano e diventano più complessi nei minori tanto più elevata è la conflittualità tra i genitori e quando un genitore abdica ad esercitare le sue funzioni; peggiorano se il bambino è usato come strumento per attaccare o ferire l’altro genitore  e se i conflitti tra i genitori riguardano lui stesso, la sua educazione, le sue scelte.

Possono generare angoscia e patologia nel minore se i conflitti sono continui e segnati da aggressività verbale o fisica.

Giovanna è una ragazza di 12 anni che frequenta la seconda media. I suo genitori sono separati da alcuni anni e lei vive con la madre e il fratello due anni  più giovane.

 Frequenta regolarmente il padre nel fine settima ma racconta di  non stare molto volentieri con lui e nella sua abitazione.

 La separazione dei  genitori non è stata tranquilla e ancora nel presente non vi è un buon rapporto tra loro.

E una ragazza intelligente, solare e  a scuola ottiene ottimi risultati ma negli ultimi periodi prova ansia quando fa i compiti e a scuola ha timore di dimenticare, di non sapere ripetere la lezione studiata. Tutto il giorno è nervosa e spesso intrattabile.

 Di sera si sente sempre agitata e prima di andare a letto, sempre verso le ventuno, inizia improvvisamente ad avere tanta energia, energia che usa per muoversi e  controllare se porte e finestre sono ben chiuse e la casa sicura.

Fa fatica ad addormentarsi, si sveglia frequentemente durante la notte a causa dei brutti sogni:” ho paura di essere abbandonata, di rimanere da sola e di non essere più brava a scuola …..”

Al mattino, al risveglio Giovanna sente il suo corpo senza energia, è stanca ed è demotivata ad alzarsi per andare a scuola.

Le espressioni del corpo di Giovanna che, inizialmente riguardano l’insonnia, la paura e l’agitazione, si trasformano gradualmente in sensazione di  leggerezza  con un risveglio mattutino soddisfacente grazie all’esercizio del posto sicuro e all’elaborazione degli eventi stressanti a seguito della separazione dei genitori.

Ciò ha permesso alla ragazza di ritornare a vivere la quotidianità in modo positivo con la scuola, i coetanei e all’interno della propria abitazione.

 

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