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Il concetto di trauma riporta ad un evento, spesso avvenuto nel passato, che ha colpito nel profondo la persona, un evento grave che va al di là delle normali difese emotive e scardina l’equilibrio psicologico raggiunto. Freud lo definì infatti “una rottura di una barriera protettiva”, dalle conseguenze spesso devastanti, pur se a volte a distanza di molto tempo.

In alcuni casi si tratta di un’unica esperienza traumatica (vedi un abuso sessuale o uno stupro), in altri si parla di “trauma cumulativo” quando sono episodi che si ripetono nel tempo, sia gravi che apparentemente non gravi, vedi un clima in casa di costante trascuratezza, di minaccia, di violenza magari non agita ma sempre pronta ad esplodere, non si sa quando né come, ma di cui se ne respira comunque la presenza.

Il trauma consiste nel provare una paura enorme, un terrore indicibile, un’impotenza a difendersi e quindi significa subire passivamente una violenza psichica, senza avere la possibilità di fuggire o di reagire verso il persecutore. C’è quindi la violenza psicologica e spesso fisica, e l’attacco distruttivo al proprio sé, cioè al senso che ognuno di noi ha di sé stesso. E’ un’esperienza talmente profonda e devastante che la vittima per non soccombere del tutto deve escogitare dei “trucchi” per andare avanti. Così succede che “dimentichi”, che neghi il fatto, che giustifichi il persecutore, piuttosto di guardare in faccia la realtà.

Quando il trauma è avvenuto in tenera età è molto facile che il soggetto lo dimentichi davvero per anni, difendendosi così in maniera molto efficace e conservando magari solo una sensazione vaga ed inspiegabile. Mi è capitato più volte di sentire pazienti che vivono questa impressione, come una traccia leggera, un’impronta appena appena rimasta, residuo di un ricordo lontano, che non se ne va, che gira nella testa e non trova un contenuto. “Non riesco a ricordare nulla di preciso, ma non riesco a liberarmi da questa brutta sensazione di avere subito una molestia” e non trovano pace.

Ma è meglio ricordare, cercare di riportare alla memoria brutte esperienze passate o lasciare tutto com’è? Beh, scavare dentro di sé giusto per farlo non ha molto senso se tutto tace e non ci sono sintomi, blocchi o problemi particolari; ne ha invece se la persona vive una sofferenza interna profonda e/o difficoltà a gestire la propria vita, le proprie relazioni, il proprio equilibrio.

E’ anche importante chiarire che lo stesso fatto non provoca uguali conseguenze per tutti, qualcuno ne esce a pezzi mentre altri riescono a farvi fronte riuscendo a mantenere un buon funzionamento mentale ed emotivo. Difficile capire sempre le motivazioni di queste differenze individuali, sono tanti i fattori che entrano in gioco, sia esterni, ossia servizi o familiari o persone che aiutano, sia interni, le risorse personali che ognuno di noi possiede o non possiede. Quando ci sono si parla di “resilienza”, ossia quella particolare dote di forza interiore, di capacità di reggere, di reagire positivamente alle difficoltà ed agli eventi traumatici.

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