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“Trauma” è una parola che deriva dal greco τραῦμα e significa “ferita”. Quando parliamo di trauma psicologico, infatti, ci riferiamo a qualcosa che in un certo modo rimane nella mente e nel corpo, proprio come una ferita.

L’attenzione alle conseguenze del trauma sulla salute psichica delle persone si accende dopo le grandi guerre del ‘900, in particolare dopo la guerra del Vietnam: i soldati tornati dalle zone belliche manifestavano dei sintomi, come incubi, scatti di rabbia, apatia, che non erano spiegabili se non come conseguenza dell’esposizione a situazioni di grave pericolo per la propria vita, dove la morte violenta e improvvisa era una possibilità vicina e tangibile. Così, nel 1980, la American Psychological Association introduce la diagnosi di Disturbo Post Traumatico da Stress.

Stress e trauma

È importante differenziare tra il concetto di stress e il concetto di trauma.

Lo stress è un’ansia generalizzata, che comporta anche sintomi fisici. È una condizione fisiologica, se limitata nel tempo: possiamo sperimentare lo stress quando abbiamo una scadenza importante, quando aspettiamo l’esito di un esame, quando abbiamo molte cose da fare e poco tempo per farle. Una caratteristica propria dello stress è che genera sensazioni di inadeguatezza: comporta infatti delle domande rispetto alle proprie risorse (“ce la farò?”) e alle aspettative altrui (“cosa penseranno gli altri se non ce la facessi?”).

Il trauma, invece, è qualcosa di improvviso ed eccessivo e non dipende dal confronto con qualcosa di esterno a noi come le aspettative degli altri, ma è un’esperienza di sopraffazione. Le risposte che il trauma genera non sono mediate dal pensiero (come invece avviene per lo stress), ma sono le reazioni fisiologiche di paralisi, attacco o fuga. Questi automatismi bloccano l’esperienza mentale e il ricordo traumatico si fissa così com’è, vivo, senza elaborazione.

Possiamo dire che più che dall’evento in sé, il trauma dipende da come una persona percepisce una determinata situazione: sebbene ci siano alcuni eventi, come le catastrofi naturali o le guerre, che per le loro caratteristiche sono esperiti come traumatici dalla quasi totalità delle persone che li vivono, sarà traumatico qualunque evento (o serie di eventi) che susciti un sentimento di impotenza e non tollerabilità, percepito come improvviso, non integrabile nella normale esperienza di vita della persona.

Come riconoscere i sintomi di un trauma psicologico

I traumi psicologici sono fattori di rischio perché sviluppano vulnerabilità personale: questo significa che chi subisce un trauma, avrà più possibilità di vivere come traumatico un altro evento futuro. Una persona che ha subito un’esperienza traumatica, infatti, riduce la sua possibilità di vivere una vita buona e le sue potenzialità come individuo, sviluppando atteggiamenti controllanti e rigidi.

Come abbiamo detto, l’evento traumatico inibisce la possibilità di pensare e ciò ha come conseguenza la perdita di contatto con la realtà. Si parla in questo caso di esperienza dissociativa: gli elementi del trauma rimangono “disconnessi” dal resto della vita psichica della persona.

Questa disconnessione tra l’evento traumatico e le emozioni ad esso associate può portare la persona a rivivere frequentemente quelle emozioni di rabbia, impotenza, paura, angoscia, spesso in situazioni impreviste o come reazioni inappropriate a una determinata circostanza. Il trauma viene rivissuto continuamente, attraverso flashback, incubi, pensieri intrusivi che disturbano la quotidianità e non riescono ad essere controllati. Anche l’insonnia e l’abuso di alcol o droghe come modalità per tenere a bada emozioni e pensieri sono possibili sintomi di un trauma psicologico.

Vivendo nella costante percezione di un pericolo imminente, la persona traumatizzata può, inoltre, sviluppare una desensibilizzazione per tutte le esperienze emotive che non sono altrettanto intense.

La persona traumatizzata, infine, tenderà, in maniera più o meno inconscia, ad evitare tutte le situazioni che possono essere in qualche modo collegate con il trauma e con ciò che la persona ha vissuto in quel momento.

Il trauma psicologico nei bambini

Come gli adulti, anche i bambini possono sviluppare sintomi post traumatici, in conseguenza di un evento che li abbia fatti sentire in grave pericolo, impotenti e senza possibilità di scappare.

I bambini dipendono dall’adulto per il proprio benessere e la propria sicurezza e questo li espone alla possibilità di vivere come traumatici non solo eventi luttuosi, gravi malattie dei genitori, incidenti o catastrofi naturali, ma anche situazioni nelle quali l’adulto, anziché prendersi cura e proteggere il bambino, è colui che lo spaventa e lo fa sentire in pericolo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, ha riconosciuto che le relazioni traumatiche in famiglia possono essere un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi psichiatrici. Traumatica può essere una relazione dove viene perpetrato un continuo maltrattamento fisico o abuso sessuale, una grave trascuratezza dei bisogni primari, una sistematica violenza psicologica che umilia, mortifica e svaluta i bisogni emotivi del bambino.

Come superare un trauma

Il trauma è un’esperienza molto complessa che riguarda la memoria, anche e soprattutto corporea, e il modo in cui il ricordo dell’evento viene immagazzinato. Per “superare” il trauma, è necessario che esso venga elaborato.

La psicoterapia permette di partire dal corpo e dai vissuti che la persona prova nel qui ed ora, per arrivare alla mentalizzazione. Per poter accedere al trauma, è indispensabile che si sviluppi una relazione terapeutica, nella quale il paziente si possa sentire in sicurezza, scoprendo che lì in quel momento con il terapeuta sta bene: questo gli consente di distinguere tra il passato e il presente e solo allora si può lavorare sul passato.

 

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