Specchi nel Buio: l'Identificazione con l'Aggressore, la Frammentazione Psichica e l'Abisso della Reiterazione

1. L'Identificazione con l'Aggressore: Sopravvivere all'Impotenza

Il concetto fu introdotto originariamente da Sándor Ferenczi e successivamente strutturato da Anna Freud nel 1936. Si tratta di un meccanismo di difesa inconscio che si attiva di fronte a una minaccia percepita come inevitabile e schiacciante. Quando una persona si trova alla mercé di un carnefice, sperimenta un’angoscia da annichilimento. L'impotenza è totale. Per sopravvivere psichicamente a questo terrore, la mente compie una metamorfosi difensiva, assimilando la minaccia e introiettando l'aggressore per passare da una posizione passiva (subire il trauma) a una attiva (infliggere il trauma). In parole semplici, l'inconscio si illude che diventando come colui che fa del male, smetterà di avere paura di lui: diventando il mostro, controlla il mostro.

2. Il Vissuto Interno: Il Disgusto, la Colpa e il Sentirsi "Marci Dentro"

Sotto la superficie della difesa protettiva, l'impatto del sentirsi continuativamente abusati genera un nucleo affettivo devastante. La vittima sperimenta un profondo senso di disgusto, che non è rivolto soltanto all'atto subìto, ma viene tragicamente interiorizzato. Il bambino o l'adulto traumatizzato sviluppa la ferma, eppure inconscia, convinzione di essere la causa della perversione dell'altro. Questo genera un senso di colpa arcaico e tossico, che si traduce nella sensazione viscerale di essere "marci dentro", contaminati e irrimediabilmente guasti. L'identificazione con l'aggressore serve anche a giustificare questo sentimento: ci si convince di subire del male perché si è sporchi, e diventando come il carnefice si dà una forma tollerabile a questa colpa interiore.

3. Dissociazione, Regressione e Frammentazione Psichica

Quando il trauma si reitera nel tempo, la struttura psicologica crolla sotto il peso dell'insostenibile. Non potendo integrare l'esperienza di essere simultaneamente se stessi e l'aggressore, la mente ricorre a difese estreme, prima fra tutte la dissociazione. Questa rappresenta l'interruzione delle funzioni normalmente integrate della coscienza, della memoria e dell'identità. Durante e dopo l'abuso, il soggetto sperimenta la depersonalizzazione — il sentirsi distaccati dal proprio corpo, come se si assistesse a un film — o la derealizzazione, percependo il mondo esterno come irreale o distorto. Se da un lato la dissociazione anestetizza il dolore immediato, dall'altro lascia la mente frammentata, con intere parti della personalità che rimangono bloccate nel trauma e separate dal resto della vita quotidiana.

Di fronte all'impossibilità di elaborare la violenza, la psiche attiva parallelamente meccanismi di regressione cronologica. Il soggetto scivola verso modalità di funzionamento emotivo, cognitivo o comportamentale tipiche di fasi precedenti dello sviluppo. Questo può manifestarsi con ansia da separazione primitiva, perdita di autonomie precedentemente acquisite, somatizzazioni massive o un bisogno infantile di accudimento misto a un terrore assoluto del contatto e della vicinanza.

Il risultato finale di questa reiterazione traumatica è la frammentazione dell'Io, una vera e propria spaccatura della personalità in compartimenti stagni. Vi è una "parte apparentemente normale" che cerca di portare avanti la vita di tutti i giorni, e una o più "parti emozionali" che custodiscono l'orrore, il disgusto e la rabbia dell'abuso. Quando l'aggressore introiettato prende il controllo di una di queste parti frammentate, si innesca la coazione a ripetere la violenza.

4. Le Due Facce della Reiterazione

La reiterazione del trauma (coazione a ripetere, teorizzata da Sigmund Freud) non è altro che il tentativo disperato di queste parti frammentate di padroneggiare l'evento originario. Questa si manifesta principalmente in due direzioni:

  • La Violenza Rivolta All'Esterno: Il dolore intollerabile e il senso di sporcizia interiore vengono evacuati proiettandoli sugli altri. Abusando di un soggetto più debole o vulnerabile (come figli, partner o sottoposti), il frammento identificato con l'aggressore prende il sopravvento, nel tragico tentativo di non essere mai più la vittima indifesa. Si genera così una catena transgenerazionale o relazionale di violenza estremamente difficile da spezzare.

  • La Violenza Rivolta All'Interno (Autosabotaggio): L'aggressore interno punisce costantemente il Sé per la sua presunta colpa e "marcescenza". Il soggetto sabota sistematicamente le proprie opportunità di felicità, successo, amore o serenità. Poiché l'aggressore interno ha convinto la vittima di essere difettosa, l'inconscio non tollera il benessere; raggiungere un obiettivo creerebbe una dissonanza cognitiva intollerabile con l'immagine di sé frammentata. Nei casi più severi, questa distruttività diventa esplicita attraverso l'autolesionismo fisico, i disturbi alimentari, le dipendenze o la ricerca di situazioni ad alto rischio, dove il corpo viene trattato dall'Io come l'aggressore trattava la vittima in passato. Punire se stessi serve a placare il senso di colpa arcaico e a regolare un dolore emotivo altrimenti innominabile.

5. Come si Spezza il Cerchio?

La guarigione da quadri di trauma complesso e frammentazione richiede un approccio terapeutico specialistico, come la terapia orientata al trauma, l'EMDR o l'approccio dei Sistemi Familiari Interni (IFS). Il lavoro clinico non consiste nel cancellare il passato, ma nel ricucire i frammenti scissi della personalità. I passi fondamentali includono il riconoscimento della propria vulnerabilità originaria, accettando il dolore dell'impotenza provata senza più rifugiarsi nella rabbia, nel controllo o nell'anestesia emotiva.

È necessaria una progressiva disidentificazione dall'aggressore interiorizzato, comprendendo che la voce critica e distruttiva interna appartiene al passato e non alla propria reale identità. Solo integrando la ferita originaria nella propria storia personale e accogliendo con profonda compassione le parti ferite e rannicchiate nel disgusto e nella colpa, si può bonificare la sensazione di essere "marci". Rompere il silenzio e la ripetizione è l'unico modo per riscoprire l'originaria integrità del Sé e trasformare un destino di sofferenza in una scelta di libertà.

Bibliografia di Riferimento

  • Bromberg, P. M. (2011). L'ombra dello tsunami. La crescita della mente e la relazione clinica. Trad. it., Raffaello Cortina Editore, Milano, 2012. (Testo fondamentale sul tema della dissociazione e frammentazione del Sé).

  • Ferenczi, S. (1932). Confusione di lingue tra gli adulti e il bambino. Il linguaggio della tenerezza e del sintomo. Trad. it. in Opere, vol. 4, Raffaello Cortina, Milano, 2002.

  • Freud, A. (1936). L'Io e i meccanismi di difesa. Trad. it., Giunti Editore, Firenze, 2012.

  • Freud, S. (1920). Al di là del principio di piacere. Trad. it. in Opere, vol. 9, Boringhieri, Torino, 1977.

  • Herman, J. L. (1992). Guarire dal trauma. Violenza domestica, abuso sessuale, trauma politico. Trad. it., Magi Edizioni, Roma, 2005.

  • Liotti, G., & Farina, B. (2011). Sviluppi traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dissociazione traumatica. Raffaello Cortina Editore, Milano.

  • Van der Kolk, B. A. (2014). Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nella guarigione dal trauma. Trad. it., Raffaello Cortina Editore, Milano, 2015.

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