Focus trauma/abuso spirituale: una definizione funzionale

L'abuso spirituale non è una categoria isolata o astratta, ma l'esito di una distorsione profonda che si consuma all'interno di una relazione umana. Superando una lettura puramente fenomenologica – che si limita a descrivere i sintomi o il contesto religioso –, è necessario adottare una definizione funzionale: l'abuso spirituale è, in origine, un abuso emotivo, psicologico (e talvolta fisico o sessuale) che produce ferite e distorsioni nella sfera della fede, ovvero relativamente alle convinzioni circa il proprio rapporto con Dio.

Il fenomeno prende forma quando una figura di autorità, un leader carismatico o una comunità agisce un uso abnorme (ab-uso) del proprio ruolo. Si tratta di una violazione della libertà inalienabile della persona – compresa la sua possibilità di sbagliare o di autodeterminarsi.

Attraverso dinamiche asimmetriche di dipendenza, dominanza o sottomissione, l'abusante o l'ambiente abusante va a condizionare le facoltà fondamentali dellindividuo:

  • L'intelletto: imponendo chiavi di lettura rigide, dogmatiche o punitive
  • La volontà: piegando le decisioni personali al volere del leader, in base a presunti ideali di appartenenza per conformazione a norme, consuetudini e stili comportamentali
  • La memoria: riscrivendo la percezione del proprio passato e del proprio vissuto

Il risultato di questa manipolazione è non solo il perpetrarsi di una asimmetria relazionale, ma l'imprinting di un'immagine di Dio falsata, punitiva e distorta, percepita attraverso il filtro del trauma subito nella relazione umana.

L’atto avviene sul piano del rapporto con l’umano, l’effetto sul piano del rapporto con Dio.

In questo doppio livello di azione sta la difficoltà nell'intercettarlo prima che produca i suoi effetti di rottura, dell'anima. La natura controversa dell'abuso spirituale risiede nella sua qualità interattiva e multidimensionale. Una dinamica coercitiva si svolge sul piano psicologico e comportamentale (tra due o più persone), ma i suoi contraccolpi ricadono su un piano differente e non direttamente controllabile dai soggetti coinvolti: il campo spirituale.

È un meccanismo a doppio taglio. Lo stesso identico "campo di gioco" relazionale, quando è sano e rispetta i confini inviolabili della persona, genera crescita, maturità e guarigione della persona nel suo complesso unitario tra sfera intrapsichica, relazionale e spirituale. Quando invece viene viziato da prevaricazione e manipolazione della coscienza, esso genera un danno esistenziale che incrina non solo l'integrità personale e la sicurezza della relazione umana, ma attraverso quest'ultima, il rapporto della persona con il divino, rischiando di impedirlo, interromperlo, deturparlo.

Se la relazione è terreno fertile ma minato, la tentazione sarebbe quella di ritirare la semina da questo tipo di campo, annullando così il pericolo. Tuttavia il campo di gioco della relazione non può essere rimosso o demonizzato di per sé. La relazione interpersonale è il vero spazio attraverso cui l'essere umano può fare esperienza di autenticità ed anche di fede.

Tuttavia, proprio perché umana, questa relazione è esposta all'errore, alla fragilità e al peccato. Riconoscere l'abuso spirituale secondo il suo funzionamento multidimensionale significa accettare di porre il campo relazionale sotto costante vigilanza ed azione di grazia, ammettendo che possa diventare materia di discernimento, rinuncia, richiesta di perdono e cammino di conversione.

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