Famiglia e bambini

Arriva un fratellino e ... la gelosia?

contattami

Condividi su:

Quando in una famiglia nasce un bambino non primogenito, i genitori e l’intero complesso familiare pongono un’attenzione particolare agli/lle altri/e figli/e, specialmente se sono piccoli. In loro si notano spesso alcune reazioni più o meno marcate, a livello comportamentale e/o di umore.

Si parla usualmente di “gelosia”. Questo termine viene definito come uno “stato emotivo determinato dal timore, fondato o infondato, di perdere la persona amata nel momento in cui questa rivela affezione verso un’altra persona” (Galimberti 1999, p.455). Al fine di arginare il problema, le attenzioni del genitore vengono quindi rivolte a dedicare un po’ più di tempo al fratello maggiore, in modo che in lui non nasca la paura di perdere l’amore della mamma/del papà, sentirsi meno importante, …

Ma …, è forse possibile una lettura diversa della situazione?

La Psicopedagogia dello sviluppo (Faberi 2016), è un nuovo approccio alla psicologia e all’educazione che si basa in modo del tutto particolare sull’osservazione dello sviluppo, dei comportamenti e delle difficoltà del bambino, cercando di osservare, ascoltare e rispettare, prima di interpretare.

Le recenti ricerche fatte, hanno portato ad attualizzare la descrizione delle tappe di sviluppo del bambino, portando alla luce dati significativi, molto interessanti, che a volte cozzano con le convinzioni comuni. L’osservazione diretta ha portato a collocare in modo chiaro l’esplosione dell’intelligenza nel bambino, seconda pietra miliare dello sviluppo globale, all’età di 4,5 mesi (Faberi 2010, pp. 128-130 et Faberi 2016, p. 99), quando l’acquisizione di varie importanti capacità porta il piccolo a capire in modo chiaro semplici discorsi e ad iniziare ad interagire in modo attivo con l’altro.  Fin dalla più tenera età, quindi, ci si trova ad interagire con un piccolo uomo/donna, che ascolta, elabora, esprime le proprie esigenze e coglie eventuali disarmonie.

Verso di lui occorre avere sempre un atteggiamento di rispetto. In questo senso, per mettersi sempre nei suoi panni, è utile ricordare la frase di Friedrich Froebel, uno dei padri della pedagogia: “Ogni uomo, fin da bambino, deve esser conosciuto, riconosciuto e venir trattato come membro necessario, essenziale dell’umanità. […] Solo da questa considerazione dell’uomo, fin dall’annuncio della sua apparizione, può riuscire, fiorire, dar frutti, maturare la vera genuina educazione dell’uomo” (Froebel, pp.16, 18). Tenendo presente questa affermazione, quando ci si cala nella vita quotidiana, specialmente riguardo a situazioni problematiche, ci si accorge che “spesso si rischia di guardare al bambino come un essere inferiore, dotato di una sua dignità, ma comunque subalterno all’adulto, o come un individuo a cui si possono attribuire fatti o pensieri da adulto, fatti o pensati da adulti che non hanno mai interagito con bambini. […] Il bambino è uomo, membro essenziale dell’umanità, con lo stesso identico valore e dignità di ogni altro uomo. Al contempo però sta vivendo un momento di sviluppo qualitativamente (non quantitativamente) diverso, caratterizzato da particolari modalità di crescita, di apprendimento, di relazione e di espressione. Per potersi mettere in relazione con l’educando è importante conoscere le caratteristiche dell’età che sta vivendo, per poter comprendere al meglio le sue modalità relazionali. […] Allo stesso tempo occorre una grande disponibilità all’ascolto. Il bambino si esprime con la parola, ma anche con  gesti, espressioni, stili relazionali. È fondamentale non imboccargli ciò che si vuol sentir dire, aver la pazienza di stare in attesa e lasciargli il tempo di spiegare, secondo le sue capacità, ciò che sente e vuol comunicare” (Faberi 2016, p. 141).

Con questo tipo di approccio, il sottoscritto ha iniziato ad osservare ciò che accade quando nasce un fratellino, a dialogare ed interagire con fratelli e sorelle maggiori, seppur ancor piccoli (1, 2, 3 anni di età), che presentavano qualche disarmonia. Ne sono emersi spunti interessanti.

Si parta dall’osservazione. La mamma rimane in cinta e, man mano la pancia cresce, prepara il/la figlio/a maggiore al nuovo arrivo, dicendo frasi del tipo: “Arriverà il fratellino, che bello! Tu potrai giocare con lui, ma anche, visto che sei più grande, gli insegnerai tante cose, aiuterai la mamma a crescerlo, …”. Il piccolo si riempie di gioie e di aspettative, fino al tanto atteso giorno del parto.

A questo punto tutto cambia. Quando la mamma torna dall’ospedale, ha paura di lasciare il neonato in braccio, o da solo con il fratello che, dopo le tante frasi dette in precedenza, si trova in una situazione alquanto strana. Quel bel fratellino, che lui avrebbe dovuto gioiosamente coccolare ed aiutare a crescere, può essere preso in braccio ed interagire con tutti, tranne che con lui. I due bambini possono avere solo relazioni sporadiche e controllate, ma sotto stretta sorveglianza.

Qualcosa non funziona, c’è una disarmonia nei compiti, nei ruoli e nelle relazioni, che il fratello maggiore cerca di esprimere come può: i tentativi di rapporto col piccolo diventano sporadici, agitati e quindi innaturali. La famiglia si accorge che c’è un problema, ma lo interpreta in modo diverso, e quindi cerca di rimediare per strade che rinforzano il problema. Tutti provano a dare importanza al fratello grande: lo coccolano, istaurano rapporti diversi con lui; ma il problema permane, perché non è stato colto. Il rapporto tra fratelli rimane infatti inalterato.

Se si osserva il primogenito nei suoi comportamenti, lo si ascolta senza creare troppe interpretazioni, ci si accorge invece del bisogno fondamentale: creare una relazione nuova ed importante tra fratelli.

Chi coglie il problema si muove in modo diverso, più proficuo: crea delle situazioni in cui i due bambini possano rimanere da soli ed interagire tra loro, in ambienti protetti, sorvegliati ma di nascosto e a distanza.  È sorprendente osservare la delicatezza con cui un bambino prende in braccio e tratta il fratellino neonato, anche se lui ha solo un anno, un anno e mezzo: di base sta però l’atteggiamento di base del genitore che lo responsabilizza e si fida di lui. È interessante osservare quanto siano importanti nel rapporto educativo “le azioni e gli atteggiamenti con cui l’adulto può donare, nella semplicità, responsabilità, la percezione di essere considerato e crescere. Semplici incarichi possono essere visti, specialmente le prime volte, come grandi e belle mansioni” (Faberi 2016, p. 181).

L’accudire il fratellino, il poter instaurare e gestire una relazione individuale con lui, è in questo senso un’occasione preziosa. Richiede certamente un’importante capacità da parte del genitore: la creazione di un giusto rapporto tra “accompagnare e lasciare andare per rispondere al bisogno di sicurezza e di conferma dell’educando per promuoverne l’autonomia. […] Comprendere la valenza pedagogica della distanza significa dare spazio alla capacità di iniziativa dell’educando, accoglierne la storia, riconoscerne le attese e soprattutto incoraggiarlo a mettersi alla prova nei vari contesti di vita” (Passuello 2002, pp. 184, 187).

Il fratello maggiore può allora essere responsabilizzato in semplici mansioni nell’accudire, intrattenere, far crescere il piccolo. In poco tempo ci si accorgerà di come una nuova armonia si creerà tra i fratelli e nella famiglia intera.

Logicamente la situazione a volte può non essere così semplice e l’affiancamento di un esperto può essere utile nel cogliere, far emergere e gestire le disarmonie espresse dal/la figlio/a maggiore.

Questo articolo ha voluto comunque essere uno stimolo per la riflessione psico-educativa. Quando nasce un fratellino o una sorellina, spesso gli equilibri e le armonie si alterano. Si tratta realmente di gelosia?

 

 

Bibliografia

Faberi M. (2010), “Nel primo anno di vita, la matrice fondamentale dello sviluppo globale", ISRE. Rivista di Scienze della Formazione, della Comunicazione e Ricerca Educativa, pp. 111-138.

Faberi M. (2016), Psicopedagogia dello sviluppo, FrancoAngeli s.r.l., Milano.

Froebel F., L’educazione dell’uomo e altri scritti, La Nuova Italia, Firenze.

Galimberti U. (1999), Enciclopedia di Psicologia, Garzanti Libri s.p.a., Torino.

Passuello L. (2002), “Educazione e progettualità. Alcune linee operative” in Cian G., Orlando D. (a cura di), Studium educationis, Cedam, Cittadella (PD), Vol. 1.

Condividi su:

Vuoi scoprire tutti i contenuti per "Famiglia e bambini"?

Domande e risposte

Come devo comportarmi se mia figlia si rifiuta di fare qualsiasi attività

Salve, non so più come comportarmi con mia figlia, ha 8 anni. Il mese scorso ha iniziato a ...

2 risposte
Vorrei il secondo figlio ma mio marito no.

Salve, mio marito ed io stiamo insieme da quando avevamo 16 anni e non ci siamo più lasciati...

1 risposta
Comportamenti Infantili bambino di 6 anni

Salve a tutti. Espongo la situazione. Nostro figlio, di 6 anni, tende, in maniera molto accentuata, ...

3 risposte

potrebbe interessarti

Questo sito web o le sue componenti di terze parti utilizzano i cookies necessari alle proprie funzionalità. Se vuoi saperne di più puoi verificare la nostra cookie policy.