Famiglia e bambini

Il mio bambino è ansioso… Guida per il genitore: quando è il caso di preoccuparsi davvero?

26 Settembre 2018

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I bambini e gli adolescenti provano frequentemente ansia. Solitamente, per loro, si tratta di una condizione transitoria che fa parte del normale sviluppo emotivo.
 
Quindi, se il nostro bambino manifesta apprensione e timore, anche elevati, verso alcune situazioni o persone, non dobbiamo immediatamente pensare che si tratti di una situazione patologica. Molto spesso, infatti, è una normale reazione emotiva nei confronti di una situazione nuova, che richiede nuove modalità di adattamento.
 
Ma come può un genitore discriminare tra un comportamento che è in linea con la normale fase di crescita, da uno che, al contrario, richiede un’attenzione maggiore o un intervento specialistico?
 
Ecco alcuni consigli.
 
Innanzitutto dobbiamo analizzare la reazione emotiva di nostro figlio prendendo in considerazione 3 parametri:
 
1.    la frequenzacon cui si verifica;
2.    l’ intensitàcon cui si manifesta;
3.    la durata della reazione.
 
Dobbiamo poi rispondere a questa domanda:
 La reazione emotiva di mio figlio è talmente eccessiva (per frequenza, intensità e durata) che determina in lui/lei reazioni che compromettono il rendimento scolastico o l’adattamento agli ambienti sociali che frequenta?
 
Facciamo alcuni esempi per meglio comprendere quale potrebbe essere una reazione emotiva normale e quale disfunzionale o patologica.
 
Prendiamo in considerazione la situazione di Carlo.
Carlo frequenta la scuola media e il suo rendimento scolastico è nella norma. Tutte le volte che il ragazzo deve affrontare un’interrogazione o un compito si agita molto: il cuore gli batte forte, si sente nervoso, gli tremano le mani e la voce ed inoltre suda molto. Nonostante la sua apprensione iniziale, tuttavia, riesce sempre a portare a termine i compiti scritti e a rispondere alle domande orali, rientrando nella sufficienza.
Rispetto ai nostri 3 parametri, valutiamo la reazione emotiva di Carlo come normale, in quanto:
-       è vero che si verifica tutte le volte che deve sostenere una prova, ma l’intensitàdella reazione emotiva non è eccessiva, infatti, non impedisce a Carlo di portare a termine il compito;
-       inoltre la durata dell’emozione non è eccessiva, ma limitata nel tempo. Appena Carlo inizia con l’esposizione la tensione pian piano svanisce.
Nell’insieme, quindi, l’ansia di Carlo non ha delle conseguenze così negative sul suo rendimento scolastico e sul suo adattamento alla vita scolastica.
 
Diversa è la situazione di Eleonora.
Anche lei frequenta la scuola media, ha appena cambiato l’insegnante di matematica e, con il nuovo docente, non si trova molto bene. Nei giorni in cui ha lezioni di matematica, Eleonora si rifiuta categoricamente di andare a scuola, al punto da doverla letteralmente trascinare fuori casa. Ha iniziato anche a farsi venire a prendere a scuola a causa di forti dolori alla pancia e sensazione di vomito. Le cose sono andate peggiorando perché, ben presto, Eleonora ha iniziato a sentirsi male già dalla sera prima.
Possiamo immediatamente comprendere che la storia di Eleonora merita un’attenzione maggiore: la sua reazione emotiva ha una elevata frequenza, una elevata intensità e anche una elevata durata.
-       Eleonora, infatti, presenta ansia tutte le volte che ha lezione di matematica;
-       l’intensità della reazione emotiva è troppo elevata, al punto da non consentirle di restare in classe durante l’ora di matematica;
-       anche la duratadella sua reazione emotiva è eccessiva, estendendosi alla sera prima.
Il modo in cui Eleonora sta reagendo alla sua emozione è eccessivo e si sta ripercuotendo negativamente sul suo comportamento e sul suo adattamento scolastico. Si può quindi affermare che la ragazza sta reagendo in modo disfunzionale e la questione merita una valutazione da parte di uno specialista.

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