Famiglia e bambini

La separazione genitore-figlio all'ingresso della scuola materna

25 Settembre 2019

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La scuola materna è per il bambino un luogo in cui avere scambi relazionali che prima era abituato a vivere solo all’interno del suo contesto familiare, quindi si trova a contatto con nuove persone percepite inizialmente come estranee, con le quali deve rapportarsi, imparare nuove regole rispettandole e rispondere alle richieste che gli vengono fatte. Dal suo mondo familiare si trova a confrontarsi con quello più allargato, che è quello sociale.

Molto importante e delicato è il momento d’inserimento, che si riferisce al primo vero distacco dai genitori e quindi dalla protezione familiare. Ciò procura sofferenza ma dipende dalla modalità in cui esso avviene, sicuramente nelle situazioni più difficili la separazione può costituire un trauma, con tutti i vissuti abbandonici che essa comporta.

I bambini che arrivano nella scuola si chiedono inevitabilmente: Dove sono? Con chi starò? Che cosa devo fare? Il bambino di 2-3 anni è ancora impegnato ad elaborare il legame d’attaccamento e l’ansia di separazione con la madre, anche in funzione dei modi in cui gli adulti allevanti (genitori e insegnanti) sono sensibili ai suoi sentimenti conflittuali e lo aiutano a trovare un punto d’equilibrio tra spinta all’autonomia e bisogno di dipendenza e di rassicurazione.

I bambini, soprattutto i più piccoli, non hanno una chiara concezione del tempo, o meglio, hanno una diversa idea del tempo, e può darsi che nella loro storia personale abbiano già registrato interruzioni di rapporto e separazioni traumatiche.

Tutti i bambini naturalmente possono provare nei primi giorni ansia di separazione, ma alcuni sembrano non riuscire a riprendersi, nei casi in cui l’esperienza di separazione rievochi analoghe esperienze vissute traumaticamente avviene un “trauma cumulativo”, ossia la nuova situazione rimanda direttamente a quella traumatica e non può quindi essere usata verso una crescita. Spesso genitori e figli vivono una situazione molto dolorosa e l’atteggiamento empatico di un insegnante reca un gran sollievo.

Parlare con il bambino senza mai mentire, aiutarlo a familiarizzarsi con il nuovo ambiente e con i compagni, dargli un’idea dello spazio e del tempo, è naturalmente necessario. Se la disperazione si dovesse protrarre è forse utile rimandare l’esperienza oppure si può tentare di capire con che cosa sia collegata.

Va quindi sottolineata l’importanza del primo accoglimento, di un inserimento graduale, di un atteggiamento che dia spazio ai sentimenti dei bambini e a quelli dei loro genitori.

Il primo compito del genitore è quindi quello di trasmettere serenità e fiducia. La mattina il distacco non deve essere frettoloso, lasciare il bambino senza neppure salutarlo crea un senso d’insicurezza, così come sarebbe errato aspettare sino a quando inizia a piangere per far vedere, soprattutto a sé stessi, quanto il bambino è attaccato alla madre.

Nel momento in cui si va a riprendere il piccolo, è molto importante il racconto della giornata, non limitato alla richiesta se ha mangiato e dormito ma cosa ha fatto, come ha giocato, quali attività sono state fatte, perché consente al bambino di percepire una continuità tra quello che accade durante la giornata e il suo rientro a casa.

È sicuramente importante la capacità dell’insegnante della scuola nel suo insieme di accogliere il bambino in modo personalizzato e di farsi carico delle emozioni sue e dei suoi familiari nei delicati momenti del primo distacco, dell’ambientazione quotidiana e della costruzione di nuove relazioni con i compagni e con altri adulti.

L’inserimento è il momento in cui si stabiliscono le relazioni tra le figure di riferimento (mamma o il papà) e la scuola. Per il bambino è importante essere affiancato, in questa nuova esperienza, da un genitore che riesca ad instaurare un buon clima umano con gli educatori, che rispetti il loro lavoro senza temere di perdere lo status di unica figura di riferimento. L’inserimento consente al bambino di capire, osservando i comportamenti e gli atteggiamenti della figura di riferimento, la qualità della relazione tra il genitore e gli educatori. Una relazione adulta, fiduciosa e serena gli consentirà d’essere tranquillo anche quando il genitore, progressivamente, si allontanerà.

La scuola d’infanzia, quindi, non deve assolutamente essere considerata un “parcheggio” ma un’esperienza formativa e relazionale come tante altre vissute dal bambino. Diversi sono gli obiettivi e primo fra tutti la “formazione integrale della personalità dei bambini”, il rafforzamento dell’identità personale del bambino sotto il profilo corporeo, relazionale, intellettuale e psicologico.

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