Famiglia e bambini

La mia proposta è rispettosa del benessere dei bambini?

Diego

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Buongiorno, purtroppo sono in fase di separazione con mia moglie. Abbiamo una bambina di poco più di 4 anni e un bambino di circa 2 anni e mezzo. In maniera molto succinta dico che lei lamenta che non siamo riusciti a trovare un accordo condiviso sull’educazione dei figli. Lei lamenta che vorrebbe una educazione più rigida mentre io tendo ad ottenere quanto voluto dai noi genitori con un approccio più morbido. Ciò non significa che se devo sgridare non lo faccia e se c’è da dire un “no” io non lo faccia in maniera anche abbastanza ferma. Mia moglie si è sempre appoggiata a me in tutto anche per le cose quotidiane relative ai bimbi (cambio pannolino, vestizione, etc.). Anzi, spesso lei si sentiva “non capace” di fare una cosa e chiamava me. Io, fortunatamente, ho un lavoro sotto casa che mi era sufficiente fare una rampa di scale per “aiutare” mia moglie. Mia moglie ha spesso (forse troppo per il modo di vedere) assunto un atteggiamento (questo è quello che a me arriva) di “scaricare la sua frustrazione” sui bambini anche nelle sgridate, avendo anche un linguaggio non tanto consono (offese, etc.). Ora abbiamo deciso di separarsi con la consensuale e abbiamo raggiunto l’accordo che i bimbi saranno affidati ad entrambi ma con la residenza presso la mia abitazione. Qui nasce la mia domanda. Per il bene “psichico educativo” dei bambini io ho proposto che la madre potesse frequentare quotidianamente i bambini con possibilità di tenerli con sé presso la propria abitazione (una volta trovata) per la notte una o due volte la settimana. Non escludevo neanche la possibilità che la madre continuasse a venire a casa (mia) per vedere i bambini, almeno fino a quando la madre non avrà una abitazione adeguata a poter ospitare i bambini. Poi, weekend alterni e festività alterne. Con tale mia proposta, accettata da mia moglie e dai rispettivi legali, era finalizzata a rendere meno traumatico possibile la separazione. Preciso che da parte mia non c’è nessuna volontà palese o meno di impedire o limitare alla madre a fare la mamma. L’unica cosa che miro ad ottenere è un ambiente sereno dove fare crescere nel migliore dei modi i figli. Il fine della mia proposta era quello di assecondare i bambini e di non obbligarli a fare “da pacco”. Con ciò avrei voluto andare oltre quanto concordato formalmente nella separazione (in fase di omologazione). Cioè, assecondare i bambini che se voglio rimanere più notti con la madre lo possano fare, anziché weekend alterni weekend consecutivi. Viceversa, se i bambini in determinati giorni non vogliono andare dalle madre di non costringerli. Tale mia proposta è secondo gli esperti adeguata e “rispettosa” del benessere dei bambini? Il mio dubbio nasce dal fatto che da un percorso con mediatore familiare tale proposta è stata vista negativamente. Il mediatore dice che i bambini devono avere dei giorni prestabiliti a cui si devono attenere “obbligandoli” anche a rispettarli contro eventuali loro capricci/volontà. Preciso che all’inizio dell’acutizzarsi della crisi coniugale io mi sono rivolto ad uno psicoterapeuta a cui si è poi rivolta anche mia moglie. Lo psicoterapeuta, al sottoscritto, non ha palesato dubbi sulla mia proposta. Grazie per i suggerimenti che spero di ricevere. Saluti. Diego

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Diego, mi scuso se riesco a risponderLe solo ora. Rispetto alle informazioni contenute nel suo messaggio, ciò che mi sento di confermarle e' l'importanza di un accordo tra lei e la mamma dei suoi bambini. Ciò che emerge con forza dalle sue parole e' la volontà di proteggere il loro equilibrio e la conseguente disponibilità a collaborare affinché ciò possa realizzarsi. Augurandole che il tempo trascorso dalla sua richiesta di suggerimenti possa avervi portato benessere e serenità, resto a disposizione per ogni eventuale altro chiarimento. Buona giornata! 

Caro Diego, mi dispiace di sentire dell'ennesima separazione dove ci sono come vittime due bambini. Diciamo che sono la terza persona che interviene in questa questione e voglio essere il riassunto dei colleghi che sono intervenuti precedentemente. 

Abitualmente in queste situazioni voglio sentire " le due campane" ,ma oggigiorno di queste realtà ce ne sono fin troppe. La donna che un tempo era il pilastro della famiglia ed era oberata di responsabilità,adesso non riesce a gestire più nemmeno se stessa, passa dal sentirsi rigida / severa, al "non sono capace". Urlano e litigano con i bambini pensando che il problema sia fuori di noi,ma non è così.

Io capisco dalle tue parole che ami tua moglie e stai cercando di non escluderla dalla vita dei bambini,ma dovresti mettere al primo posto loro. Il mediatore familiare ha ragione che devi avere dei giorni prestabiliti,ma per mettere degli argini a tutta questa confusione che si sta creando e per mettere dei confini  a tua moglie perchè,mi dispiace dirlo,ma deve crescere. 

Il terapeuta apprezza sicuramente che stai cercando di non creare tensioni,quindi sono d'accordo anche con lui. Se la verità sta nel mezzo, devi permettere a tua moglie di fare la madre nei giorni prestabiliti perchè lei stessa deve diventare più matura, ma nello stesso tempo al primo posto devi mettere i due bambini. Non sei il primo "mammo" , adesso purtroppo va di moda.

Spero di essere chiara, resto a disposizioni. 

Un abbraccio

Gentile Diego, nelle situazioni di separazione e, non solo, gli aspetti di rischio per i figli possono essere: la mancanza di chiarezza e l'incoerenza degli stili educativi. I figli devono sapere che mamma e papa' si stanno separando e devono sapere che non sono loro i responsabili (a 4 anni si capisce tanto e si fanno anche tanti pensieri sbagliati, per esempio: "mamma e papa' si separano per colpa mia"). Dopodiche' una coppia puo' smettere di essere coppia in senso coniugale ma continua ad esserlo da un punto di vista genitoriale, quindi se lei e sua moglie siete concordi sulle modalita' delle visite e sullo stile educativo, non dovrebbero emergere particolari problemi. Non c'e' una modalita' giusta o sbagliata, ci sono due genitori che devono decidere quale linea seguire, se e' piu' flessibile o piu' rigida poco importa, basta che vada bene ad entrambi. 

Cordiali saluti.

A mio parere non è né facile né scontato stabilire la direzione del "benessere dei bambini" in modo univoco. Si tratta di una variabile molto complessa e credo non si dovrebbe fare altro che restare sempre in ascolto dei bambini, dei loro messaggi, dei loro segnali, piuttosto che di consigli vari, nessuno escluso, compreso questo che sto scrivendo! 

Su un fatto specifico Vorrei però osservare qualcosa: ci sono delle criticità sia nel lasciare carta bianca ai bambini sulla scelta di dove e come stare, sia nell'essere rigidi, addirittura costringendoli. Nel primo caso li si responsabilizza troppo e in modo sbagliato (potrebbero avvertire mille sfumature che li spingono a fare o non fare certe scelte per piacere o per non dispiacere a uno o all'altro genitore). Nel secondo caso li si annulla come persone dotate di mente e sentimenti, t a sformandoli in una astratta funzione di norme stabilite dagli adulti. Per fortuna su questo la via di mezzo c'è, ed è stabilire una buona routine in linea di massima fissa e ben condivisa, funzionale ai ritmi e ai bisogni dei bambini, ma restando sempre attenti a segnali di rifiuto o di disagio, e sforzandosi tanto di porsi anche (anche non significa solo) nella prospettiva mentale dei bambini, detto più tecnicamente: facendo uno sforzo di buona mentalizzazione. L'esame di quella prospettiva suggerirà di volta in volta eccezioni, flessibilità o anche il rispetto dei patti stipulati.

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