Timidezza o patologia?

Silvia

Buongiorno
Mio figlio di 9 anni quando si rapporta con sconosciuti (medici, genitori dei compagni, negozianti... ) non li guarda mai negli occhi. Quando gli fanno qualche domanda abbassa lo sguardo e sbatte velocemente le palpebre e risponde a fatica, spesso a monosillabi.
È solo timidezza oppure è indice di qualche difficoltà?
Grazie

2 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Silvia, 

non è così raro che i bambini siano lievemente a disagio quando hanno a che fare con adulti sconosciuti, ma con un ruolo in qualche misura autorevole (ad es il medico) oppure coi quali c'è frequenza di rapporto ma non confidenza (i genitori degli amici o i negozianti del quartiere).

Ciò è comprensibile: proviamo ad immaginarci nei loro panni (o a ricordare come eravamo noi!) e ci risulterà abbastanza evidente che non si tratta di situazioni sociali tra le più piacevoli per un bambino. 

Detto questo, lei come definirebbe suo figlio? Timido o socievole? Come si rapporta con gli altri -adulti e coetanei- nelle varie circostanze della sua vita, ad esempio a scuola o nelle altre occasioni di aggregazione? Lui dice qualcosa di questa sua presunta difficoltà? Avete provato a parlarne, a confrontarvi? 

Se non vi sono altre difficoltà evidenti direi che non è il caso di preoccuparsi, probabilmente deve acquisire un po' di sicurezza in più e ciò può essere ottenuto anche attraverso l'esperienza  (ad esempio potrebbe iniziare a fare qualche piccolo acquisto da solo) purché ciò avvenga senza pressioni ne' aspettative eccessive, ma soltanto nell'ottica di imparare qualcosa di nuovo e utile per la sua autonomia. 

Se desidera approfondire la questione può riscriverci. 

Buona giornata 

Buongiorno Silvia; lei ha raccontato di come suo figlio si comporta quando deve interfacciarsi con delle figure a sconosciute, ma non ha dato informazioni invece su come si comporta nelle altre relazioni sociali (con voi genitori, con i compagni di classe, gli amici etc.); se la modalità di risposta che descrive è tipica solo delle relazioni con figure sconosciute potrebbe essere una modalità improntata sulla diffidenza del bambino verso le figure che non conosce. Ha provato a parlarne direttamente con suo figlio? Magari proprio poco dopo che accade la situazione può chiedergli come si sente e ascoltare che cosa ha da dire il bambino; possiamo aiutare i bambini a dare un nome a ciò che provano e rassicurarli. Cerchi di connotare la conversazione come mossa da genuina curiosità nei suoi confronti e non mossa invece per tentare di “correggerlo”; sarà proprio suo figlio probabilmente a dirle perché sceglie questa modalità di comunicazione quando deve relazionarsi con sconosciuti e potrà cogliere eventuali segnali di difficoltà o meno. A quel punto potrà valutare se effettuare una valutazione da un professionista per aiutarla e aiutare suo figlio, o se questo modo di relazionarsi con gli sconosciuti è solo un’impasse momentanea. Un saluto.