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Conosciamo la Mediazione Familiare?!

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La Mediazione è una modalità di gestione positiva del conflitto, che promuove la crescita e l’evoluzione del rapporto tra due parti. Utilizza il conflitto in modo costruttivo e sfrutta l’energia scaturita da esso per aiutare le parti ha comprendere il punto di vista dell’altro. In questo modo il conflitto diviene un’opportunità per conquistare un nuovo equilibrio, scardinando le parti dalle proprie posizioni, guardando al di là dei “problemi maschera” e ponendole in una dimensione di apertura e ascolto reciproco. In questo senso la mediazione favorisce la cooperazione e la capacità di trovare nuove soluzioni per fronteggiare il problema. Il mediatore lavora affinché le parti elaborino soluzioni consapevoli, condivise, ad hoc per le proprie condizioni e funzionali al benessere di chi è coinvolto direttamente e indirettamente, mantenendo un ruolo neutro e una posizione non giudicante.

La Mediazione benché venga considerata un fatto recente, ha in realtà un storia estremamente lunga e un utilizzo estremamente versatile e diffuso nel mondo. In Cina è obbligatoria e viene normalmente utilizzata per controversie familiari, tra comunità e sul posto di lavoro. Già Confucio nel V Secolo a.C. consigliava di affidarsi ad un paciere neutrale invece di rivolgersi ad un tribunale, per farsi aiutare a trovare un accordo. Mediare era uno dei doveri primari di un capo Cheyenne, come degli anziani e degli uomini più rispettati in molte tribù africane che avevano il compito di appianare controversie anche tra singoli individui, famiglie e villaggi. Fondamentale è stata la sua applicazione in campo internazionale.

Ad Esempio, Nelson Mandela è probabilmente uno dei più acclamati mediatori in ambito internazionale. L’ex presidente del Sud Africa nel Luglio del 2000, utilizzò le sue capacità di mediazione nella controversia all'interno del Sud Africa sulla questione dell’AIDS.

La Mediazione Familiare, nello specifico, è stata importata dagli Stati Uniti in Europa. Negli USA viene chiamata Mediazione per il divorzio ma in Europa questa denominazione non è stata condivisa in quanto genera una serie di problematiche. Innanzitutto non rende appropriata la mediazione alle coppie non sposate e alle coppie che intendono solo separarsi e non divorziare.

Inoltre considera come unica soluzione il divorzio, schierandosi dalla parte del partner che prende la decisione di divorziare e di conseguenza perdendo la dimensione di neutralità caratteristica del mediatore e della mediazione. In Europa quindi si è scelto di chiamarla Mediazione Familiare proprio per porre l’accento sulla dimensione famiglia e mettersi a disposizione di tutti quei conflitti che possono nascere all’interno della stessa. Il ricorso più comune alla Mediazione Familiare avviene nella separazione e nel divorzio ma si occupa anche di conflitti tra genitori e figli, tra fratelli, tra primo e secondo consorte, ecc… per i più svariati motivi dai più classici ai più particolari come l’eredità o l’affidamento dei genitori anziani.

In Italia,la Mediazione Familiare “in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”, ha assunto un ruolo fondamentale da quando la legge dell’ 8 Febbraio 2006 n°54 è entrata in vigore il 16 Marzo dello stesso anno.

Prima della riforma il regime ordinario prevedeva l’affido esclusivo del minore ad uno solo dei genitori, dopo la riforma invece il regime ordinario e preferenziale prevede l’affido condiviso.
L’affido condiviso ha l’obiettivo di far collaborare il più possibile i genitori nella gestione dei figli e perché questo avvenga si basa su due principi fondamentali: il principio di bi-genitorialità che protegge il diritto dei minori a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e le famiglie degli stessi; e Il principio di pari potestà genitoriale che permette ai genitori di avere pari diritti e poteri sui figli. Capita spesso che l’affido condiviso venga applicato solamente nella sua forma legale perché di fatto le parti non applicano nella quotidianità ciò che gli è stato imposto dalla sentenza. La Mediazione Familiare in questo senso diventa lo strumento per eccellenza in grado di porre le parti nelle condizioni di poter avere un ruolo attivo nella gestione dell’ affido condiviso e di poterlo adottare concretamente nelle proprie vite di genitori non più coniugi.

Nella famiglia separata infatti il legame genitoriale permane. La struttura familiare si trasforma e con lei alcune delle relazioni al suo interno, relazioni che è bene mantengano una continuità. La Mediazione ha come primario obiettivo il benessere e la protezione degli interessi dei figli, ecco perché aiuta le parti in un percorso di comprensione reciproca affinché il conflitto si ridimensioni e non influenzi negativamente le dinamiche all’interno della nuova struttura familiare.

La Mediazione assiste le parti nel gestire la loro nuova condizione in tre aspetti: Genitoriale, affinché le visite tra i figli e i genitori siano suddivise equamente e mantenute. Filiale, aiutando le parti ad elevare ad un livello di collaborazione la relazione tra se e i propri genitori come collaborazione paritetica, finalizzata al mantenimento delle frequentazioni dei bambini con le famiglie di origine (nonni, zii, cugini) e quindi all'accesso alla propria storia familiare. Coniugale, la Mediazione accompagna gli ex-coniugi nel'elaborazione della fine del patto che fino a quel momento li ha uniti e nella ridefinizione dei confini coniugali e familiari, supportandoli nella comunicazione ai figli della separazione e nella formulazione di un accordo condiviso circa le spese, le proprietà ed eventuali clausole.

Secondo i diversi approcci di fare Mediazione Familiare possiamo trovarci dinanzi a mediatori che lavorano solamente con coppie che giungono già decisi a separarsi oppure dinanzi a mediatori che accolgono anche la coppia consapevole di essere in crisi ma ancora confusa rispetto a come procedere. Il mediatore in questo secondo caso accompagna la coppia nella presa di decisione che può anche essere quella di riprovare a stare insieme. Proprio mantenendo la sua neutralità che si esplicita anche attraverso il non influenzare nella direzione di un particolare esito.

In questa fase preliminare, il mediatore lavora sulla ristrutturazione della comunicazione, sul ridimensionamento del conflitto e sulla relazione andando a porre le basi di una comprensione reciproca fondamentale in entrambe le situazioni possibili.

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