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LA BIGORESSIA
 
La pratica sportiva può rendere dipendenti. La bigoressia è un forma disfunzionale del culto di Sé, in una società sempre più esigente e perfezionista.
Da una ventina d’anni articoli scientifici e divulgativi si concentrano sul tema delle dipendenze non legate al consumo di sostanze.

Oggi si parla regolarmente di dipendenza dal gioco, da internet e anche dallo sport.
La bigoressia, la dipendenza dall’esercizio fisico, viene definita dallo psichiatra, William Glasser, “dipendenza positiva” per distinguerla dalle dipendenze negative, come l’alcolismo e le tossicodipendenze.
Un’attività fisica come il jogging diventa una vera e propria dipendenza quando è praticata al di là dei limiti posti normalmente dallo sforza, dalla noia e dalla stanchezza.
L’aspetto compulsivo della pratica atletica è rinforzato da vai fattori:
- Liberazioni di endorfina che procura una sensazione di benessere ed euforia
- Si attiva il sistema cerebrale della ricompensa dopaminergica
- L’autostima è rafforzata quando lo sportivo prende coscienza delle sue prestazioni e della sua capacità di resistenza, inoltre, è gratificato dalle modificazioni fisiche prodotte dall’esercizio.
Un’altra caratteristica di questa dipendenza è la DISMORFOFOBIA:è la fobia che nasce da una visione distorta che si ha del proprio aspetto esteriore, causata da un'eccessiva preoccupazione della propria immagine corporea.

La paura di essere brutti.
Quando la dipendenza diventa ossessiva compulsiva il soggetto perde il controllo della pratica fisica che dilaga senza freno, ci si focalizza solamente sulla soddisfazione del bisogno dell’esercizio fisico, perdendo di vista la realtà circostante, sottovalutando anche problemi fisici.
Tutta la vita ruota intorno a tutto ciò che riguarda la propria disciplina sportiva, escludendo le relazioni familiari e sociali che possono diventare frustrazioni intollerabili.
Le conseguenze nella vita sociale diventano pervasive sia nei rapporti di coppia sia nell’attività lavorativa.
La bigoressia si inquadra nel contesto dell’ipernacisismo che sopravvaluta l’immagine corporea e il culto della performance ( Ehnreberg,1991)
Alcuni autori parlano di “complesso di Adone” per definire questa preoccupazione ossessiva per l’aspetto fisico. Attraverso questa messa in scena estrema della performance l’individuo cerca disperatamente di valorizzarsi agli occhi prpri e altrui colmando il deficit narsisistico.
Per chi ne è dipendente l’attività atletica agisce come uno stipefacente: rimedio alla sofferenza fisica o mentale.
Lo sport praticato quotidianamente in maniera ossessiva impedisce il pensiero doloroso anestetizzando come l’eroina, lo sport diventa un rimedio per gestire lo stress.
 
 

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