Psicologia dello Sport

Preparazione ad una gara di nuoto bimbi

Giorgio

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Buongiorno,
Sono papà di una bimba di 9 anni che fa parte della squadra agonistica di nuoto e finora non ha vinto nulla. Io ho già fatto tutto il possibile per non crearle aspettative vane e le ho già spiegato che è capitata in un girone molto difficile (cosa fra l’ altro vera) e quindi il suo obiettivo è migliorare se stessa di gara in gara.
Parlando con l’allenatore. Lui ritiene che mia figlia sia tecnicamente la migliore in squadra, tant’è che la utilizza come esempio per gli altri sulle tecniche di tuffo o virata, ma ha poca grinta. A mio avviso, basterebbe poco per poter fare meglio e magari aspirare a qualche medaglia così da caricarsi e prenderci gusto.
Ci tengo a precisare che mia figlia va a nuoto molto volentieri, si diverte ed ha tanti amici, ogni tanto vuole andare anche prima.
Vengo subito alla domanda: c’è un modo per aiutarla a caricarla in modo corretto così da farle emergere un po’ di cattiveria (agonistica)? Ogni tanto ho provato a spronarla dicendole di dare il massimo, ma temo di averle messo troppa pressione.
Il 10 giugno ha le finali, e mi piacerebbe vederla crescere come atteggiamento.
Grazia infinite.

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Caro Giorgio,


Intanto, complimenti per aver scelto per sua figlia un'educazione sportiva, che lascerà molti insegnamenti positivi sulla vita, volontà e la certezza che le cose di valore si conquistano a poco a poco.


Perciò, non è corretto dire che finora non ha vinto nulla. Ha vinto già moltissimo, ha superato se stessa chissà quante volte! Non fa nulla se non ha ancora superato gli altri, non è importante che lo faccia ora!


Sia "sciallo", come si usa dire adesso. Sia generoso, lasci che sua figlia possa non farcela. Potrebbe essere in un momento di crescita corporea o ormonale impegnativo e l'organismo può reagire con più fatica. Coi bambini è importante rispettare i ritmi di un corpo che è ben lungi dall'essere assestato.


Sia invece lungimirante e saggio, e sua figlia imparerà anche questo: la stoffa c'è, sta imparando le basi, la potenza muscolare crescerà velocemente nel primo e secondo anno dopo il menarca. Preparatevi insieme per dare sprint in quel momento e non perdete il momento di gioco che c'è ora: l'infanzia dura poco; della bimba che c'è ora, dell'entusiasmo innocente e privo dell'esperienza su come è fatto il mondo non rimarrà nulla. Ma rimarrà l'affetto per un papà che avrà saputo calibrare la comunicazione.


Ogni cosa a suo tempo. Vedrà che sarà così.


Auguri!

Buongiorno Giorgio,


un elemento importante e affatto banale è che sua figlia è felice di fare l'attività sportiva del nuoto. Non so quanto sia importante davvero per la bambina vincere una gara. Qui abbiamo la voce del padre, mentre manca quella della bambina.


Un suggerimento che Le do è di non soffermarsi con sua figlia sull'esito delle gare,visto che Lei stesso è conscio di avere già esercitato sulla bambina una certa pressione. Le indicazioni di "come" essere grintosa immagino che Lei gliene abbia già fornito. Lasci che sua figlia affronti con gioia la sua esperienza sportiva. Alle gare non si soffermi sugli esiti della stessa, ma la saluti con un sorriso e l'augurio di "buon divertimento". 


I bambini sono sensibili alle aspettative degli adulti. Non riversi su sua figlia aspettative personali. I miglioramenti non si possono identificare solo in gare vinte o in medaglie. Un giorno forse arriveranno anche quelle. Adesso Lei, come padre, goda del piacere di vedere sua figlia andare volentieri in piscina e nello stare volentieri con i suoi compagni dello sport. D'altronde sua figlia ha già alle spalle un istruttore che la prepara ed è anche la persona più adatta a supportare tecnicamente e sportivamente la bambina.


Saluti cordiali

Lo sport nell'infanzia va essenzialmente considerato come un gioco da fare insieme ad altri coetanei, come un momento di socializzaizone e deve essere vissuto in quanto tale. Ci sarà tempo in futuro per vincere delle gare. Il fatto che vada a nuoto volentieri è un elemento positivo. Forse questa bambina sente troppa pressione nel dover vincere a tutti i costi.


 

Buongiorno Giorgio,


grazie per l'esposizione molto chiara della sua lettera intanto. Io sono una psicoterapeuta e spesso mi occupo di sport e di gestione dell'ansia nelle competizioni agonistiche o eventuali problematiche che limitano le capacità atletiche. La mia tecnica è in particolare l'EMDR o L'ipnosi. Spero di aver modo di incontrarla per un colloquio che solitamente per la prima volta si svolge col babbo o entrambi i genitori. Poi successivamente vedrò la figlia. Se vuole posso riceverla a Casalecchio di Reno. Se mi lascia un recapito indicando a che ora le è più comodo contattarla ci sentiamo a breve


Cordialmente


 

Buongiorno Giorgio, 


dalle parole che scrive si direbbe che sua figlia sia molto contenta della situazione che sta vivendo: va a nuotare volentieri, è eccellente in quello che fa ed è un riferimento anche per le sue compagne.


Direi che non c'è nessun bisogno di caricarla, sta bene così e probabilmente non vede nelle medaglie una particolare realizzazione. 


Dalle sue parole però viene fuori che quello che tiene di più alle medaglie parrebbe essere lei, che forse ha qualche aspettativa sulla bambina e come lei stesso ammette, le mette troppa pressione. 


Lasci che la bambina si diverta a nuotare, se vorrà puntare alle medaglie ci penserà più avanti.


I più cordiali saluti


 

Buongiorno, come esperto di psicologia sportiva, le assicuro che ciò che rende una prestazione migliore non é per forza la cattiveria agonistica. Ci sono atleti che danno il meglio rilassandosi, altri attivandosi, altri ancora raggiungendo un certo livello di ansia positiva e preparatoria (come alcuni studenti prima degli esami)....insomma le differenze soggettive sono sempre da tenere in considerazione e vanno approfondite professionalmente. Sarebbe interessante comprendere quale sia lo stato mentale della bambina per lei più idoneo a vincere. Cosa che eventualmente si può esplorare solo attraverso uno studio competente e una conoscenza approfondita. Il 10 giugno é molto vicino... in bocca al lupo.

Gentile Giorgio,


quando siamo sotto pressione e sentiamo di rendere meno di quanto potremmo ci aiuterebbe capire cosa andiamo a pensare di noi, della situazione, che emozioni prevalenti proviamo e lavorare progressivamente sulle convinzioni che ci accompagnano e che si sono radicate in relazioni a esperienze passate. I tempi sono stretti e rivolgersi a un professionista che supporti sua figlia in questo momento potrebbe rappresentare una opportunità anche per conoscere di più i punti di forza e quelli da migliorare.


Cordiali saluti


 

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