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Nella sua forma essenziale, l’ansia è una naturale e fondamentale reazione emotiva. A volte, in determinate circostanze, si può modificare ed assumere la qualità di uno stato continuo, che può rendere difficile e complessa l’esistenza, quando si manifesta con crisi più o meno intense, il cui esito può essere il timore dell’annullamento della propria personalità e il dissolvimento dell’unità del proprio io. Ogni crisi d’ansia esprime, in fondo, due opposte tendenze, una legata ad un desiderio di progresso , di spinta verso la realizzazione di nuovi traguardi e l’altra opposta , rispondente ad un bisogno regressivo di quiete profonda, tipico del rapporto di dipendenza totale dalla madre negli anni della primissima infanzia. L’ansia dunque risulta essere positiva fino a che svolge il suo compito propulsivo e stimolante, rispetto alla crescita e alla conquista del mondo circostante , sia che si tratti della ricerca di relazioni interpersonali amicali o amorose , di avanzamenti culturali o professionali e fin quando essa rappresenti il “sale e pepe” necessari ad affrontare le piccole o grandi sfide che la vita ci pone dinnanzi, così da indurci a crescere , a migliorare, a raggiungere nuove mete . Altra funzione positiva che una certa dose d’ansia garantisce, è quella di auto- protezione di sé e dei propri cari; lo sguardo attento di una madre sui propri bambini , contiene sempre un po’ d’ansia e questa, entro un certo limite, è naturale , auspicabile e quanto mai opportuna al fine di proteggere la propria prole. Ben diverso risulta essere, quel perpetuo stato di allarme che certe madri, affette da ansia generalizzata, non riescono a controllare, influenzando negativamente lo sviluppo psico-emotivo dei figli, limitando loro la libertà di movimento e finendo per inquinare la loro nascente fiducia nel mondo e in se stessi. Auto proteggersi è funzione essenziale per ognuno di noi e in questo caso, l’ansia può fungere da stimolo-segnale, laddove ci si trovi in situazioni di pericolo reale, e sia quindi necessario attivare tutti i sistemi d’allarme di cui l’organismo è provvisto. Ben diversa è al contrario quella situazione in cui il sistema nervoso e la psiche si trovino in un costante stato di paura e sollecitazione, senza evidenti e reali stimolazioni nocive interne o esterne e laddove dunque, non vi sia alcun motivo di preoccupazione obbiettiva. Questo stato, quando rimanga attivo troppo a lungo può evolvere in vere e proprie patologie .Uno degli aspetti più inquietanti che l’ansia può assumere è quand’essa raggiunga livelli di tale parossismo, da provocare terrore, come negli attacchi di panico , durante i quali è comune l’esperienza di sintomi fisici di natura neurovegetativa come , tachicardia, vertigini, senso d’oppressione toracica,e sintomi psichici gravi quali senso di irrealtà, paura di morire o di impazzire . A volte l’ansia può essere dirottata verso un unico oggetto o situazione , ed è questo il caso dei disturbi fobici in cui predominano specifiche paure come ad es., quella di stare in mezzo agli altri nella fobia sociale, o di rimanere chiusi in spazi angusti nella claustrofobia, ,o ancora, di trovarsi soli in una grande piazza, nella agorafobia , oppure quella di arrossire in pubblico nella eritrofobia e/o, nel timore paralizzante di fronte ad insetti o animali innocui . L’ansia può altresì essere convogliata in apprensioni riguardanti la salute e l’integrità del corpo : è questo il caso della ipocondria ,ossia, la preoccupazione costante per la propria salute; situazione in cui ogni minima variazione nella funzionalità di un organo fisico , provoca sospetto e conseguente ricerca a volte affannosa e ossessiva di rassicurazioni tramite esami clinici, radiografie e visite mediche. Un’altra forma di turbamento emotivo ansioso può assumere l’aspetto e i sintomi di quel disturbo definito dismorfofobia, condizione in cui anche il più piccolo difetto fisico viene considerato intollerabile ed enormemente ingigantito rispetto alle sue reali dimensioni, andando così ad impedire un normale rapporto con sé e gli altri. Per inciso, occorre sottolineare come, in special modo l’ipocondria, si leghi spesso a forme depressive, indicando come ansia e depressione vadano a braccetto molte volte assieme e i sintomi dell’una, si intreccino non di rado con quelli dell’altra. Dunque il quadro dell’ansia risulta variegato e complesso e in alcuni casi , capace di limitare anche pesantemente la libertà e la qualità di vita di chi ne è affetto. Nei casi più gravi, lo psicofarmaco è rimedio d’elezione per spezzare il circolo vizioso delle paure irrazionali che stanno alla base di sintomatologie così accentuate. Ma dal punto di vista della psicologia del profondo-la psicoanalisi- il sintomo è considerato punta di un iceberg, ovvero, la risposta emozionale e comportamentale a un conflitto inconscio, che preme per venire alla luce ed essere elaborato. Quanto prima si intervenga per indagare le motivazioni e le cause più o meno profonde alla base del disagio ansioso, tanto maggiori saranno le probabilità di un ritorno positivo e relativamente rapido, all’equilibrio emotivo. Il momento più indicato, è quand’esso, si manifesti in forme ancora passeggere e con modalità intermittenti o ancor meglio, al suo primo apparire. E’il caso di Gemma (nome di fantasia): venticinque anni, brillante studentessa universitaria, prossima alla laurea. La contraddistingue un grande amore per lo studio e per le tante amicizie che coltiva. Nessuna difficoltà economica la angustia , poiché sostenuta da genitori attenti e premurosi, capaci di lasciarle la giusta dose di libertà e concederle da sempre una giustificata fiducia. Mi chiede un incontro per uno stato depressivo- ansioso che l’ha colpita improvvisamente e di cui non comprende le cause.” Impasse” inspiegabile , da cui non sa come uscire. Gli psicofarmaci che il medico le ha prescritto (ansiolitici e antidepressivi) sono mal tollerati, ed ella desidererebbe ardentemente farne a meno. Dall’indagine del suo vissuto pregresso e recente, non emerge alcun elemento che possa far pensare a traumi , abbandoni ,lutti , a situazioni conflittuali e delusioni così serie, da potersi costituire come base per una caduta così repentina nella sofferenza che lamenta. Anzi, rimango colpita dal livello di soddisfazione che ella dimostra nel commentare la sua vita e dalla serenità con la quale da sempre approccia lo studio , fonte per lei di grande gratificazione e interesse. Mi riferisce di potere arrivare ad impegnarsi fino a dieci ore al giorno senza sentirne la fatica e il peso. Per giunta, riporta un livello di ansia da prestazione scolastica molto basso, che le consente di affrontare e superare brillantemente anche i più complessi esami universitari. Per il momento non ha un fidanzato, ma lo ha avuto in passato . Il rapporto si è concluso di comune accordo un anno prima, ma essa mi confida ricordi affettivi gratificanti e nessun problema sul piano sessuale. Ha coltivato fino a qualche tempo prima, alcuni hobbies, tra cui l’equitazione ,la pallacanestro e la lettura dei classici della letteratura . Ora però, non è più in grado, né sente alcun desiderio di riprendere quelle attività. E’improvvisamente divenuta apatica, paurosa, ha spesso pensieri relativi alla inutilità della vita in generale e della sua in particolare, inoltre, non se la sente più di uscire se non accompagnata e non riesce più ad avere una notte di intero e sereno sonno. Altro piacere che fino a poco tempo prima del nostro incontro Gemma si concedeva, era l’uscita in discoteca con gli amici, ogni venerdì e sabato sera . Fare l’alba in quelle occasioni, era divenuta la norma. Bere qualche bicchiere in più per disinibirsi un po’, col fine di per potere ballare fino allo stremo delle forze, oramai, una abitudine condivisa col gruppo. L’analisi dei sogni , nei primi tempi della psicoterapia, non indica nulla di particolarmente significativo. Gradualmente, emergono però, alcune ombre e inquietudini nel suo vissuto. Abituata ad essere compresa ed accettata in famiglia, Gemma, si è dovuta in seguito rendere conto che coltivare e mantenere amicizie non è cosa semplice e che la generosità con cui i genitori , parenti e vecchi amici si erano sempre proposti a lei, l’aveva educata ad essere a propria volta, capace di grande altruismo , fiducia e buone intenzioni verso il prossimo. Ora però, nelle nuove relazioni, cioè, nei rapporti con gli amici conosciuti all’università, queste qualità, non risultano essere così tanto apprezzate , né tantomeno prontamente ricambiate. Ella comprende con grande rammarico e sgomento, come la sua naturale tendenza al sostegno e all’ascolto , vengano spesso gratuitamente fraintese e, nonostante l’abitudine all’aiuto disinteressato verso amici e conoscenti in difficoltà, non può fare a meno di rilevare come qualcuna delle nuove amiche , non solo non abbia alcuna attitudine alla riconoscenza, ma addirittura tenda a sfruttare la sua benevolenza e contemporaneamente ad ingaggiare discussioni per futili motivi, al fine di liberarsi da qualunque tipo di impegno morale verso di lei. Seppure nei nostri primi incontri Gemma tenda ad enfatizzare gli aspetti positivi dei suoi numerosi rapporti e a relativizzarne quelli negativi arrivando addirittura a colpevolizzarsi senza un reale motivo quando accade qualcosa di spiacevole, ora , inizia ad ammettere che forse, non è più tanto desiderosa di comprendere e di aiutare chi non la comprende e non l’aiuta. E’ proprio in questo periodo che arriva un primo sogno dal contenuto significativo:” Una mia amica entra di notte in camera mia. Io mi sveglio e vedo che sta cercando di rubare i pochi ma preziosi gioielli avuti in regalo dai miei genitori e zii. Mi metto ad urlarle di non toccare i miei oggetti . Allora questa si avvicina e tenta di strangolarmi . Mentre ciò avviene, mi accorgo che la porta della mia stanza è stata divelta, ed è forse questa la ragione per cui la mia amica è potuta entrare indisturbata”. Gemma si sveglia dal sogno, in un bagno di sudore , con una terribile sensazione d’angoscia che è ancora viva in lei mentre me ne parla. Qualcuno dunque sta cercando di rubarle qualcosa di prezioso e contemporaneamente, vuole impedirle di parlare e difendersi. E’ l’amica esterna reale che l’ha delusa , ferita e aggredita o è solo una parte di lei stessa che è incapace di difendere il proprio spazio, la propria autonomia ,l’ indipendenza di pensiero e azione , insomma, di proteggere la propria individualità?Qualcuno o qualcosa desidera tenerla in uno stato di incoscienza e di immobilità, totalmente aperta a qualunque intrusione?E’ la domanda che pongo ad una Gemma perplessa e inspiegabilmente inquieta di fronte al mio quesito. Da questo momento in poi, in un crescendo costante, inizia a parlare con franchezza di sé. Della sua paura di crescere e rinunciare all’appoggio sicuro dei genitori, del terrore di comprendere la vita anche nei suoi aspetti meschini e sgradevoli. Riconosce seppure a malincuore di nutrire spesso sentimenti ambivalenti quando non decisamente negativi, verso persone che la deludono o la offendono ma con le quali continua ad intrattenere rapporti, per fedeltà verso il gruppo e per un mal interpretato senso di tolleranza, generosità e buonismo , ma soprattutto, per la tremenda paura d’essere rifiutata e trovarsi sola. Ciò la pone in una delicata situazione, che la vede troppo spesso passiva e accondiscendente nell’accettare compromessi, che la espongono ad intrusioni e manipolazioni. E’ giunto il momento di selezionare le frequentazioni, di allontanarsi da regole gruppali di tipo adolescenziale che esigono l’accettazione e il rispetto di norme rigide e spersonalizzanti e volgersi verso un nuovo sentiero individuativo. In breve, nell’arco cioè di circa quindici sedute, durante le quali alla terapia verbale fanno sempre seguito sessioni di rilassamento (training autogeno), Gemma riporta un miglioramento talmente importante, da indicare ad entrambe, quanto il momento del congedo tra noi, sia prossimo. Ora, si sente più in contatto con i suoi veri sentimenti , con i suoi profondi e veri bisogni emotivi e riconosce di avere sottoposto il suo organismo ad un livello troppo elevato di stress psico- fisico, causa la propria difficoltà nel coglierne i segnali di stanchezza. In ciò, la simpatica Gemma, mi ricorda un po’, quei bambini che apparentemente mai stanchi di giocare e correre , finiscono per avere crisi di agitazione e pianto fino a crollare esausti- ancorché riottosi al riposo- tra le braccia della madre. Contemporaneamente a queste prese di coscienza elaborate nei nostri incontri, un giorno, durante uno scambio di idee particolarmente animato e acceso tra lei e un paio di coetanee- verso le quali si era dimostrata in passato molto disponibile- si convince ad affrontarle a viso aperto e arriva a definirle senza mezzi termini, opportuniste e irriconoscenti, risolvendosi quindi a chiudere senza troppi rimpianti ogni canale di comunicazione con queste, congedandosi da loro con grande serenità e con altrettanta eroica determinazione. Anche se lì per lì è un po’ dispiaciuta per l’accaduto, si rende conto in seguito, di ripensare all’evento con uno stupito quanto appagante senso di sollievo. Mi riferisce quest’ultimo fatto con un certo senso d’orgoglio e di autocompiacimento e mi pare di cogliere in lei anche una impennata di amor proprio e ritrovata autostima. Mi chiama dopo circa un mese dall’ultimo incontro, per ringraziarmi e informarmi d’essere ormai vicina alla discussione della tesi di laurea. Nessuno dei sintomi che l’avevano condotta al mio studio si è più ripresentato. Gli psicofarmaci sono ormai solo un lontano e poco gradito ricordo. Cos’era dunque successo a Gemma? Essa era semplicemente in procinto di crescere, di sbocciare, di nascere a nuova forma, una forma più matura ed equilibrata. Il corpo e la psiche di questa intelligente e sensibile ragazza, si erano incaricati di farle presente che era giunto il momento di allontanarsi da uno stile di vita non più adeguato alla se stessa più adulta che premeva per emergere e ai nuovi impegni che la vita le stava per proporre. Le modalità e le credenze con cui aveva condotto la sua esistenza fino a quel momento ( dalle scuole superiori all’università), non si adattavano semplicemente più allo sviluppo naturale ed inevitabile cui stava andando incontro. La capacità di autodifesa e auto definizione è caratteristica legata alla espressione di una certa dose di aggressività, sentimento che è parte fondamentale dell’essere umano e che Gemma, aveva connotato per troppo tempo, solo in senso negativo,cioè, come rappresentativo e indicativo di una tendenza alla aggressione, violenza e al sopruso , quindi impulso da rifiutare totalmente. Rendersi conto al contrario di come la affermazione di una sana dose di aggressività, intesa come assertività, sia elemento e qualità e essenziale ai fini della delimitazione del proprio spazio e confine, è stata per Gemma una importante scoperta, che l’ha allontanata da una pericolosa tendenza a rimuovere- per quanto motivata- ogni manifestazione di fastidio , di rabbia , di ostilità , rivolgendo contro se stessa, tutta l’energia negativa trattenuta, pur di mantenere una facciata, una maschera di eccellenza nei rapporti con gli altri, che andava contrastando sempre di più con le sue vere, profonde esigenze. Non avere trascurato il sintomo ed essersi mossa in tempi rapidi per comprenderne le cause, ha dimostrato come la sua intelligenza unita all’amore, al sostegno e alla presenza costante seppur discreta dei genitori, abbiano contribuito a produrre in lei, una tendenza fondamentale alla cura di sé e influito sulla sua capacità di trovare soluzioni adeguate nell’affrontare situazioni difficili .Il breve percorso psicoterapeutico intrapreso, ha permesso a Gemma di cogliere altresì il valore propositivo e finalistico del disagio cui era incorsa spingendola a modificare in positivo, alcuni comportamenti che avrebbero potuto rivelarsi davvero autolesivi e dannosi, se questi, si fossero protratti nel tempo. Quindi, l’ansia come ogni altro sintomo psicologico, non è sempre e solo negativa; Come il grande C. G. JUNG ha sottolineato, questo, come ogni altro sintomo di sofferenza psichica, il più delle volte ci informa che nella nostra esistenza devono essere attuati quei cambiamenti che spesso tendiamo a rimandare per mantenere una immagine di noi ormai non più in sintonia con il nostro profondo ,avvertendoci che il nostro equilibrio psichico è alterato e manda dei segnali attraverso il disagio. Prendere coscienza dell’ansia perciò può aiutarci a conoscere meglio noi stessi e l’analisi delle motivazioni che ne stanno alla base, indicarci soluzioni, che seppure momentaneamente difficili o dolorose, possono risultare più adeguate nel raggiungimento dell’armonia interiore


 

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