Ansia

Ansia e panico: manifestazioni e possibilità di cura

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Le manifestazioni

L’ansia è caratterizzata da sensazioni corporee ed emotive e da pensieri ripetitivi, a volte “catastrofici” e disturbanti. La respirazione è ridotta, il corpo è in tensione, può esservi una sensazione di nodo alla gola e la percezione di un’accelerazione del battito cardiaco. Sensazioni di paura indefinita, generalizzata. Frenesia: essere sempre in movimento, organizzare e programmare ogni cosa alla perfezione. Dubbio: “devo fare questo o quest' altro?”, “avrò fatto bene a comportarmi in quel modo con quella persona?”, “sarò capace di affrontare questa situazione?”.

Le persone che tendono all’ansia possono provare sensazioni di panico in alcune situazioni, in particolare nei contesti sociali dove non si sentono a proprio agio, per esempio quando parlano in pubblico, quando incontrano amici, nel luogo di lavoro, negli spazi affollati o nelle gallerie e via dicendo. A volte è sufficiente anche il solo pensiero o l’idea di andare in quel luogo che l’ansia, la paura o il panico si fanno sentire.

Spesso esiste una spinta al “far bene”, all’ esser bravo/a e a svolgere ogni dovere perfettamente, per esempio un esame, un lavoro, un impegno familiare o sociale. Lo stare con gli amici spesso diventa una prestazione più che un piacere. Il “giudice interno” ha aspettative elevate e pone richieste perfezionistiche alla persona: “devi risultare simpatico, dire cose divertenti e interessanti, essere gentile e brillante”. Nel lavoro, come anche negli affetti, bisogna essere disponibili e affidabili, bisogna cercare di dire di “si”, anche quando invece si vorrebbe dire un “no, non mi va”. Il dire “no” è quasi vietato, si trasforma facilmente in un accusa interna,“sei un egoista!”, e crea senso di colpa. Sentimento che chi soffre di ansia e/o panico conosce bene e tenta di evitare attraverso diversi stratagemmi.


Come si sviluppa l’ansia e cosa può essere di aiuto

Diversi fattori concorrono allo sviluppo degli stati ansiosi. In molti casi intervengono vissuti (non necessariamente consapevoli) legati alla storia di vita e alla relazione con i genitori. Incidono, inoltre, aspetti legati al carattere della persona e al modo di gestire il lavoro, gli impegni familiari e in generale la propria quotidianeità.
Rispetto al primo fattore bisogna prendere in considerazione l’esistenza di un “Sé autentico” che preme per essere ascoltato, visto e per potersi esprimere. La persona vive sentimenti, emozioni e bisogni che possono essere diversi da ciò che l’altro si aspetta e soprattutto da ciò che vorrebbe l’immagine ideale di sé stessa. Può provare paura, rabbia, gioia, imbarazzo, tristezza. Può aver bisogno di affetto e vicinanza o di divertimento. Desidera poter dire ciò che vuole e ciò che non vuole. Nello stesso tempo la tendenza al controllo rispetto ai sentimenti spontanei può essere molto potente. La paura o la rabbia sono giudicate pericolose e sconvenienti.

Nel corso dello sviluppo affettivo la persona ha sviluppato uno stato di conflittualità interna tra “il controllore”, o “giudice interno”, e il desiderio di espressione autentica di sé. Questa tensione interna si manifesta come ansia, blocco, chiusura fino ad arrivare al panico o ad una deriva depressiva.

Le figure di accudimento possono essere state molto severe, aver posto sul figlio aspettative elevate e richieste di successo. Per esempio intraprendere una data carriera e fare scelte che corrispondevano ad un ideale che il genitore si era creato del figlio e che non aveva a che fare con ciò che il figlio era veramente. Altra situazione, che di frequente accade, è quella in cui le figure genitoriali sono molto fragili e prese egoisticamente da sé stesse. Direttamente, o indirettamente, chiedono al figlio di essere buono e comprensivo, di non creare problemi. Il figlio si adegua e cresce facendo il “bambino saggio”, intelligente, sensibile e molto attento ai problemi dei genitori. I bisogni di affetto e vicinanza, le paure, le richieste e, in generale, la sua energia vitale sono, in parte, non visti, rinnegati o minimizzati. Crescendo imparerà, a sua volta, a respingere questi aspetti di sé, a minimizzare i suoi sentimenti e a tener poco conto dei suoi desideri.

La persona è dunque cresciuta nel tentativo, consapevole o non, di soddisfare le richieste e le aspettative dei genitori. L’energia vitale, la creatività e i sentimenti rimangono implosi, bloccati. A volte premono per trovare una via di espressione. Per esempio nelle espressioni di rabbia incontrollata, nel panico improvviso o insinuando dubbi di varia natura.

Il percorso terapeutico aiuta a prendere contatto con quei sentimenti e quei bisogni rinnegati. Aiuta a lasciarli fluire secondo modalità che siano positive. La persona ha la possibilità di scoprire il senso e la funzione del potente controllo che esercita su sé stessa. Emerge, per esempio, che il controllo ha a che fare con uno scomodo introietto: la persona ha introiettato, preso dentro di sé, le richieste o la rigidità di una figura genitoriale. Nel momento in cui questo processo diventa consapevole è possibile riconoscere l’introietto, vedere il genitore per quello che è, e lasciar fluire i sentimenti che prova, e ha provato, nella relazione con lui. Scopre, in questo modo, modi di essere e risorse rimaste inesplorate per lungo tempo.

E’importante che la persona abbia uno spazio (come lo spazio terapeutico) in cui non si senta giudicata, dove possa esperire la propria linfa emotiva e recuperare la capacità di sentirsi pienamente viva e presente. Il passo fondamentale per poter sciogliere l’ansia e le sensazioni di panico è quello di sviluppare la capacità di accogliere le espressioni autentiche di sé stessi e dare “legittimazione” e diritto di esistenza a ciò che la persona prova e vuole. Questo processo consente di ampliare la capacità di prendere decisioni positive per la propria vita e di sviluppare comportamenti che creino benessere.

L’ansia è influenzata anche da altri fattori: il carattere e lo stress lavorativo o familiare.
Il modo in cui affrontiamo la vita quotidiana, le relazioni o il lavoro ha, in parte, a che fare con il nostro carattere che è geneticamente determinato. Interagiamo, fin dall’inizio, con l’ambiente esterno secondo atteggiamenti, comportamenti e modalità di sentire e pensare che sono strettamente legate al nostro carattere. L’ambiente esterno ci influenzerà a sua volta delineando gli sviluppi del nostro carattere.

Esistono caratteri che sono più tendenti all’ansia di altri. Inoltre lo stress lavorativo, così come gli impegni familiari, influenzano profondamente la nostra tranquillità e sono fattori che possono portare a provare una forte ansia.

Le risorse da attivare per superare l’ansia sono sempre l’essere in contatto con sé stessi e la capacità di ascoltarsi. Può essere un aiuto efficace fare esercizi di contatto con l’esperienza corporea-emotiva. (Questo tipo di esercizi possono essere svolti insieme ad uno psicoterapeuta o altro professionista esperto in queste tecniche. E’ preferibile non tentare di farlo da soli, almeno inizialmente.) Per esempio rendere più ampio e profondo il respiro ha un effetto calmante e permette di stare con le sensazioni piuttosto che nei pensieri ansiogeni. Questo contatto ha anche l’effetto di ampliare la consapevolezza di sé. Quando siamo consapevoli di ciò che proviamo e di quali emozioni sono bloccate nell’ansia possiamo individuare i nostri bisogni e fare azioni dirette alla soddisfazione dei bisogni stessi.

Se l’ansia o il panico sono molto forti e frequenti e impediscono alla persona di svolgere i suoi impegni quotidiani, insieme alla psicoterapia, può essere utile anche una terapia farmacologica.


Bibliografia

Miller A. ,“Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé”. Bollati Boringhieri, 1996 .
Quattrini P. “Fenomenologia dell’esperienza”. Zephiro edizioni, 2006.
Schellenbaum P., “Il no in amore”. Red edizioni, 2001.

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