Il conflitto interiore: un percorso verso il compromesso

Ogni persona vive dei momenti di conflitto nella propria vita. Il conflitto può essere interpersonale, cioè tra noi e qualcun’altro, e/o intrapsichico, ovvero tra aspetti contrapposti della nostra personalità.

Quando cerchiamo la soluzione ad un problema, o quando ci troviamo di fronte a scelte importanti, viviamo una forte sensazione di conflittualità interna che genera ansia e disagio.
Se andiamo ad esplorare i sentieri del nostro mondo interno, scopriamo che molti dei conflitti che viviamo sono conflitti intrapsichici, ovvero conflitti tra qualità opposte del nostro essere.
Nel rapporto di coppia, per esempio, possiamo vivere dei momenti di scontro con il partner che ci mettono in contatto con una conflittualità interna.

La persona può avere difficoltà a costruire un equilibrio tra il vivere in coppia e il desiderio di spazi personali. Pensa di dover essere “buona”, presente, affidabile e si dedica al partner anche quando questo non è ciò che realmente sente e vuole, almeno non in ogni momento e situazione. Ascoltandosi scopre dentro di sè sentimenti diversi da quelli che “è giusto” provare, come per esempio la rabbia, e si accorge che qualche volta non ha nessuna voglia di essere disponibile con il partner ma desidera altro. Ecco che si delinea un conflitto tra l’immagine narcisistica di sé, il “dover essere” a tutti i costi “buona e brava”, e i bisogni dell’organismo, per esempio il desiderio di spazi personali. La persona può vivere sensazioni di allontanemento dal partner e sperimentare “fatica” e falsità nel mantenere il ruolo del “disponibile”. Nello stesso tempo è percepito come sbagliato, “cattivo” e rischioso il soddisfare dei bisogni che possono dar dispiacere all’altro.

Alcune persone sono molto identificate con un’immagine narcisistica di sè, con un’ideale di sè forte, brillante, efficiente o coerente. Evitano altri aspetti di sè, come la fragilità, la paura o la rabbia e l’assertività (per esempio il dire “no”). Il sentirsi fragili e impauriti o arrabbiati diventa qualcosa di pericoloso e inaccettabile. Anche questa è una situazione frequente di conflitto interiore. Il rifiuto di alcune qualità del proprio Sè può creare il problema, può generare sensazioni di ansia, panico, disagio e chiusura. E’ come se un genitore non desse sostegno al figlio impaurito o arrabbiato. Il bambino si sentirà “non visto”.

Lo psicoterapeuta della Gestalt aiuta il paziente ad esplorare ed entrare in contatto con entrambe le polarità in conflitto. Facilita la visualizzazione e l’identificazione con i diversi “personaggi” interni affinchè possano essere visti e ascoltati. Questo contatto apre la strada al dialogo interno e alla possibilità di ampliare e sviluppare il proprio Sè. Dal conflitto si va verso il compromesso o la sintesi, ovvero l’integrazione tra le diverse qualità che abitano il nostro essere.

L’obiettivo è quello di poter guardare noi stessi assumendo un atteggiamento di sospensione del giudizio e di apertura all’esperienza. Zinker J. (2002) afferma “bisogna guardare la persona come si guarderebbe un tramonto. Accogliere la visione con piacere, prenderla per quella che è. Rimanere semplicemente a guardare stupiti, in un’accettazione di ciò che è. Questo è quello che si fa quando si guarda un tramonto”.


Bibliografia

Perls F., La terapia gestaltica parola per parola. Astrolabio, 1980
Zinker J., Processi creativi in psicoterapia della Gestalt. Franco Angeli, 2002.

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