Perchè l'ansia

L'ansia è uno stato emozionale caratterizzato da disagio e tensione. Spesso è difficile identificare l'evento che l'attiva, per questo essa tende ad essere diffusa e persistente.

L'ansia è strettamente connessa alla paura, definibile come uno stato di allarme che si innesca in modo automatico, in presenza di uno stimolo minaccioso. La paura è associata ad un oggetto specifico, considerato fonte di pericolo; svanisce quando il pericolo si allontana. Pertanto, la paura si attiva quando la persona è esposta, fisicamente o psicologicamente, alla situazione che considera minacciosa; quando è innescata la paura, la persona prova ansia (Beck, Emery, 1988).

Il sistema dell'ansia/paura ha un carattere difensivo, che produce reazioni che fanno aumentare la probabilità di sopravvivenza in caso di pericolo. La risposta d'ansia, considerata nell'ambito dell'evoluzione della specie, svolge una funzione adattiva, permettendo all'individuo di autoregolarsi per evitare pericoli e gestire situazioni potenzialmente nocive. Conseguentemente, un comportamento che riduce la minaccia, porta ad una diminuzione dell'ansia.

Si parla di reazione di lotta-fuga per descrivere i modelli fisiologici di risposta al pericolo (Cannon 1929). Quando ci si trova in una situazione di minaccia, il sistema nervoso simpatico entra in azione e produce un incremento dell'afflusso di sangue ai muscoli e al cervello, fa espandere i bronchioli dei polmoni, per aumentare l'ossigeno nel sangue e fa dilatare la pupilla, in modo che l'organismo sia in condizioni ottimali per lottare o fuggire. Per i nostri antenati, che si trovavano nella condizione di affrontare bestie pericolose, tali meccanismi rappresentavano la salvezza. Anche oggi viviamo situazioni di minaccia reali, in cui tali reazioni possono proteggerci dai pericoli o salvarci la vita. L'ansia, però, ci mette in guardia anche da possibili punizioni e frustrazioni, perdita dell'affetto e della stima degli altri, minacce allo status sociale.

Quando l'ansia si manifesta in maniera eccessiva o quando la situazione che l'ha attivata non rappresenta un pericolo reale, ma un'errata percezione, allora la risposta d'ansia risulta inappropriata (Beck, Emery, 1988). Il sistema simpatico può produrre gli effetti sopra descritti anche in situazioni non realmente minacciose, come, ad esempio, una prova d'esame. Pertanto, lo studente si trova ad affrontare una prestazione in condizioni fisiche e psichiche non ottimali, ai fini del buon esito della prova stessa.

Quando la persona vive una condizione di ansia è coinvolto tutto l'organismo. A livello fisiologico, si verificano effetti come: l'alterazione del ritmo cardiaco e respiratorio, la sudorazione, i tremori. Il sistema cognitivo è caratterizzato da pensieri negativi e catastrofici; a livello emotivo si esperiscono paura, inquietudine, apprensione. Il sistema comportamentale, infine, presenta manifestazioni come l'inibizione nel parlare, movimenti goffi, scarsa prestazione al compito.

Una caratteristica paradossale dell'ansia è che inconsapevolmente la persona crea le situazioni che maggiormente teme. La paura di un evento spiacevole produce un aumento della probabilità che l'evento effettivamente si verifichi. Così avviene, tornando all'esempio precedente, che lo studente che teme di non riuscire a concentrarsi sulla prova o di rimanere a bocca chiusa durante un'interrogazione, probabilmente vivrà proprio tali situazioni. Si tratta di una profezia che si auto-avvera, in cui le aspettative del soggetto ne determineranno i comportamenti e le prestazioni.

Nei disturbi d'ansia, la persona commette errori nell'elaborare le informazioni, per esempio interpreta normali sensazioni corporee come pericolose, oppure si concentra sulle conseguenze peggiori di una situazione (catastrofizzazione). Questi errori cognitivi portano a sopravvalutare il pericolo e a sottovalutare le capacità personali di farvi fronte.

La terapia cognitivo-comportamentale agisce riportando l'ansia a un livello fisiologico. Il trattamento agisce attraverso tecniche che permettono di correggere le errate interpretazioni di pericolo e, allo stesso tempo, attiva e potenzia le risorse personali dell'individuo.

 

Beck A.T., Emery G., 1988, L'ansia e le fobie, Astrolabio, Roma.

Cannon W.B.,1929, “Organization for physiological homeostasis”, Physiological Reviews, 9, p. 399-431.

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