Perché pensi sempre al peggio anche quando va tutto bene?

Ti capita di immaginare il peggio prima ancora che qualcosa accada?

Costruisci nella mente scenari negativi, prepari possibili risposte e ti immagini già alle prese con una delusione, un errore o un fallimento. Quando qualcuno ti dice «non pensarci» oppure «vedrai che andrà bene», hai la sensazione che non comprenda davvero ciò che stai vivendo. Perché non scegli consapevolmente di preoccuparti: il pensiero sembra partire in automatico. Questo processo viene definito ansia anticipatoria. Non è necessariamente pessimismo e non significa essere irrazionali. Spesso è il tentativo della mente di sentirsi più preparata davanti a ciò che non può prevedere. Se immagino in anticipo ciò che potrebbe andare male, forse riuscirò a gestirlo. Se considero da subito la possibilità di essere deluso, magari soffrirò meno. Se prevedo ogni rischio, non verrò colto alla sprovvista.

Da una prospettiva cognitivo-costruttivista, anticipare il futuro può rappresentare un modo per mantenere stabile il senso che abbiamo di noi stessi e della realtà. La mente non costruisce scenari negativi con l’intenzione di farci stare male, ma per proteggere una continuità personale. Ciò che è imprevedibile, soprattutto quando riguarda qualcosa di importante, può mettere in discussione il modo in cui ci percepiamo.

Se sono abituato a considerarmi una persona capace di tenere tutto sotto controllo, essere sorpreso da qualcosa che non avevo previsto può diventare difficile da tollerare. La mente prova allora ad anticipare ogni possibilità, compresi gli esiti peggiori. Non si tratta soltanto di catastrofismo, ma del tentativo di difendere un’immagine di sé: quella di una persona attenta, preparata e capace di gestire ciò che accade. Questa strategia, però, può diventare molto faticosa. Mentre cerchi di proteggerti da ciò che potrebbe succedere domani, perdi il contatto con quello che sta accadendo oggi. Prepari risposte a conversazioni che forse non avverranno, cerchi soluzioni per problemi che non esistono ancora e ti difendi da eventi che potrebbero non verificarsi mai. La mente rimane proiettata nel futuro e il presente passa in secondo piano.

Anche il corpo partecipa a questa continua preparazione. Il respiro diventa più corto, le spalle si irrigidiscono, il cuore accelera, la mandibola si contrae e lo stomaco si chiude. Il sonno può diventare più leggero e i pensieri continuare anche quando vorresti riposare. Il corpo reagisce al pericolo immaginato come se fosse già reale. Per questo sentirsi dire «rilassati» può essere frustrante. Non è sufficiente decidere di smettere di pensare. Se hai imparato che controllare e prevedere sono gli unici modi per sentirti al sicuro, rilassarti può significare abbassare la guardia. E abbassare la guardia può sembrare più pericoloso dell’ansia stessa. Continui quindi a controllare, analizzare e anticipare. Ripensi alle parole dette, immagini le possibili reazioni degli altri, cerchi informazioni e costruisci alternative. Ma ogni risposta produce una nuova domanda e ogni rassicurazione dura soltanto per poco. Le variabili sono infinite e nessuna preparazione sembra sufficiente. L’ansia anticipatoria può così smettere di essere una reazione occasionale e diventare lo sfondo costante dell’esperienza. Anche le persone vicine cercano di aiutarti. Ti dicono che non è ancora accaduto nulla, che stai pensando troppo o che non puoi controllare ogni cosa. Eppure queste parole spesso non raggiungono il centro della paura. Il tuo bisogno non è soltanto sentirti dire che tutto andrà bene. Hai bisogno di sentire che sarai pronto nel caso in cui le cose andassero male. Quando questo bisogno non viene compreso, puoi sentirti solo, giudicato o sminuito. Potresti arrabbiarti, chiuderti oppure smettere di parlarne, continuando però a elaborare scenari dentro di te.

Esiste una convinzione piuttosto diffusa: se mi aspetto il peggio, sarò meno deluso qualora accadesse. In realtà, immaginare ripetutamente un evento negativo non permette davvero di prepararsi. Più spesso consuma energie e porta a vivere in anticipo una sofferenza che potrebbe non arrivare. E se l’evento temuto si verificasse davvero, averlo immaginato molte volte non eliminerebbe necessariamente il dolore. Significherebbe averlo vissuto prima nella mente e poi, eventualmente, nella realtà. Inoltre, quello che immaginiamo raramente coincide esattamente con ciò che accade. La realtà è più complessa e sfumata degli scenari costruiti dall’ansia. Può contenere difficoltà, ma anche risorse e possibilità che, quando siamo concentrati sul pericolo, non riusciamo a considerare.

Può quindi essere utile cambiare domanda. Non soltanto: «Come faccio a smettere di pensare al peggio?», ma: «Che cosa sto cercando di proteggere attraverso questa preoccupazione?». Il futuro non può essere controllato completamente. Forse ciò che stai proteggendo è un’immagine di te che ha bisogno di sentirsi competente, responsabile, vigile e mai impreparata. Forse hai imparato che commettere un errore significa fallire, che essere sorpreso significa essere debole oppure che non prevedere ogni possibilità significa non essere abbastanza attento. In questo senso, l’ansia può diventare uno strumento per mantenere stabile la propria identità. La questione è capire se questa strategia ti stia ancora aiutando o se sia diventata più costosa di ciò che cerca di proteggere.

L’ansia anticipatoria diventa problematica quando il futuro occupa più spazio del presente, quando la tensione rimane anche nei momenti di tranquillità, quando hai continuamente bisogno di rassicurazioni che non durano e quando il sonno, le relazioni, il lavoro o le scelte quotidiane iniziano a risentirne. In queste situazioni, rivolgersi a un professionista non significa imparare semplicemente a «non pensarci». Significa comprendere perché anticipare sia diventato così necessario e in che modo il controllo si sia legato alla sensazione di sicurezza. Significa ascoltare quella parte di te che sente di dover essere sempre pronta, senza giudicarla e senza cercare di eliminarla con la forza.

La domanda centrale potrebbe allora essere: «Che cosa temo che accadrebbe se non provassi a prevedere tutto?». Ti sentiresti vulnerabile, poco responsabile, indifeso o in balia degli eventi? Quale immagine di te verrebbe messa in discussione? Forse l’obiettivo non è eliminare ogni preoccupazione, ma costruire gradualmente un modo più flessibile di sentirsi al sicuro. Un modo in cui l’incertezza non coincida automaticamente con il pericolo e in cui tu possa fidarti della possibilità di affrontare ciò che accadrà quando accadrà. Senza dover sacrificare continuamente il presente nel tentativo di controllare il futuro.

commenta questa pubblicazione

Sii il primo a commentare questo articolo...

Clicca qui per inserire un commento

cerca psicologo