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Ciò che viene comunemente chiamato depressione o talvolta esaurimento nervoso clinicamente corrisponde al Disturbo Depressivo Maggiore, che è caratterizzato dalla presenza di almeno un Episodio Depressivo Maggiore.

A sua volta per far diagnosi di Episodio Depressivo Maggiore occorre, secondo il DSM IV TR, la presenza di 5 dei seguenti 9 sintomi (di cui almeno 1 dei primi 2) per almeno due settimane:

  1. umore depresso per la maggior parte del giorno
  2. marcata diminuzione o perdita di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività
  3. agitazione o rallentamento psicomotorio
  4. affaticabilità o mancanza di energia (astenia)
  5. insonnia o ipersonnia
  6. significativa perdita di peso o aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell’appetito
  7. diminuzione o perdita della capacità di pensare, di concentrarsi, di prendere decisioni
  8. sentiimenti di autosvalutazione o colpa
  9. ricorrenti pensieri di morte, ricorrente ideazione suicidaria, elaborazione di un piano specifico per commettere il suicidio o  tentativo di metterlo in atto.

Se questi sintomi si verificano entro 2 mesi da una perdita (morte, separazione), non si tratta di un Episodio Depressivo Maggiore ma di un Lutto. Il Lutto è complicato e diventa Episodio Depressivo Maggiore solo quando tali sintomi persistono per più di 2 mesi. Da questo deriva che un periodo caratterizzato dalla presenza di questi sintomi per una durata inferiore ai 2 mesi successivi a una perdita non va trattato farmacologicamente, ma al limite tramite un supporto psicologico.

Invece, per quanto riguarda il Disturbo Depressivo Maggiore, il Dizionario Internazionale di Psicoterapia (Nardone, Salvini, 2013) indica i seguenti trattamenti dimostratisi efficaci:

a. interventi psicosociali

b. terapia cognitivo – comportamentale

c. approccio interpersonale

d. terapia breve strategica.

Personalmente, ritengo che per un adeguato trattamento occorra prima identificare la personalità sottostante allo sviluppo della depressione: infatti, pur essendo i sintomi trasversali, è importante capire come arrivino a manifestarsi in quella persona perché non tornino a verificarsi.

Quindi di solito tratto tale disturbo utilizzando inizialmente la terapia cognitiva, quindi la confutazione dei pensieri irrazionali negativi di colpa e autosvalutazione, e in una fase successiva l’analisi transazionale e la terapia ricostruttivo interpersonale per lavorare sulla personalità sottostante per evitare il verificarsi di ricadute.

Come suggerisce la letteratura, nei casi in cui i sintomi depressivi si manifestano in modo intenso o grave, invito i pazienti a integrare la psicoterapia con un adeguato trattamento psicofarmacologico. La risoluzione dei sintomi richiede di solito un tempo relativamente breve (mesi), mentre il lavoro sulla personalità per la prevenzione delle ricadute richiede più tempo.

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