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Quando la coppia e la sua sessualità si ammala, a quale professionista è opportuno rivolgersi?

Tra censura, cultura e paure di inadeguatezza, la coppia brancola nel buio, ascoltando suggerimenti di amici, colleghi, parenti, più o meno di parte, misti a giudizi di merito ed intrisi di visioni soggettive e personali di chi si propone come terapeuta o dispensatore di saggezza.
I partners della coppia in crisi, ricavano invece una gran confusione sul loro sentire ed un dolore acuto, dal non riuscire a venir fuori dall’impasse emozionale e sessuale.

Quando la coppia si ammala, il referente consono al calderone di emozioni e disagi, è il sessuologo clinico, esperto in dinamiche di coppia.
Oggi, in clinica si parla di “dimensione coppia” , sia per quel che riguarda l’aspetto diagnostico, che poi terapeutico, delle disfunzioni sessuali.
Non è l’individuo che si ammala, ma la “coppia”, la sua comunicazione, la sua relazione, la sua sessualità, il suo desiderio, la sua risposta orgasmica, il suo talamo ed il suo immaginario.

Come funziona la terapia sessuale per le disfunzioni sessuali?

Dopo una prima fase di accoglienza e di disamina delle condizioni emozionali che hanno portato ad un periodo di sofferenza, si effettua una diagnosi clinica del disturbo, per seguire poi, la fase di terapia sessuale vera e propria.
La terapia prevede la “prescrizione di compiti sessuali strutturati”, integrati dall’ “indagine psicoterapica delle resistenze”.
La terapia sessuale, spesso banalmente associata ad esercizi ginnici per la sessualità, non rappresenta una soluzione troppo focalizzata sulla genialità, ma viene arricchita dalla formazione del terapeuta , dal lavoro sulla coppia, sui loro inconsci e, sui loro vissuti associati alla sessualità, apportando al percorso terapeutico un grande vigore ed arricchimento per i membri della coppia.

La psicoterapia insegna che quando un sintomo si manifesta (che sia sessuale o coniugale), esso ha un significato che deve essere capito e rispettato.
La sessualità inoltre vive non solo nel corpo, ma anche nell’ immaginario, la fantasia infatti rappresenta sempre e comunque il miglior afrodisiaco, il giardino segreto, da arricchire, concimare ed innaffiare, al fine di far transitare la sessualità nella “ stanza dei giochi”, recuperando l’aspetto ludico associato alla sessualità.

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