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Del saper guardare e ascoltare

Prima di partire con il centro del discorso che è: saper superare il momento difficile, bisognerebbe a mio avviso fare un passo indietro. Una delle cose a cui assisto nella mia esperienza quotidiana è la fatica o la non volontà di vedere il momento difficile.
Cioè abbiamo il caso in cui si nota un disagio del coniuge che manifesta qualche sintomo ma si banalizza, con frasi del tipo “passerà”, “non è grave” “è una tua fisima” manifestando difficoltà di comunicazione e di empatia a vari livelli.
Oppure abbiamo il caso un po’ meno grave, in cui si nota il disagio.
Ma si dice solamente che è un problema dell’altro, che è lui che deve andare dallo psicologo, che io sono sempre la stesso o lo stesso di prima per cui è l’altro che deve modificarsi.

Ecco diciamo che la parola cambiamento e modifica è un motivo narrativo della vita di coppia e della famiglia. Io amo chiamarle anche le stagioni della coppia e della famiglia, proprio perché i cambiamenti a volte sono repentini e disarmanti come questo freddo che ha pervaso il mese di aprile, (dopo che abbiamo piantato qualcosina nell’orto), a volte sono più lenti e più nascosti ma comunque importanti.

Non è possibile non cambiare nella vita di coppia, soprattutto quando si ha a che fare con i figli e con la società così piena di stimoli come quella odierna. Non cambiare significa rimanere in posizioni rigide e per nulla fruttifere per il dialogo e l’intimità di coppia.

Quindi dicevo prima di tutto bisogna rendersi consapevoli dell’esistenza o meno di un disagio di coppia o famigliare.

Il termine "crisi", ha la sua etimologia nella parola greca "krìnein", che vuol dire "giudicare", cioè "mettersi in discussione, rivedere, ripensarsi".

In questo senso la crisi potrebbe essere vista come un’oppurtunità, anche se ovviamente intrinsa di colori intensi. Un’opportunità dove la coppia motivata e responsabile si rivede.
I coniugi iniziano ad accorgersi di aspetti dell’altro mai visti prima, oppure sottovalutati o quel che è peggio derisi.
La coppia allora si interroga, ognuno individualmente, ognuno insieme all’altro.
Ci si interroga sul proprio passato, e in genere si tende a caricare l’altro della fatidica “colpa”.
“E’ colpa tua se è successo questo… è colpa tua se mi sono comportata/o così…”. E qui emergono le paure e le difese proprie, ovvero si apre il capitolo “del non voler vedere le proprie responsabilità”.

Il primo passo in un intervento terapeutico è proprio questo… quello di riequilibrare le responsabilità con l’obbiettivo non di accusarsi o di accusare l’altro ma di comprendere quali sono state le radici della dissoluzione del rapporto.

Una crisi, quindi, che assume un significato vitale e positivo, anche se molto doloroso, non un evento di morte caratterizzato dall’inizio della distruzione di tutto il rapporto.

La scommessa oggi è se la coppia ha voglia di costruire un rapporto e non solo o rassegnarsi e sacrificarsi o separararsi.

L’esperienza di coppia non è mai facile per nessuno. Colui che dice va tutto bene o fa finta è più unico che raro.

Spesso e volentieri è un viaggio faticoso fatto di alcune tappe:

  • illusione ovvero il principe azzurro (si spera che l’altro cambi)
  • disillusione ovvero non è quello che ho visto (si spera che l’altro cambi)
  • delusione ovvero non è proprio quello che ho visto (l’altro non cambia proprio)


La delusione sopraggiunge quando la persona che amiamo inizia col deludere qualche nostra attesa, la rabbia allora può lievitare in terreni tenuti nascosti, a volte anche per molti anni e può manifestarsi attraverso silenzi o mutismi reciproci, o addirittura attraverso ripicche. Eppure nella vita a due arriva sempre il momento in cui l’altro delude le mie aspettative, piccole o grandi. Il passaggio dall’idealizzazione alla realtà è critico e faticoso, ma inevitabile, forse è la prova del nove di un matrimonio che ci dovrebbe condurre a dire: ora i miei sogni li costruisco con te per quello che sei, non per quello che tu dovresti essere secondo me..
E da qui si giunge al cosiddetto PRINCIPIO REALISTICO ovvero comincio a vederti per quello che sei . Dovremmo essere felicissimi e invece siamo infuriatissimi. Il principio realistico svela verità che prima non eravamo in grado di vedere.

Col principio realistico

  • o si costruisce
  • o ci si separa
  • o si creano lateralità (tradimenti, tempo fuori casa, sto per i fatti miei ecc.)


Il momento del principio realistico è come sei che mi interessi non come vorrei che tu fossi. Il problema è che si entra in crisi.

Il secondo presupposto affinchè la crisi divenga un’opportunità di crescita è l’Ascolto del partner. Anche questo non è sicuramente facile.
Il gioco psicologico del “si, però” molto caro all’Analisi Transazionale è quello attualmente puù gettonato.
Esempio. Coniuge che tenta di spiegare il malessere “Ti avevo detto tante volte che desideravo avere degli spazi da sola con te, senza i nostri figli…” E l’altro che non ascolta e risponde “me l’avevi detto, PERO’ pensavo che non fosse così importante!”

Ecco come vedete, la maggior parte dei problemi all’interno della coppia sono generati dal meccanismo della proiezione. Io penso che l’altro pensi le mie stesse cose e agisco in vece di entrambi. Si creano fraintendimenti a non finire.

Il gioco del si, però e portato a termine da chi tendenzialmente non vuol vedere al di là del proprio egocentrismo e non intende cambiare posizione.

Saper ascoltare significa mettersi nei panni dell’altro e entrare nel suo punto di vista, ed è uno sforzo fattibile, soprattutto se si nutre la stima nei confronti del partner, ed un rispetto per la sua persona. Ascoltare significa innanzitutto… stare zitti… e non interrompere continuamente il partner. Ascoltare significa abbassare le difese e le armi in virtù di un’alleanza comune.

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