Problemi di coppia

Come si supera il rifiuto del desiderio del secondo figlio da parte del padre?

Claudia

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Salve sono Marta, ho 36 anni ed il mio compagno 42, abbiamo un bambino di 28 mesi e da qualche tempo a questa parte si é accesa in me la voglia di avere un altro figlio, la gioia di poter dare una sorellina o un fratellino al nostro piccolo Grande amore; mio marito purtroppo non condivide ciò, avere un altro figlio lo spaventa, ha iniziato a porsi una serie di domande (a mio avviso inutili) del tipo ...e se questo/a la notte non dormirà?

Premetto, lui é figlio unico e ne va fiero, io ho una sorella e ne sono felicissima.

Si può superare questo dolore senza creare fratture nel nostro rapporto?

Grazie mille

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve,


la sua situazione non è atipica, anzi. Spesso può capitare che i desideri dell'uno non combaciano perfettamente con quelli dell'altro, e la maternità ne è un esempio.


La donna ha una percezione della maternità che spesso precede la stessa nascita ed è vissuta come una continuità, anche dello stesso rapporto di coppia, mentre l'uomo potrebbe percepire la gioia della paternità solo al momento effettivo del parto e vivere in generale il rifiuto per la nascita di un nuovo membro familiare come il non voler cambiare la propria vita e il proprio rapporto di coppia. I cambiamenti importanti possono "spaventare" l'uomo.


I cambiamenti in generale possono spaventare un pochino tutti, e ciò è "fisiologico", elaborare i timori potrebbe, in alcuni casi, essere una svolta.


Fortunatamente ogni persona è diversa da un'altra, pertanto ciò sopradescritto non è da considerarsi assoluto.


Distinti saluti.

Buonasera gentile signora, grazie per la sua domanda. Credo che una tra le strade possibili affinché superiate questo momento di comunicazione difficoltosa possa essere una terapia/consulenza di coppia, affinché troviate il buon modo, sano, di ragionare sulla situazione e decidere successivamente. Mi chiedo però se suo marito sia disposto ad affrontare un percorso del genere, seppur breve, e se fosse contrario credo che una consulenza supportiva potrebbe fare al caso suo per comprendere meglio cosa sta accadendo.


Testo a disposizione per ulteriori chiarimenti o domande.

Salve Marta, lei mi pone un tipico conflitto tra coniugi in cui ognuno in base alla propria esperienza di vita ha la propria personale idea. Io penso che dovete cercare di parlarne evocando ognuno le proprie idee e i propri vissuti, se questo non dovesse bastare vi consiglio di recarvi da un terapeuta per dei colloqui di coppia, vedrà che comprendendovi arriverete ad una decisione unitaria.


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

Gentile Marta,


Certi dolori sono superabili, se da entrambe le parti vengono valutate le ragioni. Da quanto scrive, lei riconosce l'importanza dell'avere una sorella, forse anche considerando la sua personale esperienza. D'altra parte per diverse ragioni lui non ha potuto sperimentare questo vissuto legato al fatto di avere un fratello o una sorella, pertanto al di la delle domande che lui naturalmente si pone, potrebbe essere utile capire cosa gli impedisce di considerare anche solo l'idea. Per fare questo ovviamente è necessario, prima che riconosciate il desiderio di voler capire meglio queste ragioni assieme, e di comune accordo considerate l'idea di confrontarvi con un professionista, con l'intenzione di capire meglio al di là delle decisioni che prenderete. In fondo le fratture si creano, e possono anche guarire, considerando che una volta riparate la parte che prima era fratturata, può divenire più forte. Cordialmente vi auguro il meglio.

Gentile signora,


la decisione della nascita di un figlio e dell’ampliamento del nucleo familiare sono dei momenti evolutivi molto delicati da affrontare per una coppia e vanno a smuovere dinamiche legate anche alle nostre storie. Consiglierei a lei e a suo marito di farvi supportare in questo momento così delicato da uno psicoterapeuta che segua coppie e questioni di natura familiare (uno psicoterapeuta di formazione sistemico-relazionale andrebbe benissimo), attraverso qualche incontro di consulenza.

Carissima, penso che lei potrebbe cercare di provare a trasmettere, il suo entusiasmo per un secondo figlio, a suo marito. Come? Iniziando a sottolineare tutti gli aspetti positivi di ciò e trovando razionali soluzioni (davanti a lui) ad eventuali perplessità o paure. Non si deve far trovare in fallo, la gioia a volte la si deve trasmettere per poterla poi cogliere in chi ci sta vicino. Non penso le sarà così difficile. Se poi suo marito è proprio contrario, allora gli faccia presente il suo dolore e cercate di trovare il tempo per parlarne con calma. Sappiate mettere sul piatto della bilancia quanto i timori di suo marito valgano il dolore che lei potrebbe provare (se di dolore si tratta). Le consiglio di guardare dentro se stessa e di capire se lei realmente ha necessità di avere un'altro figlio e cosa pensa che questo porterà nella sua vita. Inoltre le paure di suo marito da cosa nascono? Sicuro che non si tratti di responsabilità che non sente di volersi prendere, oppure c'è qual cos'altro? Cerchi di avere cuore anche delle preoccupazioni di suo marito e cercate di incontrarvi a livello comunicativo cercate di trasmettervi le diverse emozioni. Io resto a vostra disposizione.


Cari saluti.

Gentile Claudia,


vari possono essere gli strumenti per risolvere il vostro dissidio, ma proprio perchè vari necessitano di un'analisi psicologica della situazione.


Suo marito sembrerebbe spaventato dall'insolito, da una situazione che non ha vissuto. Penso che migliorare la comunicazione tra voi potrebbe essere risolutivo, ma ciò necessita di uno o più colloqui di consulenza o terapia di coppia.


Potrebbe tuttavia non essere indispensabile la presenza di suo marito; molti problemi infatti si possono risolvere anche se va dallo specialista uno solo dei due membri della coppia, per cui le consiglierei di tentare questa strada in prima battuta.


La terapia breve ottiene spesso ottimi risultati in poche sedute e può essere effettuata anche on line, anche se è consigliabile un'iniziale conoscenza diretta.

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