Problemi di coppia

Ho avuto una relazione con un altro uomo

Ilaria

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Buonasera, spero possiate aiutarmi. All'inizio della frequentazione con il mio attuale compagno ci siamo dati la seguente regola: nessun impegno, ma non usciamo con altre persone. lui ha tenuto fede alla regola. io no: ho avuto una relazione con un altro uomo di cui ero molto presa, ma lui, sposato, non poteva darmi la relazione che desideravo, perciò ho portato avanti questa relazione parallela con il mio attuale ragazzo. all'epoca non c'era problema, non mi chiedevo neppure se fosse sbagliato o meno. quando mi sono accorta che con questo ragazzo poteva essere davvero una bella storia d'amore (come attualmente è) ho chiuso il rapporto con quell'uomo sposato. ora però la mia serenità non c'è più. sono innamoratissima del mio ragazzo e una vita con lui sarebbe ciò che di meglio potrei volere, ma mi sento in colpa. lui si è negato esperienze per obbedire alla regola, io no. e spesso mi viene da pensare che lui abbia il diritto di sapere con che persona ha a che fare, il che porterebbe alla rottura del rapporto. da un lato vorrei dirglielo, essere onesta a costo di perderlo perchè lui merita una donna sincera, dall'altro lato, quello egoista, non voglio perderlo. non so cosa fare e sto male. vi chiedo aiuto

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buonasera Ilaria,

comprendo bene la situazione che descrive, si trova in conflitto, ci sono due parti di sè che vogliono cose differenti. Credo che innanzitutto debba capire cosa desidera veramente per la sua vita, e se questa relazione, che in questo momento lei descrive come appagante è davvero ciò che vuole. 
Spesso siamo molto bravi a "boicottarci" da soli, perciò le consiglio qualche incontro vis a vis con uno psicologo per poter mettere a fuoco la situazione. Mi contatti pure se crede, il primo colloquio è gratuito. A presto

Cara Ilaria, la situazione che sta vivendo è comprensibile: lei non hai obbedito ad un patto, lui si, di conseguenza ora teme di non essere all'altezza del rapporto con il suo attuale partner..questo le fa provare sensi di colpa. Mi permetta di chiederle il motivo per il quale ha iniziato una storia con l'altra persona: stava attraversando un periodo difficile? si sentiva trascurata? Da quanto tempo è fidanzata? Da quanto tempo ha intrattenuto l'altra relazione? occorre far chiarezza su questi aspetti prima di poterle rispondere in modo efficace. Lei  chiede cosa dovrebbe fare ora, quale sia la soluzione più adatta per lei, alla luce delle informazioni mancanti,  vorrei girare questa domanda a lei: qual'è il lato che emerge maggiormente e che sente più suo? (quello più egoista o quello sincero?) rifletta su questo e sul fatto che ogni persona può incorrere in situazioni difficili da gestire o in momenti in cui ci si sente soli e non capiti, ma l'importante è riuscire a riconoscere i propri errori per non commetterli più.

Mi faccia sapere

Cordiali saluti

Gent.le utente,

Le allego un articolo che penso possa esserLe utile in questo momento della sua vita. 

archivio.feltrinellieditore.it/FattiLibriInterna?id_fatto=3061

Buona lettura!

Umberto Galimberti: Il tradimento perfetto

"Se il tradimento non è solo un esercizio di sessualità a bassa definizione, io penso che abbia una sua dignità e soprattutto che non debba essere giudicato da figli adulti che, nel condannarlo, pensano di più alla loro quiete perduta che al percorso anche drammatico in cui chiunque di noi, a un certo punto della sua vita, può venirsi a trovare. Tradire un amore, tradire un amico, tradire un'idea, tradire un partito, tradire persino la patria significa infatti svincolarsi da un'appartenenza e creare uno spazio di identità non protetta da alcun rapporto fiduciario, e quindi in un certo senso più autentica e vera. Nasciamo infatti nella fiducia che qualcuno ci nutra e ci ami, ma possiamo crescere e diventare noi stessi solo se usciamo da questa fiducia, se non ne restiamo prigionieri, se a coloro che per primi ci hanno amato e a tutti quelli che dopo di loro sono venuti, un giorno sappiamo dire: "Non sono come tu mi vuoi". C'è infatti in ogni amore, da quello dei genitori, dei mariti, delle mogli, degli amici, degli amanti a quello delle idee e delle cause che abbiamo sposato, una forma di possesso che arresta la nostra crescita e costringe la nostra identità a costituirsi solo all'interno di quel recinto che è la fedeltà che non dobbiamo tradire. Ma in ogni fedeltà che non conosce il tradimento e neppure ne ipotizza la possibilità c'è troppa infanzia, troppa ingenuità, troppa paura di vivere con le sole nostre forze, troppa incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d'ombra. Eppure senza questo profilo d'ombra, quella che puerilmente chiamano "fedeltà" è l'incapacità di abbandonare lidi protetti, di uscire a briglia sciolta e a proprio rischio verso le regioni sconosciute della vita che si offrono solo a quanti sanno dire per davvero "addio". E in ogni addio c'è lo stigma del tradimento e insieme dell'emancipazione. C'è il lato oscuro della fedeltà che però è anche ciò che le conferisce il suo significato e che la rende possibile. Fedeltà e tradimento devono infatti l'una all'altro la densità del loro essere che emancipa non solo il traditore ma anche il tradito, risvegliando l'un l'altro dal loro sonno e dalla loro pigrizia emancipativa impropriamente scambiata per "amore". Gioco di prestigio di parole per confondere le carte e barare al gioco della vita. Il traditore di solito queste cose le sa, meno il tradito che, quando non si rifugia nella vendetta, nel cinismo, nella negazione o nella scelta paranoide, finisce per consegnarsi a quel tradimento di sé che è la svalutazione di se stesso per non essere più amato dall'altro, senza così accorgersi che allora, nel tempo della fedeltà, la sua identità era solo un dono dell'altro. Tradendolo l'altro lo consegna a se stesso, e niente impedisce di dire a tutti coloro che si sentono traditi che forse un giorno hanno scelto chi li avrebbe traditi per poter incontrare se stessi, come un giorno Gesù scelse Giuda per incontrare il suo destino. Sembra infatti che la legge della vita sia scritta più nel segno del tradimento che in quello della fedeltà, forse perché la vita preferisce di più chi ha incontrato se stesso e sa chi davvero è, rispetto a chi ha evitato di farlo per stare rannicchiato in un'area protetta dove il camuffamento dei nomi fa chiamare fedeltà e amore quello che in realtà è insicurezza o addirittura rifiuto di sapere chi davvero si è, per il terrore di incontrare se stessi, un giorno almeno, prima di morire, con il rischio di non essere mai davvero nati."

Cordialmente.

Buonasera, 

come fa ad essere sicura che lui non abbia fatto la stessa cosa che fatto lei? Inoltre si può tradire anche con il pensiero e non è meno riprovevole..

Se ad ogni modo vuole una consulenza più approfondita può contattarmi per telefono o via internet. Può trovare i miei recapiti sul mio sito professionale a mio nome.
Cordiali saluti

Salve Ilaria,

Da quello che scrive la sua storia è iniziata senza importanza per lei e senza certezze. Forse questo le ha permesso di "tradire" il suo ragazzo con un altro uomo (sposato e quindi senza certezze e sicurezze).  Questa esperienza le è stata utile per capire se l'attuale ragazzo era importante per lei. Così oggi è più sicura della sua scelta.

Si è vero si sente in colpa per non essere stata sincera e questo non le fa vivere la relazione come desidererebbe. Mi sto chiedendo se crede veramente che non dire sempre la verità voglia dire che lei non sia una persona onesta e sincera.

Forse chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta potrebbe esserle utile per capire come comportarsi ed essere più sicura sul da farsi.

La saluto 

Buonasera Ilaria,

il suo è un problema morale, prima che psicologico, in quanto ciò che la tormenta nasce dal contrasto, che le ha causato un conflitto interno, tra ciò che ha promesso e la condotta che lei successivamente ha avuto. Io credo profondamente che gli errori sono delle straordinarie occasioni per migliorarci e comprendere più approfonditamente la nostra natura e come funzioniamo. Mi sembra che lei ora, per ritrovare un senso di coerenza interno, abbia davanti due possibilità: raccontare la verità al suo attuale compagno oppure con atteggiamento onesto analizzare perchè ha agito in questo modo e dalle nuove comprensioni che nasceranno modificare (se non l'ha già fatto) non solo il suo agire ma anche le sue convinzioni, concetti, emozioni...riguardo a questo tema (che potremmo chiamare la lealtà, la promessa, la fedeltà, la coerenza). Einstein scrisse: "Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose". Da oggi in avanti ha la possibilità di pensare e agire in modo diverso. Io credo che se lei ama sinceramente questa persona, se dalla vostra relazione può nascere del bene (benessere) per voi e per chi vi sta vicino, non butti via un tale tesoro, ma semplicemente cambi dove ha constatato che un certo agire e modo d'essere causa sofferenza a lei e agli altri. 

Chiaramente la mia è solo un'opinione, in quanto scelte di questo tipo credo non abbiamo a priori un giusto ed uno sbagliato ma devono essere infine lasciate alla responsabilità e alla libertà della persona. Questo però non esclude il fatto che lei possa parlare e condividere il suo dilemma con persone di cui ha fiducia e stima. Con sinceri auguri.

Gentilissima,

Pirandello avrebbe detto: "E come possiamo intenderci se nelle parole che io dico metto il senso e il valore delle cose che sono dentro di me, mentre chi le ascolta, inevitabilmente, le assume con il valore e il senso che hanno per sé, del mondo che egli ha dentro. 

Come entriamo in relazione con l'altro dipende da come le varie parti di noi entrano in relazione tra loro e qui sento che tende a separare la sua parte sincera, da quella che ha omesso una verità, come se l'una escludesse l'altra. Ed è proprio l'ambivalenza a creare il senso di colpa, poiché amiamo ciò che "odiamo" e "odiamo" ciò che amiamo. Sarebbe il caso di approfondire questo meccanismo rivolgendosi a un professionista: la vita oltre al bianco e il nero, ha tante sfumature di colori e prima di arrivare a dire agli altri è importante arrivare a poter dire a se stessi, ad essere onesti con se stessi e con le varie parti che vogliono entrare in gioco. Uso un'altra metafora...quando Caino (la parte cattiva) uccide Abele (la parte buona), Dio ammonisce chiunque dal toccare Caino. Il lavoro di accoglienza e di accettazione è una strada tortuosa, ma gli ostacoli si superano solo laddove vengono accettati secondo quello che è un significato soggettivo delle cose: se non accetta prima lei, è vero, può essere difficile poter presentare la verità e farla accettare ad altri.

A disposizione. Cordialmente.

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