Come comportarmi

Eleonora

Ho perso mio marito da quando è nato il nostro bimbo, si è perso. Per non sentirsi inutile si è cercato un’amicizia femminile, che è diventata molto insistente nella sua vita. Questa cosa mi ha fatto molto preoccupare e stare male, tanto da litigarci tutti i giorni per quattro mesi.

Ieri mi ha detto che ha detto a questa ragazza che non si sentiranno più, per farmi sentire di essere al primo posto, ma ha cominciato a lamentarsi tutto il giorno, inveendo contro di me e dicendomi che sono la causa di tutti i suoi mali, che gli ho tolto tutto, anche quel po’ di felicità che si stava costruendo da solo.

Mi ha detto che ora non sono più una sua priorità e che la mia condanna sarà vederlo stare male tutti i giorni sul divano a fumare; che non siamo più una famiglia e che, se resta a casa, è solo per il piccolo.

Come devo comportarmi? Come posso fare a recuperarlo?

5 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Eleonora,

la tematica che porta è molto delicata, dal suo racconto sembra che la nascita del bimbo abbia abbiamo inevitabilmente mutato gli equilibri della coppia e che sia stato difficile far fronte a questo cambiamento. La ricerca da parte di suo marito di un'amicizia femminile sembra nascere dal desiderio di recuperare una relazione di coppia caratterizzata da forte esclusività. In questo senso, sarebbe importante capire come e in che cosa sia cambiata la vostra quotidianità di coppia sotto diversi punti di vista, da quelli più concreti e operativi a quelli più affettivi e relazionai. In questo modo si potrebbe poi costruire assieme un nuovo equilibrio di vita, che possa soddisfare le esigenze di entrambi i partner, senza ovviamente trascurare i bisogni di vostro figlio. 

Se sente di aver bisogno di uno spazio apposito in cui parlare, non esiti a contattarmi.

Cordiali saluti

Tommaso Bonsi

Eleonora, quello che racconti è molto doloroso e si sente quanto tu sia stanca, ferita e anche confusa. Da una parte stai cercando di tenere in piedi la famiglia, dall’altra ti ritrovi addosso tutta la sua rabbia, come se fossi tu la causa del suo stare male. È una posizione davvero pesante da reggere, soprattutto in un momento della vita in cui ci sarebbe bisogno di sentirsi una squadra.

Dalla nascita del vostro bambino sembra che tuo marito si sia smarrito, come se avesse perso il senso del suo valore e del suo posto. Quando una persona vive una crisi così, a volte non riesce a riconoscerla come propria e cerca fuori qualcosa che la riempia o che le faccia sentire di nuovo “qualcosa”: prima quell’amicizia, ora la rabbia e il ritiro sul divano. In questo modo il suo dolore, invece di essere guardato e nominato, viene trasformato in accuse contro di te. È come se dicesse: “Sto male, quindi qualcuno deve essere la causa”, e quel qualcuno diventi tu. Ma questo non significa che tu lo sia davvero.

È importante che tu possa tenere dentro di te questa verità: il suo vuoto, la sua apatia, il suo sentirsi perso non nascono da te. Possono esserci state liti, tensioni, parole dure — ed è comprensibile, visto quello che stavi vivendo — ma la crisi che lui sta attraversando riguarda lui, la sua identità, il suo modo di stare nel ruolo di uomo e di padre. Caricare tutto su di te è un modo per non guardare quella ferita.

Per come comportarti, forse la cosa più importante adesso è provare, per quanto puoi, a non restare intrappolata nel gioco del “chi ha colpa”. Più ti difendi, più lui può continuare ad attaccare. Potresti provare a spostare il piano della conversazione dalle accuse a quello che vedi succedere dentro di lui, dicendogli qualcosa come che lo vedi stare molto male, ma che non puoi essere tu il bersaglio di tutta la sua rabbia. Che il suo dolore merita di essere preso sul serio, non scaricato addosso a te. Questo è anche un modo per mettere un confine: puoi stargli accanto come compagna, ma non puoi fare da contenitore a tutto il suo malessere.

Se c’è anche solo un piccolo spiraglio, l’idea di un aiuto esterno, per lui o per voi come coppia, potrebbe essere una vera occasione per capire cosa gli sta succedendo davvero. Non come ultimatum, ma come possibilità di non restare bloccati in questa spirale di accuse e ritiro.

Capisco che tu ti chieda “come faccio a recuperarlo”, ed è una domanda piena d’amore e di paura. Ma c’è anche un’altra domanda, forse più profonda e più giusta per te: lui è disposto a guardare il proprio dolore, invece di usarlo contro di te? Perché una relazione si può riparare solo in due. Tu puoi provare a creare condizioni più sane, ma non puoi portare da sola il peso della sua crisi.

E c’è una cosa importante che vorrei dirti con molta chiarezza: in questa situazione hai diritto a essere stanca, ferita e anche arrabbiata. E hai anche il diritto — e il dovere verso te stessa e verso il tuo bambino — di non vivere in un clima continuo di colpa e svalutazione. Proteggerti non significa distruggere la famiglia. A volte significa proprio dare una possibilità reale che qualcosa, finalmente, possa cambiare.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Rosa Biondo 

Salve Eleonora. Dalle sue parole emerge una sofferenza intensa. La nascita di un figlio, spesso raccontata come un momento solo felice, contiene molto di più: è in realtà un passaggio delicato per il singolo e per la coppia, che può mettere in crisi equilibri, identità personali, ruoli e, talvolta, far emergere fragilità che prima non erano così visibili.
Naturalmente non ho tutte le informazioni, ma quello che descrive sembra parlare di una fatica da entrambe le parti. Credo lei stia vivendo paura e senso di perdita della relazione, mentre suo marito sembra forse attraversare un vissuto di smarrimento, un possibile senso di inutilità e rabbia. Tuttavia è importante sottolineare che il disagio di una persona non giustifica comportamenti svalutanti né colpevolizzanti verso il partner.
Alcune sue parole hanno “risuonato” in me, perciò mi permetto di condividere delle riflessioni sperando che le arrivino nel modo più delicato possibile.
“Recuperare” da sola una relazione che è fatta da due persone, non pare possibile, anche se è del tutto comprensibile il desiderio di salvare il rapporto. Molte coppie attraversano crisi anche profonde che possono essere pure trasformarsi in occasioni di ricostruzione, ma entrambi dovrebbero interrogarsi autenticamente. Se necessario con un aiuto esterno adeguato per comprendere cosa sta succedendo senza che la comunicazione degeneri in accuse.
Riporta un conflitto che è ormai quotidiano: è importante proteggere se stessa e il clima emotivo in cui cresce il vostro bambino.
Potrebbe essere utile chiedersi di cosa lei, Eleonora, abbia bisogno ora e poi quali condizioni devono esserci perché il rapporto possa essere ricostruito. E, importante: quali risorse di supporto potrebbe cercare in questo momento complesso e faticoso da più punti di vista: familiari, amici e figure professionali (per voi come coppia, o per sé). Non è la sola ha vivere crisi dopo l'arrivo di un figlio, anche se spesso se ne parla poco.
Le mando un saluto e un pensiero di vicinanza.

Dott.ssa Federica Zanocco

Dott.ssa Federica Zanocco

Milano

La Dott.ssa Federica Zanocco offre supporto psicologico anche online

Quello che stai vivendo è dolorosissimo. E prima di parlare di “come recuperarlo”, voglio dirti una cosa chiara: non sei tu la causa del suo malessere. Capisco quanto le sue parole possano ferire e farti sentire in colpa, ma quello che sta succedendo parla di una sua crisi, non di un tuo fallimento.
La nascita di un figlio è un terremoto identitario, soprattutto per alcuni uomini. Da quello che descrivi, sembra che tuo marito si sia sentito: messo da parte, meno importante, forse inutile o non più visto come uomo/partner. Queste sensazioni possono attivare la sua parte ferita dentro di sè, e allora cerca fuori una “carezza”, un riconoscimento, che lo faccia sentire vivo, desiderato, importante. Quell’“amicizia” non era solo una persona, era un modo per dire: “Qui mi sento ancora qualcuno.”
Quando lui dice: “Mi hai tolto tutto”, “Se sto male è colpa tua”, “La mia condanna sarà stare sul divano”, “Resto solo per il bambino” si mette nel ruolo di Vittima, e ti spinge nel ruolo di Persecutrice (“sei tu che mi fai stare male”), così non deve sentire la sua responsabilità nelle sue scelte. Ma la verità è che lui che ha scelto di investire emotivamente fuori dalla coppia e ora fatica a reggere le conseguenze. Tu non gli hai tolto la felicità, gli hai messo un limite.
Di fronte a questo atteggiamento tu hai provato a salvarlo dal suo smarrimento, caricandoti sulle spalle il peso della relazione, delle discussioni, della paura di perderlo, entrando nel ruolo di Salvatrice. Ma quando uno fa il Salvatore, l’altro spesso reagisce diventando ancora più Vittima o ribelle. È una danza che sfinisce. In questo caso è importante riconoscere queste dinamiche e uscire dal gioco, da questo crcolo vizioso che si autoalimenta.
Probabilmente quando lui ti attacca, fatica a stare nella relazione con la parte Adulta, ma tu puoi. Quando parla in modo accusatorio o vittimistico, puoi rispondere con frasi calme, brevi, ferme, validando la sua sofferenza, ma riconoscendo che non è responsabilità tua: “Mi dispiace che tu stia male, ma non sono io la causa del tuo malessere.”, “Capisco che sei in difficoltà, ma non accetto di essere colpevolizzata.”, “Se vuoi lavorare sulla nostra coppia, possiamo farlo insieme. Se no, serve chiarezza.” Questo ti aiuta a stare nel qui ed ora, a non farti travolgere dalle emozioni, ma così parli dalla parte adulta che non attacca, non si giustifica, non si sottomette.
Un uomo che passa le giornate sul divano a fumare, dicendo che la sua vita è finita, sta mandando segnali di forte malessere. Ma non puoi curarlo tu. Puoi dirgli una cosa molto adulta: “Vedo che stai male. Forse hai bisogno di un aiuto vero, non di un nemico contro cui sfogarti.” Se rifiuta, la responsabilità resta sua. Forse puà essere importanti provare a fare i conti con il fatto che tu non puoi recuperare qualcuno che in questo momento non vuole prendersi la responsabilità di stare nella relazione. Una coppia si può ricostruire solo se entrambi si mettono in posizione Adulto. Per ora tu puoi farlo per te. E questo è già un atto enorme di amore verso tuo figlio.
Se sei d'accordo, mi rendo disponibile ad aiutarti a comprendere quali dinamiche relazionali si instaurano in questa relazione e come ti fanno stare emotivamente. 

Dott.ssa Chiara Sberna

Dott.ssa Chiara Sberna

Milano

La Dott.ssa Chiara Sberna offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Eleonora, 

Quello che sta vivendo è doloroso e confuso, e merita di essere guardato con lucidità. Le strategie che si sono create tra voi — litigi quotidiani, accuse reciproche, ultimatum — sono come tirare una corda già troppo tesa: non avvicinano, ma rischiano di spezzarla. E lo strappo non fa parte del “pacchetto” dell’amore, che invece ha bisogno di spazio, ascolto e responsabilità condivisa.

Oltre a interrogarsi su come recuperare la relazione, può essere utile fermarsi e domandarsi: dove mi sono persa io dentro questa dinamica? Non è una ricerca di colpe, ma di comprensione. Nelle crisi di coppia spesso ci si muove come in una stanza buia: si urta contro i mobili e si finisce per ferirsi a vicenda pur cercando l’uscita. La psicoterapia serve proprio ad accendere la luce, aiutando a riconoscere i meccanismi che vi stanno intrappolando e a costruire modalità più sane di relazione.

Un’azione parallela che può creare dentro di sé un terreno per affrontare con più lucidità la situazione è  riprendersi degli spazi esclusivi per sé, momenti dedicati a comprendere cosa si sta provando e chi si è diventati dentro questa esperienza, cosa si desidera. Iniziare un percorso di psicoterapia può essere un primo passo concreto in questa direzione: uno spazio protetto in cui rimettere ordine nei pensieri e ritrovare il proprio centro e sentirsi sostenuti.

Se volesse iniziare da un lavoro più superficiale ma nel quale è necessaria molta perseveranza, potrebbe partire proprio dall’osservazione e dalla modifica di piccoli comportamenti quotidiani: esercitarsi nell’ascolto, scegliere momenti di dialogo non conflittuale, esprimere bisogni in modo diretto e non accusatorio. È come allenare un muscolo: gesti ripetuti e consapevoli, nel tempo, cambiano la qualità della relazione. Ciò richiede molto allenamento è facile ricadere in vecchi schemi relazionali.

Anche nelle fasi più critiche una relazione può diventare un’occasione di crescita personale. Piccoli cambiamenti coerenti, portati avanti con costanza, hanno un impatto più grande di quanto sembri. Si conceda tempo e fiducia. 

 Mi sembra che stia cercando con impegno una modalità per fare le cose nel modo più giusto possibile; al di là delle strade che sceglierà, questa sua attivazione racconta quanto tiene profondamente alla relazione

Buone cose

Dott.ssa Anna Lamo 

Dott.ssa Anna Lamo

Dott.ssa Anna Lamo

Venezia

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