Eleonora, quello che racconti è molto doloroso e si sente quanto tu sia stanca, ferita e anche confusa. Da una parte stai cercando di tenere in piedi la famiglia, dall’altra ti ritrovi addosso tutta la sua rabbia, come se fossi tu la causa del suo stare male. È una posizione davvero pesante da reggere, soprattutto in un momento della vita in cui ci sarebbe bisogno di sentirsi una squadra.
Dalla nascita del vostro bambino sembra che tuo marito si sia smarrito, come se avesse perso il senso del suo valore e del suo posto. Quando una persona vive una crisi così, a volte non riesce a riconoscerla come propria e cerca fuori qualcosa che la riempia o che le faccia sentire di nuovo “qualcosa”: prima quell’amicizia, ora la rabbia e il ritiro sul divano. In questo modo il suo dolore, invece di essere guardato e nominato, viene trasformato in accuse contro di te. È come se dicesse: “Sto male, quindi qualcuno deve essere la causa”, e quel qualcuno diventi tu. Ma questo non significa che tu lo sia davvero.
È importante che tu possa tenere dentro di te questa verità: il suo vuoto, la sua apatia, il suo sentirsi perso non nascono da te. Possono esserci state liti, tensioni, parole dure — ed è comprensibile, visto quello che stavi vivendo — ma la crisi che lui sta attraversando riguarda lui, la sua identità, il suo modo di stare nel ruolo di uomo e di padre. Caricare tutto su di te è un modo per non guardare quella ferita.
Per come comportarti, forse la cosa più importante adesso è provare, per quanto puoi, a non restare intrappolata nel gioco del “chi ha colpa”. Più ti difendi, più lui può continuare ad attaccare. Potresti provare a spostare il piano della conversazione dalle accuse a quello che vedi succedere dentro di lui, dicendogli qualcosa come che lo vedi stare molto male, ma che non puoi essere tu il bersaglio di tutta la sua rabbia. Che il suo dolore merita di essere preso sul serio, non scaricato addosso a te. Questo è anche un modo per mettere un confine: puoi stargli accanto come compagna, ma non puoi fare da contenitore a tutto il suo malessere.
Se c’è anche solo un piccolo spiraglio, l’idea di un aiuto esterno, per lui o per voi come coppia, potrebbe essere una vera occasione per capire cosa gli sta succedendo davvero. Non come ultimatum, ma come possibilità di non restare bloccati in questa spirale di accuse e ritiro.
Capisco che tu ti chieda “come faccio a recuperarlo”, ed è una domanda piena d’amore e di paura. Ma c’è anche un’altra domanda, forse più profonda e più giusta per te: lui è disposto a guardare il proprio dolore, invece di usarlo contro di te? Perché una relazione si può riparare solo in due. Tu puoi provare a creare condizioni più sane, ma non puoi portare da sola il peso della sua crisi.
E c’è una cosa importante che vorrei dirti con molta chiarezza: in questa situazione hai diritto a essere stanca, ferita e anche arrabbiata. E hai anche il diritto — e il dovere verso te stessa e verso il tuo bambino — di non vivere in un clima continuo di colpa e svalutazione. Proteggerti non significa distruggere la famiglia. A volte significa proprio dare una possibilità reale che qualcosa, finalmente, possa cambiare.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Rosa Biondo