Come comportarmi

Eleonora

Ho perso mio marito da quando è nato il nostro bimbo, si è perso. Per non sentirsi inutile si è cercato un’amicizia femminile, che è diventata molto insistente nella sua vita. Questa cosa mi ha fatto molto preoccupare e stare male, tanto da litigarci tutti i giorni per quattro mesi.

Ieri mi ha detto che ha detto a questa ragazza che non si sentiranno più, per farmi sentire di essere al primo posto, ma ha cominciato a lamentarsi tutto il giorno, inveendo contro di me e dicendomi che sono la causa di tutti i suoi mali, che gli ho tolto tutto, anche quel po’ di felicità che si stava costruendo da solo.

Mi ha detto che ora non sono più una sua priorità e che la mia condanna sarà vederlo stare male tutti i giorni sul divano a fumare; che non siamo più una famiglia e che, se resta a casa, è solo per il piccolo.

Come devo comportarmi? Come posso fare a recuperarlo?

10 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Eleonora,

la tematica che porta è molto delicata, dal suo racconto sembra che la nascita del bimbo abbia abbiamo inevitabilmente mutato gli equilibri della coppia e che sia stato difficile far fronte a questo cambiamento. La ricerca da parte di suo marito di un'amicizia femminile sembra nascere dal desiderio di recuperare una relazione di coppia caratterizzata da forte esclusività. In questo senso, sarebbe importante capire come e in che cosa sia cambiata la vostra quotidianità di coppia sotto diversi punti di vista, da quelli più concreti e operativi a quelli più affettivi e relazionai. In questo modo si potrebbe poi costruire assieme un nuovo equilibrio di vita, che possa soddisfare le esigenze di entrambi i partner, senza ovviamente trascurare i bisogni di vostro figlio. 

Se sente di aver bisogno di uno spazio apposito in cui parlare, non esiti a contattarmi.

Cordiali saluti

Tommaso Bonsi

Eleonora, quello che racconti è molto doloroso e si sente quanto tu sia stanca, ferita e anche confusa. Da una parte stai cercando di tenere in piedi la famiglia, dall’altra ti ritrovi addosso tutta la sua rabbia, come se fossi tu la causa del suo stare male. È una posizione davvero pesante da reggere, soprattutto in un momento della vita in cui ci sarebbe bisogno di sentirsi una squadra.

Dalla nascita del vostro bambino sembra che tuo marito si sia smarrito, come se avesse perso il senso del suo valore e del suo posto. Quando una persona vive una crisi così, a volte non riesce a riconoscerla come propria e cerca fuori qualcosa che la riempia o che le faccia sentire di nuovo “qualcosa”: prima quell’amicizia, ora la rabbia e il ritiro sul divano. In questo modo il suo dolore, invece di essere guardato e nominato, viene trasformato in accuse contro di te. È come se dicesse: “Sto male, quindi qualcuno deve essere la causa”, e quel qualcuno diventi tu. Ma questo non significa che tu lo sia davvero.

È importante che tu possa tenere dentro di te questa verità: il suo vuoto, la sua apatia, il suo sentirsi perso non nascono da te. Possono esserci state liti, tensioni, parole dure — ed è comprensibile, visto quello che stavi vivendo — ma la crisi che lui sta attraversando riguarda lui, la sua identità, il suo modo di stare nel ruolo di uomo e di padre. Caricare tutto su di te è un modo per non guardare quella ferita.

Per come comportarti, forse la cosa più importante adesso è provare, per quanto puoi, a non restare intrappolata nel gioco del “chi ha colpa”. Più ti difendi, più lui può continuare ad attaccare. Potresti provare a spostare il piano della conversazione dalle accuse a quello che vedi succedere dentro di lui, dicendogli qualcosa come che lo vedi stare molto male, ma che non puoi essere tu il bersaglio di tutta la sua rabbia. Che il suo dolore merita di essere preso sul serio, non scaricato addosso a te. Questo è anche un modo per mettere un confine: puoi stargli accanto come compagna, ma non puoi fare da contenitore a tutto il suo malessere.

Se c’è anche solo un piccolo spiraglio, l’idea di un aiuto esterno, per lui o per voi come coppia, potrebbe essere una vera occasione per capire cosa gli sta succedendo davvero. Non come ultimatum, ma come possibilità di non restare bloccati in questa spirale di accuse e ritiro.

Capisco che tu ti chieda “come faccio a recuperarlo”, ed è una domanda piena d’amore e di paura. Ma c’è anche un’altra domanda, forse più profonda e più giusta per te: lui è disposto a guardare il proprio dolore, invece di usarlo contro di te? Perché una relazione si può riparare solo in due. Tu puoi provare a creare condizioni più sane, ma non puoi portare da sola il peso della sua crisi.

E c’è una cosa importante che vorrei dirti con molta chiarezza: in questa situazione hai diritto a essere stanca, ferita e anche arrabbiata. E hai anche il diritto — e il dovere verso te stessa e verso il tuo bambino — di non vivere in un clima continuo di colpa e svalutazione. Proteggerti non significa distruggere la famiglia. A volte significa proprio dare una possibilità reale che qualcosa, finalmente, possa cambiare.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Rosa Biondo 

Salve Eleonora. Dalle sue parole emerge una sofferenza intensa. La nascita di un figlio, spesso raccontata come un momento solo felice, contiene molto di più: è in realtà un passaggio delicato per il singolo e per la coppia, che può mettere in crisi equilibri, identità personali, ruoli e, talvolta, far emergere fragilità che prima non erano così visibili.
Naturalmente non ho tutte le informazioni, ma quello che descrive sembra parlare di una fatica da entrambe le parti. Credo lei stia vivendo paura e senso di perdita della relazione, mentre suo marito sembra forse attraversare un vissuto di smarrimento, un possibile senso di inutilità e rabbia. Tuttavia è importante sottolineare che il disagio di una persona non giustifica comportamenti svalutanti né colpevolizzanti verso il partner.
Alcune sue parole hanno “risuonato” in me, perciò mi permetto di condividere delle riflessioni sperando che le arrivino nel modo più delicato possibile.
“Recuperare” da sola una relazione che è fatta da due persone, non pare possibile, anche se è del tutto comprensibile il desiderio di salvare il rapporto. Molte coppie attraversano crisi anche profonde che possono essere pure trasformarsi in occasioni di ricostruzione, ma entrambi dovrebbero interrogarsi autenticamente. Se necessario con un aiuto esterno adeguato per comprendere cosa sta succedendo senza che la comunicazione degeneri in accuse.
Riporta un conflitto che è ormai quotidiano: è importante proteggere se stessa e il clima emotivo in cui cresce il vostro bambino.
Potrebbe essere utile chiedersi di cosa lei, Eleonora, abbia bisogno ora e poi quali condizioni devono esserci perché il rapporto possa essere ricostruito. E, importante: quali risorse di supporto potrebbe cercare in questo momento complesso e faticoso da più punti di vista: familiari, amici e figure professionali (per voi come coppia, o per sé). Non è la sola ha vivere crisi dopo l'arrivo di un figlio, anche se spesso se ne parla poco.
Le mando un saluto e un pensiero di vicinanza.

Dott.ssa Federica Zanocco

Dott.ssa Federica Zanocco

Milano

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Quello che stai vivendo è dolorosissimo. E prima di parlare di “come recuperarlo”, voglio dirti una cosa chiara: non sei tu la causa del suo malessere. Capisco quanto le sue parole possano ferire e farti sentire in colpa, ma quello che sta succedendo parla di una sua crisi, non di un tuo fallimento.
La nascita di un figlio è un terremoto identitario, soprattutto per alcuni uomini. Da quello che descrivi, sembra che tuo marito si sia sentito: messo da parte, meno importante, forse inutile o non più visto come uomo/partner. Queste sensazioni possono attivare la sua parte ferita dentro di sè, e allora cerca fuori una “carezza”, un riconoscimento, che lo faccia sentire vivo, desiderato, importante. Quell’“amicizia” non era solo una persona, era un modo per dire: “Qui mi sento ancora qualcuno.”
Quando lui dice: “Mi hai tolto tutto”, “Se sto male è colpa tua”, “La mia condanna sarà stare sul divano”, “Resto solo per il bambino” si mette nel ruolo di Vittima, e ti spinge nel ruolo di Persecutrice (“sei tu che mi fai stare male”), così non deve sentire la sua responsabilità nelle sue scelte. Ma la verità è che lui che ha scelto di investire emotivamente fuori dalla coppia e ora fatica a reggere le conseguenze. Tu non gli hai tolto la felicità, gli hai messo un limite.
Di fronte a questo atteggiamento tu hai provato a salvarlo dal suo smarrimento, caricandoti sulle spalle il peso della relazione, delle discussioni, della paura di perderlo, entrando nel ruolo di Salvatrice. Ma quando uno fa il Salvatore, l’altro spesso reagisce diventando ancora più Vittima o ribelle. È una danza che sfinisce. In questo caso è importante riconoscere queste dinamiche e uscire dal gioco, da questo crcolo vizioso che si autoalimenta.
Probabilmente quando lui ti attacca, fatica a stare nella relazione con la parte Adulta, ma tu puoi. Quando parla in modo accusatorio o vittimistico, puoi rispondere con frasi calme, brevi, ferme, validando la sua sofferenza, ma riconoscendo che non è responsabilità tua: “Mi dispiace che tu stia male, ma non sono io la causa del tuo malessere.”, “Capisco che sei in difficoltà, ma non accetto di essere colpevolizzata.”, “Se vuoi lavorare sulla nostra coppia, possiamo farlo insieme. Se no, serve chiarezza.” Questo ti aiuta a stare nel qui ed ora, a non farti travolgere dalle emozioni, ma così parli dalla parte adulta che non attacca, non si giustifica, non si sottomette.
Un uomo che passa le giornate sul divano a fumare, dicendo che la sua vita è finita, sta mandando segnali di forte malessere. Ma non puoi curarlo tu. Puoi dirgli una cosa molto adulta: “Vedo che stai male. Forse hai bisogno di un aiuto vero, non di un nemico contro cui sfogarti.” Se rifiuta, la responsabilità resta sua. Forse puà essere importanti provare a fare i conti con il fatto che tu non puoi recuperare qualcuno che in questo momento non vuole prendersi la responsabilità di stare nella relazione. Una coppia si può ricostruire solo se entrambi si mettono in posizione Adulto. Per ora tu puoi farlo per te. E questo è già un atto enorme di amore verso tuo figlio.
Se sei d'accordo, mi rendo disponibile ad aiutarti a comprendere quali dinamiche relazionali si instaurano in questa relazione e come ti fanno stare emotivamente. 

Dott.ssa Chiara Sberna

Dott.ssa Chiara Sberna

Milano

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Buongiorno Eleonora, 

Quello che sta vivendo è doloroso e confuso, e merita di essere guardato con lucidità. Le strategie che si sono create tra voi — litigi quotidiani, accuse reciproche, ultimatum — sono come tirare una corda già troppo tesa: non avvicinano, ma rischiano di spezzarla. E lo strappo non fa parte del “pacchetto” dell’amore, che invece ha bisogno di spazio, ascolto e responsabilità condivisa.

Oltre a interrogarsi su come recuperare la relazione, può essere utile fermarsi e domandarsi: dove mi sono persa io dentro questa dinamica? Non è una ricerca di colpe, ma di comprensione. Nelle crisi di coppia spesso ci si muove come in una stanza buia: si urta contro i mobili e si finisce per ferirsi a vicenda pur cercando l’uscita. La psicoterapia serve proprio ad accendere la luce, aiutando a riconoscere i meccanismi che vi stanno intrappolando e a costruire modalità più sane di relazione.

Un’azione parallela che può creare dentro di sé un terreno per affrontare con più lucidità la situazione è  riprendersi degli spazi esclusivi per sé, momenti dedicati a comprendere cosa si sta provando e chi si è diventati dentro questa esperienza, cosa si desidera. Iniziare un percorso di psicoterapia può essere un primo passo concreto in questa direzione: uno spazio protetto in cui rimettere ordine nei pensieri e ritrovare il proprio centro e sentirsi sostenuti.

Se volesse iniziare da un lavoro più superficiale ma nel quale è necessaria molta perseveranza, potrebbe partire proprio dall’osservazione e dalla modifica di piccoli comportamenti quotidiani: esercitarsi nell’ascolto, scegliere momenti di dialogo non conflittuale, esprimere bisogni in modo diretto e non accusatorio. È come allenare un muscolo: gesti ripetuti e consapevoli, nel tempo, cambiano la qualità della relazione. Ciò richiede molto allenamento è facile ricadere in vecchi schemi relazionali.

Anche nelle fasi più critiche una relazione può diventare un’occasione di crescita personale. Piccoli cambiamenti coerenti, portati avanti con costanza, hanno un impatto più grande di quanto sembri. Si conceda tempo e fiducia. 

 Mi sembra che stia cercando con impegno una modalità per fare le cose nel modo più giusto possibile; al di là delle strade che sceglierà, questa sua attivazione racconta quanto tiene profondamente alla relazione

Buone cose

Dott.ssa Anna Lamo 

Dott.ssa Anna Lamo

Dott.ssa Anna Lamo

Venezia

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Buongiorno Eleonora, quello che sta vivendo è una situazione profondamente dolorosa e logorante. Non emerge l’immagine di una donna che ha “sbagliato”, ma di una persona che si è trovata improvvisamente sola dentro un cambiamento enorme: la nascita di un figlio può mettere in crisi equilibri già fragili e portare a galla vissuti di inadeguatezza, paura, perdita di identità. Da ciò che racconta, suo marito sembra essersi allontanato non tanto da lei, quanto da una parte di sé che non riesce più a riconoscere. Il sentirsi inutile, messo da parte, non all’altezza del nuovo ruolo, può averlo spinto a cercare all’esterno una conferma, un luogo in cui sentirsi visto e valorizzato. Questo non riduce il dolore che lei ha provato, né rende meno legittima la sua sofferenza, ma aiuta a comprendere che la dinamica non nasce da una mancanza sua. Il passaggio più preoccupante, però, è il modo in cui ora lui le restituisce la sua sofferenza: attribuendole ogni responsabilità, svalutandola, mettendola nella posizione di “causa del male”. Quando accade questo, spesso la persona sta tentando di liberarsi di un peso emotivo che non riesce a sostenere, spostandolo interamente sull’altro. Per lei questo è estremamente faticoso e, se protratto, può diventare molto dannoso.

Rispetto a come comportarsi, in questo momento il rischio maggiore è entrare in una lotta continua per dimostrare di essere nel giusto o di meritare di essere scelta. Più lei prova a recuperarlo con spiegazioni, giustificazioni o sacrifici, più lui può irrigidirsi, sentendosi pressato o confermato nella sua posizione di vittima. Non significa tacere o subire, ma iniziare a mettere confini chiari: non accettare accuse, non accettare umiliazioni, rimandare il confronto quando diventa distruttivo.

Per quanto riguarda il “recuperarlo”, è importante dirlo con sincerità: una relazione non si ricostruisce se una sola persona tira il peso di entrambi. Lei può creare uno spazio meno conflittuale, può smettere di inseguire, può provare a mostrarsi disponibile al dialogo, ma il rientro emotivo deve essere una scelta anche sua. A volte, paradossalmente, ciò che riapre uno spiraglio non è la richiesta continua di vicinanza, ma il recupero di una propria stabilità e dignità emotiva. Una proposta di aiuto esterno, se possibile, può essere fatta senza imposizioni, come riconoscimento di una difficoltà condivisa: non come accusa, ma come tentativo di non affrontare tutto da soli.

Infine, una cosa fondamentale: lei sta sostenendo una maternità, un clima di rifiuto e una svalutazione costante. È troppo per chiunque. Al di là di come evolverà il rapporto, è importante che lei abbia uno spazio suo, di ascolto e sostegno, per non perdere completamente se stessa mentre cerca di salvare la relazione.

Lei non è sbagliata, né distruttiva. È una persona che sta chiedendo di essere vista e scelta in un momento di grande vulnerabilità. E questo, di per sé, è profondamente umano.

Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Gentile Signora,

la situazione che descrive è molto dolorosa e complessa. La nascita di un figlio rappresenta un evento trasformativo per l’intera coppia: può portare gioia, ma anche smarrimento, senso di perdita del proprio ruolo e forti fragilità personali. Da ciò che racconta, sembra che suo marito stia attraversando una fase di profonda difficoltà identitaria ed emotiva, che sta esprimendo attraverso rabbia, ritiro e attribuzione di colpa all’esterno.

È importante chiarire alcuni punti fondamentali.

Le sue reazioni di sofferenza, gelosia e preoccupazione di fronte a un legame femminile così significativo sono comprensibili e legittime. Non sono la causa del malessere di suo marito, ma una risposta a una situazione che ha minato la sicurezza del legame di coppia. Il fatto che oggi lui le attribuisca la responsabilità della propria infelicità è un meccanismo difensivo: spostare il dolore interno su qualcun altro è spesso più facile che affrontarlo.

Al tempo stesso, lei non può “recuperarlo” da sola. Nessuna relazione si ricostruisce attraverso il sacrificio unilaterale, il senso di colpa o la sopportazione del disprezzo. Il cambiamento può avvenire solo se lui riconosce il proprio disagio e si assume la responsabilità di affrontarlo.

Come può comportarsi, quindi:

  • Mantenga confini chiari e fermi: non accetti di essere svalutata, colpevolizzata o emotivamente punita. Questo non aiuta né lei né la relazione.

  • Eviti di entrare in continue discussioni difensive: il conflitto quotidiano alimenta la distanza e rafforza le posizioni rigide.

  • Si concentri su ciò che può controllare: il suo benessere, la relazione con suo figlio, la sua dignità emotiva.

  • Proponga, se possibile, un supporto professionale: una terapia individuale per lui e/o una consulenza di coppia possono offrire uno spazio protetto in cui elaborare questa crisi. La proposta va fatta con calma, non come un ultimatum, ma come un’opportunità.

Se lui sceglierà di restare chiuso nel proprio malessere, lei non deve interpretarlo come un fallimento personale. Essere una coppia significa camminare insieme, non trattenere qualcuno che ha smesso di muoversi.

In questo momento, la priorità è tutelare lei e il bambino, offrendo un ambiente il più possibile stabile e rispettoso. Solo da una posizione di equilibrio e forza potrà eventualmente riaprire uno spazio di dialogo autentico.

Resto convinta che chiedersi “come sto io in tutto questo?” sia il primo passo, prima ancora di chiedersi come recuperare l’altro.

Un caro saluto,

Dott.ssa Alessia Mariosa -PSicologa

Ricevo anche online

alessiamariosapsico25@gmail.com

Salve Sig.ra Eleonora,

la ringrazio per la fiducia con cui racconta e condivide un momento così doloroso. Dalle sue parole si sente quanto lei sta cercando di salvare il legame, di proteggere la sua famiglia e allo stesso tempo di capire come muoversi dentro una situazione che la fa soffrire profondamente. La nascita di un figlio è un evento meraviglioso ma anche estremamente destabilizzante per la coppia. Cambiano i ruoli, le attenzioni, i tempi, il modo di sentirsi uomo e donna oltre che genitori. Alcune persone possono vivere un senso di perdita, di esclusione o di inutilità, e cercare fuori una conferma di valore o di vitalità. Questo può spiegare il comportamento di suo marito, ma non significa che lei sia responsabile delle sue scelte. Quando lui le dice che lei gli ha tolto tutto, che la sua infelicità dipende da lei, sta esprimendo un dolore, ma allo stesso tempo le sta mettendo addosso un peso enorme e ingiusto. Nessuna relazione può reggersi se uno dei due diventa il capro espiatorio del malessere dell’altro. Capisco il suo desiderio di “recuperarlo”, ma è importante essere onesti ovvero una coppia si ricostruisce solo se entrambi vogliono farlo. Lei può creare condizioni favorevoli, aprire uno spazio di dialogo, ma non può farcela da sola.

Per questo motivo potrebbe essere molto utile proporre una terapia di coppia. In quel contesto un professionista può aiutarvi a:

  • rimettere in parola i bisogni di entrambi, che ora escono solo sotto forma di accuse;

  • comprendere cosa è cambiato dopo la nascita del bambino;

  • lavorare sul senso di esclusione, rabbia e delusione;

  • capire se e come esistono le basi per ricostruire il patto di coppia.

La terapia offre un terreno neutro, dove non vince uno e perde l’altro, ma si prova a capire insieme. Accanto a questo, sento importante suggerirle anche per lei uno spazio personale di sostegno psicologico. Perché in questo momento sta vivendo umiliazione, paura di perdere il partner, senso di colpa, bisogno di salvarlo: emozioni potentissime che rischiano di farla mettere continuamente da parte se stessa. Un percorso individuale potrebbe aiutarla a:

  • ritrovare chiarezza su ciò che è accettabile e ciò che la ferisce;

  • rafforzare la sua autostima, che in situazioni di svalutazione può vacillare molto;

  • imparare a comunicare in modo fermo ma non distruttivo;

  • capire quali sono i suoi limiti e i suoi bisogni, indipendentemente dalle reazioni di suo marito;

  • sostenerti nelle decisioni future, qualunque esse siano.

Paradossalmente, quando una persona ritrova solidità dentro di sé, anche le dinamiche di coppia possono cambiare. In questo momento, più che cercare la formula perfetta per farlo tornare come prima, può essere più utile chiedersi: come posso prendermi cura di me mentre provo a capire se questa relazione può essere recuperata? Si ricordi che Lei si merita rispetto, ascolto e reciprocità. Le auguro di poter trovare il sostegno adeguato e di non affrontare tutto questo da sola.

Resto a sua completa disposizione per qualsiasi necessità. Un carissimo saluto.

Dott.ssa Chiara Ilardi

Dott.ssa Chiara Ilardi

Roma

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Cara Eleonora,

quello che stai vivendo è molto pesante, e voglio dirtelo subito: non sei tu la causa dei suoi mali. Le parole che ti ha detto sono parole che feriscono e confondono, soprattutto in un momento delicatissimo come quello dopo la nascita di un figlio.

Dopo la nascita di un bambino molti uomini vanno in crisi, 
Si sentono:

  • messi da parte

  • inutili

  • esclusi dal legame madre–figlio

  • spaventati dalla responsabilità

Alcuni reagiscono scappando emotivamente invece di chiedere aiuto.
L’“amicizia femminile” che descrivi molto spesso non è amore, ma:

  • conferma

  • sentirsi di nuovo visti

  • sentirsi importanti senza fatica

Questo spiega il suo comportamento, ma non lo giustifica. Dire che:

  • sei tu la causa della sua infelicità

  • gli hai tolto tutto

  • la tua “condanna” è vederlo stare male

non è una richiesta di aiuto.
È un meccanismo di difesa aggressivo, che serve a non guardare il proprio disagio.

E attenzione:
quando una persona non si assume la responsabilità del proprio malessere, nessuno può “salvarla” al posto suo.

Rispondo alla tua domanda più importante “Come posso fare a recuperarlo?”                  Non puoi recuperare una persona che non sta facendo un passo verso di te.
Non puoi competere con il suo vuoto.
Non puoi guarire una crisi che lui non riconosce come sua.

Più provi a “tenerlo”, più rischi di:

  • annullarti

  • accettare colpe che non sono tue

  • entrare in una dinamica di ricatto emotivo

Smetti di inseguire e inizia a contenere.Non significa essere fredda, ma ferma.

Puoi dirgli (con calma, una sola volta):

“Capisco che stai male, ma non accetto di essere trattata come la causa della tua sofferenza. Se vuoi restare, serve rispetto. Se stai male, serve aiuto.”

Poi non discutere ogni giorno. Le liti continue non lo riportano a te, lo spingono ancora più lontano.

Proteggi te stessa e il tuo bambino. Il clima che descrivi (accuse, fumo, divano, apatia) non è sano né per te né per il piccolo. Tu ora hai una priorità enorme:
essere una madre sufficientemente serena. Questo non è egoismo. È responsabilità.

Se puoi, parla con uno psicologo, anche solo per te.

Non per “aggiustarlo”, ma per:

  • ritrovare lucidità

  • capire fin dove puoi arrivare

  • non perderti nel tentativo di salvarlo

A volte, quando una persona smette di inseguire e inizia a stare in piedi, l’altro o cambia… o si allontana definitivamente.
Entrambe le cose fanno paura, ma una sola ti tutela.

L’amore non è sacrificarsi fino a scomparire.
Non è accettare di essere messa all’ultimo posto.
Non è vivere nella paura di perderlo facendo qualsiasi cosa

Eleonora, tu non devi “recuperare lui”.
Devi non perdere te stessa in un momento in cui sei già vulnerabile.

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Massa-Carrara

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Gentilissima Eleonora, 

vivere ciò che racconta in un periodo così delicato come il post-parto è sicuramente fonte di profondo malessere e difficoltà. 

La nascita di un figlio è un evento che stravolge gli equilibri della coppia, serve ritrovare la propria dimensione, ma è importante lavorare insieme per ritrovare la pace. 

Non conosco niente di suo marito, ma sarebbe importante capire cosa ha smosso in lui la nascita di questo bambino.

Forse l'ideale sarebbe iniziare un percorso di supporto per lei in questa fase così delicata, e comprendere con suo marito se è possibile per voi iniziare un percorso di terapia di coppia.

Resto a disposizione,

cordialmente,

dott.ssa Elisa Scaramella