Non mi sento più importante per il mio compagno

E.

Ciao,
sono una ragazza di 28 anni e da 8 sto insieme a quello che da 2 è il mio compagno. All'inizio eravamo molto felici, come la maggior parte delle coppie. Siamo diventati prima amici e poi ci siamo fidanzati, avevamo molti interessi e punti di vista in comune, al punto che potevamo praticamente completare le frasi l'uno dell'altra.

Anche il primo anno della convivenza è andato molto bene, gestione della casa equa, rispetto degli spazi dell'altro, modo di vivere la casa simile. Da un anno a questa parte però, io ho deciso di volere cambiare qualche aspetto della vita. Il più rilevante è il fatto che io vorrei tornare nella mia città di origine. Ci siamo conosciuti all'università e nessuno dei due è originario di questa città. Il punto è che io ho visto sempre questa città come " di passaggio" e adesso sto sentendo un forte impulso a tornare nella mia città di origine, mentre lui non vuole smuoversi da qui. Dice che a lui "questa città piace o quantomeno non dispiace" qualunque cosa voglia dire con questa frase. Io qui mi sento soffocare, non è il posto nel quale voglio vivere per sempre, né quello nel quale voglio crescere i miei figli. Sia chiaro, non è una città terribile, anzi. Solo che non è il mio posto, a me piace una città più piccola, più a misura d'uomo, con meno servizi, certo, ma anche con meno traffico e fretta. Qui vedo solo catrame, cemento e macchine e tutti sono di corsa, dato che la maggior parte delle persone sono impiegate nelle aziende, quindi la mattina tutti corrono a timbrare il cartellino e la sera ad assicurarsi il parcheggio per fare aperitivo. Non mi piace vivere così.

Quindi la situazione si è andata logorando nei mesi passati, peggiorando quando ha detto che avrebbe iniziato a vedere casa da comprare. Io non gli ho mai impedito di comprare casa (anzi gli avevo proposto di fare un piccolo investimento immobiliare che lui ha prontamente rifiutato, essendo terrorizzato dal nuovo, dal cambiamento e dall'uscire dal tracciato). Stava comunque vedendo case da famiglia e mi ha coinvolta in ciò, portandomi con lui a vedere le case e sostanzialmente ragionandoci insieme. Finché la situazione tra noi è peggiorata e qualche giorno fa mi ha sostanzialmente lasciata, dicendo che capisce la mia volontà di cambiare città, ma lui non se la sente e quindi con grande dolore preferisce mettere fine alla nostra storia.

Ora, razionalmente la cosa da fare sarebbe accettare la sua scelta, fare le valigie e andarmene, solo che io credo di avere ancora dei sentimenti per lui e non riesco ad essere del tutto razionale. Inoltre emotivamente mi ferisce enormemente questo suo atteggiamento, che io vivo come uno "scegliere" il suo lavoro a me. Certo, ha un contratto a tempo indeterminato, ma nel suo ambito non è impossibile da ri-ottenere, oltre al fatto che avremmo potuto trovare altre soluzioni tipo, fare colloqui nella mia città prima di licenziarsi o anche trovare un'altra città dove vivere per un po'. Il fatto è che io percepisco questa sua fretta come ticchettio di orologio biologico, tipo, "ok ho 28 anni, DEVO comprare casa, DEVO sposarmi, DEVO fare figli, quindi se lei non è con me è contro di me, la devo lasciare per cercare qualcuna con cui mettere le spunte nella mia to do list mentale".

Non so se sono infantile a pensarla così, ma avrei capito questo attaccamento al luogo se lui fosse originario di qui o se fosse così inserito nel territorio da non poter essere sradicato (tipo con mille attività, hobby, interessi) ma non è così, certo ha/abbiamo degli amici e lui qui ha la sorella, anche lei venuta per l'università e rimasta (probabilmente sarà anche questo a frenare la sua voglia di cambiare, anche se lui nega strenuamente) ma io non vedo nessun rapporto così profondo da legarci qui per sempre. Per dire, con la sorella ci vediamo 2 volte al mese in media, pur abitando a 5 minuti a piedi. Potremmo mantenere la stessa media mensile anche trasferendoci.

Diciamo che capisco che entrambi abbiamo le nostre ragioni, ma io ho fatto dei passi verso di lui, rimanendo qui un anno in più, pur avendo già capito che non ci avrei voluto vivere, mentre lui non considera nemmeno l'ipotesi di seguirmi per stare con me. Mi sento un po' in secondo piano rispetto al suo bisogno assoluto di stabilità e percepisco il tutto come un "la MIA stabilità è più importante della nostra coppia". Senza andare nemmeno troppo lontano da noi, abbiamo esempi di amici nei quali lui ha cambiato lavoro e lei si è licenziata per seguirlo senza battere ciglio. Ora, non dico che tutto debba andare così liscio, ma mi dispiace vedere come lui non abbia nemmeno valutato l'ipotesi e preferisca perdermi piuttosto che mettersi in gioco.

Vorrei tanto un vostro parere di esperti per schiarirmi le idee, dato che non so bene cosa pensare.
Spero possiate rispondere alla mia domanda,
grazie
Un saluto

1 risposta degli esperti per questa domanda

Salve E., mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL