maschilismo che uccide: come combatterlo

La morte di Tiziana non può essere dimenticata dopo aver occupato le prime pagine dei quotidiani. Ma i giudizi sì. Quelli devono essere messi da parte necessariamente. Con Tiziana muore una parte di tutti noi. Uomini e donne dovrebbero sentire la ferita profonda per questo suicidio-omicidio.

Un tempo si usava un’espressione molto indicativa del fariseismo vigente dell’epoca e sui giudizi rispetto alle differenze tra “maschi” e “femmine”. "Adusa al coito" era colei che aveva, per così dire, una libertà sessuale e tale definizione conteneva  un evidente giudizio morale.

Ma altre espressioni  oggi sono ancora in voga per indicare questa libertà: donna di facili costumi, libertina, donna facile.

Un’espressione che contiene in sè l’instillazione della colpa, della riprova sociale, che poi ha generato, come in un effetto a cascata, la diffusione sul web, gli sberleffi, la mortificazione di questa povera donna.

Per un uomo non esiste –nè mai è esistita -un’espressione del tipo “uomo di facili costumi”. Anzi. Sono noti i video di personaggi che senza arte né parte  spopolano sul web, solo per la  fama di essere dei Don Giovanni.

Senza tanti giri di parole, l’uomo che ogni giorno ne cambia una è “il tipo buono”, si dice a Napoli, mentre la donna è una “poco di buono”. 

E poi i commenti e i giudizi spietati dei moralizzatori, di quelli che si indignano e si scandalizzano, non tanto perché è stata violata la privacy, sacrosanta per ognuno di noi, ma perché Tiziana non avrebbe dovuto  farsi riprendere in una situazione del genere o ancor peggio, per i  giacobini, non avrebbe dovuto trovarsi in una situazione del genere.

Tiziana è stata uccisa dalla complicità di chi ha diffuso quel video o ha pensato, per un solo attimo, dopo la sua morte, che “se l’è cercata”. Quando ho letto su fb commenti di questo tipo ho pensato che questa donna è stata uccisa due volte. Nella mia vita, fin da piccola, sono stata dalla parte dei deboli e di quelli che nella società sono considerati perdenti. E’ un’inclinazione, un’indole che mi ha poi condotto naturalmente a scegliere il lavoro di psicologa e ad aiutare le persone vulnerabili. La qualità che sta alla base di questo lavoro è l’empatia che si può affinare con l’esperienza, ma non si può imparare.

E’ evidente che chi fa commenti così duri, empatia non ne ha. Ricordo che all’università mi hanno insegnato che l’empatia è “la capacità di mettersi nei panni degli altri”. Allora provate a fare questo esercizio (mi rivolgo specialmente a quegli uomini, ma anche a quelle donne, che hanno dato giudizi severi e fatto affermazioni apodittiche). Provate ad immaginare che in quella situazione, in quel video, esposte al pubblico ludibrio, ci fossero state vostra sorella, vostra figlia e perché no, vostra madre. Sì, perché anche le madri hanno una sessualità! Credo che dopo questo esercizio, se vi è riuscito, la conclusione è che con questa morte, ognuno di noi, ha perso. Tiziana siamo tutti noi. Uomini e donne. “Maschi e femmine”.

L’immagine che ho in mente è quella di una donna che per ogni sguardo, risolino o commento sentiva di perdere un pezzetto della sua dignità. E in una personalità già fragile, come lei stessa dichiarò nella denuncia alla Procura, tutto questo ha prodotto la percezione di una responsabilità personale ed un sentimento di rabbia che ha poi ritorto contro sé stessa. La vergogna, infatti, è associata in maniera diretta al timore di poter compromettere la buona immagine o l’autostima. E’ chiaro che la vergogna, quale emozione negativa permanente, può avere un impatto traumatico sulla persona, generando un senso di inferiorità e di impotenza, fino a reazioni di biasimo e critica verso sé stessa.

Come  in un vaso di cristallo che si è rotto, Tiziana  ha provato faticosamente a ricostruire i pezzi, cambiando  lavoro, città e finanche il cognome.

Se provate per un attimo ad abbandonare dalla vostra mente quel video che è come il mito di Medusa che pietrifica,  riuscirete a dare spazio ad altri pensieri, a farvi altre domande. Medusa, infatti, era in origine una donna bellissima: a mutarla in mostro sarebbe stata la dea Atena, come punizione. Chi era davvero Tiziana? Cosa sognava? Forse, specie dopo la diffusione del video, non sognava altro che una vita normale. Avere delle relazioni sociali, andare a mangiare una pizza, lavorare, innamorarsi. Tutta questa ordinarietà, per Tiziana, da quel terribile giorno, è diventata straordinarietà. Immagino che tutto ciò per lei fosse diventato un incubo, che la percezione degli sguardi era diventata intollerabile; immagino il senso di impotenza nel fermare tutto questo.

Le sue richieste di aiuto sono rimaste inascoltate. La legge ha fatto il suo corso ma la legge è spietata (compreso il fatto che è stata condannata a  pagare le spese legali). Per la legge non c’è spazio per la psicologia o per la pietas.

Un mio amico diceva che di fronte a certi eventi dovrebbero fare una legge che prescrive il silenzio. Che impedisce  commenti come quelli di chi dice che se l’è cercata.

Io dico che questa legge dovrebbe essere applicata in questo caso. Facciamola riposare in pace.

Ciao, Tiziana.

 

 

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