Disturbi della personalità

Finalmente il mio malessere ha un nome: disturbo di Borderline

Stefania

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Salve,

vorrei raccontarvi la mia storia, così da avere qualche parere in più.

Ho quasi 28 anni e ogni giorno lotto contro questo male invisibile, che molte volte mi paralizza. La mia adolescenza è stata travagliata, i fenomeni di bullismo sono subentrati presto nella mia vita, sin dai tempi delle scuole elementari. La cosa peggiore però erano i litigi in casa, costanti, tra mamma e papà. Mi sentivo come se fossi tra due fuochi ed impotente di fronte alla gravità della situazione.

Ricordo che durante l'adolescenza ero una ragazza molto taciturna, con poche amiche, ma una di esse è stata importante perché mi ha indirizzato verso una psicologa. Quindi a 19 anni ho iniziato un percorso terapeutico che è durato sette anni, al termine dei quali la mia psicologa mi ha indirizzato al CPS della mia prpvincia. Lì mi hanno diagnosticato una psicosi che però si è dimostrata incorretta.

Infatti il mio psicologo attuale, molto competente, mi ha detto chiaramente che il mio è un disturbo borderline con sintomi psicotici. Quindi con lui dovrò prima eliminare questi sintomi e poi lavorare sul mio disturbo vero e proprio. Il fatto è che io sto prendendo un farmaco antipsicotico per i sintomi sopra citati, ma non sto prendendo nulla per il disturbo borderline. È il caso di rivedere la terapia o vado avanti senza prendere nient'altro finché non sarà arrivato il momento di affrontare il problema grosso? Inoltre ho molta paura di metterci tanto tempo a guarire, lo psicologo mi ha detto che ci vorranno degli anni, ma intanto la mia vita scorre e io cosa faccio? Non sono utile per nessuno, non riesco neanche ad alzarmi dal letto quando sono giù e andare a correre o visitare città come mi ha consigliato il mio psicologo. Non ha senso andare avanti con il solo scopo di lottare contro questo male e non riuscire a godersi la vita. Non ho mai tentato il suicidio però capisco bene chi lo fa e i trova nelle mie condizioni. Ho sempre bisogno di un punto di riferimento senza del quale mi sento persa. Non riesco a trovarmi un lavoro per paura di non essere continuativa e di mollare subito come ho fatto in moltri altri ambiti della mia vita. Sono alla ricerca continua della conferma che sono una nullità e una brutta persona. Vi chiedo di darmi il vostro parere, se la mia situazione è così grave, se posso diventare una persona come le altre tranquilla e serena. Grazie

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Stefania,


sono dispiaciuta della sua sofferenza passata ed attuale. Sono però lieta che sia stato dato un nome al disagio che l'accompagna: disturbo borderline con sintomi psicotici, che serve per impostare una terapia e riconosce socialmente di soffrire un disturbo psichico. Rispetto ai farmaci deve fare riferimento allo psichiatra che Le ha prescritto la terapia: ponendogli le domande che ci ha sottoposto. Sulla psicoterapia lei ha scritto che il collega che la segue è "molto competente", fidandosi di lui come professionista gli espliciti i timori sui tempi lunghi e i suoi vissuti e difficoltà a "godersi la vita".


In bocca al lupo


 

Buongiorno gentile utente,


la sua storia è molto significativa ma il suo malessere finalmente ora ha un nome.


Il suo psicologo ha individuato le strategie più adeguate per aiutarla. Non è facile inizialmente, dopo anni di continui disagi, riuscire ad assumere un atteggiamento diverso nei confronti della vita.


La sua Lotta ora ha un volto nuovo e si chiama Consapevolezza. Questa l'aiuterà a guardare se stessa e gli altri in modo più costruttivo. Cerchi di seguire i consigli del suo terapeuta. Non c'è un termine esatto in psicoterapia per potersi definire 'guariti', non esistono mesi o anni. Molto dipende anche da lei, dalla motivazione e dall'energia che impiegherà nel progetto terapeutico. 


Inizi a crederci, inizi a guardare le cose in modo funzionale anche se troverà difficoltà, inizi semplicemente ad 'alzarsi dal letto', a 'respirare aria ' e godere di ogni istante della sua giornata. All'inizio tutto le sembrerà sempre triste e uguale a ieri ma questo è normale.


La sua rinascita è come il seme di una pianta che necessita di cure continue per poter crescere e fiorire.


Gradualmente con il suo aiuto e quello del suo terapeuta tutto assumerà una forma diversa e lei riuscirà a trovare il suo equilibrio. 


Le auguro il meglio! 


Buona giornata 

Ciao Stefania,


il disturbo borderline , come avrai capito nel corso degli anni, ha molte sfaccettature ed è diverso da persona a persona, proprio perchè strettamente


connesso alla storia personale delle relazioni.


Non è psicosi , ma è al confine fra nevrosi e psicosi. Una terra di mezzo , che ha bisogno di trovare i propri confini. I confini con gli altri,con


sè stessi, i confini delle abitudini che a volte diventano padrone della tua vita.


In questo momento la cosa fondamentale dovrebbe essere quella di creare un buon legame con il tuo terapeuta, senza eccedere con la idealizzazione, individuare ed elaborare


ogni aspetto di ombra che ti sorge nei suoi confronti......non creare una zona segreta. In questo legame, se riesci a vivere il senso di aver bisogno di lui, di essere capace di


affidarti , di averne fiducia , con la certezza che lui non sparirà, che lavorerà accanto a te, qualsiasi emozione , sentimento , pensiero che tu gli porti , crescerò anche il senso di te stessa,conoscerai i tuoi limiti in modo realistico e progressivamente saprai di poter contare su te stessa in modo stabile. Questo è quello che serve per affrontare la vita, gli amori, il lavoro.


Per quanto riguarda la terapia farmacologica , non ho strumenti per valutare, anche qui la cosa importante è che tu ti affidi ad un buon professionista , qualcuno di cui senti di poter avere fiducia.


Un abbraccio

Cara Stefania,


dalle tue parole emerge molta sofferenza, che sicuramente non va sottovalutata. Il disturbo borderline di personalità che ti è stato diagnosticato prevede tutta una serie di manifestazioni, tra cui gli stati depressivi e i forti sensi di vuoto di cui parli, che non hanno una terapia specifica. Il disturbo borderline di personalità si cura attraverso la relazione, poichè è nell'ambito relazionale e affettivo che trova terreno fertile per manifestarsi. Il farmaco antipsicoltico che stai assumendo ti aiuta sicuramente a tenere a bada alcuni sintomi invalidanti, eventualmente potrebbe essere combinato con un antidepressivo. Tuttavia il lavoro con lo psicologo che stai intraprendendo attualmente credo sia molto prezioso per garantirti benessere a lungo termine, non abbandonarlo! Purtroppo disturbi di questo tipo sono difficili da debellare, però la buona notizia è che si può imparare a conviverci, attraverso un profondo lavoro di consapevolezza di sè e rafforzamento della propria autostima e personalità. Prova ad uscire giorno dopo giorno dalla tua zona di comfort e affrontare a piccoli passi le tue paure. Quando hai voglia di rinchiuderti in solitudine sforzati di uscire per un passeggiata di soli dieci minuti, aumentando gradualmente il tempo ogni giorno in cui proverai a stare con la gente. inizialmente ti sembrerà enormemente difficile, ma poi ti accorgerai che tutto stava nel cominciare! Forza, sei giovane e hai tutta la vita davanti, cerca di recuperare dentro di te le risorse che sicuramente hai, per il semplice fatto che riesci con sensibilità e sincerità ad esporre il tuo problema. Spero di esserti stata d'aiuto.

Cara Stefania, sento di dover rispondere alla tua mail e al tuo sfogo soprattutto su un punto. parli del tuo psicologo attuale come di persona competente, tuttavia senti il bisogno di dare sfogo alla tua pena e al tuo timore che ci voglia troppo tempo per stare bene qui, rivolgendoti quindi ad altri professionisti, o comunque a persone che ti ascoltino. Ritengo che innanzitutto tu debba parlare di questo al tuo psicologo, forse c'è qualcosa che ti impedisce di avere piena fiducia in lui o lei e allora è bene che tu ne parli. Questo è essenziale per il fine della cura che è appunto il tuo benessere. Ricorda che sei padrona di te stessa, solo tu puoi sapere ciò che ti giova o no. Sii sincera con la persona che ti ha in cura e cerca di chiarire i tuoi dubbi e le tue fatiche. Se il vostro rapporto terapeutico regge a questo sincero confronto allora prosegui, altrimenti cerca qualcosa che ti dia "vera" speranza. Nessuno dovrebbe permettere a se stesso di vivere una vita solo a metà. Chiedi dunque alla vita ciò che meriti e da subito. Non ha senso aspettare.


Un caro saluto

Gentile Stefania,


mi sembra che abbia iniziato il percorso giusto! Certo è lungo e difficile ma sicuramente le permetterà un futuro ricco di soddisfazioni. Pur non conoscendola penso che lei abbia una grande forza interiore e questo mi rassicura sul suo futuro. Quanto al disturbo "borderline" si tratta di una situazione di confine fra una situazione di assoluta "tranquillità ed efficienza" a momenti di difficoltà e distruttività. Penso che a poco a poco potrà abbandonare i farmaci e man mano che la terapia procede affrontare le cause profonde del suo disagio che probabilmente hanno radici lontane nel tempo. forse connesse anche con la sua famiglia di origine. Per quanto attiene al lavoro non mi preoccuperei troppo dell'eventuale "discontinuità" in quanto ad essere discontinui oggi sono soprattutto i datori di lavoro.


Augurandole ogni bene la saluto.

Buongiorno Stefania,


il collega che la segue, a differenza di noi, ha gli elementi e il giusto contesto per esserle di aiuto. Le suggerisco, quindi, di approfondire con lui le domande che ha posto a noi.  


Riguardo agli aspetti che di sè stessa non le piacciono, e di cui parla a noi, essi sicuramente sono temi del lavoro terapeutico che sta compiendo con lo psicologo che la segue.


... ... ...


Stefania, comprendo che lei desidererebbe ottenere dei cambiamenti i più rapidi possibili, ma è anche vero che il cambiamento avviene quando, di fatto, “si mollano” i modi di fare disfunzionali (al proprio benessere).


Comprendere gli aspetti del suo modo di fare che non funzionano - e che non sono nemmeno più graditi a lei - è un punto di partenza del suo lavoro personale. Il punto d'arrivo, invece, dipenderà da quanto lei sarà disposta a lavorare su sé stessa per sostituirli con azioni più creative e più funzionali al suo benessere globale.


La durata e la riuscita della psicoterapia, di fatto, dipenderanno da quanto lei farà in modo che il cambiamento - immaginato e desiderato - accada. 


 


Sperando di averle chiarito qualche idea, le porgo cordiali saluti

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