Ambiguità di mia suocera

ALESSIA

Buongiorno, scrivo perchè non capisco il comportamento di mia suocera di 86 anni: parliamo bene e con buon dialogo, lei davanti a me carina e gentile e io la stessa cosa, poi quando chiudo la porta sento che barbotta, impreca con voce e modo di fare irritato e aggressivo e quindi il mio pensiero è che abbia qualcosa contro di me, anche se davanti l'atteggiamento è molto diverso... Anche se non capisco le parole, ho però sentore che si riferisca a me e non mi pare comunque un comportamento onesto nei miei confronti perchè se ci fosse qualcosa sarebbe bene esprimerlo liberamente. Vi ringrazio per l' aiuto.

5 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Alessia, quello che descrive è una situazione sottile ma capace di creare molto disagio. È destabilizzante percepire una discrepanza tra ciò che una persona mostra apertamente e ciò che sembra emergere subito dopo, quando pensa di non essere più ascoltata. È comprensibile che questo le faccia nascere dubbi e pensieri su di lei.
Vorrei partire da un punto importante: il fatto che lei non capisca le parole ma percepisca tono e irritazione lascia spazio a un’interpretazione, non a una certezza. Quando non abbiamo dati chiari, la mente tende a riempire i vuoti. E spesso li riempie nella direzione più minacciosa per noi.
Detto questo, il comportamento che descrive può avere diverse letture, non necessariamente legate a qualcosa contro di lei. A 86 anni possono esserci elementi di rigidità caratteriale, difficoltà a regolare le emozioni, bisogno di lamentarsi per scaricare tensione, oppure abitudini comunicative radicate nel tempo. Alcune persone trattengono l’irritazione in presenza dell’altro e la esprimono solo dopo, in modo poco diretto. Non è il modo più maturo o trasparente di comunicare, ma è più comune di quanto si pensi.
Capisco però che il punto centrale per lei non sia “perché lo fa”, ma “cosa significa per me”. Se ogni volta che esce da casa sua sente quel borbottio, è naturale che si attivi il pensiero: “Ce l’ha con me”. E quel pensiero, ripetuto nel tempo, può erodere la serenità del rapporto.

Le propongo alcune riflessioni pratiche:

Si chieda se durante l’incontro ci siano segnali concreti di tensione o se l’interazione sia realmente serena.

Valuti quanto questo comportamento stia incidendo sul suo benessere emotivo: è un fastidio sopportabile o sta diventando una fonte costante di ansia?

Se il dubbio la logora, può pensare a una comunicazione semplice e non accusatoria, ad esempio: “Mi è capitato di sentire che dopo che esco sembra arrabbiata. Se c’è qualcosa che la infastidisce preferisco saperlo, così possiamo parlarne.” Non come attacco, ma come richiesta di chiarezza.

È anche possibile che non ci sia una risposta lineare o che lei neghi qualsiasi cosa. In quel caso il lavoro diventa interno: distinguere ciò che è oggettivo da ciò che è interpretazione, e decidere quanto peso dare a quel borbottio.

A volte, soprattutto con persone anziane, può aiutare accettare una quota di ambivalenza: possono voler bene e allo stesso tempo essere irritabili; possono essere gentili e avere momenti di sfogo che non riescono a gestire meglio.

La domanda che le farei è questa: al di là di quel momento dopo la porta chiusa, nel complesso si sente rispettata nel rapporto? Perché è su questo che vale la pena orientarsi.

Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Cara Alessia,

capisco bene il tuo disagio, perché quando una persona si mostra gentile davanti a noi ma poi cambia atteggiamento subito dopo, è naturale sentirsi confusi e anche feriti. Tuttavia, nel caso di una persona di 86 anni, è importante considerare diversi fattori che non necessariamente hanno a che fare con cattiveria o disonestà.

Con l’età avanzata, molte persone vivono cambiamenti emotivi e cognitivi. Possono sentirsi più fragili, frustrate o irritabili, anche senza un motivo preciso o senza voler colpire qualcuno in particolare. A volte il “borbottare” è un modo per scaricare tensioni interne, stanchezza, dolore fisico o senso di perdita di controllo. Non sempre ciò che esprimono in quei momenti è davvero diretto verso qualcuno in modo consapevole.

È anche possibile che, davanti a te, faccia uno sforzo per mantenere un clima sereno e rispettoso, mentre quando resta sola lascia uscire emozioni che magari nemmeno lei comprende bene. Questo non significa necessariamente che abbia qualcosa contro di te personalmente.

Il consiglio è di non trarre conclusioni affrettate basate solo su sensazioni, anche se comprensibili. Continua a mantenere il tuo atteggiamento gentile e rispettoso. Se nel tempo dovessi percepire segnali più chiari o un cambiamento diretto verso di te, potresti affrontare l’argomento con delicatezza, magari chiedendo semplicemente se sta bene o se c’è qualcosa che la preoccupa.

Spesso, dietro questi comportamenti, c’è più fragilità che ostilità.

Un caro saluto.

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Massa-Carrara

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Buonasera Alessia, dalle Sue parole comprendo che tale situazione la stia facendo sentire a disagio e che stia generando in Lei dei dubbi. Mi sembra di aver capito che la Sua ipotesi sia che la Signora non si mostri completamente autentica con Lei e che ciò possa sorprenderla in quanto durante i vostri incontri non emerge tale disappunto. Al momento non possiamo confermare o meno la Sua ipotesi ma vorrei soffermarmi sulle Sue parole quando afferma Lei stessa che: “se ci fosse qualcosa sarebbe bene esprimerlo liberamente”. Ritengo che le Sue parole siano molto pertinenti: non è una Sua responsabilità come la Signora sceglie di comportarsi, né se evita di mostrarsi autenticamente con Lei.

Allo stato attuale non è a conoscenza delle motivazioni dietro al comportamento di Sua suocera né sé tali agiti siano rivolti a Lei o meno. Può però restare in sintonia con ciò che prova Lei stessa in merito a tale situazione. Dando rilevanza a ciò che Lei sta provando, potrebbe decidere liberamente ciò che preferisce fare, ad esempio: se valuta di non voler dare rilevanza a tali agiti oppure se preferisce condividere in maniera limpida con Sua suocera i dubbi emersi al fine di avere uno scambio autentico.

Qualora sentisse di voler approfondire tale tematica può considerare di rivolgersi ad un/a psicologo/a.

Buona fortuna! Un caro saluto

Dott.ssa Flavia Maietti

Dott.ssa Flavia Maietti

Roma

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Capisco il suo disagio perché quando c’è una differenza tra ciò che una persona mostra davanti a noi e ciò che sembra fare subito dopo è naturale sentirsi confusi e messi in discussione a 86 anni però possono esserci irritabilità stanchezza dolori fisici o anche piccoli cambiamenti cognitivi che rendono una persona più incline a brontolare o parlare da sola senza un vero destinatario il fatto che con lei sia gentile e dialogante è un elemento importante perché indica che nel rapporto diretto non c’è ostilità esplicita quando non capiamo bene le parole la mente tende a completare con l’ipotesi più minacciosa cioè che stia parlando di noi ma non è una certezza potrebbe essere uno sfogo generico o un’abitudine a lamentarsi da sola è anche vero che alcune persone della sua generazione non sono abituate a esprimere apertamente ciò che provano quindi possono risultare indirette se questo dubbio la fa stare male può provare con calma a dirle che a volte le sembra di percepire nervosismo e chiedere se c’è qualcosa che la disturba mantenendo un tono non accusatorio allo stesso tempo può chiedersi se sta facendo qualcosa di scorretto e se la risposta è no può lavorare sul non personalizzare tutto ciò che accade perché il comportamento dell’altro non definisce il suo valore personale

Dott.ssa Simona Di Meglio

Dott.ssa Simona Di Meglio

Napoli

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Buongiorno,
capisco che quello che lei percepisce possa portarla a vivere una sorta di dubbio, e anche a sentirsi in parte ferita o addirittura tradita da una persona così vicina a lei. È comprensibile che questo le susciti disappunto, tristezza o rabbia.

Allo stesso tempo, a 86 anni possono esserci modi di comunicare molto radicati, abitudini caratteriali, tensioni non espresse o fatiche che non sempre riguardano direttamente lei, anche se è naturale che il dubbio venga.

Se se la sente, potrebbe provare un confronto semplice e rispettoso, senza accuse, dicendo che a volte percepisce un po’ di tensione e chiedendo se c’è qualcosa che si può chiarire o migliorare nel rapporto.

Se invece non sente possibile questo passo, uno spazio di supporto psicologico per lei potrebbe comunque aiutarla a elaborare meglio le emozioni che questa situazione le suscita, a comprendere l’origine di dubbi e preoccupazioni e anche a rinforzare le Sue risorse emotive, così da vivere il rapporto con più chiarezza, meno peso e soprattutto con più benessere percepito.

Saluti.

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Udine

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