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Che cos’è il mobbing?

Il mobbing è una particolare condizione di isolamento, cui il lavoratore è costretto a vivere a causa di soprusi e di comportamenti di esclusione messi in atto da colleghi o superiori.

Il termine deriva dall’inglese to mob che significa “assalire tumultuando in massa” e viene dall’etologia dove indica la reazione collettiva e aggressiva di alcune specie di passeracei all’invasione di estranei-spesso uccelli rapaci-nel proprio territorio. Riuniti in stormo e, emettendo una sorta di grido di guerra, gli uccelli compongono in volo una formazione volta ad accerchiare e intimorire l’avversario, costringendolo ad allontanarsi.

A seconda delle cause scatenanti, è possibile distinguere:

-          Il mobbing emozionale: l’aggressività dei colleghi è mossa da sentimenti di natura personale, per esempio invidia, antipatia, competizione e scatenano una sorta di aggressività del gruppo, a volte inconsapevole, finalizzata all’allontanamento di chi viene vissuto come capro espiatorio. Questo tipo di mobbing può essere di tipo orizzontale o verticale. Nella forma orizzontale, il comportamento aggressivo è esercitato da colleghi di pari grado; nella forma verticale, da un superiore (il boss) nei confronti di uno o più inferiori (in questo caso si usa il termine bossing);

-          il mobbing strategico: le motivazioni sono legate all’organizzazione dell’azienda; l’ aggressività è indirizzata verso uno specifico dipendente considerato scomodo, per spingerlo ad andarsene.

Diversamente dal bullismo che indica un’aggressione che si connota maggiormente come violenza fisica, il mobbing  è invece più subdolo e totalmente psicologico. L’atto persecutorio non è la risposta a un sopruso subito, né la difesa a un attacco ricevuto in precedenza, ma deriva da una libera scelta, fondata su motivazioni sconosciute alla vittima.

Cultura del profitto e mobbing

Il mobbing è un fenomeno tipico degli ultimi decenni, in cui il mondo del lavoro cambia velocemente, perché cambiano i bisogni e i consumi. Pertanto le imprese devono mantenere ritmi di produzione sempre più elevati cercando di soddisfare i bisogni del cliente riducendo al minimo i costi di produzione. Il fenomeno della fusione delle imprese ha fatto sì che il mobbing si diffondesse in una maniera decisiva causando il dimezzamento dei posti di lavoro. Il lavoratore sente di aver dedicato invano tempo ed energie ad un’azienda che cerca in tutti i modi di fare a meno di lui.

 

Aspetti psicologici del mobbing

Ognuno di noi reagisce in maniera soggettiva allo stress negativo di cui il mobbing è un esempio estremo. In tale situazione ciascuno può sviluppare sintomi psicosomatici  di varia natura a seconda della soggettività della reazione (palpitazioni, tremori, difficoltà respiratorie, sudorazione fredda, dermatite e problemi cutanei, cefalea , gastriti e disturbi digestivi) ma, fattore più importante, viene compromesso l’equilibrio psicologico della persona e, con la perdita della capacità lavorativa e della fiducia in se stessi,  si determinano conseguenze anche all’interno delle relazioni familiari e amicali.

Quando siamo in presenza di una concomitanza di cause come una cattiva organizzazione dell’azienda, conflitti non risolti e amplificati dai silenzi e la presenza di persone particolarmente aggressive, le reazioni soggettive possono sfociare in una vera e propria patologia (ansia, depressione e insonnia, attacchi di panico).

 

Criteri per distinguere le situazioni di mobbing

Lo psicologo svedese Heinz Leymann negli anni 80 del secolo scorso ha individuato i criteri per distinguere il mobbing da normali conflitti di lavoro.

Un lavoratore è sicuramente vittima di mobbing se si verificano alcune di queste condizioni: all’improvviso di stabiliscono o si rompono gli strumenti di lavoro, i litigi e i dissidi con le colleghi sono sempre più frequenti, quando entra in una stanza la conversazione generale di interrompere bruscamente, viene escluso dalle tutti riunioni utili per lo svolgimento del lavoro, girano pettegolezzi sul suo conto, improvvisamente gli vengono affidati incarichi inferiori alla sua qualifica o estranei alle sue competenze, viene sorvegliato continuamente,  riceve rimproveri eccessivi per  piccolezze, i superiori e i colleghi lo inducono a reagire in modo incontrollato, viene escluso da feste aziendali o altre attività sociali, viene retribuito meno degli altri colleghi che hanno incarichi di importanza minore…

Come difendersi?

Dal punto di vista legale, in Italia non esiste una legislazione specifica relativa al mobbing.

Per quanto riguarda la tutela civile, fermo restando che il datore di lavoro ha l’obbligo contrattuale di fare il possibile per assicurare un ambiente sicuro e sereno in cui non risultino offese la dignità e la personalità dei lavoratori, se vengono lesi i diritti alla persona, come l’integrità psicofisica, il diritto alla salute ecc. il soggetto mobbizzato può avviare una causa di lavoro per chiedere un risarcimento in per un danno patrimoniale, biologico e morale. Tuttavia è difficile per la vittima dimostrare tale danno, sia perché i sintomi del disagio possono manifestarsi solo in seguito alla situazione subita e sia perché risulta difficile dimostrare condotte di mobbing.

 

Dal punto di vista penale, invece, la condotta di mobbing deve recare con sé gli estremi di un reato, per esempio l’ingiuria, la diffamazione, la violenza privata o le molestie sessuali.

E’ consigliabile rivolgersi ad enti di supporto presenti sul  proprio territorio che forniscano  consulenza e assistenza legale.

Ma è altrettanto necessario un supporto psicologico che aiuti la vittima di mobbing a uscire innanzitutto dalla situazione di isolamento, ad analizzare le reazioni emotive, lo stato psicologico e le relazioni con gli altri. Il percorso terapeutico è mirato alla scoperta di ciò che ci rende fragili di fronte agli altri, ad individuare quelle determinate esperienze che hanno minato la nostra autostima.

Il processo di elaborazione dei vissuti emotivi, attuali e pregressi, permette la riconquista della fiducia in se stessi, nelle proprie capacità e la ricollocazione serena ed integrata nei propri ruoli sociali.

 

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