La teoria della mente è un’abilità psicologica fondamentale per la vita sociale e consiste nella capacità di capire e prevedere il comportamento sulla base della comprensione degli stati mentali (intenzioni, desideri, emozioni e credenze) propri e altrui.
La teoria della mente permette la metarappresentazione degli stati mentali, ossia la sospensione della propria visione della realtà per assumere il punto di vista altrui e inferire i contenuti della mente dell’altro: io penso che tu pensi, io penso che tu desideri.
Che cosa permette lo sviluppo della teoria della mente?
Elizabeth Meins parla di Mind-Mindedeness materna, che è la propensione a trattare il proprio figlio come soggetto attivo, dotato di una mente e ad utilizzare nel dialogo madre-figlio termini che si riferiscono in modo appropriato agli stati mentali. I bambini con attaccamento sicuro riescono più facilmente a creare la propria teoria della mente rispetto ai bambini con attaccamento insicuro. Il gioco di finzione (fare finta di) e il linguaggio utilizzati tra mamma e bambino supportano la capacità di rappresentazione simbolica e linguistica.
Peter Fonagy individua nella capacità materna di contenere le emozioni positive e negative del bambino, per restituirgliele rielaborate e più accessibili, la possibilità di concepire il proprio figlio come soggetto mentale e di far percepire, attraverso le interazioni, al proprio figlio l’immagine di sé come soggetto dotato di una mente.
La capacità riflessiva del Sé o mentalizzazione nasce da questo rapporto bambino-caregiver ed è la capacità di comprensione del Sé e dell’altro sia in termini cognitivi che affettivi, viene descritta con frasi come “mantenere il cuore nella mente e la mente nel cuore” e “vedere se stessi dall’esterno e gli altri dall’interno”.
Quando si sviluppa la teoria della mente?
Già nei primi due anni di vita il bambino possiede strutture e schemi cognitivi che preparano la comparsa della teoria della mente: il riferimento sociale, l’attenzione condivisa (bambino e caregiver si concentrano su un gioco o un oggetto simultaneamente, creando un legame condiviso), l’indicare con intento comunicativo, il gioco di finzione (fare finta di) e la comprensione della percezione visiva.
A circa quattro anni, un bambino è in grado di comprendere che il modo in cui l’altro agisce è guidato dalle sue credenze sul mondo e che queste credenze non sono necessariamente completamente aderenti alla realtà, si forma quindi la comprensione della soggettività.
La capacità di riconoscere che l’altro possa avere una credenza diversa dalla propria e dal dato di realtà permette di uscire dall’egocentrismo intellettivo di ritenere che il proprio punto di vista sia l’unico veritiero e possibile.
Quali sono le principali funzioni della teoria della mente?
- comprendere le intenzioni degli altri e dunque le motivazioni che sottendono un comportamento,
- prevedere il comportamento degli altri,
- sviluppare empatia,
- comunicare efficacemente grazie alla possibilità di interpretare il significato implicito di gesti, espressioni facciali e parole,
- vivere la realtà sociale per cooperare, formare legami sociali e interagire in modo efficace nei gruppi.
La teoria della mente è quindi fondamentale per arricchire il proprio bagaglio di esperienze, punti di vista, credenze e convinzioni e per vivere al meglio la complessità delle relazioni sociali.
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