Il trauma complesso nasce da esperienze ripetute di abuso, trascuratezza o invalidazione, spesso durante l’infanzia, in contesti in cui la sicurezza emotiva era instabile o assente. La conseguenza non è solo sofferenza interna, ma anche pattern di relazioni disfunzionali, difficoltà a stabilire confini e reazioni di rabbia intense che emergono come strategie adattive per difendere spazio e identità.
Spiegazione neurobiologica: la rabbia nel trauma complesso non è casuale. Deriva da iperattivazione del sistema nervoso autonomo, memorie implicite di minaccia e circuiti limbici che rimangono sensibilizzati. L’amigdala reagisce come se il pericolo fosse presente anche quando non lo è, e la corteccia prefrontale ha ridotta capacità di modulare questa attivazione.
Il diritto allo spazio: "vai via, vieni qui"
Per chi ha vissuto trauma complesso, affermare il proprio diritto allo spazio significa riconoscere e legittimare i propri confini emotivi e fisici. Questo non è egoismo, ma sopravvivenza.
Pratiche chiave:
-
Riconoscere la propria energia emotiva: osserva quando la rabbia nasce come segnale di invasione dello spazio personale.
-
Dare senso alla rabbia senza agire impulsivamente: respirazione, grounding, movimento.
-
Comunicazione chiara: “Ho bisogno di tempo/di spazio” non è negoziabile, è sicurezza per sé e per chi ti sta vicino.
Spiegazione neurobiologica: quando il sistema nervoso percepisce minaccia ai confini, l’iperattivazione simpatica può far esplodere la rabbia o innescare dissociazione. Spostarsi fisicamente o mentalmente (“vai via”) permette di riportare l’arousal nella finestra di tolleranza, mentre “tornare” in contatto (“vieni”) favorisce integrazione e regolazione.
Guarire la rabbia nel trauma complesso
La rabbia persistente nasce da disregolazione del sistema nervoso autonomo e limbico, memoria implicita di minacce passate e pattern relazionali disfunzionali.
Interventi efficaci comprendono:
-
Regolazione somatica: respirazione, movimento, consapevolezza corporea, grounding.
-
Identificazione e differenziazione degli stati: distinguere la rabbia del passato da quella del presente.
-
Esplorazione guidata della storia relazionale: comprendere da dove proviene la rabbia riduce la forza automatica della reazione.
-
Terapia basata sulla co-regolazione: figure affidabili che insegnano al sistema nervoso che la sicurezza esiste.
Spiegazione neurobiologica: tecniche somatiche modulano la variabilità vagale, riportando equilibrio tra ramo simpatico e parasimpatico e riducendo l’iperattivazione limbica. La consapevolezza delle emozioni attiva la corteccia prefrontale dorsolaterale, che migliora la modulazione top-down dei segnali emotivi.
Proteggere i figli dalla ripetizione
Il trauma complesso ha un potenziale intergenerazionale: rabbia e pattern disfunzionali possono trasmettersi ai figli.
Strategie:
-
Riconoscere i propri trigger: sapere cosa scatena rabbia o reazioni automatiche.
-
Creare spazi sicuri: dove i figli possano esprimere emozioni senza giudizio.
-
Regolazione prima dell’interazione: pause o tecniche somatiche prima di rispondere ai comportamenti dei figli.
-
Modellare la gestione della rabbia: mostrare che la rabbia può esistere senza violenza.
-
Supporto terapeutico familiare: integrare lavoro individuale e relazionale.
Spiegazione neurobiologica: i figli osservano e internalizzano i pattern di regolazione affettiva. Genitori che gestiscono consapevolmente la rabbia offrono esperienze di co-regolazione, riducendo l’attivazione limbica dei bambini e insegnando regolazione emotiva sicura.
Prevenzione della ripetizione
-
Consapevolezza dei propri schemi: monitorare dinamiche emotive ricorrenti.
-
Creazione di confini chiari: insegnare ai figli che i limiti sono sicuri e rispettati.
-
Rafforzare la sicurezza relazionale: coerenza, prevedibilità e presenza attenta.
-
Educazione emotiva attiva: insegnare ai figli a riconoscere, nominare e modulare emozioni complesse.
Spiegazione neurobiologica: routine prevedibili e coerenza relazionale aiutano a stabilizzare il sistema nervoso dei figli, promuovendo sicurezza, riducendo iperattivazione limbica e rinforzando la regolazione top-down corticale.
Conclusione
La rabbia nel trauma complesso è un segnale di sopravvivenza, non un difetto.
Gestirla significa:
-
riprendere controllo su corpo e mente
-
proteggere i figli dalla trasmissione intergenerazionale
-
trasformare un adattamento disfunzionale in strumento di regolazione
Chiave: integrare consapevolezza somatica, gestione consapevole della rabbia e relazioni sicure, senza negare la rabbia, ma dando ad essa una funzione adattativa e costruttiva.
Bibliografia
Bowlby, J. (1988). A Secure Base: Parent-Child Attachment and Healthy Human Development. Routledge.
Cloitre, M., Garvert, D. W., Brewin, C. R., Bryant, R. A., & Maercker, A. (2014). Evidence for proposed ICD‑11 PTSD and complex PTSD: A latent profile analysis. European Journal of Psychotraumatology, 5(1), 1–12. https://doi.org/10.3402/ejpt.v5.25097
Lanius, R. A., Bluhm, R. L., & Frewen, P. A. (2010). How understanding the neurobiology of complex post‑traumatic stress disorder can inform clinical practice: A social cognitive and affective neuroscience approach. Acta Psychiatrica Scandinavica, 124(5), 331–348. https://doi.org/10.1111/j.1600-0447.2010.01588.x
Porges, S. W. (2011). The Polyvagal Theory: Neurophysiological Foundations of Emotions, Attachment, Communication, and Self-Regulation. W. W. Norton.
Schore, A. N. (2012). The Science of the Art of Psychotherapy. W. W. Norton.
Siegel, D. J. (2012). The Developing Mind: How Relationships and the Brain Interact to Shape Who We Are (2nd ed.). Guilford Press.
Siegel, D. J., & Hartzell, M. (2003). Parenting from the Inside Out: How a Deeper Self-Understanding Can Help You Raise Children Who Thrive. TarcherPerigee.
commenta questa pubblicazione
Sii il primo a commentare questo articolo...
Clicca qui per inserire un commento