Famiglia e bambini

Come si può far a riallacciare un rapporto tra un bambino di 2 anni e suo padre?

Marika

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Buongiorno, sono una mamma di una bimbo di 2 anni. Il suo attaccamento nei miei confronti è abbastanza morboso, soprattutto ultimamente che sono a casa nuovamente in maternità per l'arrivo del fratellino. Il problema principale però nella nostra famiglia è il rapporto padre-figlio...non so più come gestirlo e vi chiedo consiglio! Partendo da principio: mio marito lavora in proprio, per cui non ha orari regolari e lavora anche 7 giorni su 7, ma ha il vantaggio che può anche lavorare da casa, per cui non ci fa mancare la sua presenza. Il bimbo però sembra che non lo accetti, lo vede come l'uomo che gli porta sempre via la mamma e spesso lo caccia via anche con parole che possono essere offensive, tipo “vai via papà“, “papà non ti voglio“, “vai al lavoro“, “voglio stare con la mamma“, se lo abbraccia lo spinge via, ecc... Capisco che possa capitare che un bambino si comporti così, ma mio marito ne soffre parecchio e questo porta il loro rapporto ad essere sempre più distaccato, tantè che non passano mai un minuto da soli (il fatto di vivere sotto ai miei genitori che arrivano appena sentono il bambino piangere non aiuta) perché dall'altro lato sento il papà che mi dice queste frasi “mio figlio non mi vuole“, “non mi vuole bene“, “preferisce stare con gli altri piuttosto che con suo padre“, “se sapevo che avere figli significava vivere da soli allora avrei preferito non averne“, ecc... Spesso parliamo di come poter risolvere la situazione, ma non ne veniamo mai a capo, forse abbiamo sbagliato qualcosa nel crescerlo, non gli ha dedicato abbastanza attenzioni, lui stesso ammette di essere un po orso e magari al parco non l'ha mai portato, ma in casa quando è presente cerca di coinvolgerlo in qualche gioco, ma ottiene quasi sempre un rifiuto da parte di suo figlio, così che lui ci rimane male, ci rinuncia e si rifugia in studio a lavorare! Tra l'altro si è aggiunto il fatto che da 6 mesi mio marito soffre di attacchi d'ansia e appena si sente rifiutato cade in uno stato diciamo depressivo e appunto si isola. Spero di essere stata abbastanza chiara nell'illustrare la situazione...vi chiedo come posso io che sono tra i due fuochi cercare di farli stare insieme, o comunque come si può far a riallacciare un rapporto tra un bambino di 2 anni e suo padre...non vorrei che tra qualche mese arrivando anche il fratellino la situazione diventi del tutto irreparabile e la famiglia si sgretolasse! Vi ringrazio per l'attenzione

10 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Marika,

qui c'è un bel da fare.Io ti consiglierei di metterti un pò da parte e di lasciare più solo tuo marito con il bambino.Questo ha un duplice obiettivo, quello di avvicinare tuo marito al bambino accudendolo in modo esclusivo e quello di non lasciare scampo al tuo bimbo che mi sembra manipoli un pò questo rapporto selettivo con te. Tuttavia, io dico sempre, che i bambini raramente fanno capricci e spesso ci dicono delle cose, forse ci dicono che vogliono il papà ma con una presenza attiva ed asclusiva, vogliono condividere delle esperienze con lui...non basta essere fisicamente in casa per sentire la vicinanza affettiva.Forse suo marito anzichè piagnucolare con lei e fare i capricci, dovrebbe prendersi il bambino e rendere il tempo che trascorre con lui gioioso e prezioso, possibilmente fuori casa, fuori dalle ingenerenze e seguendo il suo intuito.

In bocca al lupo

Gent.ma Marika,

comprendo la sua ansia anche alla luce del prossimo nuovo riassesto familiare con la nascita del fratellino. Vorrei tuttavia tranquillizzarla: il bimbo ha solo due anni e un attaccamento forte alla mamma non è nulla di patologico di per sè. Focalizzerei maggiormente l'attenzione sulla risposta genitoriale agli atteggiamenti del piccolo. Ritengo utile che la coppia genitoriale si rivolga ad un professionista per trovare sia una modalità comune di approccio al piccolo sia per rafforzare la coppia genitoriale rispetto all'invadenza dei nonni, che, seppur in buona fede, rischiano di danneggiare il legame col padre. A tal proposito è fondamentale anche valutare per il papà un percorso individuale di gestione dell'ansia (è un pò un circolo vizioso: i comportamenti del piccolo agitano il papà e l'ansia del papà si ripercuote sul piccolo!). Visto la vostra sede di residenza vi consiglierei una mia collega sistemica che lavora nel vostro stesso paese (io ricevo a Luino e da gennaio a Germignaga, ma visto il suo stato di gravidanza direi che la mia collega di Castelveccana sia sicuramente più comoda per voi!). Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti/informazioni.

Cordiali saluti

Credo che il papà debba insistere dolcemente per riconquistare la fiducia del figlio, e gli altri adulti non debbano interferire. Se non riesce per ansia e depressione, prima di tutto deve farsi seguire da un terapeuta e nel frattempo lei, moglie e mamma, deve semplicemente far vedere a suo figlio che del papà/marito ci si può fidare nei piccoli gesti quotidiani. L'alleanza di coppia, qualche momento tutti insieme gioioso,parlare bene del papà, tutto può aiutare. I nonni devono provare a starne fuori. Auguri

Gentile signora, per fornire una risposta più esauriente sarebbe molto utile a mio avviso comprendere le strategie emerse nelle conversazioni fra lei e suo marito e, di conseguenza, per quale motivo lei afferma che in seguito a queste “non ne venite mai a capo”. Appare chiaro quanto suo marito debba assolutamente cominciare a ritagliarsi spazi di vera condivisione con il suo bambino e quando uso la parola “vera” mi riferisco non solo in casa, luogo dove è magari più facile che ciascuno venga poi attratto da altre occupazioni, ma anche fuori. Le occasioni possono essere innumerevoli, al parco appunto, durante una lettura di fiabe ecc... . Questo rappresenterebbe agli occhi di entrambi la manifestazione di un interesse autentico a voler stare un pò di tempo veramente insieme. Se le cose stanno come lei le descrive non penso si debba già parlare della necessità di “riallacciare” un rapporto, il rapporto esiste già ma va coltivato con fiducia e perseveranza, sicuri dell’importanza del ruolo del papà per il proprio bambino. E qui vorrei introdurre la seconda parte della mia risposta….fiducia e perseveranza….lei afferma che suo marito “si sente rifiutato” e “soffre di uno stato ansioso-depressivo”. Questo stato è la causa o la conseguenza di quanto sopra? Se dopo aver seguito le prime indicazioni che le ho dato lo stato psicologico di suo marito non dovesse migliorare allora potremmo desumere che esso sia la causa del suo sentirsi rifiutato e della tendenza a non perseverare nel tentativo di ritagliarsi spazi con il bambino. In questo caso potrebbe essere molto utile contattare uno psicologo della vostra zona per un approfondimento . Cordiali saluti.  

Buongiorno Marika, la situazione che lei descrive appare complessa e meritevole di attenzione. i papà, soprattutto quando i bambini cominicano ad entrare nel mondo sociale, intorno proprio ai due anni, svolgono una funzione molto importante, perché aiutano il bambino a rinunciare alla relazione privilegiata con la madre per traghettarli ed aiutarli ad inserirsi nel mondo esterno I i primi giochi con gli altri, l'entrata alla scuola dell'infanzia, etc.). Sembra dalle sue parole che questo importante passaggio di crescita stia subendo una battuta di arresto, che ha messo tutta la vostra famiglia un po' in crisi e lei, giustamente, nella posizione piuttosto scomoda "tra l'incudine ed il martello". I bambini hanno bisogno di riferirsi ad entrambe le figure genitoriali, da cui apprendono abilità diverse. Suo marito, da quanto da lei descritto, sembra in difficoltà sia nella relazione familiare con il piccolo e lei, sia rispetto alla sua sfera personale (penso agli attacchi di ansia).Credo che un percorso di sostegno genitoriale dedicato alla vostra coppia possa essere molto utile  per sostenere entrambi in questo delicato momento di ridefinizione di ruoli e relazioni, con grande vantaggio per tutti.

Gentile Marika, la dinamica di gelosia che lei descrive tra il bambino di due anni ed il padre è molto diffusa, e spesso tende a risolversi naturalmente. In questo caso però sembra che questo atteggiamento del piccolo abbia una ripercussione particolarmente forte su suo marito. Può darsi che per delle sue aree di particolare sensibilità, il padre fatichi a creare una relazione serena col figlio. A quest'età è facile far evolvere velocemente il rapporto in un'altra direzione, per cui vi consiglio vivamente di rivolgervi ad uno psicologo. Dato che siamo in presenza di una dinamica relazionale, che coinvolge tutti i membri della famiglia, vi indirizzerei verso uno specialista sistemico familiare. Rimango a vostra disposizione, nel mio studio di Varese.

Buonasera, nel quadro da lei descritto gioca un ruolo fondamentale il presunto disturbo d'ansia di suo marito; pertanto non credo si possa prescindere da esso, poiché il bambino avverte sicuramente i mediatori chimici riconducibili all'ansia il padre trasmette, modulando così il comportamento evitante di rifiuto. L'attaccamento edipico è molto precoce e fermo restando questo stato d'impasse, probabilmente è destinato ad aumentare ancora nel prossimo futuro quando la fase edipica dello sviluppo si manifesterà pienamente, E' consigliabile che i nonni NON intervengano al pianto del bambino, ma che sappiano riuscire a rimanere al piano di sopra. E' necessaria una consultazione psicologica di suo marito accompagnato o anche non accompagnato da lei. Cordiali saluti 

Buonasera Signora Marika,

innanzitutto vorrei rassicurarla, la madre soprattutto  nei primi anni di vita è la figura di attaccamento primaria,   in particolar modo nei primi 3-4 anni è spesso maggiore; tuttavia ci sono alcuni accorgimenti importanti per favorire una buona relazione con la figura paterna ed uno stile educativo che permetta al bambino di sentirsi più sicuro e di vivere con più serenità i momenti di separazione.

Un eccessivo attaccamento infatti, spesso crea difficoltà nell’affrontare separazioni e distacchi e talvolta anche nelle relazioni tra pari; non conoscendo in modo specifico la famiglia e le dinamiche correlate, posso solo darle qualche suggerimento.

Relativamente alla RELAZIONE CON IL PADRE, rassicuri suo marito e lo sproni a non lasciarsi andare o farsi prendere dall'ansia,  ma anzi cerchi di favorire dei momenti di unione tra i due:  

– favorire momenti in cui il bambino rimane sola con il padre;

– stabilire un’attività da praticare insieme (uno sport come ad esempio il nuoto, fare una passeggiata al parco portarlo furi con il triciclo…);

– creare dei momenti di gioco tra padre e bambino (ci sono dei libri sulle attività che si possono proporre in famiglia… molto interessanti);

– permettere al padre di creare dei rituali di accudimento (ad esempio la lettura della favola prima di addormentarsi…); – sarebbe molto importante che fosse il padre ad accompagnare il bimbo all’asilo (proponendo un’attività piacevole da fare prima dell’entrata all’asilo, ad esempio fermarsi insieme in edicola…).

Infine in questo momento credo sia più opportuno, cerchiate insieme di preparare il bimbo al lieto evento, anche raccontandoglielo sotto forma di fiaba.

I bambini avvertono molto le ansie e le paure dei genitori (in questo caso, soprattutto quelle del padre),  per cui è necessario che per prima Lei, metta da parte la sua preoccupazione: cerchi , piuttosto, momenti di condivisione con suo marito e il bimbo, come ad esempio un gioco da fare tutti e tre insieme oppure una gita fuori porta in cui ognuno di voi ha un compito ben specifico , oppure ancora, le faccia preparare qualcosa insieme a suo marito (ad es.:  un panino “sorpresa” per la mamma, quando andrete in gita…).

Spero di esserle stata di aiuto

Cordialmente

Salve in risposta alla sua domanda le consiglio di parlare con suo marito dell'opportunità di andare o insieme o lui singolarmente da un collega nella vostra città ed iniziare un percorso di sostegno. La situazione si può cambiare e come spesso si dice "Prevenire è meglio che curare!". Un collega specializzato in trapia sistemico relazionale e terapia familiare può seguirla ed aiutarla. Spero di esserle stata di aiuto. Cordiali Saluti.

Buongiorno Marika. Mi dispiace molto per ciò che state vivendo, dal suo scritto traspare vividamente il suo sconforto per la situazione che si è venuta a creare in famiglia. Alla luce della presentazione del problema, la mia attenzione è più che altro attratta dalla situazione psicologica di suo marito, più che dal comportamento del suo bambino, dato che questi vissuti infantili fintanto che si rivelano transitori possono essere del tutto normali nello sviluppo psicofisico di un bambino così piccolo. Ciò che può rivelarsi controproducente e problematica nel lungo periodo è la dolorosa reazione di suo marito a questa sfida educativa con vostro figlio, reazione che meriterebbe un approfondimento specifico per aiutare suo marito a ritrovare la giusta sicurezza in Sè stesso. Se i genitori stanno bene tra di loro e con Sè stessi i bambini generalmente crescono forti e sani. Ma per capire meglio cosa effettivamente stia accadendo nella vostra famiglia vi consiglio di rivolgervi ad un professionista che vi aiuti ad approfondire e chiarire la situazione. Per ogni eventuale approfondimento il nostro studio di Gallarate e Busto Arsizio è a vostra disposizione.

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