Famiglia e bambini

Mio figlio di 7 anni ha difficoltà a socializzare

Valerio

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Buongiorno, vi scrivo perché io e mia moglie non sappiamo come aiutare nostro figlio a socializzare con gli altri bambini, sia a casa che a scuola.
Fin da quando era più piccolo non ha mai cercato molto la compagnia di altri bambini, preferisce per esempio stare con me o i suoi nonni a fare l'orto, catturare insetti, ragni, formiche ecc.. e rinchiuderli nei barattoli di vetro.
Come ho già detto avevamo notato questa sua difficoltà nel socializzare spronandolo a giocare con gli altri senza ottenere grandi risultati, si rifiuta e addirittura se insistiamo si arrabbia.
Ieri abbiamo avuto i colloqui con le maestre e ci ha fatto molto male sentire anche da loro che nostro figlio viene escluso dal gioco, viene preso in giro anche per la la sua altezza perché è un po' bassino, lui oltretutto è permaloso e si arrabbia facilmente, così preferisce stare con i grandi.
Le maestre in questo caso come possono aiutare mio figlio a inserirsi nei gruppi che creano i bambini nel gioco?
io e mia moglie cosa dobbiamo e possiamo fare per aiutare nostro figlio?

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno gentile utente,


leggendo il suo messaggio la sensazione che ho è che lei stia facendo un confronto, un paragone fra l'età anagrafica di suo figlio e l'età che lui dimostra (nei comportamenti e nei discorsi).


E che, per il suo modo di vedere, ci sia qualcosa che non combacia e che secondo lei dovrebbe combaciare...


Potrebbe essere che secondo lei è troppo "piccolo" o troppo "grande" (nel senso di immaturo/maturo) per la sua età. E' solo un'ipotesi.


Quello che io capisco è che suo figlio, mentre è insieme agli altri bambini, viene preso in giro ed escluso e, a quel punto, non cerca più la compagnia degli altri bambini.


Ci scrive anche che si arrabbia quando voi insistete e quando gli altri lo prendono in giro. Questo mi sembra normale.


C'è un filo conduttore nelle due situazioni ed è la pressione: "sii più socievole" e "sii più alto", in sostanza "sii diverso da come sei".


Credo che suo figlio non si senta accettato per quello che è e, isolandosi, cerchi di preservare il suo modo di essere.


Gli faccia sentire che gli vuole bene così com'è, per quello che è e che lei ha fiducia che crescerà bene e forte, un pochino alla volta. Questo lo dovrebbe tranquillizzare rispetto al fatto di sentire che non "deve" essere come gli altri si aspettano che lui sia e permettergli di esprimersi e di mostrare di più sé stesso per quello che è.


Un cordiale saluto.

Salve sig. Valerio,
in merito al quesito che pone alla nostra attenzione, innanzitutto per quanto riguarda quello che potete fare voi genitori sarebbe fondamentale essere con lui sereni e positivi, evitando di trasmettergli preoccupazione e insicurezza nei suoi riguardi, anzi puntare a sottolineare e apprezzare spesso le sue qualità e i traguardi/obiettivi che raggiunge, facendogli capire e dimostrandogli allo stesso tempo che voi ci siete per lui e siete disponibili ad ascoltarlo per qualsiasi cosa (e per partire dalla teoria leggere insieme a lui qualche storia che riguardi questo tema può già aiutarlo in vari modi, ovvero a diventarne più consapevole, a capire che è un problema possibile e che hanno anche altri, e quindi a iniziare a rifletterci con obiettività in modo da trovare delle soluzioni), e quindi nel merito della difficoltà a socializzare, potreste ottenere più risultati, non tanto facendoglielo presente e dicendogli direttamente di essere in modo diverso, perché questo non fa altro che farlo sentire ancora più a disagio e sottolineare il suo problema, quanto piuttosto aiutandolo indirettamente a diventare più bravo a stare con gli altri bimbi e accompagnandolo in ciò, quindi per esempio invitando voi qualche amico o parente della sua età che magari già conosce o che ritenete giusto per aiutarlo, oppure creando/facendo capitare situazioni di socializzazione come feste o incontri, in modo che non si senta obbligato a farlo e quindi sia spinto a mettere subito un muro con gli altri, ma arrivi a farlo per caso e gradualmente, e quindi lo veda come più possibile, e la stessa cosa potete spiegarla e suggerire di applicarla anche alle maestre nell’ambito scolastico. Spero che queste prime indicazioni possano aiutarvi ad affrontare il problema e vederne una via di uscita, in ogni caso rimango a disposizione per un ulteriore approfondimento sia in studio (Montevarchi provincia di Arezzo), sia online tramite videochiamate o chat.

Gentile Valerio,


Voi a casa o quando siete al parco con lui o in generale nei giochi lo rassicurate e lo elogiate?


Alcuni consigli generali, non conoscendo nel dettaglio il temperamento, il carattere e le abitudini del bambino potrebbero essere:


- Creare dei giochi, voi, da far fare insieme a qualche bimbo che magari inventate a casa (magari con giochi strutturati potrebbe essere più sicuro e "avvantaggiato")


- Conoscete colleghi o colleghe, cuginette/i, vicini di casa, ecc. con bambini? Potreste craere voi degli incontri


- Far portare in classe magari qualche gioco e farlo condividere coi compagni


- Cosa riferiscono le maestre? Stanno provando a creare dei giochi condividi o dei lavori di gruppo? (Capisco che il periodo storico non sia semplice)


- Potreste provare voi a giocare insieme e pian piano valutare insieme come si potrebbe proporre o condividere quel tipo di gioco con un coetaneo


- Potreste leggere insieme dei libri sull'amicizia, su come "uscire" dalla timidezza, ecc delle case editrici interessanti possono essere per esempio Erickson, Giunti, Red!, ecc


- Provare a fare dei giochi di simulazione dove decidete insieme, chi fa il compagno di scuola o un amico immaginario e da li creare il vostro "gioco di ruolo", vedere lui come si relaziona, se diventa timido e viceversa


Le difficoltà riguardano solo la socializzazione coi coetanei o anche verso gli adulti? Com'è stato il suo sviluppo? Le prime parole, la lallazione? Il cammino? Ha gattonato?


Potreste anche valutare un supporto psicologico per osservare da vicino il tipo di difficoltà se emotivo, relazionale, affettivo o per caso anche cognitivo. Ci sono per esempio dei disturbi che emergono osservando anche il tipo di socializzazione dei bambini.


Resto a disposizione per informazioni, richieste, domande e/o eventuale percorso.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino, provincia (Collegno) e online

A scuola suggerirei magari l'aiuto di un educatore che può aiutare a svolgere il ruolo di intermediario.
A casa, chiedere a lui come si sente con gli altri. Cosa lo preoccupa come si sente con gli altri. 
Altra domanda, se ha degli interessi, magari passato il covid, trovare un centro sportivo od un oratorio dove ha la possibilità di sperimentarsi con gli altri in qualcosa che gli piace. Magari trovare anche 1 o 2 compagni di scuola che lo accettano ed invitarli a casa per una merenda.
Se avete la possibilità anche amici di famiglia o cugini, in modo che lui sia in un ambiente tranquillo e ricordargli del fatto che le persone sono diverse, ma possono avere degli interessi comuni e posso imparare anche da altri bambini (e non solo dal nonno che fa l'orto).

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