Ansia per la discussione della tesi: perché ci si blocca (e cosa può aiutare)

Di Anna Lamo, psicoterapeuta a Noale

Si è scritta la tesi, la si conosce a fondo, eppure l'idea di discuterla davanti alla commissione fa tremare le gambe. Nel mio lavoro incontro spesso persone che si pongono domande come: e se mi bloccano con una domanda a cui non so rispondere? E se si accorgono che sono agitato? E se tutto il lavoro di questi anni sembrasse improvvisamente banale?

Se ti riconosci in queste domande, la prima cosa da sapere è che non sei "strano" né impreparato: è un'esperienza molto più diffusa di quanto si dica.

Un'esperienza molto comune

La ricerca sull'ansia da esposizione orale lo conferma. In uno studio condotto su oltre mille studenti universitari brasiliani (Marinho e colleghi, Journal of Voice, 2017), circa due su tre hanno riferito paura di parlare in pubblico, e quasi nove su dieci avrebbero voluto che l'università offrisse attività per migliorare le proprie capacità espositive. Va detto con chiarezza: è un campione di un altro Paese e riguarda il parlare in pubblico in generale, non la discussione di laurea in Italia. Ma ci dice che la difficoltà è diffusa e che spesso gli studenti la vivono da soli.

Un altro lavoro qualitativo (Grieve e colleghi, Journal of Further and Higher Education, 2021), basato sulle esperienze di 46 studenti, ha individuato alcuni temi ricorrenti: la paura del giudizio, i sintomi fisici, l'incertezza sull'argomento e il bisogno di un supporto più pratico.

Che cosa succede quando ci si blocca

Quando devi discutere la tesi, la tua mente deve fare più cose insieme: ricordare il contenuto, gestire le reazioni del corpo (cuore accelerato, voce che cambia, mani sudate) e, spesso, controllare come stai apparendo agli altri.

È plausibile che l'attenzione, invece di restare sul contenuto da esporre, venga assorbita da pensieri come "si vede che sono agitato?" o "se mi dimentico qualcosa penseranno che non ho studiato". A quel punto è più facile perdere il filo, e la difficoltà viene letta come prova che le paure avevano ragione. Si crea così un circolo vizioso: controllo me stesso, faccio più fatica a seguire il discorso, interpreto la fatica come un fallimento.

Non è (solo) una questione di preparazione

Per molte persone il nodo non è la preparazione, ma il significato che attribuiscono all'errore. Pensare "potrei non ricordare una risposta" è molto diverso dal pensare "se non ricordo una risposta, dimostrerò di non valere". Nel secondo caso una difficoltà circoscritta diventa una minaccia all'immagine di sé.

È per questo che la paura di essere valutati può essere così intensa anche in chi ha lavorato con serietà. In studi sull'esposizione graduale, inoltre, si è osservato che le persone con forte paura di parlare in pubblico tendono a giudicare la propria prestazione in modo più severo di quanto facciano gli osservatori esterni: il giudizio formulato mentre si è in ansia può essere poco equilibrato.

Cosa può aiutare, in pratica

Non esistono ricette miracolose, ma alcune indicazioni sono realistiche e coerenti con quanto emerge dalla letteratura:

• Prepara una traccia, non un copione. Pochi passaggi chiari, un obiettivo del lavoro che sai spiegare con parole tue e i risultati principali. Se perdi il filo, hai un punto a cui tornare.

• Prova ad alta voce, un passo alla volta. Prima in un contesto familiare, poi davanti a una o due persone, poi in condizioni più simili alla discussione. La gradualità conta: meglio una prova abbordabile che una troppo difficile.

• Non leggere ogni sintomo come un segnale di disastro. Avere timore ci sta, specie se ci pensi e immagini quindi: un battito accelerato o una voce incerta accompagnano l'attivazione emotiva. Notarli senza concludere "andrà male" riduce la paura di avere paura.

• Concediti una risposta imperfetta. Puoi chiedere di ripetere la domanda, prenderti qualche secondo e rispondere per ciò che sai, riconoscendo con chiarezza i limiti del tuo lavoro. Non è incompetenza: è come ragiona chi fa ricerca.

• Chiediti cosa temi davvero. Cosa accadrebbe concretamente? E se accadesse, significherebbe davvero ciò che penso di me? L'obiettivo non è convincersi che andrà tutto bene, ma separare una possibile difficoltà dal giudizio complessivo su di sé.

Una meta-analisi di 30 studi controllati (Ebrahimi e colleghi, Frontiers in Psychology, 2019) ha mostrato che gli interventi psicologici, tra cui le strategie cognitivo-comportamentali e l'esposizione graduale, hanno un effetto favorevole sulla paura di parlare in pubblico. Per questo diffido dei consigli come "basta respirare" o "pensa positivo": per chi vive una paura intensa risultano riduttivi.

Un tema che non riguarda solo la laurea

La paura di essere valutati mentre ci si mostra agli altri non finisce con la discussione di tesi. La ritroviamo in chi deve presentare un progetto, difendere una decisione davanti a un socio o a un consiglio, parlare a un team. Per questo, quando la difficoltà riguarda anche altre situazioni, può essere utile guardare il quadro più ampio e non soltanto il giorno della laurea.

Come lavoro con l'ansia da esposizione

Nel mio studio a Noale affianco al colloquio i metodi attivi di derivazione psicodrammatica. Invece di limitarci a parlare dell'ansia, possiamo mettere in scena la situazione temuta: la commissione, le domande, i pensieri che compaiono mentre si parla. Rappresentarla in un contesto protetto permette di guardarla da punti di vista diversi e di sperimentare modi nuovi di rispondere, un passo alla volta e con i tempi della persona.

A seconda della persona e della sua storia, integro altri strumenti: la mindfulness e l'ipnosi, per agire su immaginazioni disfunzionali e crearne di più adeguate e supportive, imparare a riconoscere e regolare l'attivazione del corpo, e l'EMDR, quando l'ansia è legata a esperienze passate di giudizio o di esposizione che hanno lasciato il segno.

Il percorso viene calibrato su ciascuno e non sostituisce le strategie descritte sopra.

Quando è utile chiedere un confronto

Provare agitazione prima di una discussione non significa avere un disturbo d'ansia. Può valere la pena confrontarsi con un professionista quando la paura è molto intensa o ricorrente, quando porta a evitare occasioni importanti, quando compromette il sonno o la concentrazione, oppure quando il timore del giudizio degli altri si ripresenta in molte situazioni.

Un percorso psicologico può aiutare a capire cosa alimenta l'ansia, a riconoscere i pensieri che la amplificano e a sviluppare modi più funzionali di affrontare l'esposizione. Se senti che ti riguarda, puoi approfondire il mio approccio ai disturbi d'ansia oppure contattarmi per un primo confronto nel mio studio.

Bibliografia essenziale

• Grieve, R. et al. (2021). Student fears of oral presentations and public speaking in higher education: a qualitative survey. Journal of Further and Higher Education. DOI: 10.1080/0309877X.2021.1948509

• Marinho, A. C. F. et al. (2017). Fear of Public Speaking: Perception of College Students and Correlates. Journal of Voice. PubMed ID: 26898522

• Ebrahimi, O. V. et al. (2019). Psychological Interventions for the Fear of Public Speaking: A Meta-Analysis. Frontiers in Psychology. PMC6428748

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