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Un problema psicologico che blocca il sistema urinario in situazioni che il soggetto vede con stress ma che in realtà costituiscono un normale strumento per il fabbisogno fisico di ognuno.

Questa fobia si presenta con vari gradi di severità, che partono da una difficoltà evidente ed elevata nell’urinare in luoghi pubblici (talvolta persino quando sono presenti estranei in casa ), a una impossibilità totale.

In determinate occasioni la visione della realtà è, potremmo dire, distorta da una serie di fattori: ad esempio il fatto stesso di non trovarsi comodamente nel bagno di casa porta comunque ad un senso di generico disadattamento alla situazione generale; il timore di essere osservati dalle persone che si trovano ad urinare e di quelle che potrebbero arrivare; ancora pure la paura di essere criticati per il fatto stesso di non poter riuscire nell’ atto, inibisce (come in un circolo mentale vizioso) il paruretico.

fonte:paruresis.it

Come si struttura l’intervento breve strategico per la paruresis?

“Solcare il mare all’insaputa del cielo”, rappresenta uno degli stratagemmi alla base delle prescrizioni assegnate al paziente tra una seduta e l’altra; inoltre il dialogo strategico operato dal terapeuta ed il paziente porta alla scoperta congiunta delle modalità che mantengono e complicano il problema svelando le strategie utili ed efficaci alla soluzione in tempi brevi del problema che, spesso, perdura anche da anni.

L’intervento che conduce al cambiamento consiste nel provocare delle concrete esperienze percettive, che mettano la persona nella condizione di provare qualcosa di diverso nei confronti della  realtà da cambiare, in modo da aprire così la porta a nuove reazioni emotive e comportamentali.

 Si tratta quindi di vere e proprie esperienze, che:

- sono vissute in prima persona dal paziente

- sono guidate in modo sapiente dal terapeuta strategico

- modificano la realtà per la quale la persona soffre 

Non si tratta quindi di un cambiamento dei comportamenti, come qualche nostro critico ci accusa di sostenere, nemmeno di un cambiamento delle cognizioni e neanche di un cambiamento nelle emozioni, ma di un cambiamento che avviene a livello delle percezioni, delle emozioni, delle cognizioni e dei comportamenti, sulla scia di una esperienza concreta, capace di modificare il modo stesso in cui la realtà è percepita.

Trasponendo quanto esposto fin qui in ambito clinico, ne deriva una formulazione della terapia completamente diversa da quelle tradizionali, sia da un punto di vista teorico che logico e applicativo.

Considerati da questa prospettiva, i disturbi mentali sono infatti intesi come il prodotto di una modalità disfunzionale di percezione e reazione nei confronti della realtà, realtà che è letteralmente costruita dal soggetto/i attraverso le sue reiterate disposizioni e azioni. Processo “di costruzione”, quindi, all’interno del quale, come già dimostrato, se cambiano le modalità percettive della persona cambieranno anche le sue reazioni

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