Quando il corpo parla: ansia, emozioni e disturbi psicosomatici

Quando il corpo parla: ansia, emozioni e disturbi psicosomatici

Ci sono momenti nei quali il corpo sembra parlare prima ancora che riusciamo a trovare le parole.

Palpitazioni, tensioni muscolari, disturbi gastrointestinali, difficoltà respiratorie, cefalee, stanchezza, alterazioni del sonno possono accompagnare periodi di ansia, stress o particolare difficoltà emotiva. La persona avverte qualcosa di assolutamente reale nel proprio corpo, ma non sempre riesce a comprenderne immediatamente l'origine.

È proprio qui che il rapporto tra mente e corpo diventa particolarmente interessante.

Il sintomo è reale

Quando parliamo di psicosomatica, uno degli equivoci più frequenti consiste nel pensare che un sintomo, quando presenta una componente psicologica, sia in qualche modo "immaginario".

Non è così.

Il corpo e la mente non sono due realtà indipendenti. Le emozioni producono modificazioni fisiologiche e il nostro organismo reagisce continuamente a ciò che viviamo.

Pensiamo a qualcosa di molto comune: prima di un colloquio importante il cuore può accelerare, le mani possono sudare e lo stomaco può chiudersi. Nessuno di questi fenomeni è immaginario. Sono risposte corporee reali associate a uno stato emotivo.

Il problema può nascere quando uno stato di allerta, tensione o sofferenza tende a persistere e il corpo diventa uno dei luoghi attraverso i quali quella condizione si manifesta.

Quando gli esami dicono che "non cè nulla"

Una delle esperienze più frustranti per alcune persone è sottoporsi a numerosi accertamenti medici senza riuscire a trovare una spiegazione sufficiente alla sofferenza percepita.

Sentirsi dire che "non c'è nulla" può persino aumentare l'angoscia.

In realtà sarebbe più corretto distinguere due questioni.

La prima è medica: un sintomo fisico deve essere valutato dal medico, soprattutto quando è nuovo, persistente o significativo. La dimensione psicologica non dovrebbe essere utilizzata per escludere prematuramente possibili cause organiche.

La seconda riguarda ciò che può accadere quando gli accertamenti appropriati non spiegano completamente la persistenza o l'intensità della sintomatologia. In questi casi può essere utile interrogarsi anche sulla relazione tra il sintomo e la vita emotiva della persona.

Non significa dire: "è tutto nella tua testa".

Significa chiedersi: che cosa sta accadendo nella mia vita mentre il mio corpo reagisce in questo modo?

Il corpo ha una storia

Nella pratica psicoterapeutica considero importante non osservare il sintomo isolatamente.

Due persone possono presentare una manifestazione apparentemente simile e avere storie completamente differenti.

Dietro uno stato di tensione persistente possono esserci un periodo di sovraccarico, un conflitto relazionale, una separazione, un lutto, una condizione lavorativa difficile, una paura che non riesce a essere riconosciuta oppure modalità di funzionamento consolidate nel corso della propria storia.

Per questo la domanda non è soltanto "come posso eliminare questo sintomo?", ma anche "quale significato assume questo sintomo nella mia esperienza?"

Il sintomo non deve essere romanticizzato e non possiede necessariamente un significato simbolico semplice da decifrare. Può però diventare un punto di partenza per comprendere meglio ciò che sta accadendo alla persona.

Ansia e corpo

L'ansia rappresenta forse uno degli esempi più evidenti dell'intreccio tra dimensione psicologica e corporea.

Quando percepiamo una minaccia, il nostro organismo si prepara a reagire. Aumentano l'attivazione fisiologica, la vigilanza e la tensione. È un meccanismo fondamentale per la sopravvivenza.

Ma il sistema di allarme può attivarsi anche in assenza di un pericolo esterno immediato.

Una preoccupazione, un conflitto, la paura del giudizio, un ricordo, un cambiamento importante o persino l'anticipazione di qualcosa che potrebbe accadere possono produrre reazioni corporee intense.

In alcune persone questo meccanismo può arrivare fino all'attacco di panico: il corpo sembra improvvisamente fuori controllo e le sensazioni fisiche vengono interpretate come il segnale di una catastrofe imminente.

Si può così creare un circolo nel quale la paura delle sensazioni corporee aumenta ulteriormente l'attivazione e l'attivazione alimenta la paura.

Comprendere questo processo costituisce già un primo passo importante.

Non combattere il corpo, comprenderlo

Quando il corpo produce sofferenza, la reazione più spontanea è desiderare che il sintomo scompaia il prima possibile.

È comprensibile.

In psicoterapia, tuttavia, oltre alla riduzione della sofferenza può essere utile modificare il rapporto che la persona ha con ciò che sta sperimentando.

Il corpo non è necessariamente un nemico da mettere a tacere.

Può diventare qualcosa da ascoltare.

Questo significa imparare progressivamente a riconoscere le proprie reazioni, individuare le situazioni che aumentano l'attivazione, distinguere il pericolo reale dalla paura anticipata e comprendere le emozioni che accompagnano determinate esperienze.

A seconda della persona e della problematica, il percorso psicoterapeutico può utilizzare strumenti differenti. Nel mio lavoro parto da una prospettiva psicodinamica e psicoanalitica e, quando clinicamente appropriato, integro strumenti provenienti da altri ambiti della mia formazione, compresa l'ipnosi clinica.

Il metodo, tuttavia, viene sempre dopo la persona.

Mente e corpo non sono avversari

Forse il concetto più importante della psicosomatica è anche il più semplice: noi non abbiamo una mente da una parte e un corpo dall'altra.

Siamo un organismo complesso nel quale dimensione biologica, esperienza psicologica, relazioni e ambiente interagiscono continuamente.

Per questo occuparsi della dimensione psicologica di un sintomo non significa negarne la componente corporea, così come occuparsi del corpo non significa ignorare ciò che una persona sta vivendo.

L'obiettivo dovrebbe essere l'integrazione.

Quando necessario, medicina e psicologia possono dialogare anziché escludersi reciprocamente.

Dal sintomo alla persona

Dopo molti anni di attività clinica continuo a considerare fondamentale una distinzione: curare una persona non significa semplicemente curare il suo sintomo.

Il sintomo è importante e merita attenzione, ma appartiene a qualcuno.

A una persona con una storia, relazioni, paure, desideri, conflitti e risorse.

La psicoterapia può allora offrire uno spazio nel quale ciò che inizialmente viene vissuto soltanto come sofferenza possa progressivamente diventare anche conoscenza di sé.

Non sempre il corpo possiede un messaggio nascosto da decifrare.

Ma qualche volta, quando impariamo ad ascoltare ciò che accade dentro di noi senza separare artificialmente mente e corpo, il sintomo può diventare linizio di una domanda.

E una domanda, quando viene realmente ascoltata, può essere linizio di un cambiamento.

Dott. Paolo Russo
Psicologo – Psicoterapeuta – Mediatore Familiare – Ipnoterapeuta

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