Ansia

Ho paura di tutto. Come posso superare questa cosa?

Sara

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Ciao, mi chiamo Sara, ho 20 anni e scrivo questo discorso perché penso di essere arrivata ad un punto molto critico della mia vita. Ci sono periodi della mia vita in cui soffro veramente tantissimo di ansia e attacchi di panico. Succede che sono veramente stanca e vorrei dormire, ma l’ansia e il panico me lo impediscono. Vivo con l’ansia per qualsiasi cosa, dalla più piccola come per esempio parlare con qualcuno, a prendere un pullman ma soprattutto non riesco a stare in mezzo a troppa gente. Questa cosa mi mette davvero ansia. Ho sempre il pensiero che qualsiasi persona che incontro possa farmi male o venirmi contro. Ho sempre paura che mi succeda qualcosa di brutto, in qualsiasi situazione. Se ho un impegno o devo fare qualcosa di nuovo, sto in ansia molto tempo prima e non dormo la notte perché ci penso troppo. Non riesco più a vivere con tutta questa ansia e vorrei fare qualcosa per poterla superare. Grazie infinito a chiunque risponderà.

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Sara, il panico è la manifestazione più estrema dell'ansia e dello stato ansioso. Una brutta sensazione e posso comprendere il tuo malessere. Il panico indica la perdita del controllo e sorge proprio nelle situazioni nuove, nei nuovi incontri, perché la persona non ha tutto sotto controllo, non conosce per filo e per segno la situazione e questo genera un circolo vizioso che conduce chi soffre di panico a preferire di evitare di uscire, di prendere mezzi, di conoscere nuove persone etc..Prova ad interrogarti sulla nascita di questa sensazione che provi, da quanto tempo la vivi e prova a capire se c'è stato un momento particolare in cui ha preso piede. Cosa succedeva intorno a te? come vivevi le relazioni sociali? Spesso il panico e le crisi di ansia si manifestano nel momento in cui avviene la perdita di un punto di riferimento o con il passaggio all'età adulta, proprio perchè magari non si è ancora pronti, perché magari non si ha ancora sviluppato un'identità propria, una certa sicurezza di sè. Per alleviare questa sensazione ti consiglierei di rivolgerti a un terapeuta che attraverso un percorso possa aiutarti a comprendere le ragioni del tuo malessere a offrirti indicazioni per stare meglio.


Un Saluto


A.S.

Cara Sara, da ciò che racconti sembrerebbe che la tua sofferenza rientri nella categoria delle crisi d’ansia, i cui sintomi, sia di tipo somatico(corporeo) che di tipo cognitivo (mentale), sono simili a quelli dell’attacco di panico, ma più lievi. Come racconti, a livello fisico hai provato senso d’ansia (suppongo abbia riscontrato tachicardia, sudorazione, tremore, vertigini, asfissia, dolori al petto, nausea o brividi), ma non hai mai perso il contatto con la realtà né hai sentito un senso di spersonalizzazione che sono invece tipici dell’attacco di panico. Nonostante il diverso grado di intensità, entrambi i problemi presentano la caratteristica della perduranza e della difficoltà ad essere superati. Sia in un caso che nell’altro stiamo comunque parlando di emozioni molto complesse, nel senso che sono innescate da un senso generale di paura che attiva il nostro sistema automatico di protezione. Mi spiego: che ci piaccia o meno le emozioni nascono in primo luogo come risposta ad un cambiamento interno (modo di interpretare la realtà) o esterno (modificazione dell’ambiente a cui ci rapportiamo) che richiedono comunque un adattamento a nostra salvaguardia. Se per un attimo andiamo a vedere come funziona il percorso delle informazioni che passano attraverso i nostri sensi e arrivano al cervello, capiamo che gli stimoli che raccogliamo dall’esterno arrivano direttamente al talamo sensoriale e da qui smistati a un raggruppamento di centri nervosi detti amigdala posti nella profondità del cervello. In tempi rapidissimi, in collaborazione con l’ippocampo e altri circuiti complessi, il nostro cervello decide se lo stimolo raccolto vada classificato come spiacevole, piacevole o allarmante e subito manda il comando al nostro sistema nervoso vegetativo, alle ghiandole endocrine e ai muscoli che preparano il corpo ad una risposta. Questo velocissimo processo è frutto di migliaia di anni d’evoluzione perché il primo imperativo che il nostro sistema nervoso conosce è “restare vivi”, proteggerci nell’immediato da pericoli pur non razionalmente identificati. Questo rapidissimo processo non passa per la corteccia cerebrale dove, fra l’altro, vengono prese le decisioni volontarie e dove si può, tra le altre cose, scegliere e programmare il proprio benessere. E’ dalla corteccia che normalmente parte un segnale di ritorno all’ amigdala con cui si può modulare, interpretare e ristrutturare il segnale di pericolo: confronta e soppesa gli stimoli, li paragona con ciò che l’esperienza ci ha fatto imparare e poi decide che risposta dare. Per fare questo, come è evidente, impiega un po’ di tempo. Di fatto è come se una parte di noi gridasse “allarme!” mentre un’altra dicesse “calma, non è come sembra …” ma spesso i sistemi d’allarme collaudati da migliaia di anni hanno la prevalenza su quelli della coscienza ed ecco perché capita di dire “è più forte di me …” e compiamo atti che, guardati a distanza, ci paiono irragionevoli: lo sono! Cara Sara tutto ciò per dire che la tua sofferenza è comune a tutti gli esseri umani solo che tu lasci che la risposta immediata sia sempre vincente su quella soppesata. Certo, dirai tu, ma fra il dire e il fare … infatti non è semplice. Non so se tu abbia mai visto il film “War Games”: è la storia di un ragazzino che riesce a inserirsi dentro la memoria del calcolatore del Ministero della difesa americana e a simulare con il suo computer una guerra nucleare totale con l’allora Urss … il film è avvincente e proprio quando il computer sta per dare il comando (reale, non immaginario) di partenza dei missili intercontinentali che avrebbero distrutto tutto il pianeta e avrebbe scatenato la risposta dell’allora blocco sovietico uguale e contraria, al ragazzo viene in mente di far giocare il computer ad un gioco senza soluzione come” tris”, sai quello in cui in uno schema di nove quadrati si alternano la x o lo 0 e vince chi fa tris … due buoni giocatori sanno che, volendo, nessuno mai riesce a vincere. Con tale gioco il mega computer della Nasa comincia un gioco infinito e magicamente depotenzia l’altro, quello del lancio dei missili, fino a bloccarne il lancio. Ti racconto questa breve storia perché così come con il computer della Nasa anche con l’ansia è necessario trovare qualcosa che depotenzi l’attenzione sul problema, e lo faccia sfruttando i “circuiti” della corteccia cerebrale e non quelli dell’amigdala. Quando ci si accorge che si avvicina uno stato d’ansia (e so bene che questi avvertimenti arrivano da prima soffusi poi chiari e distinti e che si concretizzano spesso con risposte fisiche come dolori addominali, tachicardia etc.) è necessario operare uno spostamento del focus dell’attenzione a qualcosa che “impegni” la corteccia cerebrale. Nel nostro corpo le mani, le labbra e i piedi sono gli organi che immediatamente riescono a fare questo e, come il ragazzino con il gioco del tris, a depotenziare l’ansia. Questo, naturalmente, non risolve il tuo problema che molto probabilmente va affrontato con una terapia, ma contingentemente ti aiuta a depotenziare l’ansia e semmai a farla diventare in un certo qual modo “comprensibile”. Prova a farlo anche come semplice esperimento, quando senti che arriva l’ansia concentra la tua attenzione sulle mani, sui piedi o sulle labbra e “ragionaci sopra” (come sono fatte, che colore hanno che calore emanano, quante rughe si vedono etc.) … naturalmente poi devi cercare un buon terapeuta che ti aiuti ad affrontare questo problema su un piano più profondo. Vedo che vivi nella provincia di Cagliari, io esercito a Quartu S. Elena. Tramite l’Ordine Regionale puoi avere il mio numero.


Antonello Soriga

Ciao Sara. Capisco bene il tuo malessere e le difficoltà che incontri a causa delle limitazioni dovute agli attacchi di panico e agli eccessi d'ansia. È possibile venirne fuori con l'aiuto di uno psicoterapeuta che si occupi di tali disturbi. Fatti coraggio e chiedi aiuto, tutti se lo meritano a maggior ragione una ragazza giovane come te che ha tutta la vita davanti. Non desistere 


Luisella Piredda

Ciao Sara,


Vista la tua giovane età mi permetto di darti del Tu. Scrivere quello che senti e provi e chiedere aiuto è già un passo avanti. Prenderne consapevolezza sarà quello successivo. Comprendo la tua sofferenza e quando parli di ansia e attacchi di panico utilizzi due termini che rientrano in quadro diagnostico che andrebbe approfondito. Quello che mi sento di suggerirti è di consultare un professionista con cui poter iniziare un percorso terapeutico affinché tu possa affrontare questo problema e ritrovare serenità e benessere psico fisico. Potresti affiancare questo percorso a tecniche di rilassamento e per la gestione dell'ansia che sono estremamente utili. La cosa importante è che tu riesca a fermarti un attimo per capire che hai bisogno di essere guidata nel poter affrontare il panico e l'ansia di cui parli.


Dott.ssa Eleonora Ferracci

Cara Sara, 


Possiamo considerare l'ansia come un eccesso di energia che la sua psiche le fornisce per affrontare un qualche tipo di step evolutivo. Un eccesso di energia che non sempre sappiamo riconoscere. A 20 anni molte persone si ritrovano ad affrontare cambiamenti importanti, che richiedono un nuovo modo di confrontarsi con il mondo, e ci può stare che non riescano a gestire tutta questa energia. Il timore degli altri, come fonte di potenziale pericolo, rispecchia proprio questa richiesta e il timore di affrontarla. Perciò possiamo vedere gli Altri con cui dovrebbe confrontarsi (e che la spaventano tanto) non come le persone concrete che può incontrare nella vita di tutti i giorni, ma come aspetti nuovi di lei che potrebbe ancora non conoscere e il contatto con i quali potrebbe apportare delle modifiche al suo attuale modo di vedere e di vivere il rapporto con se stessa e con il mondo esterno. In altre parole, attraverso questi vissuti di ansia e panico, è come se la sua psiche la stesse invitando ad intraprendere un viaggio alla scoperta di se stessa. 


Si ricordi sempre che lo scopo della nostra psiche non è quello di farci del male. Mai. Il suo scopo è piuttosto quello di conoscere se stessa. E i sintomi che ci invia, in qualche modo, sono le forme di comunicazione che adotta per indicarci dove dobbiamo guardare e come dobbiamo farlo. 


A 20 anni, con la fine dell'adolescenza e l'approssimarsi dell'età adulta è normalissimo che ciò accada. Vedrà che se sceglierà di intraprendere questo viaggio verso di sé ne uscirà decisamente più ricca. Buona esplorazione. 

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