Continua ansia della morte dei miei cari

Sara

Sono una ragazza di 22 anni, quest'anno è stato un anno difficile per me, a marzo ho fatto un incidente stradale in cui non sono stata ferita (io ero al volante) e la colpa è stata parzialmente anche mia. Purtroppo una persona dell'altra auto coinvolta si è fatta male, la cosa mi ha logorato per mesi e non ho più guidato fino a un mesetto fa. Nonostante il peggio penso sia passato ormai, dopo essermi sentita in colpa per mesi, oggi ho la constante ansia ogni volta che ad esempio mia mamma prende la macchina. L'ansia che le succeda qualcosa di grave all'improvviso tipo anche a causa di malattie in realtà la ho costantemente. Sono tranquilla quando magari sono in sua compagnia o con altre persone, ma appena sono sola, ad esempio la sera non riesco mai a rilassarmi completamente perché ho questa ansia della morte. Ogni volta che leggo una notizia o social di qualche incidente stradale o persona che muore per qualsiasi motivo ovviamente mi fa rimuginare ancora di più, perché penso sempre al fatto che quella cosa che è capitata a quelle persone potrebbe capitare a me ai qualsiasi persona a me cara in qualunque momento. Come faccio a non vivere con l'ansia costante per qualcosa che è inevitabile e imprevedibile come la morte? Tra l'altro subito dopo l'incidente ho fatto un percorso per qualche mese di EMDR che però devo dire purtroppo non sento mi abbia aiutata molto...

15 risposte degli esperti per questa domanda

Ciao Sara. Sicuramente il tuo incidente è un evento traumatico importante e naturalmente ci vorrà tempo e pazienza perché tu possa elaborarlo. Penso che un percorso di psicoterapia, oltre all'Emdr, possa aiutarti a trovare pace e maggiore serenità. Ti auguro di trovare la forza per accettare quanto successo e di fortificare la tua persona. Simona Rivara

 

Dott.ssa Simona Rivara

Dott.ssa Simona Rivara

Cuneo

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Buongiorno Sara, da quello che racconti si sente quanto questo anno ti abbia segnata. Non perché tu sia fragile o incapace di reggere le cose, ma perché hai vissuto qualcosa che ti ha tolto di colpo la sensazione di sicurezza. Un incidente stradale, soprattutto quando c’è di mezzo anche una responsabilità e qualcuno che si fa male, non è solo un evento pratico da archiviare: lascia una ferita emotiva. Il senso di colpa che ti sei portata dietro per mesi è molto umano. È come se la tua mente avesse continuato a tornare lì, cercando di sistemare qualcosa che ormai non poteva più cambiare.

Il fatto che per un periodo tu non sia riuscita a guidare, e che poi l’ansia si sia spostata sulla paura che possa succedere qualcosa a tua madre o alle persone che ami, ha un senso. Dopo l’incidente hai visto con i tuoi occhi che le cose possono andare storte all’improvviso, senza preavviso. Da lì il tuo “sistema di allarme” sembra essersi acceso e non essersi più spento del tutto. È come se una parte di te fosse rimasta sempre in guardia, nel tentativo di evitare che accada di nuovo qualcosa di grave.

Quando dici che stai meglio se sei in compagnia e peggio quando sei sola, soprattutto la sera, descrivi una dinamica molto comune in chi vive questo tipo di ansia. Nel silenzio e nella solitudine la mente prende spazio, e comincia a riempirlo di pensieri, immagini, possibilità. Non è che tu creda davvero che qualcosa stia per succedere da un momento all’altro, è che la tua testa fa fatica ad accettare che non tutto può essere controllato.

Anche il fatto che notizie o post sui social ti facciano stare peggio è comprensibile. Quelle storie vanno a toccare proprio il punto più sensibile: l’idea che “può succedere a chiunque, in qualsiasi momento”. E così la mente inizia a rimuginare, a fare collegamenti, a immaginare scenari che ti fanno sentire ancora più in allerta.

La verità, e te la dico con molta delicatezza ,è che la morte è davvero inevitabile e imprevedibile. Ma il problema non è questa consapevolezza in sé. Il problema è che in questo momento tu stai cercando di vivere come se dovessi essere pronta a tutto, sempre. E così facendo non ti concedi mai di rilassarti davvero. L’ansia ti porta continuamente nel “e se succede…”, mentre la vita avviene nell’“adesso”.

Può darsi semplicemente che ora tu abbia bisogno di un tipo di aiuto diverso da quello che hai già provato. Non perché il percorso di EMDR sia stato inutile o perché tu abbia fatto qualcosa di sbagliato, ma perché oggi il nodo sembra essere un altro: questa paura costante, questo stato di allerta, e anche il pensiero della morte che forse prima non occupava così tanto spazio. Avere un luogo in cui poter parlare apertamente di tutto questo, senza sentirti strana o esagerata, può davvero fare la differenza.

E ci tengo a dirti una cosa importante: non c’è niente di sbagliato in te. Non sei “rotta” e non sei troppo fragile. Il tuo corpo e la tua mente stanno solo cercando di proteggerti dopo uno spavento grande, ma lo stanno facendo in modo un po’ rigido, tenendoti sempre sul chi va là. Con il tempo e, con l’aiuto giusto quell’allarme può abbassarsi. Non perché smetterai di sapere che la vita è delicata, ma perché potrai tornare a viverla senza sentirti costantemente in pericolo.

Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Buongiorno Sara,

Leggendo il suo messaggio avevo in mente di consigliarle un approccio terapeutico cognitivo utilizzando lo strumento dell' EMDR, considerata la sua percezione di averne tratto scarso beneficio , le consiglierei invece un percorso più analitico volto ad esplorare le radici più profonde del suo disagio, probabilmente slatentizzato dal trauma dell'incidente. 

Cordiali saluti 

Cristiano Bono

Dott. Cristiano Bono

Dott. Cristiano Bono

Cuneo

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Cara Sara,

leggendo le tue parole si sente quanto questo anno ti abbia toccato nel profondo. Un incidente stradale, anche quando fisicamente si esce indenni, può lasciare una traccia emotiva molto forte, soprattutto se c'è stata una responsabilità percepita e qualcuno si è fatto male. Il senso di colpa che descrivi, il lungo periodo senza guidare, l'attenzione continua a ciò che potrebbe accadere alle persone che ami: tutto questo parla di una ferita che ti ha spaventata e che oggi cerca protezione.

L'ansia che provi quando tua madre prende la macchina, o quando resti sola la sera, non sembra irrazionale o “sbagliata”. Sembra piuttosto il modo in cui la tua mente tenta di prevenire un nuovo dolore, come se fosse sempre in allerta per evitare che qualcosa di terribile possa accadere di nuovo. Il fatto che tu ti sente più tranquilla quando sei in compagnia fa pensare a un grande bisogno di sicurezza e di presenza, che in questo momento da sola fai fatica a sentire.

Il pensiero della morte, soprattutto dopo un evento improvviso come un incidente, può diventare molto invasivo. Non perché prima non esistesse, ma perché ora è entrato nella tua esperienza concreta. È comprensibile che notizie, social e racconti riattivino questa paura, come se ogni storia fosse una minaccia possibile. Questo non significa che tu sia fragile: significa che sei stata scossa e che stai cercando di ritrovare un senso di controllo e di ritmo.

Il fatto che il percorso EMDR non ti abbia dato il sollievo sperato può essere deludente, ma non dice nulla di negativo su di te. Ogni persona ha tempi e modalità diverse, ea volte serve un tipo di spazio o di accompagnamento diverso per sentirsi davvero contenuti e al sicuro. Forse oggi il tuo bisogno non è tanto “eliminare” il pensiero della morte, quanto imparare a non restarne sola e travolta, trovando un modo più gentile di stare con la paura senza che prenda tutto lo spazio.

Quello che stai vivendo merita ascolto, cura e protezione. Non sei sbagliata per come ti senti, e non sei sola ad attraversare queste paure. Con il giusto sostegno, è possibile ritrovare gradualmente una sensazione di sicurezza e di fiducia nella vita, anche dopo uno spavento così grande.

Un caro saluto.

Dott. Vincenzo Capretto

Dott. Vincenzo Capretto

Roma

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Come si fa a vivere con l'imprevedibile? Non cercando di controllarlo, ma imparando a stare con l'incertezza. Paradossalmente, l'ansia della morte è un grido d'amore per la vita. Ogni volta che senti quell'ansia per tua madre, prova a dirle (o a dirti): "Ti voglio bene, sei preziosa". Trasforma la paura della perdita in un atto di presenza nel "qui e ora".

Ti direi di limitare l'esposizione ai social e alle notizie: in questo momento il tuo sistema nervoso è iper-vigile non ha bisogno di altri stimoli traumatici "vicari".

Sei giovane e questo evento, per quanto doloroso, può diventare il punto di partenza per una nuova consapevolezza, meno ingenua forse, ma più solida e profonda. Non aver paura di chiedere un nuovo spazio di parola per elaborare questa "ansia esistenziale" in modo più vitale.

Se vorrai mi troverai disponibile.

Dott. Francesco Pellino

Dott. Francesco Pellino

Milano

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Ciao Sara, 

Un incidente stradale, anche quando non ci sono ferite gravi per sé, può essere un evento traumatico. Nel tuo caso si sono sommati senso di colpa, paura e il confronto improvviso con la possibilità reale della morte. È come se la tua mente, dopo quell’evento, fosse rimasta in “modalità allerta”: cerca di prevenire qualsiasi altra tragedia, anche quando razionalmente sai che non puoi controllare tutto.

Non sei “strana” né fragile: l’ansia che provi è una risposta molto comune dopo un trauma. Il fatto che l’ansia aumenti quando sei sola e diminuisca in compagnia è tipico dell’ansia anticipatoria: la mente, senza distrazioni, inizia a rimuginare e a immaginare scenari catastrofici. Il continuo impatto di notizie e social su incidenti e morti rinforza il meccanismo: il cervello interpreta queste informazioni come “prove” che il pericolo sia ovunque. La domanda che fai è profondissima: come non vivere con l’ansia per qualcosa di inevitabile e imprevedibile?
La risposta onesta è: non possiamo eliminare del tutto questa paura, ma possiamo smettere di farle governare la nostra vita. Il tuo problema non è la consapevolezza della morte (che tutti abbiamo), ma il fatto che la tua mente la tratti come un pericolo imminente e costante, invece che come una possibilità lontana e non controllabile.

Il fatto che l’EMDR non ti abbia aiutata non significa che tu sia “irrecuperabile” o che la terapia non funzioni per te.
A volte: serve più tempo, oppure un altro approccio (ad esempio terapia cognitivo-comportamentale per l’ansia, o un lavoro più mirato sull’ansia di morte e sul senso di colpa).
È assolutamente legittimo cambiare terapeuta o metodo.

Dopo un trauma, la fiducia nel mondo si rompe. Il lavoro ora non è “smettere di avere paura”, ma tornare gradualmente a sentire che la vita è anche sicura, non solo pericolosa. Il senso di colpa che hai provato per mesi dice molto di te: sei una persona empatica e responsabile. Ma non sei onnipotente, e non lo sei mai stata. Quell’incidente non ti rende responsabile della fragilità della vita.

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Massa-Carrara

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Gentile,

capisco che questo evento traumatico abbia potuto scatenare diverse emozioni e reazioni che perdurano ad oggi. Ci tengo quindi a rimandarle che è comprensibile quanto racconta e che ci si può lavorare. 

Provo a proporle qualche riflessione. Dei miglioramenti nel tempo sembra comunque che ci siano stati dall'incidente. Rispetto all’EMDR, non è detto che “non abbia funzionato”, ma è possibile che abbia lavorato sull’evento traumatico senza toccare il nodo centrale. Se il trauma è stato in parte elaborato ma l’angoscia persiste, significa che oggi il problema non è - forse - più l’incidente, bensì come lei gestisce l’incertezza.

Un percorso psicologico può aiutarla a:

  • distinguere il senso di colpa reale da quello ipertrofico,

  • ridurre il rimuginio e l'ipersorveglianza,

  • costruire una solidità maggiore rispetto alla paura della perdita.

A differenza di quanto ha già provato, concordo con il collega e la indirizzerei verso un percorso più profondo e lento, di tipo magari psicodinamico o psiconalitico.

Augurandomi stia presto meglio,

Cordialità

Dott. Emanuele Simonetti

Dott. Emanuele Simonetti

Bologna

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Cara Sara,

l'incidente di marzo ha lasciato un segno profondo, con quel senso di colpa parziale che si è trasformato in ansia costante sulla morte e l’imprevedibile, amplificata da notizie o momenti soli. Hai già fatto un passo enorme riprendendo a guidare un mese fa, nonostante il logorio emotivo, e il fatto che ti senta tranquilla in compagnia ma ansiosa da sola (soprattutto per mamma o malattie improvvise) è una risposta protettiva tipica post-trauma. Non sei “debole”: la ruminazione su ciò che “potrebbe capitare” è il cervello che cerca di prepararsi all’imprevedibile, ma finisce per rubarti il presente.

Hai superato mesi di colpa e logorio, e ora, pur con l’ansia serale o per i cari, stai reclamando il tuo presente... questo è il segno di una giovane donna resiliente che non si arrende.

Un caro abbraccio

 

Cara Sara, quello che descrivi è una reazione comprensibile e molto più comune di quanto immagini dopo un evento come un incidente stradale. Anche se tu non sei rimasta ferita fisicamente, la tua mente ha vissuto un’esperienza di forte impatto: improvvisamente ti sei trovata davanti alla possibilità reale che qualcosa di grave potesse accadere a te o a qualcun altro, e questo rompe un’illusione di sicurezza che prima diamo per scontata. Il senso di colpa iniziale, la paura legata alla guida e ora l’ansia costante per la morte tua o delle persone che ami fanno parte dello stesso processo: non è “paura della morte” in astratto, ma ipervigilanza, come se il tuo sistema nervoso fosse rimasto in allerta per evitare che qualcosa di simile possa riaccadere.

Il fatto che l’ansia aumenti quando sei sola e diminuisca quando sei con gli altri è un segnale importante: in quei momenti la tua mente non ha distrazioni e torna a cercare pericoli, cercando di controllare l’incontrollabile. Leggere notizie di incidenti o malattie riattiva proprio quel circuito, rinforzando l’idea che “può succedere in qualsiasi momento”, anche se razionalmente sai che vivere in questo stato non è sostenibile. Non è che tu non accetti l’inevitabilità della morte, è che il tuo cervello sta cercando di proteggerti in modo eccessivo, tenendoti costantemente in guardia.

Rispetto all’EMDR, può capitare che un percorso breve o non completamente mirato non dia il sollievo sperato, soprattutto quando oltre al trauma c’è un’ansia anticipatoria che si è strutturata nel tempo. In questi casi spesso è utile un lavoro più ampio sul senso di controllo, sulla colpa residua e sul rapporto con l’incertezza, aiutando il corpo a “disimparare” l’allarme continuo e la mente a tollerare l’idea che non tutto può essere previsto senza per questo vivere nel terrore.

Non c’è nulla di sbagliato in te: stai reagendo a qualcosa che ti ha toccata profondamente e che ha cambiato il tuo modo di percepire il mondo. Con il giusto supporto è possibile ridurre questa ansia, tornare a sentirti presente nella tua vita e non costantemente in attesa che accada qualcosa di brutto. Se senti il bisogno di approfondire e lavorare su questi aspetti in modo più mirato, è possibile farlo anche attraverso un percorso psicologico strutturato. Ricevo anche online, qualora per te fosse più comodo, e possiamo valutare insieme come aiutarti a ritrovare un senso di sicurezza più stabile.

Un caro saluto,

Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
Ricevo anche online

La ringrazio per aver raccontato con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Quello che descrive è molto comprensibile alla luce dell’incidente: anche se fisicamente non si è fatta male, l’impatto psicologico è stato forte e ha incrinato una sensazione di sicurezza di base. Dopo eventi così, è frequente che la mente entri in una modalità di iperallerta: il pericolo viene percepito ovunque, soprattutto quando si è soli, e il pensiero della morte diventa più insistente.

Il senso di colpa e la paura che possa accadere qualcosa alle persone amate non indicano che “c’è qualcosa che non va in Lei”, ma che il suo sistema emotivo sta ancora cercando di proteggersi da un’esperienza vissuta come traumatica. Il fatto che l’ansia aumenti quando è sola e diminuisca in compagnia è molto tipico di questo stato.

Rispetto all’EMDR: non sempre è risolutivo, soprattutto se il lavoro si concentra solo sull’evento e non anche su ciò che ha attivato dopo (paura della morte, perdita di controllo, intolleranza dell’incertezza). Questo non significa che la terapia “non funzioni”, ma che forse ora servirebbe un percorso che lavori più sul presente: sull’ansia anticipatoria, sul rimuginio e sul rapporto con l’imprevedibilità della vita.

Alla sua domanda centrale — come non vivere nell’ansia per qualcosa di inevitabile — la risposta, purtroppo, non è “eliminare” quel pensiero, ma cambiare il modo in cui ci sta dentro. Più si prova a controllare mentalmente la morte, più l’ansia cresce. Il lavoro psicologico consiste nell’imparare a tollerare l’incertezza, riportando l’attenzione dal “e se succede?” al “in questo momento sono al sicuro”.

Le suggerirei, con delicatezza, di valutare un nuovo percorso psicologico focalizzato sull’ansia post-traumatica e sull’ansia di morte, magari integrando approcci diversi dall’EMDR. Non è un fallimento: è un passaggio evolutivo del suo processo di cura.

Sta già dimostrando una grande capacità di consapevolezza. Con il giusto accompagnamento, questa paura può ridursi e lasciare spazio a una vita più abitata e meno sorvegliata. Rimango a disposizione, un caro saluto.

 Gloria Simoni

Gloria Simoni

Pistoia

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Lei è senz'atro una persona che sente molto le sue responsabilità, e questo è senz'altro un pregio. Un pregio che ha i suoi risvolti negativi, come aprire la porta,sullo spunto di fatti dolorosi, ad autoaccuse continue, che tolgono energie che potrebbero essere dedicate alle cose buone della vita. Come lei spiega, le è stato difficile superare il senso di colpa per l'incidente d'auto; mi sembra comunque che questo lavoro con se stessa sia riuscita a farlo. Ma ora si chiede: "come faccio a non vivere con l'ansia costante per qualcosa di inevitabile come la morte?"Il fatto è che noi non siamo soltanto razionalità e realismo. Una parte della nostra mente fa dei nessi immediati tra eventi anche solo possibili, anche dove non c'è un legame di causa ed effetto. Così mi sembra che lei oggi sposti l'ansia che ha provato per l'incidente sulla naturale vulnerabilità di sua madre e suo padre. Da sempre gli uomini si sono occupati di questo dissidio tra la ragione e una forte emozione, in questo caso l'ansia ( che è parente stretta della paura ). E i più saggi hanno sempre indicato la strada della riflessione, del dialogo paziente con se stessi: il dialogo tra la parte di noi che ci vede più chiaro e quella che vuole solo sentire l'emozione. Pian piano questa seconda parte accetta di entrare in una visione migliore delle cose. Una visione migliore significa rendersi conto davvero che vivere è più importante che pensare continuamente alla morte. Naturalmente questo dialogo con se stessa può essere molto aiutato dal dialogo con un'altra persona ( un terapeuta).

Dott. Fabio Ricardi

Dott. Fabio Ricardi

Milano

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Buongiorno Sara,

Quello che descrive è una reazione comprensibile dopo un evento che ha scosso profondamente il suo senso di sicurezza. L’incidente non l’ha solo spaventata, ma ha reso improvvisamente evidente quanto la vita possa essere fragile e imprevedibile. L’ansia che oggi prova, soprattutto quando è sola o quando le persone a lei care non sono sotto il suo “controllo”, sembra essere il modo con cui la sua mente cerca di proteggerla da un dolore che ha già sperimentato.

Il problema non è la paura della morte in sé, ma il peso costante dell’incertezza, che ora occupa molto spazio nella sua quotidianità. Più che cercare di eliminare questi pensieri, può essere utile lavorare sul significato che l’evento ha avuto per lei e su come ha cambiato il suo modo di vedere il mondo. Ridare gradualmente fiducia alla possibilità di vivere, pur sapendo che non tutto è controllabile, è un percorso che richiede tempo e accompagnamento, ma è possibile.

Il fatto che l’EMDR non l’abbia aiutata non significa che non ci siano altre strade adatte a lei. Il suo disagio merita ascolto e comprensione, non giudizio

Rimango a disposizione qualora ne avesse bisogno.

Un cordiale saluto

Dott.ssa Alice Giulia Raspelli

Dott.ssa Alice Giulia Raspelli

Milano

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Quello che descrivi è una reazione molto comprensibile a un’esperienza traumatica come l’incidente. I sentimenti che provi: ansia costante, paura della morte, preoccupazione per chi ti è caro, girano intorno a tre temi principali: il senso di colpa, il bisogno di controllo e la paura della perdita. Dopo un evento così improvviso e intenso, è normale che la mente rimanga “in allerta”, cercando di prevenire ciò che non può controllare.
Tutto questo può far pensare a un quadro compatibile con un disturbo post-traumatico da stress (PTSD), o almeno a una reazione post-traumatica significativa. Anche se ammetto che per dare una diagnosi precisa non basta questo scambio online.
Il trattamento del PTSD combina psicoterapia (come CBT o EMDR) e farmaci (principalmente antidepressivi SSRI/SNRI) aiutano a gestire sintomi come ansia e depressione, supportando il lavoro terapeutico e creando le condizioni per affrontare il trauma.

Un passo importante nel lavoro psicologico è esplorare queste emozioni con curiosità, pazienza e comprensione, senza giudicarle.  Va detto con chiarezza: questo tipo di lavoro richiede tempo. Non esistono soluzioni immediate, e non è un segno che “non stai facendo abbastanza”. È un percorso graduale che mira a ridurre il peso dell’ansia e a ritrovare una serenità stabile, imparando a gestire le emozioni e il senso di responsabilità senza esserne sopraffatti

Cordialmente
Dott.ssa  Bacchi

Dott.ssa Flora Bacchi

Dott.ssa Flora Bacchi

Bergamo

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Buongiorno Sara,

nel leggere le parole con la quale viene narrato il racconto, mi arriva la situazione di dolore ed impotenza che ha vissuto.

Mi auguro Lei possa ritrovare senso, fiducia e riprendere in mano la Sua vita con efficacia.

Spero possa trovare il percorso ottimale per la Sua situazione.

Dott.ssa Cristina Binda 

Psicologa 

 Cristina Binda

Cristina Binda

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Gentile Sara, grazie per aver condiviso così apertamente quello che stai vivendo. Quello che descrivi è molto comune dopo un trauma come un incidente stradale, soprattutto se c’è stato un senso di colpa o responsabilità: l’ansia diventa una specie di “allarme costante” per proteggere te stessa e i tuoi cari, ma finisce per logorarti. Provo a spiegarti perché succede e cosa puoi fare. La tua ansia è comprensibile, ma esagerata rispetto al rischio reale.
L’incidente ha attivato nel tuo cervello un meccanismo di allerta: ora ogni minima situazione che potrebbe portare a un danno (come tua madre al volante) viene percepita come pericolo imminente. Questo è normale dopo un trauma, ma diventa un problema quando l’ansia è costante e impedisce di rilassarsi. La colpa e l’ansia sono collegate. 
Sentirsi responsabili per l’incidente può aver aumentato la paura della morte dei tuoi cari: il cervello associa la perdita a una tua “negligenza” e cerca di controllare l’imprevedibile attraverso l’ansia. Questo è un meccanismo di protezione, ma è inefficace e faticoso. Gli eventi imprevedibili non si possono controllare, ma si può imparare a tollerarli.
Non possiamo impedire che accadano cose negative. L’obiettivo non è eliminare l’ansia del tutto, ma ridurne l’intensità e la frequenza e imparare a convivere con l’incertezza. Strategie pratiche che possono aiutare. Consapevolezza e accettazione: quando arriva l’ansia, prova a osservarla senza giudicarti. Puoi dirti: “Sto avendo paura, ma non significa che ci sia un pericolo reale in questo momento”. Quando pensi “succederà qualcosa di grave a mia madre”, prova a sfidare il pensiero con dati concreti: “Guida regolarmente e con prudenza, i rischi reali sono bassi”. Pratiche come respirare lentamente contando fino a quattro inspirando e quattro espirando, o concentrarsi su sensazioni corporee presenti (piedi sul pavimento, mani sulla sedia) aiutano a ridurre l’ansia immediata. Esposizione graduale: ad esempio, se l’ansia si manifesta quando tua madre guida, puoi provare a stare tranquilla gradualmente, senza evitare del tutto la situazione, così il cervello impara che può sopportare il rischio reale. Supporto terapeutico mirato: l’EMDR è utile per alcuni traumi, ma non sempre basta da solo. Potrebbe essere utile un percorso di terapia cognitivo-comportamentale (CBT) per ansia da trauma, o combinare tecniche di mindfulness e gestione dell’ansia con supporto psicologico regolare. L’ansia non significa debolezza.
Il fatto che tu sia consapevole e stia cercando modi per gestirla è un punto di forza enorme. Anche se sembra travolgente, si può imparare a convivere con la paura della morte senza che domini la tua vita. Potrebbe essere utile un piccolo “piano quotidiano anti-ansia” passo passo pensato proprio per il tuo caso, con esercizi concreti per diminuire la paura costante della morte dei tuoi cari. Resto a disposizione.

Dott.ssa Chiara Todaro

Dott.ssa Chiara Todaro

Lecco

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